domenica 29 giugno 2008

gli angeli, lucifero e le ciliegie


Un bel giorno, il buon Dio si rivolse ai due Angeli ai piedi del suo trono e disse: “Uagliu’, ho fame! Andate un po’ sulla Terra e portatemi della frutta… ma senza pressa, tantu ce sta tiempu!” I due Angeli lasciarono il loro posto e scesero sulla Terra a cercare un po’ di frutta. Girarono in lungo e in largo, ma non trovarono nulla di loro gradimento. Nessun tipo di frutta era degna di essere portata al Signore. “Ma questi uomini – disse il Primo Angelo – non riescono a fare mai niente di buono! Ci penserò io. Solo la mia perfezione potrà far crescere della frutta da Dio”. Decise così di lasciare il suo compagno, che si attardava a chiacchierare con gli altri, e ritirarsi a coltivare frutta. Il Secondo Angelo ci rimase male, lo pregò più volte di non lasciarlo solo in quella Terra ancora selvaggia, ma quello non volle ascoltarlo e se ne andò.
Prese dimora su un’isola deserta in mezzo al mare, alzò dei recinti altissimi per non lasciar entrare nessuno, chiuse a chiave tutti i cancelli d’accesso e iniziò a coltivare una piantina. Arò, seminò, potò e irrorò fino a quando la piantina non fu adulta e ben solida.
Dopo il tempo necessario, la pianta diede i suoi frutti: delle petulane bellissime, gialle, vellutate, profumate. Solo a guardarle veniva voglia di mangiarle

L’Angelo, soddisfatto di se stesso, ne raccolse tre, le mise su un vassoio d’oro e le portò al Signore. Quando il Signore le vide, esclamò: “Azz! Che meraviglia per i miei occhi e per la mia fame!” e cominciò a mangiarle. Ma riuscì a mangiarne solo una. Subito si sentì lo stomaco pesante, come se invece di una pesca avesse mangiato un mattone. “Neh uaglio’, nunn’è che l’hai pumpate troppo?” chiese all’Angelo. “No, mio Signore. Quanto basta!” “ E che sentimenti hai usato per irrorarle?” “Devozione, costanza e tenacia. Tutto ciò che ti piace e ti fa bene”. “Uhmm, sarà! Ma a me sembra che questa pesca abbia un po’ il sapore di una Mela, e ha un profumo particolare che mi sta dando la nausea… mi ricorda un po’ la puzza di Lucifero! Non è che tu…ci hai messo dentro un po’ di superbia?” “No, Signore, ma cosa dici?” “Dico che mi fa male lo stomaco. Va’, vatt’assetta’!”
Dopo qualche giorno, ritornò anche il Secondo Angelo. Aveva tra le mani un grosso paniere di giunco e dentro c’erano delle ciliegie: poche, brutte e bitorzolute. Facevano pena solo a guardarle. Il buon Dio le guardò e poi esclamò: “Sant’Antonio! E addò l’hai pigliate cheste? A Casale?”. “No, mio Signore. A Casanova.” “E cheste piante tennu a Casanova?… O sei tu che non ti sei dato da fare? Dimmi la verità…”. L’Angelo abbassò la testa e rispose: “ E’ vero mio Signore, non mi sono dato da fare a cercare della frutta degna di te. Mi sono fermato a chiacchierare con gli uomini lungo il marciapiede e ho perso tempo. Queste me le hanno date un po’ tutti prima di salutarci e io sono subito corso a portartele.”
Il buon Dio guardò il suo Angelo e lo prese in giro dicendogli: “ Te piace perde tiempu, eh? Ri marciapiedi pe’ chestu su fatti…” e intanto assaggiò le ciliegie. Immediatamente gli tornò il sorriso sul volto. “ Buone. Molto buone. Genuine e senza veleni nocivi. Proprio come piacciono a me. Non sono cresciute belle, ma sono cresciute nella schiettezza e nella condivisione e questo le fa belle agli occhi miei. Vatt’assettà puru tu!”
L’Angelo, tutto contento, andò a sedersi al suo posto. Guardò il suo compagno triste e abbacchiato e gli disse: “ ‘Nte preoccupà, po’ te passa! Però ’a prossima vota te ‘mpari! Invece de te ‘nzerrà a sette catenacci, putivi rimane’ cu me a perde tiempu cu gli’ati. Si tu fai sempe ru sapientone, prima o poi, Chigliu te otta da copp’abbasciu!”
Talìa

 
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