venerdì 27 aprile 2007

Giornata Azzurra 2007 - Pratica di Mare

Come promesso agli amici, ecco il loro annuncio:



PRATICA DI MARE - - - - GIORNATA AZZURRA
27 maggio 2007








Inizio/fine manifestazione 9.30 – 16.00

La quota di partecipazione comprende solo il contributo per il bus, l’ingresso alla base militare di Pratica di mare è gratuito.

15,00 €
a persona, con anticipo di € 10,00 da versare entro e non oltre il 18/05/07

I minorenni dovranno essere accompagnati dai genitori, salvo diversa autorizzazione degli stessi.


Partenza alle ore 6.30 circa da Casanova di Carinola e rientro previsto per le ore 20.

Nel caso non si raggiungerà un numero minimo di partecipanti non si partirà e verrà restituita la somma di anticipo versata da ogni partecipante.
per informazioni rivolgersi a:
CESARE 3463930519
FELICE 3202760775
Per maggiori informazioni cliccare qui

venerdì 20 aprile 2007

Quiquiri' is out!!!!

E' disponibile l'Edizione cartacea del Quiquiri' di Aprile, che è stato distribuito Domenica 22 aprile.
Clicca qui per scaricarla



Godetene e fatene godere



Redazione Quiquiri'

mercoledì 18 aprile 2007

L'avvocato del....diavolo!

La LETTERA a DON CARLO apparsa ultimamente sul Quiquiri' deve aver fatto molto rumore, seppur dal diretto interessato non e' arrivato ancora nulla... in compenso, ad allietare le nostre orecchie e' arrivato il nostro caro avv. Ceraldi, il quale sul suo sito ha scritto un post dedicato alla casetta del Mulino Bianc...ops, il santuario della Grancelsa ... beh credo che per la sua finezza letteraria e psicopatologica tale post vada scomposto nelle sue parti e analizzato:


...CONFESSO CHE PER LA PRIMA VOLTA SONO ANDATO ALLA GRANCELSA spinto dall'imminenza della festa di Maggio ...



Leggasi: dal fatto che ultimamente ho letto dei post sul Quiquiri, altrimenti non avrei nemmeno saputo della sua esistenza.


... dalla curiosità di vedere questa venerata chiesa del nostro Comune e dalla volontà di verificare se si tratta dell'ennesima beltà trascurata e quindi di una ulteriore delusione e rabbia per quello che anche qui si poteva fare e non si è fatto! ...

Certo, sopratutto perche' non ho voti a Casanova e potrebbe essere una buona occasione per fare la bella figura del Cavaliere senza macchia e senza paura (anche se faccio parte dell'amministrazione, ma tanto che fa...)

...Altro che Mulino Bianco. . . Ci si arriva anche con l'auto seguendo la strada che parte dalla piazza di Casanova che ha la stessa denominazione, si procede per 1 km o poco più, ...


Ci si arriva con l'auto per l'interessamento di alcuni che vollero dare una mano (con i soldi, non con le chiacchiere) per fare la strada e le panchine. (Non faccio i nomi perche' a differenza di altri essi lo hanno fatto per pura devozione alla Madonna e non volgiono essere pubblicizzati).


...gradevoli le casette sulla destra della strada, sgradevole un'incompiuta in cemento armato che andrebbe rimosso visto che danneggia il paesaggio! ...

Su quella e' meglio che lasciamo perdere... se no va a finire che ci sparano nelle gambe... ma piu' che rimossa la costruzione non e' che andrebbe rimosso il tecnico che ha dato il permesso? Ah no quello non si tocca...


...Arrivo: a mio avviso questo della Grancelsa è un santuario sui generis non può considerarsi una chiesa rupestre come quelle dei sassi di Matera pur avendone molte caratteristiche in comune, la dislocazione e soprattutto la forma e l'entrata, neppure possiamo considerarla la cappella del maniero o comunque del rudere le cui mura con aperture proseguono nella parte meridionale! ...


Grazie per l'interessante digressione architettonico-storico-artistico-geografica: e' vero, neppure possiamo considerarla la cappella del maniero, perche' alla prima pioggia pesante molto probabilmente crollera'.


...Il mistero diviene ancora più fitto se si esamina la fattura del muro, le grandi pietre rettangolari sullo spiazzo a destra e la grotta all'inizio del cammino verso il monte! ...


E dovessi vedere che mistero se ci provi ad entrare dentro! Precipiteresti a circa 3 metri trovandoti nel fango... altro che grotta, potresti anche trovare qualche fantasma!


