lunedì 30 giugno 2008

Gli avvocati digitali

Il mestiere dell’avvocato è uno dei più rispettati ma soprattutto temuti. Secondo solo a quello del medico, il quale come sappiamo bene ha in mano la tua vita o la tua morte, l’avvocato di solito si accontenta di molto di meno: i tuoi soldi, la tua casa, la tua libertà.
E’ un mestiere necessario, per l’amor di Dio! Ognuno ne avrà dovuto ringraziare uno nella sua vita, per avergli fatto scampare un guaio, qualcuno li avrà anche ammirati ascoltandoli declamare articoli del codice civile e penale a memoria, come se fossero delle preghiere ma rivolte a un Dio molto, molto più terreno.
Tuttavia, fare per lungo tempo il mestiere di avvocato può avere delle controindicazioni. Avere a che fare quasi tutto il giorno con persone, per lo più semplici, che pendono dalle proprie labbra, è pericoloso, perché può dare un senso di onniscienza che, come sappiamo bene, non appartiene a questo mondo. E allora ecco che vedi avvocati uscire, anche se solo virtualmente, dai propri studi polverosi per cimentarsi nella lectio magistralis più gradita: quella senza contraddittorio. Stanchi di essere continuamente ribattuti nelle aule di tribunale, cercano nuovi luoghi, dove poter dare sfogo all’irrefrenabile voglia di profondere nozioni e scienza… non senza qualche caduta di stile.

Sorvolando questo discorso, mi è capitato di cercare Carinola su internet e mi sono imbattuta in un sito che si autodefinisce blog, ma che non accetta commenti (contraddizione in termini per chiunque frequenti anche saltuariamente la rete), o in un altro che si gloria di aver raggiunto 150.000 visite, chiamando visite quelle che in realtà si definiscono page views, ossia le pagine visualizzate prese singolarmente (per fare un esempio, il Quiquiri’ di page views ne ha avute nell’ultimo anno 237.000 circa).
Che dire, sono contenta che sempre più persone si avvicinano alla rete e scelgono di condividere le proprie idee e conoscenze in questo nuovo mondo, ma avrei un solo consiglio da darvi… non portatevi appresso i vizi della vita reale anche nella vita virtuale: gli internauti non sono così babbioni come i vostri clienti!

La guercia (con un occhio dietro la nuca)

domenica 29 giugno 2008

gli angeli, lucifero e le ciliegie


Un bel giorno, il buon Dio si rivolse ai due Angeli ai piedi del suo trono e disse: “Uagliu’, ho fame! Andate un po’ sulla Terra e portatemi della frutta… ma senza pressa, tantu ce sta tiempu!” I due Angeli lasciarono il loro posto e scesero sulla Terra a cercare un po’ di frutta. Girarono in lungo e in largo, ma non trovarono nulla di loro gradimento. Nessun tipo di frutta era degna di essere portata al Signore. “Ma questi uomini – disse il Primo Angelo – non riescono a fare mai niente di buono! Ci penserò io. Solo la mia perfezione potrà far crescere della frutta da Dio”. Decise così di lasciare il suo compagno, che si attardava a chiacchierare con gli altri, e ritirarsi a coltivare frutta. Il Secondo Angelo ci rimase male, lo pregò più volte di non lasciarlo solo in quella Terra ancora selvaggia, ma quello non volle ascoltarlo e se ne andò.
Prese dimora su un’isola deserta in mezzo al mare, alzò dei recinti altissimi per non lasciar entrare nessuno, chiuse a chiave tutti i cancelli d’accesso e iniziò a coltivare una piantina. Arò, seminò, potò e irrorò fino a quando la piantina non fu adulta e ben solida.
Dopo il tempo necessario, la pianta diede i suoi frutti: delle petulane bellissime, gialle, vellutate, profumate. Solo a guardarle veniva voglia di mangiarle

