domenica 1 aprile 2007

Vittime del nostro stesso silenzio

Rapine, furti e intimidazioni: questo lo scenario abituale per chi vive in un Comune del napoletano, dove da tempo incombe una guerra civile tra clan per il controllo assoluto sui traffici illeciti di droga e quant’altro.

Ma ci è ancora permessa l’illusione che si tratti di un problema fortunatamente molto lontano da noi? No, non viviamo più sotto una campana di vetro: il nostro Comune non è più un’isola di tranquillità.

Da un po’ di tempo, infatti, nemmeno noi carinolesi siamo esonerati da tali problemi.

Rapine subite da più commercianti nel giro di pochi minuti; furti ai danni di cittadini che si sono ritrovati addirittura nell’impossibilità di entrare nelle loro case, mentre all’interno i malfattori agivano indisturbati; ed infine, incendi di più autovetture casualmente ai danni di quelle stesse famiglie e tutto nel giro di poche settimane. Sono, questi, reati messi in atto da professionisti, da gruppi ben organizzati,o meglio, dalla “criminalità organizzata”: definizione che solo a pronunciarla fa paura.

Ma perché accadono queste cose ADESSO, mentre PRIMA non accadevano?

Forse il raggio di azione di questi criminali si è allargato, perchè spinto da una forte necessità di denaro, perché, si sa, come tutte le “guerre” anche quella malavitosa costa. Da quanto abitualmente leggiamo ed apprendiamo dai giornali, le intimidazioni sono segnali che precedono reati ben più gravi, che mettono in pericolo la vita di chi ne resta vittima e anche dei familiari.

Un altro aspetto interessante è quello della ricezione del problema (quasi del tutto assente) da parte della popolazione: i problemi ci sono, sono molteplici e gravi, eppure non se ne parla, insomma la solita canzone, sembra non ci riguardino minimamente.

Come mai ci comportiamo in quel modo eppure sappiamo benissimo che, per commettere questo tipo di reati, c’è bisogno della conoscenza del territorio e delle persone che in quel territorio risiedono. Bisognerebbe quindi cominciare a pensare che qualcuno sa e non vuole (o pensa di non potere) fare chiarezza, pensare che ci sono anche all’interno della nostra comunità persone che hanno contatti con queste organizzazioni.

C’è invece chi ci dice che è impossibile eliminarla (la criminalità): io non credo sia vero, credo che la criminalità cresca in relazione alla paura che ognuno di noi prova quando la incontra o soltanto la sfiora, paura che ci fa tacere invece che denunciare e ci fa cedere ai ricatti, rendendoci sempre più spettatori passivi di un dramma che si consuma quotidianamente davanti ai nostri occhi. Ma fino a quando?

Esiste però un’altra possibilità e cioè che la criminalità c’è sempre stata e noi non l’abbiamo mai vista perché prima nessuno si ribellava e adesso invece qualcuno lo sta facendo, ed ecco che spunta il problema, e si perché è a questo punto che iniziano le domande, da parte di chi non vuole perdere quello che ha costruito, di chi vuole iniziare una attività commerciale, oppure di chi partendo….. lascia la famiglia indifesa:

le istituzioni, quali provvedimenti stano adottando o intendono adottare?

Ma questi conflitti una volta iniziati si possono fermare? E se si, come?

Quali sono le sicurezze delle persone che denunciano questi fatti?

Forse dobbiamo aspettare che la malavita cominci a farsi sentire a colpi di arma da fuoco, per cominciare a prendere precauzioni?

Ma il bello sapete qual è? Che queste sono le stesse domande di tanti anni fa, questo significa che in tutto questo tempo non abbiamo fatto un passo in avanti!

Questo non è sicuramente un problema comunale, se vogliamo questo è un problema sociale a livello regionale, ed è qui che io non capisco. Esaminiamo un po’ quest’aspetto della medaglia: un problema sociale che dura da anni in Campania come d'altronde durano le cariche politiche.

Ma allora cari concittadini voglio confessarvi una cosa, sapete chi in un certo senso si è trovato al di sopra della criminalità? I politici, e si, proprio loro, questi prima hanno sfruttato i voti che la “mafia” gli ha concesso, in modo da occupare le cariche politiche e poi gli hanno voltato le spalle combattendola, facendosi promotori di giustizia.

E se provassimo anche noi a voltare le spalle alla criminalità facendo il gioco sporco dei politici “mafiosi”? Prima l’abbiamo sfruttata per avere il lavoro e poi al momento di “ringraziare”, ringraziassimo qualcun altro, tanto in quella sede nessuno ci può vedere!

In fine tutte quelle domande ci forniscono anche una risposta e cioè che la criminalità c’è e fino a quando non si manifesta, in modo violento, tutti l’accettano con omertà e sottomissione.

Pero d’altro canto la certezza è una sola: questi fatti vengono commessi da gente spietata, e per annientarli bisogna abbattere anche l’omertà che più di tutto ci danneggia, ma ancora di più, ci disonora.

Er Beast

 
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