...Comunque questo Santuario ha un fascino incredibile che non è determinato dal pur fantastico incastro, quasi come una gemma, nel cuore del Monte Pecoraro che almeno qui sembra valorizzato con panchine e steccati fino al punto di farci dimenticare che stiamo a Carinola! ...

Il Monte Pecoraro sta piu' sopra, quella e' la Grancelsa, per i casanovesi, per gli “stranieri” non so. Le panchine e gli steccati, cosi' come la strada con la quale lei e' potuto arrivare fino alla chiesa, e' sempre frutto di quegli stessi che per devozione hanno cacciato i soldi, senza mai mettersi in piazza a pubblicizzarlo...

In conclusione, aspettavamo la risposta di Don Carlo ed e' invece arrivata quella del “suo” (a quanto pare) avvocato... il quale pero' sembra non essersi preparato molto bene per il dibattimento!!!


ps... ah.. avvocato, mica ci denuncerai per violazione dei diritti d'autore se rubiamo una foto dal tuo stupendo sito? oops... gia' fatto...

Sgrinchio

lunedì 16 aprile 2007

De Matrimonio


DE MATRIMONIO
Sono assolutamente favorevole al matrimonio tra cattolici, ritengo sia profondamente ingiusto cercare di impedirlo. Il cattolicesimo non è una malattia; i cattolici, per quanto a molti non piacciano e possano sembrare strani, sono persone normali e hanno gli stessi diritti degli altri esseri umani, alla stregua, che so, degli informatici e degli omosessuali. Mi rendo conto che alcuni comportamenti e tratti caratteriali dei cattolici, oltre all'atteggiamento malato con cui si avvicinano al tema della sessualità, potrebbero apparire strani ai più. So anche che ci sono questioni di ordine sanitario che giocano a sfavore della loro reputazione, basterebbe citare il loro nefasto e deliberato rifiuto all'uso del preservativo. So pure che molte delle loro tradizioni, come ad esempio l'esibizione pubblica di icone raffiguranti corpi torturati, rischiano di traumatizzare gli animi più sensibili. Ciò nondimeno, tutto ciò, oltre a concorrere a una loro immagine più mediatica che reale, trovo non sia sufficiente a impedire loro l'esercizio del matrimonio. Alcuni, è vero, potrebbero argomentare che quello tra cattolici non è un matrimonio vero, poiché rappresenta un rituale davanti al loro dio più che un'unione tra due persone. Mi rendo anche conto che, essendo i figli nati al di fuori del vincolo matrimoniale condannati dalla Chiesa, molti possono essere portati a credere che esso sia poco più che una convenienza atta a sopire i pettegolezzi e ad agevolare la semplice ricerca sessuale (proibita dalla loro religione al di fuori della vita matrimoniale), incrementando così la violenza domestica e il numero di famiglie disagiate. Ma dobbiamo ricordare che ciò non avviene solo nelle famiglie cattoliche e che non è moralmente corretto giudicare le motivazioni altrui. A chi, poi, dovesse obiettare che un matrimonio di convenienza non si può definire matrimonio al pari degli altri, rispondo che questo non è altro che un modo di confondere la discussione con questioni di tipo semantico che servono a ben poco: anche se tra cattolici , un matrimonio è pur sempre un matrimonio e una famiglia è pur sempre una famiglia. E con quest'ultimo riferimento alla famiglia introduco un altro tema scottante che spero non suoni troppo radicale: io sono anche favorevole al permettere l'adozione ai cattolici. Molti di voi si scandalizzeranno di fronte a un'affermazione del genere, è molto probabile che qualcuno reagisca esclamando? Bambini adottati dai cattolici? Questi bambini un giorno potrebbero diventare cattolici!? Prendo nota di tali critiche e vado a rispondere: anche se, è vero, i figli dei cattolici rischiano più degli altri di diventare cattolici a loro volta (contrariamente a quanto accade, che so, per gli informatici e gli omosessuali) ho già detto in precedenza che essi sono persone come tutte le altre. Lasciando da parte pregiudizi e calcolo delle probabilità, non ci sono prove certe che avallino la teoria secondo la quale tutti i padri cattolici siano impreparati a educare un figlio, né si può affermare che, in tutta evidenza, l'ambiente religioso rivesta un'influenza negativa sul bimbo. Inoltre, i tribunali per le adozioni giudicano ogni caso singolarmente e il loro lavoro consiste proprio nel determinare l'idoneità dei genitori. In conclusione, nonostante l'opinione espressa dalle frange più radicali, credo che sarebbe giusto consentire anche ai cattolici di adottare dei bambini. Esattamente come agli informatici e agli omosessuali.

