mercoledì 10 settembre 2008

Editto di Saint Cloud?.... Mai sentito!

A proposito di cimiteri, argomento molto attuale nel nostro Comune in questo periodo, ecco delle informazioni che possono risultare interessanti, anche se non proprio eccitanti. Ma tant’è!... Il cammino della Storia ha inevitabilmente coinvolto anche sepolture e cimiteri e di questo bisogna prenderne atto. Buona lettura.

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Quando le truppacce francesi arrivarono nel Regno di Napoli al seguito di Napoleone Bonaparte, sicuramente non diffondevano per l’aria effluvi soavi, ma erano pur sempre francesi! I loro nasi, abituati a ben altre fragranze odorose, dovettero contorcersi d’orrore quando percepirono l’olezzo mefitico della decomposizione provenire dalle piazze, dalle chiese e dai conventi che avevano sottratto agli ordini mendicanti.

Era dunque di fondamentale importanza che l’Editto emanato in Francia nel 1804 dovesse estendersi a tutte le terre conquistate da Napoleone e quindi anche al Regno: per ragioni igienico-sanitarie i morti dovevano essere sepolti fuori le mura, in appositi spazi.

E così quell’ Editto di Saint Cloud di foscoliana memoria, che tanto ha fatto penare gli studenti di molte generazioni, fu esteso a tutta la penisola italiana nel 1806.

Non più sepolture nelle cripte all’interno delle chiese, da cui provenivano fetori pestilenziali ogni qual volta si apriva la botola (tutti i giorni!), non più tombe terragne a mo’ di fosse comuni, scavate nelle piazze e nelle navate, ma cimiteri fuori dal centro abitato in cui l’aria malsana non potesse dare fastidio o infettare alcuno.

Con quanta rapidità l’ Editto fosse portato ad esecuzione in tutto il Regno e nel nostro Comune possiamo immaginarlo. Il primo cimitero, quello comunale di Nocelleto, fu aperto solo nel 1891!

Come mai tanto ritardo?... Come già detto altrove, la piccola storia non cammina con lo stesso passo della Grande Storia e prima che l’Editto diventasse esecutivo, la scena politica era già bell’ e cambiata: Murat era stato fucilato a Pizzo Calabro nel 1815 Napoleone relegato a Sant’Elena dove morirà il 5 maggio del 1821, e i Borbone erano di nuovo i padroni del Regno, non più di Napoli, ma delle Due Sicilie.

Tolti di mezzo i principali personaggi, i nuovi-vecchi amministratori non ebbero fretta di eseguire ciò che nell’Editto si stabiliva, e il Clero, che pur poteva far sentire la sua voce, non se ne poteva fregare di meno, visto come erano stati trattati i beni della Chiesa da Napoleone.

Casanova, che aveva a disposizione due chiese, quella parrocchiale e quella conventuale, venne a trovarsi molto a disagio quando il Convento fu chiuso proprio a causa della soppressione degli ordini mendicanti. Per molti anni fu la sola chiesa parrocchiale ad accogliere, con grande difficoltà, le sepolture; quando poi, nel 1838, il Convento fu riaperto al culto, immediatamente tutte le sepolture furono convogliate in esso e la chiesa parrocchiale poté finalmente usufruire di una boccata d’aria… se così si può dire!

Nel 1854, tuttavia, il Comune di Carinola fu costretto a chiedere più volte alla Sotto Intendenza di Gaeta l’espurgo delle cripte delle chiese di tutto il territorio, perché non c’era più posto per seppellire i morti!… Cosa significasse “espurgo” delle cripte non ci è dato di saperlo. Probabilmente significava liberare le cripte da tutti i cadaveri messi a ‘scolare’ e accatastare tutte le ossa per far posto ai nuovi arrivi.

Gli amministratori carinolesi avevano ben capito l’importanza dell’Editto di Saint Cloud, ma la lentezza, non solo quella burocratica, è sempre stata una pecca del Regno, forse quella che ne ha decretato il tracollo. Solo con l’Unità d’Italia si riuscì ad ottenere la costruzione dei cimiteri nel nostro Comune e le nostre chiese furono finalmente alleggerite di un’ incresciosa incombenza.

Beh, per la verità, con l’Unità d’Italia le nostre chiese furono alleggerite di ben altro!…. ma questo è un’ altra pagina.


Clio
Fonte: Archivio di Stato di Caserta - Camposanti

 
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