giovedì 28 febbraio 2008

Biasox, IL PRINCIPE della politica

Il conte di Calenum, dell’omonima contea, si crogiolava al sole seduto nel suo giardino in una bellissima giornata di ottobre. Anche nel lieve torpore che lo avvolgeva pensava a quali affari poteva realizzare nella gestione della contea e si beava e compiaceva della sua abilità. All’improvviso fu destato da un servitore che gli annunciava l’arrivo di un messaggero del re di Maradonia del cui territorio la contea di Calenum faceva parte. Il cavaliere, latore del messaggio, appena al cospetto del conte dopo essersi cimentato in un vistoso inchino si limitò a dire “da parte del re don Antonio de Scampia” e si allontanò. Rimasto solo il conte Biasox lesse, anche se lentamente, tutta la pergamena e, cosa riprovevole per lui, imprecò sottovoce. Nel messaggio c’era scritto senza mezzi termini che lui doveva essere insignito di un’altra carica e al suo posto doveva essere nominato un reggente. Fin qui nulla di terribile, anzi, ma la missiva concludeva che la nomina doveva essere ratificata dal voto dei servitori della gleba per dare l’impressione di essere un governante illuminato. Il conte pensò ai lavori che aveva in itinere da appaltare e principalmente al grosso affare che aveva ideato sui cimiteri che a breve doveva concretizzare. Il reggente lo aveva in mente, tale Antimus Mutus de Casalibus , suo valvassore da anni fedele e silenzioso, ma c’erano altri due aspiranti al trono della contea, il duca Giano de Fontanavecchia e il cerusico di corte don Luigi de Santa Cruz. Questi due, penso' Biasox, se si alleavano potevano influire sui servitori della gleba e ostacolare la designazione del suo delfino in pectore..... La mattina dopo convocò il duca Giano e senza tanti preamboli per sembrare il più sincero possibile gli giurò sui suoi avi che un mese prima del suffragio popolare sarebbe stato lui il designato a succedergli. Dopo un paio d’ore convocò anche il dottor Luigi de Santa Cruz facendogli le stesse promesse e gli stessi giuramenti sugli stessi avi: logicamente da entrambi aveva preteso il più stretto riserbo su quel colloquio. La moglie del conte, che aveva sentito tutto e non comprendeva i sotterfugi del consorte, lo apostrofò: "ma con quale faccia prometti la stessa cosa a tre persone ?" Il conte Biasox si fece serio e con tono professionale le disse: "mia cara, “ il fine giustifica i mezzi " e irritato si allontanò. Restò alquanto alterato fino a sera anche mentre, seduto dietro la sua immensa scrivania, provava a scrivere. Dopo un po’, stanco, per appisolarsi ricorse al suo anestetico personale, un libro. Ne prese uno a caso, lesse il titolo ed era "IL PRINCIPE" di Nicolò Machiavelli: lo sfogliò e fu colpito proprio dalla famosa frase – il fine giustifica i mezzi- sbalordito esclamò “ Questo è un plagio!! l’originale è mio!”
...continua....
Il Conte del Grillo

mercoledì 27 febbraio 2008

Votare o non Votare?

“Votare o non votare?”. E' questa la domanda che in questi giorni mi assilla più di tutte. Ed è questa la domanda che mi porta per la prima volta, da giovane studentessa che sente ormai l'esigenza di capirci qualcosa del quanto mai intricato mondo dell'arte di governare, a una riflessione sullo stato attuale della politica del Bel Paese e sulla politica in generale.
Dalle considerazioni di giovani amici e conoscenti sul tema non emerge altro che disillusione accompagnata da sfiducia, risentimento nei confronti di politici che non sono in grado di risolvere piaghe come quella dei rifiuti in Campania, perché ormai troppo adagiati sugli allori di una vita che più che di politici sembra essere quella di uomini dello spettacolo, meritevole di copertine di settimanali di cronaca rosa, piuttosto che di quotidiani.
Non è difficile constatare che i giovani di oggi si sentono lontani e inadeguati rispetto a un sistema politico che ormai cammina col bastone.... quanto è vecchio il mondo politico italiano? Troppo, direi, e sarebbe fin troppo comodo scaricare la colpa sulla paralisi che investe i giovani, sul loro disinteresse e la loro mancanza di ideali, dato che anche volendo partecipare alla vita politica, si vedrebbero messi inevitabilmente i bastoni tra le ruote dalla “vecchia”, seppur ancora dominante, classe politica. C'è il bisogno urgente di una rigenerazione. Ma non è solo questo il problema.
Oggi ascoltare il discorso di un politico di destra o quello di uno sinistra non sembra fare differenza, visto che ciò che ne viene fuori sono per lo più attacchi e critiche alla fazione opposta. Ebbene, dove sono finiti i valori che animavano le grandi ideologie del passato? La risposta più immediata sarebbe che sono stati rimpiazzati da nuovi, che non hanno un colore politico preciso, visto che la destra come la sinistra al governo oggi sembrano muoversi entrambe secondo le logiche dell'opportunismo, la menzogna, il clientelismo.
Stiamo assistendo all'avanzare di un'oligarchia moderna, che agisce più o meno subdolamente a discapito dei più. Quello che però mi lascia tanto stupita è il fatto che spesso mi senta l'unica a pensare che esistono, al di là di ogni ideologia politica, dei valori universali che tutelano non solo l'imprenditore o l'impiegato statale, ma l'uomo in generale e che stanno sempre più passando in secondo piano. Uno di questi è il buon senso, quell'aurea mediocritas oraziana, il senso dell'equilibrio e della misura delle cose.
Sarà forse questo buon senso che mi spinge a pensare che forse l'estremo rimedio ai mali estremi del nostro Paese è quello di starmene a casa, magari a leggere Il Signore Delle Mosche, il 13 aprile?
Deianira

lunedì 25 febbraio 2008

Lettere a Gennaro Mannillo (post continuo)

In redazione continuano ad arrivare lettere indirizzate al vicesindaco Gennaro Mannillo. Alcune sono francamente troppo "pesanti" per essere pubblicate qui (se volete speditele direttamente a lui). Questo post sarà quindi per praticità aggiornato con le vostre nuove missive senza dover creare un nuovo post per ogni nuova lettera.

Infine, ricordiamo nuovamente al destinatario della posta che per una eventuale risposta e’ presente un modulo a fondo pagina dove non e’ necessario inserire il proprio indirizzo e-mail.



SELLECCOLA E SVOLTE

Egregio Gennaro, tanto tuo rinnovato interessamento per la Selleccola sarebbe certamente lodevole, se non puzzasse, adesso, di campagna elettorale.

Che il sito Selleccola fosse inidoneo ad accogliere “qualsiasi tipologia di rifiuti”, lo sapevamo tutti da un pezzo, prima che lo sancisse una commissione ad hoc.

Comunque, preso atto del tuo interessamento (a testimonianza del quale tappezzi da tempo la bacheca adiacente al bar Grancelsa), una domanda sale a questo punto spontanea:

  • Dove eri tu, tu e tutti gi altri consiglieri e assessori casanovesi, quando la

Selleccola( peraltro tuttora proprietà della Marina Militare) fu disinvoltamente eletta a sversatoio di tutto il comune di Carinola??? -

Mi puoi credere, se ti dico che sversatoio sarebbe tuttora, se l’intraprendenza e la denuncia di qualche cittadino, non la tua, non avesse posto fine a questa vergogna.