DE MATRIMONIO

Barbara Monea


domenica 15 aprile 2007

proposta del portavoce del Sindaco riguardo al precedente post.

Fichissimi Quiquirì,

Come ben sapete tra non molto a Casanova sarà Festa, la famosa Festa di Maggio, durante la quale le strade saranno cosparse di “mortella”, dal tipico profumo che quando si sente durante l'anno si dice: “sento profumo di Festa di Maggio”. Anche quest'anno la domenica si andrà sulla Grancelsa e là si troverà il “santuarietto”, intonacato di fuori e tutto scassato di dentro.

Come vedete, e come ho visto che scrivete, nonostante l'intervento di benefattori e “uomini buoni”, che hanno offerto la loro opera gratis ( però, badate bene, le spese tecniche sono state riscosse!!! ), e nonostante l'interessamento del prete di Nocelleto e degli alti vertici della congrega, la chiesetta resta ancora abbandonata.
Comunque la processione si farà lo stesso, i soliti centomila euro di spese si faranno lo stesso, con somma felicità di alcuni.

Io, quale portavoce del Sindaco, vi consiglio di rivolgervi al mio idolo, che sicuramente in pochissimo tempo provvederà a far ultimare i lavori che languono da anni.

Perciò, lasciate da parte le vostre antipatie ideologiche e rivolgetevi con fiducia al mio Sindaco, sul quale si può dire tutto il male ma sicuramente è molto meglio di certi benefattori interessati, “uomini buoni” e preti stranieri.

Buona Festa

Ufficio Stampa del Sindaco

Lettera a Don Carlo

Carissimo don Carlo,

le scrivo due righe giusto per risolvere una piccola curiosità. Volevamo sapere come mai il santuario della Grancelsa, dopo i lavori di ristrutturazione è lontano dall’essere completato? E soprattutto, perché il santuario della Grancelsa sembra il mulino bianco? Ero bambino quando in onore della festa di Maggio entravo nel santuario e rimanevo colpito dell’affresco che dietro l’altare mi guardava. Oggi non sono ancora del tutto grande e non comprendo come mai, dopo aver imbiancato la facciata, l’interno del santuario è ancora invalicabile . Tralasciamo il fatto che più di ristrutturazione, sarebbe stato meglio parlare di restauro (che è cosa diversa), ma sembra proprio che i lavori svolti fino ad esso si presentino come una vera presa per il k*lo? Non voglio credere questo, ma visto che sono svariate festa di Maggio che non si riesce ad entrare nel santuario, sarebbe cosa buona ripristinare i lavori in modo da terminare per davvero la ristrutturazione. E’ da evidenziare che questa piccola lettera non è un invettiva personale, ma deve essere considerata come una sollecitazione nel consegnare un simbolo molto sentito dai casanovesi. Non voglio soffermarmi sul fatto che il santuario nasce sulle spoglie di una villa romana e che tutta l’area circostante è un sito naturale notevole (e solo per questi due elementi il santuario meriterebbe sicuramente di più che assomigliare al logo di una di un’ industria di biscotti) ma volevo solo dire di sollecitare chi di dovere per ricuperare completamente e nel migliore dei modi, una chiesetta di collina piccola piccola che merita sicuramente di più. Concludendo volevo dire che secondo me visti i risultati estetici era meglio affidare i lavori a Zi Dante che con minori spese sicuramente avrebbe partorito un risultato migliore.


Polluce

La gente se ne fotte....

Non capisco perché le persone (incluse noi) se ne strafotte di tutto quello che ci gira intorno. Non capisco come si può sopportare l’idea di essere amministrati da inetti che puntano solo ed esclusivamente all’arrivismo più sfrenato, fatto di deleghe, incarichi alla Regione, alla Provincia all’interno del partito o al massimo di sistemare amici e parenti in modo da racimolare voti per ricominciare nuovamente nel costruirsi i propri interessi. Cosa non nuova che a dire il vero sfocia inevitabilmente nella retorica, infatti il dato preoccupante non è tanto che sta massa di omuncoli si vedano i fattacci loro, ma come i cittadini consapevoli di tali dinamiche, al pari di sudditi medioevali continuino negli angoli più nascosti dei bar a ripetere ciò che tutti sappiamo e che ho appena detto, ovvero che i nostri cari amministratori sono na banda e zuzzusi. Ma ecco che il suddito al cospetto del politico che sorridendo si avvicina con aria spavalda al bancone del bar e dall’alto in basso, gli dice: “we prenditi qualcosa” ed immediatamente, il povero plebeo con occhi sgranati, ringrazia e con un sorso di birra dimentica tutto ciò che prima si era detto. La verità che siamo prima di tutto, vittime di noi stessi e poi di chi ci dovrebbe governare. Ma la cosa che più mi fa incazzare che purtroppo non si riesce proprio ad uscire dal sistema clientelare che caratterizza il nostro comune e la nostra nazione, a Carinola si parla di favori mentre fuori dai nostri confini si chiamano diritti. I concorsi si superano grazie al politico di turno e non con i propri sforzi, le sovvenzioni per organizzare una qualunque manifestazione si ottengono solo se appartieni alla tribù partitica, mica perchè ti spettano, è così anormalmente normale. Insomma, stiamo con la merda fino al collo e purtroppo anche il sottoscritto è consapevole che per fare qualcosa di buono o se ne va a fare nel culo lontano da qui oppure lecca il culo, come da sempre a Carinola normalmente si fa.

