martedì 4 marzo 2008

Biasox, il PRINCIPE della politica - parte seconda


…segue dalla puntata precedente….

…Arrivò il giorno in cui si sarebbe dovuto decidere il candidato alla successione del conte Biasox , il quale logicamente sarebbe stato anche il capo dei suoi valvassori. A tale scopo il conte riunì tutti i valvassori che facevano parte del gran consiglio della contea nella sala del trono, che era posizionato cinque gradini più in alto di dove erano seduti loro. Biasox prese la parola e incominciò, come sua abitudine, un discorso insensato e insignificante, ma invece di essere inconcludente come al solito questa volta lo chiuse indicando come suo successore Antimus Mutus .

In verità, una giustificazione se l’era inventata, e cioè che per la rotazione delle cariche fra i vari contadi spettava al borgo di Casalibus. Il Conte era infatti originario del contado di Nocelletum de Carabottolis, e il quello antecedente a lui di Kasanovia. Per questa ragione la sua indicazione era inattaccabile. Non aveva pero’ finito di profferire l’ultima frase che il duca Giano de Fontanavecchia e il cerusico di corte don Luis de Santa Cruz scattarono in piedi inveendo contro il conte con la mano stretta sull’elsa della spada, quasi col gesto di usarla contro di lui.
Il duca Giano subito si allontanò dalla sala e corse ad allearsi con gli oppositori del conte, con i quali già da tempo era in combutta. Il dottor Luis invece accusò il conte di non mantenere la parola data e addirittura gli disse che mentre lui poteva guardarlo negli occhi il conte non poteva fare altrettanto. Il conte lo assecondò ed effettivamente abbassò lo sguardo, per dargli l’impressione che si vergognasse, debolezza a lui sconosciuta. Dopo aver ripetuto un altro paio di frasi sconnesse anche don Luis abbandonò la sala. A questo punto anche Abner da San Ruosi dichiarò di schierarsi con gli oppositori ed anche lui lasciò la sala, ma guardandosi bene dal farsi sfuggire qualche parola sconveniente.
A questo punto tutti valvassori incominciarono a piagnucolare perché preoccupati dell’esito del suffragio, visti i tre importanti alleati che avevano perso. Perfino Antimus Mutus pronunciò una mezza frase di sconforto. Il conte Biasox si alzò dal trono e li rincuorò dicendo solennemente: “finché sarete con me, della parola sconfitta non conoscerete mai il significato!”. Rivelò poi che artatamente aveva creato quella situazione, per liberare un paio di posti a favore di persone più leali, a lui chiaramente. Precisò che parlava di due e non di tre poiché sapeva benissimo che Abner da San Ruosi recitava la parte dell’oppositore per farsi confermare nella carica di consigliere legalfinanziario. Continuò col dire che don Luis de Santa Cruz lo aveva già sostituito con il dottore delle piante don Franciscus de Giallibus abile professionista che avrebbe raccolto molti più suffragi in quanto i servitori della gleba tenevano più alla salute delle loro piante che alla propria. Poi li informò che aveva già sostituito il duca Giano con il dottor Salvo da Sinuessa, denominato così perché esercitava la professione di medico in un lazzaretto di Sinuessa. Qualcuno gli osservò che a lui risultava che questi aveva sempre parteggiato per la fazione avversa, Il conte Biasox rispose: “adesso verrà con noi!” ed accompagnò la frase con un ghigno beffardo e ammiccante.
Continuò col dire: “combatterà per me per due ottimi motivi, primo perché gli ho elargito delle generose prestazioni nel palazzo di giustizia, ma principalmente perché ho siglato un patto con un suo parente stretto che è anche il suo sponsor politico”. Aggiunse: “sono sicuro della cosa in quanto lo sponsor è soprannominato Giuda Iscariota, con una differenza da quello del vangelo: a quello i 30 denari per farlo tradire gli si dovettero dare, a questo basta prometterglieli. Per esagerare ho ingaggiato anche il mio acerrimo nemico Lorenzino da Nocellum, soprannominato l’esattore verde, nonche’ il simpatico oste della locanda di Santagnellum, dove potremo andare a festeggiare dopo la vittoria, e senza pagare addirittura!”
Tutta la platea, fino a quel momento ammutolita dall’abilita’ del conte, si lasciò andare ad una fragorosa risata liberatoria e nello stesso tempo di approvazione per i suoi piani. A questo punto prese la parola la marchesina Elisa de Corpusbufalorum che con tono confidenziale e nello stesso tempo deferente gli chiese: “Paascà!! (a lei e pochi altri, tra cui Joannes de Bufalaris, era permesso chiamare il conte con il suo nome di battesimo), con tutte le nefandezze che abbiamo combinato in tanti anni sei sicuro che i servi della gleba ci voteranno?” E a quel punto il conte Biasox, muovendo la testa e le mani con un movimento sincronizzato e con tono sicuro e allo stesso tempo paternalistico, le disse: “ci voteranno, ci voteranno, altrimenti non sarebbero servi della gleba!”
A quella affermazione, espressa con tanta sicurezza, tutti sguainarono le spade e, depostele ai piedi del trono del conte, urlarono con quanto fiato avevano in gola:
“VIVA IL CONTE BIASOX! LUNGA VITA A LUI E AL NOSTRO RE ANTONIO AFRAULANO DE SCAMPIA”
e regnarono per tanti anni ancora.




IL CONTE DEL GRILLO

 
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