Per quanto attiene all’altra vergognosa vicenda di Vaglie e Carabottoli, ti assicuro che non è motivo di vanto, né per te né per gli altri politicanti casanovesi. Avete compiuto un atto dovuto! Una scelta che mai avreste fatto se non vi foste trovati, improvvisamente, sbattuti in faccia alle vostre responsabilità, responsabilità che peraltro non vi eravate mai assunte fino a quel momento.

Una scelta che avete dovuto compiere per non perdere la faccia e soprattutto voti.

Non vi servirà a molto.

Non esprimo opinioni in merito alla tua lista civica che dovrebbe, secondo te, voltare pagina. Aspetto di vederla formalizzata nero su bianco, ma più per curiosità che per altro, per la curiosità di vedere soprattutto quanti ne ho azzeccati.

Personanalmente fui uno di quegli elettori che qualche anno addietro salutò con interesse il tuo approdo alla politica, il tuo e quello degli altri “giovani” politici/canti casanovesi . Pensai che ci fossero i numeri e le qualità e soprattutto le volontà di voltare pagina e ti votai caro Gennaro, con sommo rammarico, debbo dire che ti votai. Mi sbagliavo! Siete politicamente nati vecchi e, se possibile, peggiori della classe che vi ha preceduto.

Per quanto mi riguarda ho già voltato pagina, la vostra è chiusa da un pezzo.

Per amore di cronaca ti dico, che al sito Selleccola non è in atto alcuna bonifica, né ora, né all’epoca in cui hai tappezzato la bacheca suddetta delle tue lodevoli intenzioni.

Se poi tu per bonifica intendi l’aver ammassato tutta la monnezza presente in loco, sulla sola piazzola di sinistra , beh! allora hai ragione. Forse per bonifica intendi l’aver liberato dai rovi (e ribadisco dai rovi) la piccola piazzola inferiore? O intendevate depositarci altra monnezza? A meno che tu per bonifica non intenda l’aver circoscritto la piazzola sversatoio con il nailon antinfortunistico, quello bello, bianco e rosso e l’aver posto una miriade di cartelli “Zona derattizzata”.

Egregio Gennaro, delle due l’una: o sei un colossale bugiardo o un colossale sprovveduto. Ma sei poi uno sprovveduto?

Un consiglio: guardati le foto, sono posteriori al tuo proclama, poi fatti un sopralluogo.


FOTOGRAFIE: 1 2 3 4


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Lettera aperta a Gennaro Mannillo

Sembra che sia il periodo delle svolte. Veltroni vuole svoltare, tu vuoi svoltare. Ma se sono disposta ad aver fiducia in uno come Veltroni, purtroppo in te non ho fiducia.
Perché?
E’ presto detto. La svolta la dovevi fare qualche mese fa, quando su Casanova pendeva la spada di Damocle delle ecoballe e c’era veramente bisogno di una svolta decisiva che, purtroppo, non è stata fatta.

Tu sapevi perfettamente su chi ricadeva la colpa di quella scelta scellerata e allora avresti dovuto dimetterti, dissociarti da tutto e tutti, stare dalla parte del popolo di Casanova come un vero combattente. Fare le notti al freddo come le hanno fatte tanti ragazzi e non come un semplice visitatore occasionale. Oggi avresti dalla tua parte l’intera popolazione di Casanova. Invece abbiamo assistito alle tue bugie, alle tue ambiguità: una sera dicevi una cosa, la sera dopo il contrario. Chi potrebbe crederti ora? Allora ti sei divertito a fare il giocatore d’azzardo, adesso ne paghi le conseguenze.
Ora tiri in ballo la Selleccola, che sta per essere bonificata… Sarà!
E dov’eri quando la Selleccola è stata presa di mira e elevata a pattumiera del Comune? Perché lo hai lasciato fare senza opporti? Avresti dovuto sbranarli i cari consiglieri, invece ancora una volta sei sceso a compromessi. E credi che a noi interessi solo la Selleccola? Guardati intorno. Casanova sembra una bidonville africana. Cartacce dappertutto, schifezze dovunque. Quante volte all’anno gli spazzini ramazzano questo paese? Due volte, tre volte all’anno?... E’ vero, l’ emergenza non è finita, ma ciò non impedisce di ripulire il paese e accatastare tutto in un unico posto. E se vai per le vie vicinali, che così orgogliosamente avete fatto asfaltare per aiutare l’agricoltura, vedrai quello che ci trovi! Se i nostri nonni potessero vedere come siamo riusciti a ridurre i luoghi su cui loro hanno lavorato tutta la vita, ci sputerebbero in faccia. Leggi: Spinaruccoli, Santa Lucia, Terralba e altri. E le fognature? Quand’è che vi decidete a farle ripulire? Sono tutte intasate e se solo piove un po’ più forte, le strade sembrano fiumi. Vico Valle e Vico Toppetta, poi, sembrano le cascate del Niagara.
La raccolta differenziata è un’altra presa per i fondelli: come si può fare una vera raccolta differenziata senza una vera campagna informativa e formativa?! Il minimo che avresti dovuto fare è andare nelle scuole e cominciare a informare i ragazzi, poi nelle famiglie, casa per casa, istruendo le povere vecchiette e spiegando loro dove cavolo la devono mettere la lattina dell’olio o il tetrapack del latte. E invece niente. E tu parli di svolta? Adesso?... Sono cinquant’anni che aspetto questa svolta e vuoi farmi credere che proprio adesso è arrivata? Per te forse. Ma sai, io non lo credo più.
Vedi amico, io so perfettamente che, non votandoti, contribuirò forse a consegnare il Comune di nuovo nelle mani dei volponi che l’hanno amministrato finora e di cui tu facevi parte, ma non mi sento di fare altrimenti. Esiste una parola che si chiama coerenza. A che cosa? A se stessi.
Se ci sarà una lista di giovani, anche inesperti, anche timidi e imbranati, ebbene, io li voterò. E sai perché? Perché avranno avuto il coraggio delle scelte e avranno avuto gli zebedei che tu non hai avuto in tutti questi anni.
Purtroppo, e dico purtroppo, io penso che la politica non sia solo una ‘scalata’ al successo o un sistemarsi e non sia solo scendere a compromessi, ma sia un servizio alla comunità. Chiunque si mette in ballo deve avere uno spirito di sacrificio non indifferente. Tu ce l’hai questo spirito? …
Si lo so, sono un’idealista. E’ per questo che quelli come me non possono votare quelli come te.

Una casanovese molto incazzata


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Lettera aperta a Mannillo


Gli avvenimenti delle ultime ore si possono definire clamorosi in fatto di candidature ed hanno creato scompiglio nelle coscienze dei carinolesi ma in particolare dei casanovesi. E’ ormai di dominio pubblico che hai raggiunto un accordo politico con il centrodestra carinolese. Non voglio esprimere giudizi sulle modalita' fulminee dell’operazione e sui contraenti. Ti chiedo di rileggere la lettera che ti ho scritto da questo sito nell’ormai lontanissimo Dicembre 2007. In quella lettera ti rivolgevo alcune domande che ritenevi offensive e non da amico . Forse ti sei fatto fuorviare dal tono risentito della lettera nei tuoi confronti senza tenere in considerazione lo stato d’ animo esacerbato dello scrivente in quei momenti. Ti sei fatto colpire dal virus che colpisce moltissimi politici e cioe’ di credere di capire tutto di tutto e di tutti. In quella lettera hai letto solo delle crude accuse di responsabilitą giudicandola tendente ad indicarti come il principale o addirittura l’ unico responsabile di quella vergognosa tragedia dei casanovesi ed in particolare del territorio di Casanova. Non hai preso per niente in considerazione che chi scriveva era un vero amico poiché secondo te se lo era non ti doveva rivolgere critiche ma difenderti. Un dubbio mi affligge, che il tuo concetto di amicizia in questi anni di gestione del potere, anche se in piccolo, si sia alquanto modificato. Pensi che quelli che parlano con te e che ti mostrano simpatia lo facciano esclusivamente per qualche scopo , tu sai che tutte le regole hanno l’eccezione, io sono una di quelle. Quella lettera era un appello accorato a percorrere una strada diversa da quella di Di Biasio , non continuando a nutrire nella gente il sospetto che perseguivi gli stessi obiettivi.