L’Angelo, soddisfatto di se stesso, ne raccolse tre, le mise su un vassoio d’oro e le portò al Signore. Quando il Signore le vide, esclamò: “Azz! Che meraviglia per i miei occhi e per la mia fame!” e cominciò a mangiarle. Ma riuscì a mangiarne solo una. Subito si sentì lo stomaco pesante, come se invece di una pesca avesse mangiato un mattone. “Neh uaglio’, nunn’è che l’hai pumpate troppo?” chiese all’Angelo. “No, mio Signore. Quanto basta!” “ E che sentimenti hai usato per irrorarle?” “Devozione, costanza e tenacia. Tutto ciò che ti piace e ti fa bene”. “Uhmm, sarà! Ma a me sembra che questa pesca abbia un po’ il sapore di una Mela, e ha un profumo particolare che mi sta dando la nausea… mi ricorda un po’ la puzza di Lucifero! Non è che tu…ci hai messo dentro un po’ di superbia?” “No, Signore, ma cosa dici?” “Dico che mi fa male lo stomaco. Va’, vatt’assetta’!”
Dopo qualche giorno, ritornò anche il Secondo Angelo. Aveva tra le mani un grosso paniere di giunco e dentro c’erano delle ciliegie: poche, brutte e bitorzolute. Facevano pena solo a guardarle. Il buon Dio le guardò e poi esclamò: “Sant’Antonio! E addò l’hai pigliate cheste? A Casale?”. “No, mio Signore. A Casanova.” “E cheste piante tennu a Casanova?… O sei tu che non ti sei dato da fare? Dimmi la verità…”. L’Angelo abbassò la testa e rispose: “ E’ vero mio Signore, non mi sono dato da fare a cercare della frutta degna di te. Mi sono fermato a chiacchierare con gli uomini lungo il marciapiede e ho perso tempo. Queste me le hanno date un po’ tutti prima di salutarci e io sono subito corso a portartele.”
Il buon Dio guardò il suo Angelo e lo prese in giro dicendogli: “ Te piace perde tiempu, eh? Ri marciapiedi pe’ chestu su fatti…” e intanto assaggiò le ciliegie. Immediatamente gli tornò il sorriso sul volto. “ Buone. Molto buone. Genuine e senza veleni nocivi. Proprio come piacciono a me. Non sono cresciute belle, ma sono cresciute nella schiettezza e nella condivisione e questo le fa belle agli occhi miei. Vatt’assettà puru tu!”
L’Angelo, tutto contento, andò a sedersi al suo posto. Guardò il suo compagno triste e abbacchiato e gli disse: “ ‘Nte preoccupà, po’ te passa! Però ’a prossima vota te ‘mpari! Invece de te ‘nzerrà a sette catenacci, putivi rimane’ cu me a perde tiempu cu gli’ati. Si tu fai sempe ru sapientone, prima o poi, Chigliu te otta da copp’abbasciu!”
Talìa

sabato 28 giugno 2008

Da non perdere: documentario su Carinola

Sabato 5 luglio alle ore 22,30 su Televomero, nell'ambito della rassegna ' Altra Campania' andrà in onda un documentario su Carinola prodotto da videoplay e da ACLI anniverdi Carinola. Il documentario sarà trasmesso anche su altre tv locali e tv satellitari in date da destinarsi e sarà inoltre visibile sul sito www.videoplay.tv

giovedì 26 giugno 2008

Il venerdi' del villaggio

La Lara vien dai Carani
con le bollette fra le mani

Col suo cammin a tratti
reca un fascio di contratti.

Ormai fa come le pare
e aspetta la festa con le comare e,
domani,
col suo fare ostenterà il petto e il collare.

Siede con le compagne
a chiacchierar e a far lagne.

Con tanta devozione
fa aprir ogni portone

E con un pò di sane moine
fa sganciare tante lire.

Con la bionda e Antonietta per tutti i vicoli sgambetta

E con Pino e Tommaso prende tutti per il naso.

Dove si trova si fa sera raccontando la sua spesa

E novellando vien sovvenendo di quando la festa sta venendo

E la sera si deve ornare perché tutti vuol caricare

E tutta snella e fiera festeggerà
con don Carlo tutta la sera e,
lasciandosi nei pensier,
corre ancor a quello di ier.

Già l’aria imbruna
e sta ormai per sorgere la luna
or la banda suona con tanto sfizio
e alla festa si dia inizio.

Bocciato Leali e Tozzi,
sospirando aspetta Capozzi

E i fanciulli tutti insieme
a gridar di cambiar mestiere.
Intanto al tavolino il zappator
le lancia un risolino

Perché quando tutto sarà spento
verrà da tutti un gran lamento.

Tutti a gemere e bisbigliare che questa festa non è da fare

E c’è chi tanto le vuol male che invoca il temporale.

Ciascun in cuor suo fa crucci
e vede bello pure Ruocci.

Manca solo che tutto arzillo
si presenti pure Mannillo

E tutti e due con devozione
pensino a cambiare situazione.

Altro della tua festa non dirò
ma ti dico che farò

Questo venerdì è il più gradito
perché tutti insieme alziamo il dito

E fortemente attanagliati
gridiamo in coro ci hai stufati!

mercoledì 25 giugno 2008

tassa sul morto = tassa sul fesso?