Quindi vorrei solo fare un semplice invito a tutti: non votate ma spaccate tutto


De Popa

giovedì 12 aprile 2007

Vigili.... vigilate e lasciateci vigilare!

"Ci sono ancora menti aperte tra i giovani di Casanova "; "Finalmente si muove qualcosa tra i giovani casanovesi ". Questi sono solo alcuni dei commenti fatti al Quiquirì al momento di ritornare in scena. Peccato che molti dei quali dapprima avevano commentato così positivamente il nostro ritorno, si siano poi resi conto di avere, come si suole dire, qualche scheletro nell'armadio, per cui con il passare del tempo e con l'apparire di qualche “scomodo” articolo hanno ben pensato di cercare qualche modo per tarpare le ali a questi ignobili insetti che si interpongono tra loro e tutte quelle graziose “mariuolate” che senza di noi forse non si scoprirebbero o che meglio si ignorerebbero. Beh.. a questo punto qualcuno potrebbe domandarsi il perché di queste righe e lo dico subito.. Pretendono che la redazione del Quiquirì chieda dei permessi per distribuire i “foglietti illustrativi”, per dare una qualsiasi definizione, nel comune di Carinola. Non sembra però che questo lo chiedano a giornaletti di vario tipo, come quello dell'Azione Cattolica o qualsiasi tipo di propaganda che ci portano a volte fin dentro casa. C'è dunque da chiedersi il perché di questo. Forse qualcuno pensa che inquiniamo??? O che l'inchiostro utilizzato sia nocivo per le falde acquifere del nostro super ben conservatissimo territorio??? O che ci procuriamo la carta da qualche camorrista della zona?? Io non penso... mi sovviene che chi non ci puo' comprare vorrebbe con molto piacere distruggerci, incastrarci, come tutti abbiamo pensato dopo le parole del leggendario comandante dei vigili di Carinola, che in linea con le direttive dategli sicuramente da qualche “alto” capo politico, ci richiede autorizzazioni per il Quiquirì. La cosa che più mi da fastidio in realtà è solo il fatto di vedere quella banda di vecchi grassoni, requisito essenziale per essere vigile nel nostro comune, doversi smuovere tanto per cercare di insidiare la nostra redazione, quando vediamo da anni che per tutte le altre cose per cui realmente servirebbero non muovono un dito. Ovviamente non parlo delle varie feste patronali che tutti, dal primo all'ultimo, aspettano con ansia per potersi godere con tranquillità la festa e in più intascarsi un comodo e “meritato” straordinario. Né parlo di far multe alle persone che senza cinture fanno cento metri in auto. Parlo magari degli incidenti di quest'estate, provocati dalle vacche del “matrecciano” al quale ovviamente, al momento degli incidenti, nessuno ha pensato; della pulizia dei cigli delle strade, alla quale dovrebbero supervisionare, e a tutte queste “piccole” cosucce che ai lor signori sembrano di minore importanza. Ed in realtà chi li biasimerebbe? Chi si abbasserebbe a tanto? Fare il proprio lavoro.. see!! Ma che dite?! Qui tutti vogliamo la libertà di fare quello che più ci pare, un po' come il famoso architetto inventore della spettacolare ristrutturazione della fontana vecchia. Quello che emerge da queste righe e dai fatti che accadono nel nostro comune, è che tutte le iniziative, di qualsiasi tipo, sono ben volute, esaltate e viste sotto una sorta di forma propagandistica, solo fino a quando non intralciano i loschi affari che i vari politicanti e non, del nostro comune, cercano di nascondere alla meglio, anche quando divengono più evidenti del sole in un pomeriggio d'estate.




Smirne Smirnorum
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mercoledì 11 aprile 2007

Ave Cesare!