Seguendo l’invito che ti veniva rivolto, oggi ti saresti potuto legittimamente alleare con chiunque, dettando le tue condizioni di rinnovamento della politica locale, che tutti avrebbero accettato senza remore e adesso avresti potuto combattere da una posizione morale di netto vantaggio sugli altri contendenti . Se avessi fatto quel gesto invece di darti a stolte minacce, adesso tante persone non si troverebbero in palese difficoltą’ sulle decisione di chi votare. Tutti coloro che aspirano ad un futuro rinnovato, ad un programma amministrativo serio cioe’ fattibile in breve, ti avrebbero sostenuto e la tua candidatura ripeto con qualunque fazione si sarebbe conclusa in un plebiscito a tuo favore. Adesso invece queste persone, soprattutto giovani, stanno studiando una lista loro che proponga all’elettorato le loro aspirazioni ed i tuoi ex colleghi di Casanova gią sono all’opera accusandoti di tutto lo sfacelo del comune senza dimenticare la tangente sui defunti.

Stanne certo, cercheranno di dimostrare che tu sei l’unico responsabile degli scempi perpetrati in quanto loro, non avendo cariche, non contavano niente.

Personalmente faccio parte della folta pattuglia degli indecisi e intontiti che aspettano qualche proposta sana e che sia foriera di un futuro migliore per la nostra collettivitą’. Resto pessimista, vedo in giro soli rozzi e grassi negoziatori da cui difficilmente ne potra’ scaturire qualcosa di elevato. Ma questa mia non posso chiuderla senza rivolgerti la domanda che ho in gola : veramente credevi che Di Biasio all’ultimo momento scaricava Marrese e ti proponeva al suo posto? O per caso addirittura te lo aveva promesso?

un amico personale e forse politico

sabato 23 febbraio 2008

Das Experiment


Ieri sera ho visto un film che mi ha fatto riflettere, L' Esperimento, Das Experiment.

È basato sulla vera cronaca di un esperimento scientifico tenutosi negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta, finito nel sangue e con l'arresto di quasi tutti i suoi partecipanti.

L'esperimento consisteva nel monitoraggio continuo attraverso microfoni e telecamere, di un gruppo di uomini chiusi in una finta prigione, in cui alcuni avrebbero rivestito il ruolo di prigionieri e altri di guardie carcerarie.



Dopo solo pochi giorni gli uomini nel ruolo delle guardie cominciarono ad abusare del loro potere e a provocare situazioni di forte stress. Un giorno in cui lo scienziato organizzatore dell'esperimento si era dovuto allontanare per un apio di giorni, lasciando un vuoto nel controllo, le violenze sfociarono nella vera e propria tortura: il potere, come un veleno, aveva fatto loro perdere aderenza alla realtà.

Quello che il film mi ha fatto pensare è che il potere è una cosa molto delicata, e una volta lasciato senza controllo porta sempre al suo abuso. Come una droga dà alla testa, e fa perdere il senso della realtà. Chi è in una posizione di potere deve per questo sempre essere controllato. Spesso però, chi ha il potere di controllare non lo fa, perchè chi ha il potere tende a tenerselo, intimidendo, minacciando o, più subdolamente, promettendo benefici, elargendo regali, illudendo le menti.

Tornando a noi, è secondo me, una simile volontà spasmodica e direi patologica di potere che ha spinto l'attuale vicesindaco Mannillo ad avvicinarsi alla lista opposta a quella in cui milita attualmente. La semplice considerazione del fatto che sarebbe stato candidato un altro al posto suo gli avrà tormentato ogni pensiero, magari togliendogli il sonno... “ci ero così vicino, e ora devo tornare indietro”... avrà pensato. Ed ecco l'idea geniale: “cambio sponda, vado con i nemici al momento senza un valido candidato”. In una situazione “normale” dove gli amministrati controllano e giudicano gli amministratori, il nostro Mannillo a dir poco almeno uno sputacchio in faccia se lo sarebbe beccato (in modo figurato almeno)... ma invece nulla, c'è addirittura chi lo incoraggia... e chi come al solito non parla, perchè sta alla finestra e cerca di capire qual'è la lista con le maggiori possibilità per buttarsi all'ultimo momento sul carro del vincitore.

Tutto nella più completa mancanza di moralità, non solo politica ma direi anche umana.

E chi non sta al gioco, chi non si sente di essere così, si sente come uno dei prigionieri del film di prima, combattuto tra il pensiero di evadere e non pensarci più e quello invece di ribellarsi e bruciare tutta la baracca.

Avremmo il voto, direte voi... si.. a quanto pare andremo a scegliere tra i fasci-accatto-comunisti con a capo Mannillo il Caimano e il Biasox Team II con a capo Marrese, uno che in 40 anni di consigliere nessuno ha mai capito se è proprio muto oppure è moooolto riservato.

In quel film i prigionieri alla fine riuscivano a scappare, e i carcerieri venivano arrestati dalla polizia... ma era solo un film.


Cikipanzo



venerdì 22 febbraio 2008

Finitela voi

C'è gente in mezzo alla strada che parla di chi ha amministrato bene, chi ha amministrato male...bah, ma non si deve fare tanta confusione su quanto sta avvenendo nella guerra della candidature nelle due maxi-contrapposizioni ( chiamiamole così solo per comodità di linguaggio). Lì uno solo è l’obbiettivo: quelle succulente, morbide, appiccicose poltrone, bianche o nere che siano, quell’odore di potere che già si respira nell’aria. Ma non è di primavera, che porta Amore e rigenerazione, è l’odore di un inverno alle porte, dopo uno ancora non finito. Ma che diavolo di coraggio che ci vuole. O forse un patto col diavolo? Non penso, non ne sono degni. Tradimenti previsti comunque. Ed ecco il Mannillone già cammina come un sindaco è si sente simile a un Dio. Un dio di quelli stramoderni però, che stringono mano, che pagano con quella che i francesi chiamano non-chalance anche a due, tre, quattro, dieci, cento persone. Al bancone, sia chiaro. Ma i fatti sono bui. Certo non per Antimuccio che alla fine quarant’anni di politica se li è fatti e come, meglio de la galera, direte. Pasquale il Re, seppur incazzato nero, s'è già sistemato e forse ce scappa pure a candidatura, ar sugo. I fatti si fanno oscuri per noi, poveri caproni meridionali. Sempre zitti zitti, e magari se pensiamo de tramà ce vengono addirittura gli scrupoli e a cacarella.... e se invece ci buttiamo in politica non ce crede più nessuno. Io mi faccio i cazzi miei, e quanto a voi fatevi ri vostri, sperando che so meglio i miei. Ma nessuno vuole cambià qualcosa? Non si sente più la voglia di farlo? Cè qualcuno che è vivo a questo mondo? C’avete ragione.. a chi cazzo dobbiamo votà se questi l’abbiamo già votati cento volte, che la matita ce va quasi quasi da sola a votà....Non voglio fini’ sta cosa come il conte Raimbaut D’Aurenga, che invocava l’ascesa di un barone, unto da Dio, che sistemasse tutta la questione feudale (per carità!!! che qualcuno potrebbe pensà ar Mannillone)..No. Non la posso finì cosi, finitela voi. De fa li stronzi.