Sono passati più di due mesi dalla data delle elezioni amministrative a Carinola. L’argomento clou della competizione elettorale è stato senza dubbio quello della tassa sul morto. Tale tassa era stata voluta fortemente dall’amministrazione uscente, ufficialmente per assicurare un posto più decoroso ai carinolesi una volta passati a miglior vita. I malpensanti invece l’avevano bollata come l’ennesimo spreco amministrativo per realizzare l’ennesimo appalto milionario (stiamo parlando di euro) per favorire qualche imprenditore amico. La protesta popolare si era concretizzata nella raccolta di migliaia di firme con le quali si chiedeva l’abolizione della tassa e della rescissione del contratto con la ditta amica. I maligni sussurravano fra la gente che quella ditta aveva finanziato la campagna elettorale precedente risoltasi vittoriosamente per l’amministrazione capeggiata da Di Biasio sindaco, oltre a occupare qualche nipote e il figlio del dirigente dell’ufficio tecnico.

Per l’intera legislatura il vicesindaco era stato Mannillo, che era riuscito nell’intento tirando qualche pugnalata nella schiena ai compagni di partito. Da professionista della politica, il Mannillo per il rinnovo del consiglio comunale aveva fiutato l’aria poco salubre per l’amministrazione uscente, anche perché intanto era scoppiato anche il caso monnezza che aveva coalizzato l’opposizione di mestiere e la società civile del comune in una forza rilevante.
Sabotata la nascente lista alternativa di giovani con una macchiavellica inversione politica, si era portato vicino alle destre col solo scopo di realizzare il suo obiettivo di essere eletto sindaco. Le varie piroette e cambi di casacca comunque non erano sufficienti per raggiungere lo scopo, allora bisognava impiantare la campagna elettorale sul caso cimiteri. Dopo una sfilza di manifesti, di ogni taglio, in cui affermava di essere estraneo all' affare si impegnava, se eletto, sindaco a revocare il contratto con la famosa ditta assegnataria. Questo impegno, giurato da tutti i balconi insieme alla promessa di immediata approvazione del piano regolatore, è stata la mossa determinante per l’esito delle elezioni conclusesi in suo favore.

Una buona fetta di elettori lo hanno votato proprio in virtù di questi impegni e lo aspettano al guado. Per adesso, prima ha fatto una sospensione, poi ha creato una commissione di studio sull’argomento. Contemporaneamente è partita positivamente la raccolta differenziata dei rifiuti , è stato pulito il comune e, ciliegina sulla torta: ha indetto un concorso per dieci vigili urbani estivi.

Si ha l’impressione che cerchi di far dimenticare la promessa di rescindere il contratto sui cimiteri impegnandosi su altro, forse anche sul piano regolatore. Le motivazioni che serpeggiano fra la gente sono di vario genere. Qualche insigne giurista nostrano continua a pontificare che la legge non permette la rescissione del contratto senza pagare una forte penale. Altri meno alfabetizzati giuridicamente sostengono che l’affare l’avevano combinato tutti insieme e adesso lo devono portare avanti ( certi imprenditori sono alquanto irascibili se non si mantengono i patti). Altri non comprendono per quale motivo non ancora abbiano portato quel contratto in procura per far indagare sulle motivazioni che hanno portato a firmarlo contro la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini . Il sindaco in carica sembra un po’ perplesso sul come muoversi e allora prende tempo senza sapere che molti di quelli che lo hanno votato i traditori li vedrebbero volentieri appesi e non gli daranno quartiere finchè non si esprimerà con un atto formale .
Tutti sperano che se ne discuta in consiglio comunale con la convinzione che in quella sede qualcuno possa dire una parola chiara sulla grigia vicenda della tassa sul morto. Moltissimi invocano il miracolo del ritorno della parola a Marrese dopo la scoppola elettorale e racconti tutti i retroscena e i nomi degli attori protagonisti di questa ormai pietosa commedia. Aspettiamo fiduciosi.

BELFAGOR


martedì 24 giugno 2008

L’altra vacanza: gioielli italiani


L’estate ci è piombata addosso all’improvviso, come da qualche anno succede, e con il caldo che incalza si pensa alle vacanze, al mare o qualsiasi altro posto dove rifugiarsi per un po’. Chi di noi non desidera regalarsi una bella vacanza, rompere con il tran tran della quotidianità e rilassarsi in qualche luogo incantevole? Credo che tutti lo desideriamo, ma il più delle volte sogniamo paesi esteri che possano regalarci emozioni sconosciute, diverse.


Chi un viaggio se lo può permettere, non ci pensa due volte a farsi un capatina all’estero, tornando a casa carico di ricordi, di foto e di souvenirs. Chi invece un viaggio non può permetterselo, deve orientarsi verso luoghi più accessibili. Non è un problema: c’è un modo diverso di concedersi una vacanza ed è quello di andare alla scoperta di luoghi italiani sconosciuti in cui trascorrere un week end diverso. E ce ne sono tanti… basta solo guardarsi intorno.