Ecco uno dei nostri prossimi rappresentanti al comune (sempre che i comunisti vadano ancora di moda), Roberto Rotunno... la scelta del costume per la processione potrebbe sembrare casuale.... eppure si vocifera che si tratti di un messaggio politico... tutti conoscono la fedelta' dei pretoriani... chi vuole intendere intenda!
Le.Fa il Drago Sputaveleno

Febbre

È una febbre che sale, piano.
Lentamente prende controllo del mio corpo esausto, e mi toglie il fiato.
Svuotato di senso, senza identità, continuo a girare in tondo, ed il solco che lascio sui miei passi mi separa da voi come una porta che si chiude, per non aprirsi mai più.
È questa la mia canzone, scritta con parole di nulla su buste bianche…….e non voglio sentire, non voglio vedere. Mai più.
E non mi appartenete, non più, ed è come non avervi mai avuto.
Sono un brivido che vaga randagio, mi fermo sui sorrisi congelati dalla muta vergogna, e ricomincio a viaggiare,
Sono una schiena perpetua, e ovunque mi vedrete vi volgerò le spalle.
Mi allontano verso un orizzonte di carta, finto, marcio, come una mano di lacca traslucida, sul cielo che ci sovrasta.
Le nuvole sono bolle d’aria, che trasportano i miei sogni lontano da tutto.
Sono morto e parlo con i morti, e la mia è una lingua morta, persa nel tempo…come un giardino invaso dall’erbacce, un tempio in rovina, un film che hai dimenticato, una canzone che non hai mai ascoltato.
E svanisco nell’aria, mi stringo ai muri, e sembra che questa realtà mi stia fagocitando.
Solo un altro mattone, un altro pezzo della città, come in un folle presepe, senza altro scopo se non occupare uno spazio vuoto.
Mentre loro riprendono dall’alto…………………

Kai

..una commedia in... troppi atti!

...li darò in pasto ai maiali se solo osano di nuovo pronunciare il mio nome. Non voglio nemmeno pensare cosa farò se scriveranno ancora contro il conte De Bià!
Ma padrone – obiettò calmo un domestico- non può essere cosi’ drastico con i giornali, il popolo che cosa penserebbe? Che certamente nasconde qualcosa, che magari c’è dietro qualche imbroglio che non vuole far scoprire..
Sta’ zitto stupido verme- urlò il barone Lo Mann- e piuttosto prepara qualcosa per cena che ho una fame da lupo...subito padrone, corro in cucina- annui il domestico e come promesso scomparve nell’ombra di una scala che portava nelle cucine. Il barone Lo Mann passava un periodo assai turbolento, non solo per la guerra che conduceva in seno al suo partito che da quasi un anno non aveva né vinti né vincitori, ma per i travagli che già si preannunciavano riguardo alla sua candidatura a primo feudatario della contea di Canrinol , ancora sotto il governo dello spietato conte De Bià. Nessuno però sapeva che in quel tempo i due erano stretti da una forte alleanza, scaturita da anni di governo insieme e dalla complicità in diverse operazioni. In ogni modo, il problema che sembrava ancora preoccupare i due generali era il rapporto con i Giornali, i quali dopotutto erano innocui, ingenui, ma evidentemente già davano grane, cosi’ si pensò cosa opportuna fargli capire subito chi comanda. Ma a quanto pare non funzionò. Un messaggio in lingua sibillina ( ma fin troppo chiaro) pervenne ad un giovane, senza camicia, che loro credevano vicino ai Giornali in una calda sera di primavera. Quello che si dissero nel corso della cena , non è riuscito a trapelare interamente, in quanto la conversazione si abbassava improvvisamente di tono. Ma come era chiaro al giovane, alla fine arrivò la stangata: senza però accorgersene, il barone ed il domestico, avevano fatto quello che alla fine voleva il Giornale: far tremare il potere guasto, che della Satira ne sarà il pasto...
Micco De’ Carani