Diomede Vamm Ignotte.


giovedì 21 febbraio 2008

Il talpinismo : ovvero l'arte del successo


C’è un nuovo sport molto in voga che ogni giorno conquista nuovi adepti: il talpinismo, ovvero l’arte di raggiungere il successo imitando le talpe. Il talpinismo, al contrario di quello che si crede, è uno sport esercitato molto di più dell’alpinismo. Entrambi sono sport che servono per raggiungere le vette anche le più impervie e altissime. L’alpinista deve allenarsi, fare sacrifici immani, acquistare attrezzature ed equipaggiamento costosi, e dopo, provare a scalare le vette. Dopo tanti sacrifici fisici ed economici molte volte l’alpinista non riesce a raggiungere l’obiettivo per motivi vari, avversità atmosferiche, incomprensioni con i compagni di cordata, molte volte perché si sbaglia percorso.
Il più delle volte l’alpinista una volta raggiunta la vetta non ne ricava il successo sperato in quanto la trova già occupata da un altro. Come è stato possibile che chi è partito un giorno dopo è arrivato prima? Ha seguito un percorso più breve ? No, dopo aver osservato con attenzione specialmente il suo volto molto sporco, comprende che quello che lo ha preceduto e privato del premio a cui ambiva è un talpinista. Questi, invece di arrampicarsi sulle rocce, scava sotto terra, logicamente evitando accuratamente le zone più dure passando invece per i punti più morbidi in modo da fare meno sforzo possibile. Il perfetto talpinista gira soprattutto di notte, frequenta solo politici di peso da cui può avere l’incarico professionale senza avere le capacità, un incarico di assessore, di vicesindaco, di revisore dei conti, in qualche consorzio, se non c’è niente di questo entra nel nucleo di valutazione del personale di qualche ente locale. Il perfetto talpinista prima di affrontare un esame , un concorso, una dirigenza si procura una solida raccomandazione e una volta arrivato primo, ci tiene a far sapere che lui ha raggiunto quel posto perché è bravo. Così non solo ha derubato gli altri concorrenti ma li offende pure. Il politico alpinista si dedica alla attività amministrativa con zelo, segue la gerarchia , prima consigliere poi assessore e poi quando arriva il proprio turno si candida all’apice. Il politico talpinista invece appena entra in un consesso si unisce con individui con meno moralità della sua in modo da stringere alleanze per sorpassare gli altri e precederli sulla vetta. Calandoci nel nostro piccolo comune mentre il partito di maggioranza prepara i programmi per affrontare una faticosa campagna elettorale e la lista capeggiata dall’assessore più anziano, i talpinisti sono entrati in azione. Hanno stretto una alleanza sotterranea tra di loro in dispregio di tutte le regole della moralità politica e ancora una volta gli alpinisti troveranno la vetta occupata dai talpinisti.

Piccozza d'oro

mercoledì 20 febbraio 2008

Un Appello

Inefficienze, malaffare, corruzione; giorno dopo giorno abbiamo prove sempre più nitide di come permeino la nostra società, ma da questa evidenza sorge anche una esigenza di cambiamento che viene avanti sempre più forte e chiara sia a livello nazionale, che nel nostro più piccolo livello comunale. Questa esigenza la ascoltiamo e la esprimiamo tutti e dappertutto, anche nelle strade e nelle piazze, la leggiamo tutti, anche sui blog e sui siti internet carinolesi, che mai come adesso riportano sempre più spesso, la voce di chi è stanco, estremamente stanco, della situazione in cui stiamo vivendo. Sorge dal basso questa esigenza di cambiamento, di rinnovamento,

questa sensazione di inutilità di gran parte della nostra classe politica, che appare sempre più dedita al perseguimento del bene personale a discapito di quello comune.

Credo sia opportuno, in riferimento alla situazione locale, mettere un attimo da parte le riflessioni sugli schieramenti politici, sui partiti codificati e valutare invece altri elementi. Credo che a livello locale gli schieramenti di campo contino ben poco, contano invece le capacità personali, l'onestà, la volontà di risolvere i problemi, a prescindere dall'appartenenza a questa o a quella formazione. Tantissimi oggi esprimono il desiderio che le persone migliori della nostra società civile, politici e non, si impegnino in prima persona, eventualmente anche in maniera politicamente 'trasversale'. I problemi, le emergenze che abbiamo di fronte sono assai gravi, e non si possono risolvere credo presentando, come se nulla fosse successo, per le prossime elezioni le candidature delle solite persone, le solite degli ultimi decenni, che, qualunque sia stato il loro colore politico, hanno dato vita ad una scialba, inconsistente, inutile e perniciosa parodia della democrazia. Provocatoriamente mi viene da dire che forse avremmo avuto rappresentanti migliori se li avessimo estratti a sorte invece di eleggerli.

In tanti invitiamo con tutto il cuore gli schieramenti in lizza per le prossime comunali a rinnovare e a rinnovarsi, presentando volti nuovi, che abbiano idee nuove e nuove capacità, invitiamo anche nuove forze e ed espressioni della nostra realtà a farsi avanti, perché ne abbiamo tutti bisogno.

Il nostro Comune ha sempre posseduto e possiede risorse umane enormi, che hanno brillato e brillano in tanti campi, professionali, sociali, culturali; la nostra società civile ha espresso ed esprime donne e uomini di grande levatura e capacità. La nostra società civile, la nostra popolazione, frequentemente mortificata da un certo modo piccino e personalistico di fare politica, non merita i rappresentanti che spesso ha avuto, merita molto di meglio. Per questo credo che non si possa ancora andare avanti in questo modo, occorre un cambiamento, un radicale rinnovamento che porti a un salto di qualità nell'amministrazione della nostra comunità.

Jeronimus


L’alpinismo, ovvero: l’arte di arrampicarsi.


Da un po’ di tempo a questa parte, una strana disciplina sportiva è entrata nelle grazie di tutti gli italiani: l’alpinismo. Nessuno sembra immune a questa nuova frenesia e ci si ingegna in tutti i modi per praticare questo sport che, ultimamente, ha raggiunto livelli incredibili. Tutti si attrezzano per scalare la propria vetta, piccola o grande che sia, e si assiste a una corsa all’equipaggiamento adatto che, al confronto, Messner sembra un dilettante.



Anche il nostro Comune ne è rimasto affascinato e ha partorito alla comunità carinolese il suo piccolo alpinista.

Le vette ambite sono tante, ma quelle agognate dai più si trovano tutte sulla stessa catena montuosa e sono tre: la Vetta del Successo, la Vetta del Potere e quella del Denaro. Pochi riescono a raggiungerle o a raggiungerle allo stesso modo, ma moltissimi ci provano. Il risultato dipende non solo dalle singole capacità e abilità o dalle singole aspirazioni, ma anche dagli agganci giusti lungo la salita, la quale può essere veramente molto impervia. Bisogna dirlo: l’ alpinismo non è certo uno sport semplice.

C’ è chi nasce alpinista e chi lo diventa. Chi si accontenta di vette più basse e chi pretende altezze incredibili. Chi pratica l’alpinismo con scioltezza e chi con difficoltà. Chi preferisce andare da solo e chi in cordata. Comunque sia l’arrampicata, si ha sempre bisogno della preparazione giusta e di una buona dose di freddezza o si rischia di precipitare rovinosamente.

L’equipaggiamento, poi, è di fondamentale importanza.

