lunedì 2 aprile 2007

Capitolo II: Kill Mannill

Uomini belli e valorosi, astuti politici, non potevano un giorno non seguire ognuno la propria strada per poi doverla ancora incrociare. Qui si combatterono come Sparta e Atene durante la guerra del Peloponneso, a colpi di cellulari (Mannillo forse è arrivato a quattro e ha tutte le maggiori compagnie, Mancini più conservatore crede che la guerra si possa vincere anche con il tradizionale apparecchio sulla scrivania del proprio ufficio e con un solo cellulare) e con parole che sanno di asce affilatissime, forse concesse dal dio Marte. Mannillo alla fine credendo di spuntarla, senza realmente indietreggiare, minacciò di dimettersi, ma nessuno allora lo ha creduto, nemmeno i pargoli più innocenti, e allora non lo fece. Mancini, invece, strinse pericolose alleanze con i vicini di Casale, guidati dal loro giovane condottiero Caio Emiliano Polia l’Olandese: da questo clima cosi’ turbolento nacque quella che è stata definita “la spaccatura più profonda” nella storia dei Ds da quando il mondo gira intorno al Sole. Comunque, non c’è gloria senza guerra e non c’è guerra senza un vincitore: Mannillo è ancora vicesindaco, e probabilmente anela al trono prima dei comizi, ora valorosamente difeso da colui che si dice discenda dalla gens Iulia, sangue di Venere ma con un tragico e pesante fardello: il controllo del potere che in questi giorni detiene con una mano sola. La guerra nei Ds ha avuto un accelerazione la scorsa settimana durante i turbolenti giorni del Congresso che hanno visto uscire vincitore questa volta Mancini e Polia, i quali hanno saputo sfruttare al meglio l’assenza del generale Mannillo dalla scena politica per qualche giorno, facendogli lo scacco, ed eleggendo loro i delegati a scaldare poltrone a Caserta. Ma non è detta l’ultima parola perché il congresso a Caserta ( l’altra sera finito quasi a botte) non è ancora terminato e tutto fa pensare che la vittoria finale potrebbe baciare l’astuto Mannillo (ora in vero e proprio assetto da guerra è disponibile nei maggiori centri di giocattoli di Napoli e Caserta).

Micco dei Carani

 
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