mercoledì 4 aprile 2007

Scelleratezze partenopee

Lungo la Marina, al semaforo rosso, giri lo sguardo su un’aiuola spartitraffico: buste di plastica, stracci. Si muove una massa informe. Un plaid copre un barbone: tre, quattro topi gli camminano addosso. Sgrani gli occhi. «Li vede anche lei?». Si, il tassista li vede. I topi ora sono diventati otto. «Che volete fare? C e ne sono tanti». La Repubblica, martedì 7 nov. 06, pag. 60.
«…Dieci minuti di violenza prima dell’intervento della polizia…le donne presenti in aula…si lanciano insulti, urla, botte, sputi. Si colpiscono a sberle e a calci. Oltraggiano anche la Corte e la polizia penitenziaria. Il peggio si raggiunge quando una di loro trascina l’altra rivale a terra afferrandola per i capelli, fino a inciderle il cuoio capelluto. È mezzogiorno: nell’aula della sesta Corte di Appello di Napoli restano ciocche di capelli e qualche goccia di sangue. Scene da horror dentro il palazzo di giustizia. E ci vogliono dieci minuti di violenza perché accorrano polizia e carabinieri a far scattare le manette.» la Repubblica, mercoledì 8 nov. 2006, pag. 30.
Chi altri, se non Giorgio Bocca, ha avuto il coraggio di dire:
“Guardate che Napoli è una città sprofondata nell’Inferno!”
Dispiace constatare che uno dei pochi (forse l’unico) a dire qualcosa di sensato e di veritiero sul collasso della grande Baldracca, sia stato un disgustoso avanzo della Resistenza, un falsario tumultuante livore e malafede che, nel tempo delle scelte fatali, terrorizzato dall’idea di un arruolamento coatto nelle truppe di Salò, si catapultò col fuoco alle chiappe tra le cime dei monti del cuneese per imboscarsi tra la soldataglia partigiana, là lottando eroicamente contro repubblichini e tedeschi svuotando pollai e dispense di ignari bifolchi piemontesi.
La carogna di una città in avanzato stato di colliquazione necrotica si offre impudicamente allo sguardo di tutti, eppure tutto un caravanserraglio di rètori dall’approssimativa grammatica si ingegna, con sommo sprezzo del ridicolo, a tentar di rianimare un cadavere. Tra di essi, impagabili risultano i patetici amanti di Partenope: tragicomici come tutti i citrulli in balia di una puttana di cui sono perdutamente innamorati, costoro, sia da svegli che da dormienti finiscono con l’aver davanti agli occhi solo e sempre le fattezze idealizzate della mignotta per cui hanno perduto la testa. Vedono i loro desideri, e non la realtà, questi coglioni calzati e vestiti.
Poi vi sono i rètori peggiori: le iene, gli sciacalli, mai sazi delle putride carni di questa città in rovina. I mercanti di aria fritta: mestieranti della politica, sindacalisti venduti tipo il bestio (targato CGIL-FIOMM) che ho sentito con le mie orecchie (Giuro!!) ragliare in un microfono offertogli da una giornalista-scribacchina della sede napoletana di RAI 3:
«Bisogna dare una risposta ai pobblemi dell’accupazione! »,
e attorucoli, e cineasti falliti in odor di pedofilia assistiti da finanziamenti pubblici, e improbabili “intellettuali” da tre palle un soldo inaciditi dalla pederastia.
Quante volte, in questi giorni amari della grande emergenza, avete udito questa rivoltante feccia umana ruttar la solita solfa:
«Bisogna investire sui “ggiovani”, sull’educazione e l’istruzione delle nuove generazioni!»
Già, i giovani.
Tipo i ragazzi che, spavaldamente, dicono ai giornalisti: “Siamo camorristi nella capa” (la Repubblica, venerdì 3 novembre 06, pag. 1.)
Tipo le due studentesse dell’istituto magistrale presenti nella piazza gremita di gente per i funerali dell’edicolante napoletano Salvatore Buglione, trucidato nel corso di una rapina, che non appena s’accorgono con la coda dell’occhio che la telecamera puntata verso di loro non è di una grande rete nazionale, ma di una scalcagnata emittente locale, all’unisono si sciolgono dall’abbraccio sibilando un: «ma va’ fanculo» (non si sa rivolto a chi), e con stizza s’asciugano le lacrime che s’apprestavano ad esibire generosamente ai telespettatori di Ballarò o di Santoro, o di un grande TG nazionale (almeno Rai Tre, che cazzo!) venuto a riprendere “la corale commozione di una città colpita ancora una volta dalla violenza criminale, che si è raccolta con tutte le sue istituzioni intorno ai familiari della vittima…”, e blà-blà e piripì-piripò. Già, lo sfortunato giornalaio accoltellato a morte durante un tentativo di rapina dal famigerato Pippotto, scarcerato grazie all'indulto di Mastella. Mastella, lo scalzacani sannita sopravvissuto al naufragio della paranza malavitosa conosciuta come “Democrazia Cristiana”. Mastella, Mister “Che mi dai a me? Guarda che passo dall’altra parte e ti faccio cadere!”, il grande puparo dei mariuoli della politica e delle clientele, che tiene sotto ricatto la quasi totalità delle assemblee elettive dello Stivale.
Mastella. Essere conterranei con questo bandito della politica italiana, basta e avanza per vergognarsi d’essere meridionali. Di questa vergogna nazionale, Prodi ne ha fatto un ministro della Repubblica.
Se avesse beneficiato dell’indulto, Previti di certo non avrebbe accoltellato un edicolante.
Ve le ricordate, le baldracche rifondarole e le mignotte dell’Ulivo use ad intingere la lingua in inchiostri velenosi per redigere articoli grondanti malafede dalle pagine della grande stampa laica? Par di vederle tuttora, una mano poggiata al muro per sorreggersi e l’altra sulla pallida fronte imperlata di sudor freddo, e i mancamenti, e gli “Oddio sto male!”.
“Oddio-Oddio! Pare che vogliano dar l’indulto a Previti, a Previti!! Ma che siamo diventati tutti matti? L’indulto solo agli assassini e agli stupratori dei bambini. Previti significa Berlusconi. Il Male assoluto. Quale indulto? Scorticato vivo, deve essere! Viva Prodi.”
Queste cesse radical-progressiste custodiscono inconfessato, e amorevolmente covato negli anfratti di un cuore che batte per maligne passioni, un desiderio struggente: “Libertà per Erika e Omar”. Eroi insuperati della ribellione contro l’istituzione “clerico-fascista” della famiglia, queste due schegge dell’Inferno, un domani finiranno di certo in Parlamento, al posto di Luxuria, il marchettaro da marciapiede adottato all’unanimità dal troiaio dell’Ulivo come vezzoso reginetto del bon-ton, o di quell’Orco Uruk-kai di Caruso. Vedrete.
Nel bazzicar dalle parti di Napoli, questi disturbi psichiatrici in abiti femminili non manchino di prudenza. Stiano attente, codeste apologete dell’indulto ad oltranza, a sigillar le loro discutibili grazie in mutande di ferro: ad ogni angolo di decumano c’è un Pippotto di Piscinola, sempre arrapato e pronto a stuprarle.