Un’occasione di famiglia mi ha portato per caso in uno di questi luoghi, che non esito a definire un vero gioiello italiano, e ne sono rimasta profondamente colpita. Parlo del Borgo di Tragliata, a una ventina di km da Roma, sull’Aurelia.
E’ un piccolo borgo molto antico: poche case, immerse nel verde e adibite ad agriturismo biologico. Per chi vuole ristorarsi dalle fatiche e riprendersi dallo stress è veramente il luogo adatto dove trascorrere un paio di giorni in tranquillità e in intimità.
Mi ha colpito il modo in cui l’intero borgo è stato restaurato: ogni piccolo dettaglio è stato rispettato e valorizzato per cui l’atmosfera che si respira nelle case è quella familiare ed accogliente del secolo scorso, quando la famiglia viveva e si muoveva in una dimensione tutta a misura d’uomo .



Il borgo sorge su un suggestivo sperone di tufo e risale all’epoca etrusca di cui ancora conserva i blocchi delle mura perimetrali e i granai ad imbuto. Nel periodo romano, sotto Traiano, divenne una ‘domus coltivata’ funzione che ha mantenuto nel corso dei secoli. Il borgo passò poi ai papi che l’hanno tenuto fino a quando non fu acquistato, nel secolo scorso, dalla famiglia dell’attuale proprietario.



Ogni epoca storica ha lasciato la propria impronta; del periodo medioevale si conserva una torre di avvistamento pei i Saraceni, inglobata nel nucleo centrale, e una piccola chiesa. Due stupendi casali del seicento accolgono gli ospiti nei loro ambienti rustici e caldi. Si può accedere alle case più alte attraverso stretti sentieri a gradini intagliati del tufo del periodo etrusco.
Accanto al fascino del passato si può usufruire di comodità moderne che rendono la permanenza piacevole. Dal borgo si può anche andare verso il vicino lago di Bracciano in salutari e piacevoli escursioni.
Consiglio a chi può farlo di non lasciarsi sfuggire l’occasione di trascorrere un fine settimana in questo bellissimo borgo. Ne ritornerà sicuramente ritemprato e con tanta voglia di ritornarci.



Fata Morgana

sabato 21 giugno 2008

sproloquio alla pro loco

Da come abbiamo appurato dai manifesti affissi in questi giorni, la Pro Loco ha inaugurato la campagna iscrizioni che durerà all’incirca fino alla fine di luglio. La Pro Loco è una delle associazioni che più di tutte ha maggiori vantaggi e maggiori possibilità di ricevere sovvenzioni pubbliche che in teoria dovrebbero essere utilizzate per il rilancio del territorio in cui l’associazione risiede. A Carinola la Pro Loco da anni è in mano a gente che non sa neppure che cosa significa sviluppo territoriale ma allo stesso tempo conosce bene cosa significa sovvenzione.

Da anni l’associazione in questione è capeggiata da persone che non hanno fatto assolutamente nulla per il nostro territorio ma, nonostante ciò la Pro Loco carinolese rimane nell’albo regionale delle Pro Loco della Campania. La permanenza in questo albo regionale è possibile soltanto grazie ad un effettivo impegno sul territorio che annualmente deve essere dimostrato a chi di dovere. Solo così la Pro Loco può continuare a usufruire dei soldi dei contribuenti che dovrebbero servire, appunto, per la creazione di iniziative finalizzate alla promozione territoriale. Sorvoliamo sul fatto che l’associazione in questione usufruisce a costo zero di uno dei locali di Palazzo Novelli, mai utilizzato come sportello informazioni turistico secondo gli accordi fatti con la passata amministrazione, sorvoliamo anche sul direttivo il quale è composto da persone morte da anni, ma non possiamo sorvolare su come sia possibile che la Pro Loco di Carinola rimanga nell’albo regionale senza aver fatto nulla in questi anni. A questo punto le ipotesi sono due: o l’associazione ha lavorato in maniera così silenziosa che nessuno si è accorto del lavoro fatto, oppure non sappiamo chi ha fatto in modo che soltanto sulla carte vi fossero annoverato le iniziative cui dovrebbe concentrarsi la struttura associativa. Ma lasciamo perdere, e pensiamo ciò che conta: finalmente la Pro Loco apre le porte ai cittadini per rinnovare una struttura importantissima che a Carinola invece è in letargo da anni. Oggi chi veramente vuole impegnarsi sul territorio può e deve farlo grazie anche alle possibilità che una struttura come la Pro Loco possiede. E’ tempo che queste persone si tolgano di mezzo lasciando il posto a coloro che hanno idee, progetti costruttivi per il nostro territorio. Persone che fanno non che scrivono. Persone che usino le sovvenzione in maniera da poter veramente valorizzare il territorio meritando la permanenza nell’albo regionale. Persone che non lascino vuoto uno spazio concesso a costo zero e che non inventino iniziative solo sulla carta. Quindi a tutti i giovani che veramente hanno qualcosa da dire e soprattutto da fare iscrivetevi nella Pro. Loco e mandiamo in pensione queste persone oggettivamente inette per ciò che fino ad ora hanno dimostrato con il non fare.

