martedì 4 marzo 2008

La strana funzione giudiziaria del Castello di Carinola


Passando per Carinola, nessuno nota più i ruderi nell’angolo destro della piazza del mercato. Oramai sono talmente parte integrante del paesaggio che gli occhi sono abituati a guardarli senza vederli. Non tutti i carinolesi sanno che quei ruderi appartengono all’antico Castello normanno che ha fatto la storia del vostro comune. Peccato!... Certo ben poco è rimasto dell’ imponente Castello che dominava su Carinola a partire dal medioevo. Poi il tempo, l’ incuria e gli eventi naturali e bellici hanno distrutto questa bellissima testimonianza della vostra storia. Ma non è stato sempre così. Il Castello ha avuto il suo lungo periodo di gloria e, quando la gloria è tramontata, è stato adibito a usi più consoni alla sua mole. E a quale uso poteva destinarsi un edificio così solido e massiccio? …be’, a quello di carcere, naturalmente.

E tutti pensate che ci venivano rinchiusi malandrini, assassini, furfanti o briganti… Niente affatto! Nel Castello venivano incarcerati non solo uomini di malaffare ma anche animali.
Si, avete capito bene. Animali.
Essi venivano sequestrati ai padroni che infrangevano le leggi sul pascolo e custoditi nel Castello fino a quando i proprietari, per riaverli, non pagavano una bella cifra, proprio come si fa oggi per il sequestro delle auto o dei motorini! Eccovi una straordinaria testimonianza del 1764 di quella strana funzione giudiziaria del Castello.
Sono sicura che, dopo averla letta, guarderete quei ruderi con occhi diversi.

“Gio:Battista Bocchino di questa città di Carinola, dichiara essere bracciale, di età sua d’anni sessanta…
Super 1° articulo dichiaro io di aver di continuo praticato per varii miei affari di campagna nella Tenuta denominata dell’Ancogna, posseduta dalli eredi del fu don Antonio Di Lorenzo che, per lo spazio di molti anni, si è tenuta in affitto dal M.co Giovanni Moscato della città di Aversa, che l’ha poi terminato a Settembre dell’anno scorso millesettecentosessantaquattro…So benissimo che il detto Giovanni Moscato tenea sopra li erbaggi della Tenuta una grossa industria di animali, così bufalini, come vaccini, giumentini e porcini (sic!) e so benissimo ancora che tali animali molte volte scanzavano a danneggiare sopra i territori dei padroni confinanti, in particolare degli affittuari della fida delle erbe agrestre che sono dell’ill.re duca di Mondragone, utile padrone di questa città di Carinola….Spesse volte, detti animali sono stati incarcerati e portati nelle carceri di questo Castello Ducale di Carinola, o con ordine della Corte della Baglina o della Corte Ordinaria della medesima, come nel giorno trenta del mese di Agosto di detto passato anno, ricordo benissimo che furono condotte nelle carceri del Castello di questa predetta Città circa sessantacinque giumente dell’affittatore dell’Ancogna sig. Giovanni Moscato ed essere state trattenute nelle carceri per lo spazio di quattro giorni continui… e viddi ancora che il carceriere, Domenico Pari, mio paesano, le governava col fieno, che li dava a mangiare, sebbene non so in che quantità, e mi ricordo benissimo ancora, che il giorno diciotto del mese di Settembre del detto passato anno 1764, furono nuovamente incarcerate circa ventiquattro bufale, e cinque vacche ed un vitello e circa nove porci del suddetto Giovanni Moscato e furono condotti nelle carceri di questo Castello Ducale, anche per causa di danno ed essere state incarcerate in detto carcere fino al diciotto di detto mese di Settembre, come più e diverse volte viddi tali animali carcerati, e dopo tal spazio di tempo, intesi che detti animali erano stati escarcerati per ordine della Gran Corte della Vicaria al quale effetto venne in questa città uno scrivano della medesima, chiamato don Gregorio Poderigo, con essere restate bensì, per quanto mi ricordo, in potere di detto carceriere Dom.co Pari due vacche ed un vitello per sicurtà di quello che li spettava, così per la spesa da lui fatta a detti animali di fieno, guardia ed altro, come per li suoi deritti.
Super 2° articulo….
Super 3° articulo, mi ricordo benissimo che le suddette due vacche e vitello rimasero in potere di detto carceriere Dom.co Pari, a capo di pochi giorni furono liberate con ordine, per quanto si disse, della S.R.C. (Suprema Real Corte), e si disse ancora, come io intesi dire, che il detto carceriere Dom.o Pari non era stato soddisfatto di quello che gli spettava e intesi ancora da lui stesso, che non era stato pagato, e tuttavia sin’oggi ho intese le sue lagnanze.
Super 4° articulo, so benissimo ancora, e si sa da ogni uno di questa città e luoghi convicini, che in detto mese di Settembre dell’anno scorso millesettecentosessantaquattro, in questa stessa città, il fieno si comprava e si vendeva a grana tre il trocchio, quale era di peso di circa rotola sei, e la paglia si vendeva a grana trenta il cantaro.
Super 5° articulo so benissimo ancora e si sa da ogn’altro cittadino mio compaesano che è stato sempre solito da tutti i carcerieri di questo predetto Castello di esiggersi grana 5 per ogni pezzo di animale grosso in ciascuna notte ed altrimenti in ogni giorno di modo che compone un carlino fra le 24 ore, e per gli animali piccoli un grano a pezzo la notte ed un grano al giorno, che nelle 24 ore fanno grana due per ogni animale piccolo; e so benissimo ancora che a detti carcerieri, osiano castellani, si sono pagati sempre carlini due per ogni carcerazione di animali, o che sia uno o più, ed oltre a ciò, si sono pagati carlini due a soldati per la cattura, e carlini 5 quando sono stati carcerati dalli Guardiani della Difesa; quel denaro so che devesi anche pagare conforme (come) è stato sempre solito da detto carceriere, o già castellano, il quale poi se li ripete dalli padroni delli animali carcerati; ed oltre a ciò, si deve pagare ancora separatamente come è stato sempre solito al detto carceriere o già castellano, la paglia e fieno che somministra a detti animali come si è sempre praticato e si pratica nei paesi convicini, anzi più esorbitatamente in alcuni luoghi. E della maniera spiegata di sopra sono stato sempre solito io praticare ed esiggere per lo spazio di diciotto anni continui, che ho tenuto l’affitto delle Carceri di questo predetto Castello Ducale, e ne terminai l’affitto circa sedici anni sono….

Fonte: Archivio di Stato di Caserta – Tribunale di prima istanza.

CLIO

 
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