martedì 8 aprile 2008

La tassa sul morto


La campagna elettorale a Carinola è in pieno svolgimento. Come molti prevedevano, è in atto uno scontro frontale tra le due fazioni in lizza. E’ una guerra civile, nel senso che si svolge tra la stessa parte, e come tutti sanno sono le guerre civili sono le più cruente. Tra tutti i temi trattati, pubblici e privati, immancabile in ogni intervento è l’affare cimiteri. Ormai tutti sono convinti che di affare si tratta viste le cifre che sera per sera vengono rivelate, con i più maligni che si sbizzarriscono a conteggiare percentuali tecniche e mormorando cifre assurde. Un fatto è assodato: erano TUTTI d’accordo a combinare l’affare tenendo all’oscuro i cittadini. Come affermato dal sindaco uscente, tutti sapevano, opposizione compresa, e la sua è sembrata più una accusa di complicità che non di informazione al popolo. Così, grazie alla campagna elettorale e grazie alla rottura che si è creata nella compagine amministrativa uscente, gli ignari cittadini sono stati informati che, oltre le tasse comunali altissime che pagano da vivi, dovranno versare tasse erosissime anche da morti, trisnonni compresi. Forte è stata la reazione della popolazione, che ha inveito e protestato contro questa nuova prepotenza ed una grande maggioranza ne ha chiesto la cancellazione immediata. La parte che fa finta di non interessarsi alla cosa sono quelli strettamente legati al carrozzone comunale, che su parte di quei soldi in qualche modo pensano di metterci le mani. L’azione sostenuta da numerosi e generosi giovani si è concretizzata con una raccolta di firme, sembra più di 1500, in cui si chiede la revoca della ignobile tassa. Con la stessa petizione è stata richiesta la revoca della convenzione con una ditta a cui deve essere versata .

Da notare che questa ditta, che è già in affari pluriennali con l’amministrazione Di Biasio, con questa convenzione avrebbe il monopolio dei servizi comunali. Alle richieste popolari Di Biasio , spalleggiato dalla sua lista ,sta proponendo una serie di atti e scuse insensate che ci hanno fatto tornare ai tempi della monnezza di via Vaglie. Come allora infatti le persone comuni sono bombardate da un cumulo di notizie false, vere, parzialmente false e parzialmente vere, date con l’unico scopo di guadagnare tempo.
Prima cosa il sindaco ha convocato le Congreghe, che rappresentano molte famiglie e molti voti, e li ha rabboniti con un metodo collaudato: garantendo loro che non erano toccati dal provvedimento. Con le doti di imbonitore che si ritrova li ha subito raggirati. Dopo ha sguinzagliato i suoi professionisti a spiegare in ogni angolo del comune che un atto una volta firmato non si può revocare, pena il fallimento del comune per rispettare le clausole vessatorie che lui ha firmato con l’accordo di tutti. Qualcuno che si professa imparziale, ma che in realtà non sembra, e’ arrivato a dire citando fonti legali, che il consiglio comunale non ha il potere di revocare gli atti del sindaco e della giunta, facendo volutamente confusione tra potere amministrativo e potere politico, il quale è sempre al di sopra di tutti gli altri ed è detenuto inconfutabilmente dai consiglieri rappresentanti di tutto il popolo. Una volta votata la revoca della tassa sul morto e relativa convenzione dal consiglio comunale, qualsiasi avvocato potrà dimostrare l’illegittimità dell’atto amministrativo, in quanto redatto contro la volontà del popolo. Il sindaco queste cose le sa bene e come per la faccenda rifiuti cerca di non convocare il consiglio. Oltretutto la convocazione del Consiglio è una responsabilità del suo presidente, e molto probabilmente quello in carica non lo sa nemmeno. Il traguardo per concretizzare l’affare è vicino: il 13 Aprile, ultima data utile per tenere il consiglio comunale. Dopo, in caso di vittoria, con i consiglieri comunali amici sarà una passeggiata. Riuscirà la parte sana della popolazione insieme ai giovani onesti di Carinola a far fallire l’affare che hanno architettato? Se si resta uniti per uno scopo nobile si vince, come fu per le ecoballe a Casanova, senza guardare in faccia alle appartenenze politiche, ma pensando a niente altro che ai nostri di diritti di cittadini e contribuenti.

 
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