mercoledì 18 giugno 2008

Catun si fascia di quel ch’elli è inceso


Non posso essere d’accordo con il navigatore solitario che spesso approda su altri lidi: la solitudine a volta gioca brutti scherzi e si perde l’ obbiettività delle cose. Si cominciano a vedere sirene là dove sono solo scogli.
Non si può giudicare oggi con obbiettività, quello che è accaduto più di trent’anni fa. La televisione allora era ancora in bianco e nero. Il Ministero per i Beni Culturali non esisteva ancora… Le coordinate erano diverse, le variabili diverse, così come diversa era la sensibilità e la conoscenza delle cose. Una sola cosa era la stessa, se non peggiore: la scaltrezza politica.
Non è corretto dire che l’amministrazione comunale e il popolo sono allo stesso modo responsabili per gli scempi che si sono perpetrati nei nostri paesi ai danni di noi stessi e della nostra memoria storica. Una sola è responsabile: l’amministrazione comunale. Perché?... perché non ha formato il cittadino là dove c’era da formarlo, non ha sorvegliato là dove c’era da sorvegliare, non ha punito là dove c’era da punire, non ha valorizzato là dove c’era da valorizzare. Come si dice dalle nostre parti: il pesce puzza sempre dalla testa. Ed è sacrosanta verità.

Di una sola cosa il popolo è responsabile: di non aver protestato subito e ad alta voce come è stato fatto più di trent’anni dopo per le ecoballe, ma, allora, il gene della sudditanza era ancora più attivo di ora. Secoli di oppressione sulla groppa plasmano il carattere popolare sul modello tir’ a campa’, tanto necessario alla propria sopravvivenza. Ogni tanto spunta qualche Masaniello, ma è voce singola che viene subito zittita.
A suo tempo, era il periodo della dittatura democristiana. Ogni sorta di connivenze era a portata di mano: a te cosa serve, uno scarico abusivo? Fallo, tanto chi se ne accorge. A te cosa serve, aprire una porta sulla strada in pieno centro storico? Fallo in quattro e quattr’otto e di’ che la porta c’era già prima, tanto chi va a controllare. E a te che altro serve, alzare una mansardina in pieno centro? E vai. Progettala come riparazione del tetto. Ti serve un lavoro? Fammi l’autista per qualche tempo e poi si vedrà.
Ecco come sono andate le cose per anni, e noi tutti lo sappiamo bene. Certo, i cittadini ne hanno approfittato di una situazione così; e chi non avrebbe approfittato di una situazione che facilitava cose che altrimenti sarebbero state molto più complicate?! In fin dei conti, i piatti della bilancia si equilibrano sempre allo stesso modo: tu dai una cosa a me, io do’ una cosa a te.
Caro navigatore solitario, il cittadino con la C maiuscola non si forma da solo, ma va educato, formato, istruito, magari col metodo del bastone e della carota, ma va fatto. Questo è il compito principale di ogni amministrazione comunale che si rispetti. Questo è il compito dello Stato. Ma noi sappiamo benissimo che ogni amministrazione che si è avvicendata alla guida del nostro Comune o ogni governo che si è avvicendato alla guida della Nazione, ha avuto ben altri interessi. Altri interessi. Questa è ed è sempre stata la tragedia della politica. Ai livelli alti così come a quelli più bassi. Purtroppo.
Formare un cittadino civile, sensibile a tutte le problematiche del proprio Comune e oltre, richiede degli amministratori altrettanto civili e sensibili, ma chi forma i formatori?... Le leggi dello Stato, ecco gli strumenti di formazione di ogni amministratore. Le leggi ci sono e si dovrebbero far rispettare, con le buone o con le cattive, ma quasi mai così avviene…. Come se non bastasse, arriva un Berluska, sovverte l’ordine costituito con le sue leggi ad personam, e si ritorna al punto di partenza peggio di prima. Ahinoi!
Autoassoluzione?... può darsi, ma io sono convinta che la formazione civile di un popolo va guidata e accompagnata con metodi e strumenti adatti che ne favoriscano una continua crescita.
Galatea

sabato 14 giugno 2008

Petizione on-line

Firmate anche voi la petizione on-line promossa dagli amici di piazzettaonline per la rimozione dei container di immondizia dalla circumvallazione di Casale.