Feanor

lunedì 2 aprile 2007

Capitolo II: Kill Mannill

Uomini belli e valorosi, astuti politici, non potevano un giorno non seguire ognuno la propria strada per poi doverla ancora incrociare. Qui si combatterono come Sparta e Atene durante la guerra del Peloponneso, a colpi di cellulari (Mannillo forse è arrivato a quattro e ha tutte le maggiori compagnie, Mancini più conservatore crede che la guerra si possa vincere anche con il tradizionale apparecchio sulla scrivania del proprio ufficio e con un solo cellulare) e con parole che sanno di asce affilatissime, forse concesse dal dio Marte. Mannillo alla fine credendo di spuntarla, senza realmente indietreggiare, minacciò di dimettersi, ma nessuno allora lo ha creduto, nemmeno i pargoli più innocenti, e allora non lo fece. Mancini, invece, strinse pericolose alleanze con i vicini di Casale, guidati dal loro giovane condottiero Caio Emiliano Polia l’Olandese: da questo clima cosi’ turbolento nacque quella che è stata definita “la spaccatura più profonda” nella storia dei Ds da quando il mondo gira intorno al Sole. Comunque, non c’è gloria senza guerra e non c’è guerra senza un vincitore: Mannillo è ancora vicesindaco, e probabilmente anela al trono prima dei comizi, ora valorosamente difeso da colui che si dice discenda dalla gens Iulia, sangue di Venere ma con un tragico e pesante fardello: il controllo del potere che in questi giorni detiene con una mano sola. La guerra nei Ds ha avuto un accelerazione la scorsa settimana durante i turbolenti giorni del Congresso che hanno visto uscire vincitore questa volta Mancini e Polia, i quali hanno saputo sfruttare al meglio l’assenza del generale Mannillo dalla scena politica per qualche giorno, facendogli lo scacco, ed eleggendo loro i delegati a scaldare poltrone a Caserta. Ma non è detta l’ultima parola perché il congresso a Caserta ( l’altra sera finito quasi a botte) non è ancora terminato e tutto fa pensare che la vittoria finale potrebbe baciare l’astuto Mannillo (ora in vero e proprio assetto da guerra è disponibile nei maggiori centri di giocattoli di Napoli e Caserta).

Micco dei Carani

domenica 1 aprile 2007

Vittime del nostro stesso silenzio

Rapine, furti e intimidazioni: questo lo scenario abituale per chi vive in un Comune del napoletano, dove da tempo incombe una guerra civile tra clan per il controllo assoluto sui traffici illeciti di droga e quant’altro.

Ma ci è ancora permessa l’illusione che si tratti di un problema fortunatamente molto lontano da noi? No, non viviamo più sotto una campana di vetro: il nostro Comune non è più un’isola di tranquillità.

