mercoledì 27 febbraio 2008

Votare o non Votare?

“Votare o non votare?”. E' questa la domanda che in questi giorni mi assilla più di tutte. Ed è questa la domanda che mi porta per la prima volta, da giovane studentessa che sente ormai l'esigenza di capirci qualcosa del quanto mai intricato mondo dell'arte di governare, a una riflessione sullo stato attuale della politica del Bel Paese e sulla politica in generale.
Dalle considerazioni di giovani amici e conoscenti sul tema non emerge altro che disillusione accompagnata da sfiducia, risentimento nei confronti di politici che non sono in grado di risolvere piaghe come quella dei rifiuti in Campania, perché ormai troppo adagiati sugli allori di una vita che più che di politici sembra essere quella di uomini dello spettacolo, meritevole di copertine di settimanali di cronaca rosa, piuttosto che di quotidiani.
Non è difficile constatare che i giovani di oggi si sentono lontani e inadeguati rispetto a un sistema politico che ormai cammina col bastone.... quanto è vecchio il mondo politico italiano? Troppo, direi, e sarebbe fin troppo comodo scaricare la colpa sulla paralisi che investe i giovani, sul loro disinteresse e la loro mancanza di ideali, dato che anche volendo partecipare alla vita politica, si vedrebbero messi inevitabilmente i bastoni tra le ruote dalla “vecchia”, seppur ancora dominante, classe politica. C'è il bisogno urgente di una rigenerazione. Ma non è solo questo il problema.
Oggi ascoltare il discorso di un politico di destra o quello di uno sinistra non sembra fare differenza, visto che ciò che ne viene fuori sono per lo più attacchi e critiche alla fazione opposta. Ebbene, dove sono finiti i valori che animavano le grandi ideologie del passato? La risposta più immediata sarebbe che sono stati rimpiazzati da nuovi, che non hanno un colore politico preciso, visto che la destra come la sinistra al governo oggi sembrano muoversi entrambe secondo le logiche dell'opportunismo, la menzogna, il clientelismo.
Stiamo assistendo all'avanzare di un'oligarchia moderna, che agisce più o meno subdolamente a discapito dei più. Quello che però mi lascia tanto stupita è il fatto che spesso mi senta l'unica a pensare che esistono, al di là di ogni ideologia politica, dei valori universali che tutelano non solo l'imprenditore o l'impiegato statale, ma l'uomo in generale e che stanno sempre più passando in secondo piano. Uno di questi è il buon senso, quell'aurea mediocritas oraziana, il senso dell'equilibrio e della misura delle cose.
Sarà forse questo buon senso che mi spinge a pensare che forse l'estremo rimedio ai mali estremi del nostro Paese è quello di starmene a casa, magari a leggere Il Signore Delle Mosche, il 13 aprile?
Deianira

 
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