Prima di tutto, l’alpinista deve fornirsi di un paio di scarponi ad hoc: quelli che non scivolano, ma hanno una presa tenace e lo mantengono ben in equilibrio nella sua posizione, qualunque sia la direzione o la forza del vento. In secondo luogo, deve indossare ottime tute che gli conservano il calore del corpo, magari mimetiche, così gli avvoltoi che volteggiano in alto non riescono a vederlo tra le rocce o, tutt’ al più, lo considerano uno di loro e non lo beccano. La picozza, poi, deve essere di quelle belle taglienti, alla Cossiga, e, qualora se ne presentasse la necessità, con essa dare delle decise picconate capaci di scalfire anche le pareti più dure.

Non è mai consigliabile arrampicarsi da soli perché non si può sapere quali ostacoli si incontrano nella salita, ma è sempre preferibile la cordata, meglio se simbiotica, alla Berluska - Fini. Persino un alpinista in gamba come Veltroni, affascinato dalla solitaria, ha dovuto ammettere che la cordata, quella molisana, è più sicura della salita individuale. Le cordate campane, purtroppo, sono sempre un po’ inquinate…anche se molti le preferiscono. A tutti i livelli.

Altri alpinisti esperti come Casini e Mastella si sono invece sganciati dalla cordata e sembrano preferire la solitaria, ma chissà che non ci riservano qualche sorpresa!

Certo, la cordata ha i suoi rischi. E qui entra in ballo la lucidità e la freddezza del capo-cordata: qualora si verificasse un serio inconveniente che metta in pericolo la sua vità, è purtroppo necessario operare un taglio netto alla corda e sacrificare il compagno. Come Mastella insegna, nello zainetto bisogna avere sempre un buon coltello, da usarsi al momento giusto. D’altra parte, la legge della soppravvivenza lo impone: mors tua, vita mea.

Una volta rispettate tutte le precauzioni del caso, anche se con tanta fatica, un buon alpinista riesce sempre ad arrivare in cima… Che soddisfazione allora! Niente conta più: né la fatica che ha fatto per arrampicarsi fin lassù, né la perdita del compagno che ha dovuto sacrificare per continuare ad esistere, tantomeno il pericoloso spessore di un aggancio che lo ha tirato fino in cima. Niente conta… solo quella meravigliosa sensazione di onnipotenza che lo investe. La vista di ciò che si estende sotto i suoi piedi lo ripaga di tutto. Si inebria di quelle altezze che lo fanno sentire, come Dio, capace di decidere delle sorti degli uomini…

… L’ alpinista nostrano è abbastanza bravo; ha iniziato bene ma poi è diventato un po’ incauto e nella fretta di salire non si è reso conto che a tali altezze l’ossigeno scarseggia e la mente si annebbia. Rischia di cadere malamente!

Non si è neanche reso conto che l’ossigeno ha iniziato a scarseggiare già da un bel po’ e gli ha fatto sbagliare strada… Ma guarda un po’ che peccato! Invece della Vetta del Potere, si è ritrovato sulla Vetta della Stronzaggine!...Ora, come farà ad aiutare i suoi compaesani.



TALIA

domenica 17 febbraio 2008

Il gioco della memoria breve


Non capivo l’accanimento di Beppe Grillo e altri sulla cosiddetta “Casta dei Giornali”, fino a stamattina quando, leggendo il corriere.it, non mi trovo davanti questo articolo (disponibile anche qui). Un articolo ironico, scritto nemmeno tanto bene, nel quale si mette in rilievo il contrasto della volonta’ della lista di Veltroni di rappresentare la “novita’” quando invece sta inserendo figli e nipoti di cognomi “eccellenti”.

L’autrice del pezzo si chiama Maria Laura Rodota’… un cognome che, non so perche’ mi suonava familiare, e allora mi sono fatto un giro per vedere chi e’.
Alla fine l’ho trovata. Ebbene si, e’ la figlia dell’ Ex presidente dell'Autorita' Garante per la protezione dei Dati Personali, Stefano Rodota'. Tra l’altro una delle poche “raccomandate e fiere di esserlo”, cosi’ come dice lei stessa in questa intervista.
Allora mi sono chiesto: con quale coraggio una “figlia di….” Ha il coraggio di scrivere un pezzo criticando la scelta nelle liste politiche di “figli di…”?
Sara’ che anche lei ha capito il meccanismo della “memoria breve” degli italiani? Lo stesso meccanismo che fa dichiarare a Casini che Berlusconi e’ un “populista”, (qui), quando fino a ieri stava contrattando per infilarsi anche lui nella sua lista e quando gli ha sempre leccato i piedi dentro e fuori dal parlamento? O lo stesso che che fa urlare a Bertinotti e colleghi, “Compagni!!” nelle piazze, e allo stesso momento eliminare (senza che nessuno dei giornali ne faccia un articolo) la falce e martello dal simbolo della nuova lista? O lo stesso gioco che fa si che Berlusconi prometta le stesse ed identiche cose di 7 anni fa, addirittura accennando a rinnovare il contratto con gli italiani dalla scrivania di ciliegio del servo compiacente Vespa?

Ci sono svariate centinaia di esempi dell’esistenza di questo meccanismo, ma non serve stare davanti alla tv o internet per dimostrarlo. Basta scendere in strada:

A Carinola in questi anni ne abbiamo viste di cotte e di crude: sversatoi dichiarati legittimi dal sindaco e poi sequestrati dai Carabinieri, strane apparizioni di cartelli pubblicitari sull’affitto di appartamenti in palazzi in costruzione quando nessun piano regolatore e’ nemmeno stato pensato, individuazione di discariche con responsabilita’ interne piu’ che evidenti, dichiarazioni di assessori subito ritirate, demagogia quotidiana e mille altre cose ancora . Ma ora tutto tace… ci sono cose piu’ importanti da fare: gli accordi, gli inciuci, i conteggi dei voti, i candidati con la famiglia grossa, questo e’ mio questo e’ tuo, questo e’ nostro quello e’ contro… a questo si riduce la politica carinolese, prima delle elezioni, quando invece sarebbe il momento ideale per una catarsi e una memoria collettiva che aiuterebbe a capire dove si e’ sbagliato, e magari a migliorare.

Sono andato un po’ oltre: quello che volevo chiedere ai visitatori era semplicemente questo: non dimenticate, ne’ le cose buone ne’ quelle cattive, e votate in base a quello che e’ stato fatto e non fatto, perche’ il voto per amicizia e per interesse, alla lunga, sotterrera’ anche voi (e per essere sotterrati ora dovete pagare la tangente). Per cui vi invito a scrivere tutto quello che, a vostro avviso, e’ degno di essere ricordato di questi ultimi 5 anni ( se poi il gioco della memoria breve per voi non funziona si puo’ andare ancora piu’ lontano!)

