sabato 15 settembre 2007

Il messaggio cristiano e il cyber-prete


Stiamo decisamente vivendo in un momento storico di violente contraddizioni, assuefatti da consuetudini date per scontate, che rivelano quanto sia debole la nostra capacità di distinguere ciò che appare da quello che realmente è. E’ chiaro, che ciò che abbiamo or ora affermato è una questione millenaria su cui sono stati scritti fiumi di parole. Ma noi vogliamo concentrare, in particolare, la nostra attenzione sul rapporto che lega la società odierna con gli uomini di chiesa e i dogmi ad essa connessi. Non è un caso che, oggi più che nel passato, si respiri nella nostra società un senso di distacco, di sfiducia, verso le opere che i prelati e la chiesa corrotta in generale pongono in essere. Certo, non tutto il mondo della chiesa procede in questa direzione, in quanto vi sono tanti sacerdoti che ancora sono legati al primitivo messaggio cristiano, basato sulle opere caritatevoli e sulla parola che Cristo ci ha lasciato, ma che nel corso dei secoli è stato travisato da chi credeva di dover amministrare un regno terreno anziché spirituale. Di recente, le cronache nazionali e mondiali hanno riportato episodi quanto meno contraddittori che hanno coinvolto tutto il mondo della chiesa suscitando smarrimento nei credenti e sdegno nel mondo laico. Basti pensare alla penosa vicenda del missionario padre Bossi(sequestrato nelle Filippine mentre operava nel segno di Cristo) rispetto a quello che accade nelle piccole diocesi in cui l’ingerenza della chiesa, seppur radicata, contrasta con il primitivo messaggio cristiano. Sotto gli occhi di tutti nella nostra comunità si sono e , cosa ancoro più grave, continuano a verificarsi atteggiamenti che minano, anziché consolidare, le basi sociali. Uno tra gli esempi più recenti, che potrebbe avvalorare il nostro pensiero, è dato dal comportamento assunto dal parroco della comunità di Casanova, il quale di fronte a fenomeni quale la povertà, il disagio giovanile, l’emarginazione sociale, la tossicodipendenza, non scende in campo limitandosi a deplorare questo e quello dal pulpito, svalorando l’omelia dall’enorme risonanza che può avere tra le masse. Dove è finito lo spirito missionario e caritatevole che Cristo, e quindi la chiesa, hanno sempre posto come cardine della religione cristiana? Dalle nostre parti i problemi ci sono e come ed il parroco non può credere di risolvere le cose nominando “i masti e festa”, comprando computer, telefonini di ultime generazioni, viaggi all’estero, tecnologie varie, feste per tutte le età e anniversari vari. I momenti di aggregazione sono cose degne di lode, per carità , ma a questi vengono prima altre problematiche quali appunto la povertà, l’emarginazione, e i disagi a cui è incatenata la nostra società ogni giorno. In fondo, caro don Carlo, noi ti portiamo stima, proviamo ad immaginare quanto sia dura la missione a cui sei preposto, però potresti liberarti da quell’evidente attaccamento ai beni materiali e dedicarti fattivamente alle problematiche sopra esposte che oltre ad avere un’utilità maggiore rinsaldano il tessuto sociale della nostra comunità.


Jean Michelle du Califf’ & Jean Paul Marat


 
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