giovedì 12 giugno 2008

Riappropriamoci della nostra storia


Quando ero bambina, l’acqua corrente nelle case non c’era ancora. C’erano solo le fontane pubbliche lungo la strada le quali avevano, in parte, sostituito i pozzi. File di donne con ceceni, ancelle e secchi di zinco alla mano, aspettavano il loro turno per portarsi a casa l’acqua che occorreva alle loro faccende domestiche. Quelli erano anche momenti di grande socializzazione: le donne ciarlavano, si scambiavano confidenze, spettegolavano e a volte litigavano, contribuendo a tenere ben sveglia la vitalità del paese. Quando però si faceva il bucato, la cosiddetta ‘colata’, di acqua ce ne voleva proprio tanta e allora non bastava il secchio, ma bisognava usare altri espedienti.
Ricordo che mia nonna mi portava al risciacquo sotto gli Spinaruccoli, dove scorreva il ruscello. Con un cesto pieno di panni da risciacquare ben ritto sulla testa, scendevamo giù per il sentiero, ci fermavamo a dire una preghiera davanti all’edicola della Madonna della Spina (o delle Erbe) e poi via al ruscello.
Sul posto, c’erano sempre altre donne con i loro figli o nipoti e così, mentre esse risciacquavano e sbattevano lenzuola e asciugamani sulle lisce pietre bianche messe lungo l’argine, noi bambini giocavamo saltellando di qua e di là sulle pietre che emergevano dall’acqua, rincorrevamo ranocchie, scoprivamo angoli nascosti per noi pieni di fascino.

Chi aveva la fortuna di abitare più vicino alla Fontana Vecchia, poteva recarsi regolarmente al lavatoio e lavare là i panni di famiglia, evitando la fatica di stare a tirar secchi d’acqua dal pozzo o fare lunghe file alla fontana.
Spesso anche mia nonna si recava al lavatoio e anch’io potevo godere di quell’ambiente incontaminato dove regnava sempre un’atmosfera di festa. Era una gioia per gli occhi e per le orecchie stare là, tra donne che lavavano panni ridendo e scherzando; tra bambini che si rincorrevano e si bagnavano suscitando le urla delle mamme o delle nonne; tra schizzi d’acqua che inevitabilmente venivano lanciati contro qualcuna e le cui rumorose rimostranze suscitavano le risa di tutte; tra panni che immancabilmente si perdevano nella grande vasca e non si sapeva più a chi appartenessero; tra il gracidare delle rane e il frinire delle cicale… Era vita.
Stupendi momenti della mia infanzia che mi hanno regalato equilibrio e tranquillità interiore e che vorrei riuscire a far vivere anche alle nuove generazioni che non hanno avuto la fortuna di nascere allora.
E’ vero, ora abbiamo l’acqua corrente, calda e fredda, ma troppo è stato sacrificato alla modernità.
Oggi non esiste più né il luogo né l’atmosfera di una volta. Il ruscello non c’è più; interrato da chi pensava che modernizzando e cementificando il luogo, sarebbe stato più bello. Il lavatoio non c’è più; distrutto da chi non capiva e non sapeva apprezzare il valore della storia.
La Fontana Vecchia non è altro che un postaccio abbandonato dove qualcuno ha sbizzarrito la propria pacchiana fantasia non rispettando né l’ambiente naturale né un periodo storico. E’ solo un obbrobrio che non ispira alcun tipo di emozione se non una triste sensazione di abbandono… E’ morte.
Ebbene, rivogliamo la parte della nostra storia che ci è stata indebitamente sottratta.
Rivogliamo il lavatoio e rivogliamo l’ambiente il più possibile uguale a come era prima. E, perché no, rivogliamo anche il ruscello. Basta con l’artificiosità, con il cemento dovunque, con i progetti fai da te che deturpano e rendono insignificante l’ambiente invece di lasciarlo semplice e pieno di fascino come era.
La caratteristica della nostra cultura è proprio la semplicità e la naturalità delle cose: questo è ciò che dobbiamo ripristinare per rimetterci in sintonia con tutto ciò che ci appartiene.
Spero che la nuova amministrazione raccolga il mio appello, a cui vorrei si unissero tante altre voci, e sappia restituirci quella parte della nostra storia e della nostra cultura che ci è stata così brutalmente tolta.
Galatea

lunedì 9 giugno 2008

carinola super differenziata- Speriamo che duri

A Carinola si sono vissuti mesi di lotta angosciosa contro il commissariato per l’emergenza rifiuti di Napoli che voleva allocare una discarica di balle, poco eco, nella frazione Casanova. Tralasciando di aggiungere altre note alle traversie di cui ampiamente è stato discusso su questo blog, la vita della comunità carinolese è stata fortemente segnata da quegli eventi angosciosi. Con le elezioni amministrative, i colpevoli del tentato scempio o presunti tali, sono stati puniti. Comunque i nuovi amministratori insieme ai sopravvissuti danno l’ impressione di voler voltare pagina o almeno capitolo.

