mercoledì 19 marzo 2008

Abner, il generale del conte Biasox


Era tempo di quaresima, le giornate uggiose ma non troppo fredde trascorrevano lente nella contea di Calenum, dominata dal potere illuminato del conte Biasox e dai suoi valvassori, Vassalli e paggi. Era tempo di preghiera, di meditazione e di penitenza. Penitenza per chi aveva commesso dei peccati, perciò per tutti escluso Biasox, che in quanto unto del Signore non aveva mai sbagliato. Arrivarono i frati, che ogni anno predicavano la passione, ospiti del conte (inutile dirlo, a spese delle casse della contea). Ogni sera proponevano l loro sermoni invitando gli astanti alla preghiera e alla meditazione. In prima fila il conte Biasox da solo, ricoperto di un mantello viola fattosi confezionare per l’occasione, e tutti gli altri seduti due file dietro. La prima sera, dopo la predica, il frate diede a tutti loro una bibbia invitandoli a leggerla ogni giorno.

Quella stessa sera il conte Biasox, ritiratosi nel suo studio per pensare e trovare ispirazione per tramare, buttò via il libercolo dei monaci e si accomodò sulla sua poltrona preferita. Dopo un attimo si alzò e dalle immense scaffalature piene di libri del suo studio prelevò una bibbia con tutte incisioni d’oro, sfogliandola per conciliare il sonno. Leggendo col suo stile personale di saltuario, cioè quello di leggere ogni tanto e saltando le pagine, fu attratto da quel libro per lui sconosciuto, in particolare quando trattava di inganni, lotte politiche, assassinii, senza curare logicamente le preghiere. Sfogliando sfogliando fu colpito da un nome: Abner, omonimo del suo consigliere legal-finanziario, Abner da San Ruosi. Quella sera non si addormentò subito e lesse tutta storia di Abner, a modo suo ovviamente. Abner era il generale e consigliere di re Saul, ma brigava con Davide per fregargli il trono anche se si mostrava fedelissimo e combattendo i sostenitori di Davide con perdite di molti soldati. Alla fine Saul fu sconfitto e Abner passò con gli avversari, diventando consigliere e generale di Davide quando questi diventò re.
Biasox trasalì e si preoccupò, pensando al suo di Abner, persona alquanto malfidata nonostante i salamelecchi e gli elogi in cui si sperticava in sua presenza. Il passo successivo lo rasserenò alquanto quando lesse che gli altri consiglieri di Davide dopo poco tempo gli interruppero la nuova carriera ammazzandolo. Quella notte il conte Biasox non dormì fino al mattino, siccome si doveva svolgere il suffragio elettorale per decidere il suo reggente il passo della bibbia per lui era stato un avvertimento mandatogli dall’alto di vigilare sul suo infido consigliere Abner. Il duca Giano de’ Fontanavecchia aveva riunito parecchie truppe pronte a combattere contro di lui, oltre ai vecchi nemici, Aldo de Previdenza, Marcantonio il Russo , Mattia il Gerarca e valvassini vari: si era unito a loro anche l’ex cerusico di corte don Luis De Santa Cruz. che vantava un discreto manipolo di servi della gleba. Biasox si preoccupava per il suo Abner, persona incline al tradimento per il potere, lui lo conosceva bene perché simile a lui, anche se inutile dirlo, meno capace. Solo il mattino riuscì a trovare la soluzione al suo cruccio e fece convocare Abner. Appena giunto al suo cospetto Abner si prodigò nei suoi soliti apprezzamenti per l’opera del conte e questi per la sua, sapendo entrambi di prendersi in giro in quanto si detestavano a vicenda. Dopo i salamelecchi di rito, Biasox gli chiese di scendere in campo personalmente contro Giano de Fontanavecchia. Abner, preso alla sprovvista, restò interdetto e farfugliò alcune scuse insensate per non accettare. Il conte Biasox allora gli propose che gli avrebbe dato tutti i servi della gleba che aveva a Nocellum che per suo ordine avrebbero combattuto al fianco di Abner. Sentita la proposta, oltre alla conferma nella sua carica e la partecipazione nei futuri affari della contea ed anche nell’affare dei sepolcri, subito cancellò i suoi dubbi e si inginocchiò giurando fedeltà eterna. Allontanatosi Abner, la consorte di Biasox con tono dimesso gli fece notare che i suoi servi della gleba li aveva promessi già ad altri valvassori, principalmente a quelli di Kasanovia, i quali si trovavano in forte difficoltà in quanto Giano de Fontanavecchia era acquartierato in quella contrada. Biasox con tono amorevole e comprensivo le spiegò che per vincere doveva prometter tanto a molti e dare poco a pochissimi, e che tradire chi è pronto a tradire come Abner da San Ruosi non è peccato. Felice per l’accordo raggiunto e fidando sulla fedeltà assoluta della consorte continuò dicendole: “i miei valvassori, valvassini, paggi e servi della gleba che ho campato in questi anni di regno devono passare agli ordini di Biasox II . Dopo la reggenza di Antimus Mutus, che si cercherà di far durare il più breve possibile, se necessario ricorrendo all’assassinio giudiziario, deve salire sul trono della contea di nuovo un Biasox, che lo deve tramandare agli eredi nei secoli dei secoli.
Il Conte del Grillo

 
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