toraskam


venerdì 15 febbraio 2008

Arrivederci Giovanni


I riflettori di tutta l’Italia e del mondo sono oggi puntati sull’eroe, sul valoroso soldato caduto in Afganistan nell’adempimento del suo dovere. Io preferisco ricordare l’amico, il compagno di scuola, il compaesano. Tutto questo era Giovanni per me.
Ormai ci si vedeva di rado e solo d’estate, ma era sempre una gioia ritrovarsi e ricordare i tempi passati sui banchi di scuola. Come quando ci sfidammo a chi sopportava meglio il dolore pungendoci con dei pezzi di legno appuntiti e lui esclamò: “ma comme fai a n’alluccà? ‘nte fai male?”. O come quando ci incontrammo per strada sulle nostre bici identiche anche nel colore, io sulla mia nuova di zecca e lui sulla sua già più vecchia, e chiese: “E’una Mammoletta?” “No, una Derby” risposi io e, ridendo, ci mettemmo a gareggiare sulla strada libera.
Era buono Giovanni. Discreto. Serio e responsabile come un adulto già da allora. Come può esserlo un bambino che proviene da una famiglia dove si lavora sodo per vivere e c’è poco tempo per giocare.
Una famiglia solida, con valori solidi alle spalle. Una bella famiglia d’altri tempi, dove il rispetto e l’amore reciproco sono al primo posto. E lui amava la sua famiglia, i suoi genitori, i suoi quattro fratelli. Non perdeva occasione per ritornare tra di loro, ritrovare i nipoti, i cugini, gli zii, gli amici e guardare le sue montagne. Anche se era partito così giovane per farsi una vita altrove, non aveva mai dimenticato le sue radici e ad esse tornava ogni volta che poteva, quasi a rinfrescarsi di quell’aria in cui era nato.
Oggi sento dalla televisione che era generoso, disponibile, amato da tutti, capace: un professionista serio. Be’, non mi sorprende. Giovanni era tutto questo. Lo ricordo bene, anche se la vita ci ha portato su strade diverse, in luoghi diversi. Non sapevo neppure che si trovasse in missione in Afganistan e proprio per questo la notizia mi ha sconvolto ancora di più. Una parte di me che se ne va. E’ difficile da digerire una cosa così.
Casanova ha perso uno dei suoi figli migliori. L’intero Comune di Carinola ha perso uno dei suoi figli migliori che anche nella morte ha saputo essere generoso, come sempre, regalando alla Nazione la vita e al suo Comune la gloria.
Come si fa a dimenticarti, amico?
Arrivederci Giovanni. Non ti dimenticheremo.

Un compagno di scuola

martedì 12 febbraio 2008

La miniera d'oro del conte Biasox: I Sepolcri

Il conte di Calenum Biasox , si riscaldava davanti al grande camino del suo immenso studio, nelle cui scaffalature erano riposti, molto ordinatamente, migliaia di libri che trattavano tutto lo scibile umano. Era molto stanco, aveva trascorso la solita giornata di lavoro intenso. Aveva esaudito le richieste dei valvassori, aveva ascoltato le suppliche di qualche servo della gleba e aveva elargito anche qualche elemosina, logicamente prese dalla cassa della contea. Oltre che stanco era pure molto nervoso, lo avevano informato che il vassallo Giano De Fontanavecchia stava cospirando come al solito alle sue spalle, nonostante il mattino gli avesse giurato fedeltà pubblicamente. Non riuscendo a riposare, si ricordò dei libri che in altre circostanze erano stati decisivi per farlo addormentare. Allungò la mano senza alzarsi dalla poltrona e prese un libro a caso. Lesse il titolo e sobbalzò : “I Sepolcri”. Dopo essersi toccato per scaramanzia, lo sfogliò e stava quasi per buttarlo quando fu colto dal commento , che illustrava il pensiero dell’autore che sosteneva l’importanza di una degna sepoltura in una tomba che ricordasse il defunto insieme alle sue opere . Dopo aver letto subito pensò ai suoi sudditi che tenevano molto all’ultima dimora e facevano a gara per avere la tomba più bella qualunque fosse il loro censo anzi…..Tutta la notte la passò pensando alle opere che si svolgono in un cimitero e come tassarle. Prima cosa ampliarli , più tombe più soldi , poi tassa sulla sepoltura, sulle esumazioni tassa sulle ristrutturazioni oltre alle tasse sulle nuove tombe. Tutte le tasse dovevano essere maggiorate se il defunto aveva più di 60 anni. Pensò anche una tassa sui lumini, sui fiori, raddoppiando quella sui fiori freschi per compensare le spese di smaltimento una volta appassiti, oltre alla tassa sulle ossa, che doveva essere calcolata in proporzione al peso del cadavere. La mattina illustrò i suoi piani al suo consulente legal- finanziario, Abner da San Ruosi , questi lo approvò nella sostanza però gli consigliò di dare tutto l’affare in gestione ad una ditta di fiducia. Questo stratagemma avrebbe evitato il passaggio delle somme nelle casse della contea , di conseguenza evitato il controllo da parte dei valvassori che venendo a conoscenza dell’entità delle somme avrebbero potuto reclamarne una parte. Altra motivazione che Abner gli illustrò era che i servi della gleba potevano ribellarsi agli esattori della contea mentre non lo avrebbero fatto nei confronti di esattori stranieri specialmente se li si faceva venire dalla vicina Mazzunaria dove Biasox vantava molte amicizie. Convinto dalle osservazioni del suo consigliere , anche perché già aveva deciso in tal senso ma voleva far credere di esservi indotto, diede ordine all’amanuense della contea di preparare l’editto e affiggerlo in ogni borgo della contea ordinando a tutti di osservarlo pena la morte o l’esilio.

IL CONTE DEL GRILLO

giovedì 7 febbraio 2008

La Fame

Napoli, 26 X 2007. Terrazzo

Una tale confusione nella mente- ma forse più dell’animo- lo sospende in una solida attesa, muta ovviamente. Una nebbia, oramai risaputa, sta per prendere il completo controllo di Riccardo, di parecchie funzioni-azioni, è quasi ovunque , e sa che sarà difficile rifiutarla. Non gli resta altro da fare che aspettare che si dissolva. Ora però avverte di non poter parlare. Che cosa lo divora, sono le sue emozioni che bollono, insidiate da serpi vivaci, in uno stagno di lacrime. Insieme a queste - o meglio, in questo preciso momento in un abisso non troppo lontano- respirano, agitandosi affannosamente, cavalli silvani. Fuma come un dannato e beve vino rosso affacciato sul mondo. Avete capito bene, certo, affacciato, non affamato.

Dopo circa un minuto, accende una sigaretta…

Fame. Si, Fame, mille volte dovrà urlarlo. Fame vergine: primitiva condizione dell’uomo, inesprimibile ossessione, che quando si manifesta del tutto naturale può renderci leggerissimi, ci sprofonda in un attimo, di cui non ne abbiamo coscienza, nello spirito del tempo.Un morso di serpente. Un morso verace. Un piede nel fango. Una bocca desiderata da occhi pendenti da lacci lunari. Che cos’è dunque la fame? E se è, cos’altro è? Dimentichiamo il bisogno strettamente biologico. Trascuriamolo, per un momento. La fame nasconde e riserva qualcosa di più profondo, di primigenio. L’assoluto. La fame, quante volte l’ho detto, invecchia e muore con noi. E prima ancora vive con noi. La fame muore con noi?La fame non deve necessariamente morire con noi. Probabilmente noi potremo dover farvi i conti anche dopo che siamo, come si dice, trapassati. Oppure è ancora possibile che noi non saremo più interessati dal fenomeno “fame”, e che sia tutta una questione fra lei e la morte. Quanta fame hanno, ed hanno avuto, gli uomini fino ad arrivare ad ora, ai giorni nostri? Fame nobile e indegna, passeggera, vigorosa, fame di gloria, di peccato, di verità, di vizi, di giustizia, fame di vino e di donne.Fame di vita e d’amore. Fame di morte. Tutto questo si è ripetuto in maniera necessariamente ciclica fino ai nostri giorni, così sciatti in quanto troppo liberi, spesso indecisi tra pesce o carne, giorni marroni, e di tanto in tanto poco inattesi, notturni. Una fame che spesso da’ , ad un primo sguardo, un’impressione di salute, di rigoglio. Delle volte è effettivamente così, ma poi vi si possono scoprire, scavando meglio, radici profondissime maledettamente malate di superbia, di paura. Fame Impura. Il quadro non è certo da apocalisse, da inizio della fine del mondo; tuttavia ancora facciamo fatica a resistere ad una fame malsana . Mi si potrebbe facilmente accusare- come taluni a volte fanno quando si trovano impossibilitati a rispondere, o annoiati da simili argomenti- di qualunquismo, di generalizzare, di tendenza alla globalizzazione, di sommarietà di contenuti. No? Probabilmente nel mondo l’ inganno ha sempre troppo fame rispetto alla verità.In certi casi si sfamano entrambi. E’ questa la crisi che sprigiona vapori diversi, mischiati.