Come prima azione hanno fatto partire la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani che fino a qualche mese fa avevano quasi ostruito le strade. Cumuli di rifiuti in ogni dove, strade quasi ostruite e piazze impraticabili con il pericolo di epidemie pericolose per tutta la comunità. Come con un incantesimo benefico tutto è tornato pulito e quasi non si crede alla situazione incivile in cui si era piombati se non ci fossero foto e video a documentarla. Di chi il merito? La risposta è semplice: della gente, che a Carinola è non solo erede di antiche civiltà ma cerca di viverla nonostante le istituzioni che non sempre la rappresentano. Una dimostrazione del fatto che i cittadini sono migliori dei loro rappresentanti è dato proprio dalla raccolta differenziata dei rifiuti. Il via alla raccolta differenziata fu data da un manifesto in cui si avvisavano i cittadini del giorno in cui sarebbe iniziata senza istruzioni dettagliate e senza un minimo di preparazione. Nonostante queste deficienze da parte dei responsabili tutti hanno risposto in modo ineccepibile. Tutti si sono preoccupati di separare l’umido dalla plastica, il vetro dall’alluminio e dai cartoni raccogliendoli diligentemente nelle apposite buste di colore diverso per ogni rifiuto. Chi non aveva capito se lo è fatto spiegare dal vicino più bravo e così si è avuto anche un porta a porta dell’ informazione con lo scopo di riuscire in un meraviglioso risultato, cioè quello di non vedere nemmeno un sacchetto di rifiuti nelle strade. All’impegno civile delle persone bisogna citare ovviamente quello degli operatori ecologici incaricati della raccolta giornaliera presso tutte le abitazioni. Da quando è iniziata la raccolta differenziata, mai un giorno che sono mancati al loro dovere, hanno sempre eseguito il loro compito velocemente e silenziosamente. Sì, silenziosamente, in quanto sembra incredibile veder passare i compattatori senza quel fracasso fastidioso dei cassonetti che venivano svuotati. Tutto alla perfezione in una sinergia meravigliosa tra utenti e operatori col risultato migliore che si possa sperare di ottenere. Sembra di vivere in un sogno e la più grande preoccupazione è di svegliarsi ritrovandosi di nuovo in mezzo alla monnezza. Speriamo che duri e che nessuno attenti all’efficienza di questa organizzazione dai risultati così soddisfacenti per tutti.

martedì 3 giugno 2008

I governi passano, la camorra resta

Mi è capitata tra le mani in questi giorni una piccola documentazione relativa ad un discorso di Benito Mussolini, del maggio 1927, in cui presentava la missione del colonnello dei Reali Carabinieri di Caserta Vincenzo Anceschi (una specie di super-commissario) incaricato di debellare la camorra dei Mazzoni. E’ stato interessante leggere questi dati, che in seguito proporrò, tenendo presente il clima del regime fascista (diciamolo subito che lo condanno in toto) in cui si svolgevano queste missioni, e, a distanza di tanti anni con l’informazione di cui disponiamo, farsi un‘idea, provare a riflettere su quanto sta accadendo oggi nella provincia di Caserta, dove la camorra, o meglio una decina di bande criminali che lottano per il controllo del territorio, ci tiene in scacco nonostante la sfida raccolta da alcuni Pm, politici, e pochi giornalisti.

Vediamo allora che negli anni che vanno dal 1923 al 1926 furono commessi i seguenti reati: 171 oltraggi alla Forza Pubblica, 318 incendi, 169 omicidi, 918 lesioni ,1082 tra furti e rapine , 193 danneggiamenti . Ma questa non è che una parte. In ogni modo dopo le gesta del colonnello Anceschi molto cambiò - anche se si sbagliò a credere che la camorra fu estirpata per sempre- e tuttavia con un lavoro energico furono arrestati 1699 affiliati nella sola zona dei Mazzoni e nella zona di Aversa 1268. Ma da allora quanto sono cambiate le cose in questo senso, o forse possiamo parlare di peggioramento considerando le ingerenze della malavita nella pubblica amministrazione, con gli imprenditori che fanno da mediatori? Gli ultimi fatti successi a Casal di Principe con l’assassinio di Michele Orsi, quanto hanno scosso l’opinione pubblica? Ce l’aspettavamo per caso? Tutta questa paura- la prima è la mia- di parlare, di voler raccontare dovrebbe, ma quando mi chiedo, esplodere nella popolazione ed invogliarci a ribellarci da questa maledetta piaga, vecchia di trecento anni e che fa così male nelle nostre coscienze che forse vi abbiamo fatto l’abitudine. Dalla più piccola azione bisogna partire, condannarla quando sentiamo che in qualche modo è un pezzo della mentalità camorristica, e con coraggio partecipare a manifestazioni che interessano in particolare le roccaforti dei camorristi, ma che in fondo interessano anche noi. Chiudo con un pensiero di Pasquale Villari(1826-1917), il primo, tenace, scrittore anti-camorra: “Il male è contagioso come il bene, e l’oppressione, specialmente quella esercitata dalla camorra, corrompe l’oppresso e l’oppressore, e corrompe ancora chi resta lungamente spettatore di questo stato di cose senza reagire con tutte le sue forze”-Da Le lettere Meridionali.
Il primo morto di sonno.