Da un po’ di tempo, infatti, nemmeno noi carinolesi siamo esonerati da tali problemi.

Rapine subite da più commercianti nel giro di pochi minuti; furti ai danni di cittadini che si sono ritrovati addirittura nell’impossibilità di entrare nelle loro case, mentre all’interno i malfattori agivano indisturbati; ed infine, incendi di più autovetture casualmente ai danni di quelle stesse famiglie e tutto nel giro di poche settimane. Sono, questi, reati messi in atto da professionisti, da gruppi ben organizzati,o meglio, dalla “criminalità organizzata”: definizione che solo a pronunciarla fa paura.

Ma perché accadono queste cose ADESSO, mentre PRIMA non accadevano?

Forse il raggio di azione di questi criminali si è allargato, perchè spinto da una forte necessità di denaro, perché, si sa, come tutte le “guerre” anche quella malavitosa costa. Da quanto abitualmente leggiamo ed apprendiamo dai giornali, le intimidazioni sono segnali che precedono reati ben più gravi, che mettono in pericolo la vita di chi ne resta vittima e anche dei familiari.

Un altro aspetto interessante è quello della ricezione del problema (quasi del tutto assente) da parte della popolazione: i problemi ci sono, sono molteplici e gravi, eppure non se ne parla, insomma la solita canzone, sembra non ci riguardino minimamente.

Come mai ci comportiamo in quel modo eppure sappiamo benissimo che, per commettere questo tipo di reati, c’è bisogno della conoscenza del territorio e delle persone che in quel territorio risiedono. Bisognerebbe quindi cominciare a pensare che qualcuno sa e non vuole (o pensa di non potere) fare chiarezza, pensare che ci sono anche all’interno della nostra comunità persone che hanno contatti con queste organizzazioni.

C’è invece chi ci dice che è impossibile eliminarla (la criminalità): io non credo sia vero, credo che la criminalità cresca in relazione alla paura che ognuno di noi prova quando la incontra o soltanto la sfiora, paura che ci fa tacere invece che denunciare e ci fa cedere ai ricatti, rendendoci sempre più spettatori passivi di un dramma che si consuma quotidianamente davanti ai nostri occhi. Ma fino a quando?

Esiste però un’altra possibilità e cioè che la criminalità c’è sempre stata e noi non l’abbiamo mai vista perché prima nessuno si ribellava e adesso invece qualcuno lo sta facendo, ed ecco che spunta il problema, e si perché è a questo punto che iniziano le domande, da parte di chi non vuole perdere quello che ha costruito, di chi vuole iniziare una attività commerciale, oppure di chi partendo….. lascia la famiglia indifesa:

le istituzioni, quali provvedimenti stano adottando o intendono adottare?

Ma questi conflitti una volta iniziati si possono fermare? E se si, come?

Quali sono le sicurezze delle persone che denunciano questi fatti?

Forse dobbiamo aspettare che la malavita cominci a farsi sentire a colpi di arma da fuoco, per cominciare a prendere precauzioni?

Ma il bello sapete qual è? Che queste sono le stesse domande di tanti anni fa, questo significa che in tutto questo tempo non abbiamo fatto un passo in avanti!

Questo non è sicuramente un problema comunale, se vogliamo questo è un problema sociale a livello regionale, ed è qui che io non capisco. Esaminiamo un po’ quest’aspetto della medaglia: un problema sociale che dura da anni in Campania come d'altronde durano le cariche politiche.

Ma allora cari concittadini voglio confessarvi una cosa, sapete chi in un certo senso si è trovato al di sopra della criminalità? I politici, e si, proprio loro, questi prima hanno sfruttato i voti che la “mafia” gli ha concesso, in modo da occupare le cariche politiche e poi gli hanno voltato le spalle combattendola, facendosi promotori di giustizia.

E se provassimo anche noi a voltare le spalle alla criminalità facendo il gioco sporco dei politici “mafiosi”? Prima l’abbiamo sfruttata per avere il lavoro e poi al momento di “ringraziare”, ringraziassimo qualcun altro, tanto in quella sede nessuno ci può vedere!

In fine tutte quelle domande ci forniscono anche una risposta e cioè che la criminalità c’è e fino a quando non si manifesta, in modo violento, tutti l’accettano con omertà e sottomissione.

Pero d’altro canto la certezza è una sola: questi fatti vengono commessi da gente spietata, e per annientarli bisogna abbattere anche l’omertà che più di tutto ci danneggia, ma ancora di più, ci disonora.

Er Beast

 
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