Misero Gaudio

Con infamia e senza lode

Non mi sento più italiano nè tanto meno carinolese.
Sono sconvolto dall’ipocrisia che ogni giorno sti pezzi di m£%d@ ci buttano addosso.
Sono stufo che nel momento in cui sti b@$tard* fanno le loro porcate tutti infuriati invochiamo la gogna e poi, lentamente ci limitiamo a grugnire silenti.
Il problema che sti quattro ladri se ne sono presa davvero troppa della nostra vita, hanno tolto l’identità di un popolo ritagliandoci e cucendoci addosso la fisionomia di una qualsiasi e degradata periferia napoletana. Un territorio pieno di sole, natura, storia, arte ridotto ad un piatto appetitoso per pochi. I ragazzi vogliono vivere noiosamente in pace vogliono fare teatro fare musica dipingere stare bene invece i ragazzi caleni in questo schifo sono diventati semplici ultras della curva A. Basiliche medievali, conventi unici, costruzioni romane, non contano perché sono cultura e la cultura è per gli effeminati morti di fame mentre il cemento gli appalti alle ditte cammorristiche la munnezza si che sono cose da non perdere. Solo profitto, questo siete voi, ma non un profitto sano o ridimensionatamente disonesto, solo soldi e potere per sentirsi meglio di chi invece ha fatto sacrifici per niente. La logica del potere è la logica della merda. Fate schifo: ancor di più fanno schifo chi vi continua a pendere dai vostri favori. Anzi no queste persone sono brava gente che per situazioni particolari sono costrette a seguirvi i peggiori sono invece quelli che per cinquanta euro chiudono gli occhi e vi regalano il culo. Il mio non è uno sfogo ma una sveglia aprite gli occhi gente non facciamoci togliere la dignità oltre all’identità già buttata nello schifo dei loro interessi.

JaKulazione feroce

mercoledì 6 febbraio 2008

La tela di Penelope di Calenum

Il conte di calenum Biasox dell’omonima contea nel regno di Maradonia passeggiava nervoso nel salone del suo palazzo. Tutto il giorno aveva ricevuto i numerosi valvassori e valvassini e tutti gli avevano fatto la stessa lamentela. Ormai erano due mesi che lo sterco di cavallo non veniva raccolto poiché gli sversatoi del regno erano saturi e non ne erano stati approntati di nuovi e la contea era sommersa dallo sterco. Nel contado di Carani il palazzo della sua più fedele valvassina era assediato dallo sterco e anche lei, anche se con molta deferenza, gli aveva porto le sue rimostranze. L’onta più grande l’aveva subita il pomeriggio quando alcuni servi della gleba invece di riverirlo come al solito, avevano sibilato alcune invettive tra cui aveva inteso chiaramente “faccia di zoccola” Lui invece di far intervenire le guardie e farli arrestare, anche perché era in vigore un suo editto che vietava qualunque tipo di protesta, fece finta di non aver sentito. La sua magnanimità era dettata dalla consapevolezza delle condizioni veramente schifose in cui teneva i suoi sudditi e voleva evitare qualunque innesco di rivolta. Tutto quello sterco nelle strade della contea stava provocando malori ai vecchi ed ai bambini e c’era il timore che si avesse un ‘epidemia. Ma quello che lo preoccupava di più non era certo la salute del popolo ma il crescente spirito di rivolta dei sudditi che lui notava in pericoloso aumento. Oltre agli insulti sibilati i villici nottetempo avevano sversato lo sterco sotto la sua abitazione in tale quantità che avevano bloccato il transito dei carri per mezza giornata. Immerso nei suoi pensieri continuava a girare nella stanza senza pausa, cosicchè la consorte , dama premurosa e innamorata , nonostante le sue stravaganze ed altro, gli portò una tazza di brodo che lui rifiutò dicendo di avere lo stomaco chiuso per il nervosismo. La consorte visto che non riusciva a calmarsi e a riposare gli porse un libro preso a caso nella fornitissima biblioteca consigliandogli di leggerlo, sicura che si sarebbe addormentato come aveva sempre fatto alla sola vista di un libro. Quella sera invece, causa le preoccupazioni ,non si addormentò incominciò a leggere stentatamente in quanto per lui la cultura era tempo rubato all’esercizio del potere. Il libro era l’Odissea. Alle prime pagine pensò : Ma chi è questa gente di cui non ho mai sentito parlare ma che me ne importa di fatti successi secoli fa! E così sfogliava e leggeva qualche frase ad ogni capitolo. Così facendo arrivò al capitolo che narrava di Penelope che per resistere alle proposte di matrimonio dei suoi superbi pretendenti aveva promesso di sposarli quando avesse finito di tessere il velo nuziale con le proprie mani. Biasox si illuminò in volto e nonostante leggesse stentatamente per le sue note carenze culturali, comprese benissimo il significato e immediatamente progettò un piano analogo per risolvere i problemi che lo assillavano e si addormentò profondamente . Svegliatosi riposato convocò i suoi valvassini informandoli che avrebbe risolto personalmente il problema di dove depositare lo sterco e di dare notizia ai servi della gleba che la soluzione era ormai questione di pochi giorni . Così incominciò a tessere la sua tela dicendo che avrebbe firmato l’editto dell’ubicazione del sito a condizione che i proprietari fossero d’accordo. La mattina indicava un sito e la sera, tramite suoi fidati tirapiedi aizzava i proprietari a protestare per non farlo realizzare guadagnando per ogni sito indicato una settimana . Indicò Carabottolis, Cascanum, San Biagius,strada consolare Appia , fiume Riello, Santa Fortunata, tutti contestati dai proprietari o dai confinanti e lui era costretto a strappare l’editto e prepararne un nuovo . Finalmente il console generale del regno per lo sterco aprì un grande deposito a poche leghe di distanza dalla contea . Biasox si adoperò a far pulire la contea in pochi giorni facendo trasportare tutto lo sterco che si trovava nelle strade della contea nel sito indicato. Tutti gli riconobbero il merito di aver fatto il possibile per risolvere la terribile crisi ma di non esserci riuscito prima per colpa di altri. E così tra i salamelecchi dei valvassori e dei valvassini e gli applausi dei servi della gleba continuò a regnare per tanti anni ancora.