domenica 1 giugno 2008

Un regalo agli amici di Casale


E’ ben noto a tutti noi che Casale è la frazione del Comune di Carinola dove la musica ha sempre trovato terreno fertile ed entusiasmo per esprimersi attraverso persone che ne hanno coltivato l’amore e curato la crescita negli anni.
Io stessa ricordo ancora la passione musicale del prof. Squicciarini, uno degli ultimi maestri della vecchia guardia e mio insegnante alle medie, il quale cercava di trasmettere a noi alunni l’amore per la musica, trascinandoci in lunghe ed accese discussioni che riguardavano questa o quell’opera melodrammatica.
La Banda Musicale di Casale è stato il risultato di quest’amore per la musica. Purtroppo, con la morte degli ultimi maestri, Squicciarini e Sabbatiello, le cose sembrano alquanto cambiate e oggi della Banda di Casale esiste solo il ricordo.
La Storia della Banda Musicale è stata raccontata molto esaurientemente dal prof. Michele Lepore sul sito Casaleweb e invito tutti a leggerla, ma voglio regalare agli amici di Casale un documento del 1912 che ho trovato nelle mie ricerche d’archivio e che può integrarsi con il testo storico scritto da Michele.
E’ il modello di un’uniforme per la Banda Musicale approvato dal Comando della Divisione Militare di Napoli.
Per facilitare la lettura, riporto il testo.
Esemplare dell’uniforme del Concerto Musicale di Carinola.
1°- Berretto nero con galloncino rosso largo millimetri due e lira musicale in argento.
2°- Giubba nera, collo ramesciato con lire e filettatura rossa al davanti larga millimetri due.
3°- Calzone nero con banda rossa larga centimetri due.
4° - Tracolla con borsa cuoio lucido per carte musicali.
5°- Il capo musica veste in borghese.

Carinola 29 febbraio 1912
COMANDO della DIVISIONE MILITARE di NAPOLI
Si approva
Napoli, 8 Giugno 1912
Firma del Maggior Generale





Auguro agli amici di Casale di riprendere con entusiasmo e passione una tradizione antica che fa parte della storia e della sensibilità del popolo carinolese.


CLIO
Fonte: Archivio di Stato di Caserta – Prefettura II serie.

Elogio alla…………………..

Vorrei le tue carni solo per guardarle e dire che è vero. La caviglia, la coscia il fegato il tuo desiderio di profumo. Per quale motivo non riesco a concretizzare la voglia che dentro mi arde. Per quale motivo non riesco a descrivere l’inaudito desiderio che forte urla. Per quale motivo la vita desidera la vita e il sudore vuole il sudore; mescolarsi senza criterio ma seguendo lo spasmo della mescolanza. Sentirsi gonfi di voluttuosa speranza di succhiare per sempre l’anomala rugiada indecente che alle orecchie dei vani pensieri risulta acida e gelida. Ho voglia di stringere le strette spregiudicatezze, desidero di sposare l’inattesa ferocia della voglia. Voglio. Voglio e vuoi. Perché la volgarità liquidosa deve sempre essere presentata come massimo sistema fonetico e non per quello che è, ovvero, nella semplice forma divina del godimento semplice e a se stante . perché????????? Perché le mie parole non riescono a pronunciare metafore d’amore ma solo parole sincere di desiderio. Voglio la voglia desidero il desiderio di spettinarci i capelli desidero la tua sensazione di benessere. Desidero la tua spregiudicatezza, voglio la mia illusione che tutto sia per sempre. Anelo al sorriso iniziale per salutarti con la beffarda occhiata della fine. Inizio, inizio, fine e inizio poi fine e mari inizio e inizo, illusione inizio e fine e inizio……………………….
PLINO

 
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