mercoledì 18 giugno 2008

Catun si fascia di quel ch’elli è inceso


Non posso essere d’accordo con il navigatore solitario che spesso approda su altri lidi: la solitudine a volta gioca brutti scherzi e si perde l’ obbiettività delle cose. Si cominciano a vedere sirene là dove sono solo scogli.
Non si può giudicare oggi con obbiettività, quello che è accaduto più di trent’anni fa. La televisione allora era ancora in bianco e nero. Il Ministero per i Beni Culturali non esisteva ancora… Le coordinate erano diverse, le variabili diverse, così come diversa era la sensibilità e la conoscenza delle cose. Una sola cosa era la stessa, se non peggiore: la scaltrezza politica.
Non è corretto dire che l’amministrazione comunale e il popolo sono allo stesso modo responsabili per gli scempi che si sono perpetrati nei nostri paesi ai danni di noi stessi e della nostra memoria storica. Una sola è responsabile: l’amministrazione comunale. Perché?... perché non ha formato il cittadino là dove c’era da formarlo, non ha sorvegliato là dove c’era da sorvegliare, non ha punito là dove c’era da punire, non ha valorizzato là dove c’era da valorizzare. Come si dice dalle nostre parti: il pesce puzza sempre dalla testa. Ed è sacrosanta verità.

Di una sola cosa il popolo è responsabile: di non aver protestato subito e ad alta voce come è stato fatto più di trent’anni dopo per le ecoballe, ma, allora, il gene della sudditanza era ancora più attivo di ora. Secoli di oppressione sulla groppa plasmano il carattere popolare sul modello tir’ a campa’, tanto necessario alla propria sopravvivenza. Ogni tanto spunta qualche Masaniello, ma è voce singola che viene subito zittita.
A suo tempo, era il periodo della dittatura democristiana. Ogni sorta di connivenze era a portata di mano: a te cosa serve, uno scarico abusivo? Fallo, tanto chi se ne accorge. A te cosa serve, aprire una porta sulla strada in pieno centro storico? Fallo in quattro e quattr’otto e di’ che la porta c’era già prima, tanto chi va a controllare. E a te che altro serve, alzare una mansardina in pieno centro? E vai. Progettala come riparazione del tetto. Ti serve un lavoro? Fammi l’autista per qualche tempo e poi si vedrà.
Ecco come sono andate le cose per anni, e noi tutti lo sappiamo bene. Certo, i cittadini ne hanno approfittato di una situazione così; e chi non avrebbe approfittato di una situazione che facilitava cose che altrimenti sarebbero state molto più complicate?! In fin dei conti, i piatti della bilancia si equilibrano sempre allo stesso modo: tu dai una cosa a me, io do’ una cosa a te.
Caro navigatore solitario, il cittadino con la C maiuscola non si forma da solo, ma va educato, formato, istruito, magari col metodo del bastone e della carota, ma va fatto. Questo è il compito principale di ogni amministrazione comunale che si rispetti. Questo è il compito dello Stato. Ma noi sappiamo benissimo che ogni amministrazione che si è avvicendata alla guida del nostro Comune o ogni governo che si è avvicendato alla guida della Nazione, ha avuto ben altri interessi. Altri interessi. Questa è ed è sempre stata la tragedia della politica. Ai livelli alti così come a quelli più bassi. Purtroppo.
Formare un cittadino civile, sensibile a tutte le problematiche del proprio Comune e oltre, richiede degli amministratori altrettanto civili e sensibili, ma chi forma i formatori?... Le leggi dello Stato, ecco gli strumenti di formazione di ogni amministratore. Le leggi ci sono e si dovrebbero far rispettare, con le buone o con le cattive, ma quasi mai così avviene…. Come se non bastasse, arriva un Berluska, sovverte l’ordine costituito con le sue leggi ad personam, e si ritorna al punto di partenza peggio di prima. Ahinoi!
Autoassoluzione?... può darsi, ma io sono convinta che la formazione civile di un popolo va guidata e accompagnata con metodi e strumenti adatti che ne favoriscano una continua crescita.
Galatea

 
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