Il Conte del Grillo




martedì 5 febbraio 2008

Ovvio ma terribile


L’emergenza rifiuti, diversamente da qualche settimana fa, è scivolata vertiginosamente nel dimenticatoio mediatico, diventando una vicenda normale appartenente al folklore campano. Giornali nazionali e locali, così come le reti televisive, giorno dopo giorno, delicatamente sono passati alle vicende di Carla Bruni tralasciando lo schifo campano. E dico questo tralasciando il fatto che i mezzi di comunicazione, oltre che dedicarsi ad una cronaca parassitaria, hanno ben pensato di non indagare sui responsabili e le dinamiche profonde di tale vicenda. “E’ colpa della camorra!” Sono queste le parole che hanno caratterizzato il dibattito inerente a tale faccenda, senza interrogarsi quali siano le vie d’accesso dei camorristi, chi siano i referenti e chi ha aperto le porte a questi pezzi di merda. Tutti contro la camorra e intanto alla fine dei conti secondo il mio punto di vista saranno proprio i clan a “risolvere” il problema. I rifiuti sono stati il collante perfetto che ha unito una volta e per tutte camorra e politica ma nonostante ciò si fa finta che i due mondi sono lontani e antitetici. Una politica che ha preso le metodologie della camorra o viceversa? Ciò che alla fine ne rimane e che il nostro territorio è stato ucciso. Tornando su Carinola, che non è esclusa dal circolo della merda, posso solo dire che siamo giunti alla fine. Siamo cadaveri che camminano, zombi narcotizzati privi di qualsiasi brutale voglia di sopravvivenza. Siamo delle vittime anzi schiavi di un sistema lontano miglia e miglia dalla più piccola idea di civiltà. Un territorio agricolo offeso e massacrato dalle dinamiche camorristiche. Proprio così: siamo stati uccisi e sconfitti dagli affari dei pochi. La politica ha sempre guardato prima alla preservazione della propria posizione, poi al consolidamento della stessa posizione e quindi agli affari propri che riflettendosi sull’altro ne afferma i primi due punti. Un gioco risaputo che oggi sta palesando tutta la vergogna della nefandezza dei nostri rappresentanti. A Carinola non c’è mai stata la volontà di uscire da questi giochi: basti pensare al fatto che non si è mai voluti uscire dal consorzio Ce4 nonostante non vi è mai stato un servizio accettabile, nonostante i suoi rappresentanti sono indagati per infiltrazione camorristica. Perché? La risposta non così difficile in quanto c’è l’opportunità di dare qualche posto di lavoro, impiegare qualche delegato nell’organico amministrativo guadagnando voti e rinforzare la propria posizione amministrativa. Ovvio ma terribile. Un territorio che potrebbe vivere semplicemente utilizzando la sua storia le sue tradizioni, la sua agricoltura. Invece i nostri terreni saranno con il passar del tempo tanti munnezzai. Prima Selleccola, oggi i terreni vicino alle pesche tra il carcere e la stazione domani magari a casa tua. Ormai la frittata è stata fatta e bisogna assolutamente raccogliere la spazzatura ma alla fine chi ha perso siamo noi. La volontà di guarire non c’è perché la speculazione sulle medicine è altissima, basta pensare allo schifo che si è fatto con Carabottoli dalla fine degli anni novanta fino ad oggi: prima discarica, poi oasi ecologica (con anche diverse proposte di farci parchi per bambini!!!), quindi discarica e alla fine nuovamente oasi. Decidetevi! Adesso sarà costruito un buco e spacciato come sito a norma arricchendo il costruttore di turno. E’ così quando in un mondo di pazzi il sano propone la cura quest’ ultimo è destinato o all’estinzione o alla omologazione. Volevo dire delle cose ma alla fine ne ho dette altre ma ciò che mi rimbalza nella mente dopo tutto è semplicemente odio odio odio per le facce di zoccola che hanno permesso tutto questo e che alla fine saranno portati in trionfo.

DePOPa




Nota del Quiquiri'. Si consiglia di leggere questo articolo apparso sul CORRIERE DELLA SERA nel quale viene citato diverse volte Carinola badate pero' che non si tratta della Rubrica della Citta' della Domenica (leggetevi il programma elettorale che porto' l'attuale amministrazione alla vittoria nel 2003).

lunedì 4 febbraio 2008

La Grotta dei Briganti e il Ponte Romano: quando la storia ha il sapore di leggenda.


Qualche giorno fa, alcuni di voi hanno mostrato grande interesse per la Grotta dei Briganti e per il Ponte Romano, erroneamente definito etrusco, situati a poca distanza l’una dall’altro nelle campagne di Casanova. Ebbene, per chi è interessato a questi luoghi è giusto abbia le informazioni corrette.
La Grotta dei Briganti non è una vera grotta, ma è in realtà la bocca d’uscita di un lunghissimo budello sotterraneo per il deflusso delle acque piovane che, insinuandosi nella Grotta di Santa Venere circa 500 metri più su, defluivano nel canale in cui si trova la grotta.
Se infatti osservate bene, noterete che la grotta ha la sua apertura in un canale il quale, fiancheggiando l’attuale casa del prof. Daniele, convogliava le acque nel Rio Malerba. Certo, oggi le cose sono un po’ cambiate, ma tutto è ancora lì. Se poi osservate ancora meglio l’interno della grotta, noterete che la conformazione della stessa è quasi a triangolo: la base più ampia e la volta più stretta. Questa conformazione è propria delle gallerie scavate dalle acque nel corso dei millenni per farsi strada verso un’ uscita.
La storia vera e propria, da cui la grotta prese quel nome così affascinante, risale al settecento, al periodo in cui scorrazzava nelle vostre campagne il famigerato brigante Michele Pezza, meglio conosciuto come Fra’ Diavolo.
Fra’ Diavolo imperversava sul confine tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio e non risparmiava i vostri luoghi che, essendo così vicini al Real Cammino (l’ Appia) su cui praticava le sue imboscate, gli offrivano un’ ottima via di fuga. Fu proprio lui a scoprire l’esistenza di quel budello sotterraneo e ad usarlo per i suoi attacchi o per le sue ritirate. Insieme alla sua banda, compariva e scompariva all’ improvviso nelle vostre campagne e nessuno sapeva da dove fosse spuntato o che fine avesse fatto. Poi qualcuno notò i suoi movimenti e così si iniziò a chiamare quel budello Grotta dei Briganti. Queste informazioni erano ben conosciute dai vostri trisavoli e bisnonni, peccato che non le hanno mai tramandate abbastanza e sono andate perse.
Durante l’ultima guerra, la grotta fu usata dai vostri parenti come nascondiglio quando cadevano le bombe o quando i tedeschi rastrellavano il paese in cerca degli uomini. Qualcuno vi praticò anche un’uscita laterale di sicurezza da usarsi in caso di bisogno, ma purtroppo la grotta fu anche murata verso il fondo. Oggi non è possibile esplorarla più di tanto perché, ad un certo punto, ci si trova di fronte un muro di blocchi di tufo che impedisce di andare oltre. Peccato! Sarebbe stato bello esplorarla, magari con degli speleologi, e ritrovarsi a Santa Venere! Una bella metropolitana naturale d’altri tempi!
Il Ponte Romano a schiena d’asino, situato anch’esso sullo stesso canale, è la conferma che in quel luogo scorreva acqua. Il ponte univa e unisce appezzamenti di terreno, ma non viene più usato perché altri sentieri vengono praticati. Dovreste però tenerlo più pulito e curato o rischiate di perdere questa bella testimonianza del passato!
Da quel ponte, a metà ottocento, capitombolò don Tommaso Mazzucchi col suo cavallo. Inseguito dai briganti (più recenti questa volta, forse la banda di Francesco Tommasino), i quali volevano prenderlo in ostaggio per chiedere un riscatto, don Tommaso si diede a galoppare a rompicollo attraverso i terreni per non farsi prendere e, passando a tutta velocità sullo stretto ponte romano, cadde giù insieme al suo cavallo. Non potendo trascinarlo via, i briganti lo abbandonarono a se stesso. A ricordo di quell’avventura, don Tommaso zoppicò per tutta la vita.
Il fascino della storia! Purtroppo non ho documenti scritti da mostrarvi; tutto è però verificabile in loco. Mi affido anche ai commenti di chi ha altre notizie sulla grotta e sul ponte così si potrà ampliare questa pagina di storia così suggestiva e affascinante.
Alla prossima pagina.

CLIO


 
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