mercoledì 17 settembre 2008

Il taglio del bosco

   Quando passo per la strada non posso fare a meno di gettare uno sguardo alle montagne che circondano il paese.  Mi riesce difficile immaginare  che possano essere state boscose ed ombrose come raccontano i vecchi. Ora quello che vedono i miei occhi sono solo pietre su pietre affioranti da poca terra brulla. Sono solo cespugli di strame secchi e stentati.
  Aridità è la parola che oggi le contraddistingue. E non è solo colpa dei cambiamenti climatici.
Che cosa le ha ridotte così? 
L’incoscienza le ha ridotte così. 
  L’incoscienza e l’interesse di chi non si è fatto scrupolo di sfruttarle e farle sfruttare indiscriminatamente, fino a ridurle a una pietraia.
  Ormai non c’è più niente da sfruttare o c’è ben poco!
  Gli incendi boschivi sono stati sicuramente la piaga che per tanti anni ha afflitto le nostre montagne, causando un’alterazione chimico-fisica del suolo, un’ erosione superficiale con perdita del suolo fertile e una diminuzione della capacità di infiltrazione, tutti effetti deleteri che hanno portato i nostri colli quasi alla desertificazione.
Per dirla in parole semplici e molto comprensibili, dove passa un incendio non cresce più nulla, per molti anni, se non l’erba che può far tanto comodo a qualcuno.
  Gli incendi non sono stati e non sono, però, l’unico problema del nostro territorio montuoso.
Ce n’è un altro, non meno distruttivo, che si ripete ogni anno e che anche quest’anno è già in piena attività: il taglio indiscriminato degli alberi.
  Si taglia a più non posso, senza concessioni e senza permessi, e quindi esentasse; si distruggono le ultime piccole oasi di alberi d’alto fusto che ancora resistono in tanta aridità. Si vende legna a discapito dei cittadini carinolesi che, ignari, vengono privati del verde che a loro appartiene, per il vantaggio e le tasche di pochi.
  E in tutto questo, gli organi tenuti al controllo di questi abusi non sono presenti. Non denunciano e non prendono provvedimenti. La Forestale è latitante.
Si finge di non vedere… di non sapere.
Personalmente non accetterò mai questa politica del ‘magna magna’ basata sui favoritismi e sull’ingrasso dei pochi a discapito di tutta la collettività, perché credo che sia uno degli abusi più meschini fatto sia al territorio che ai cittadini.
  Ci sono modi più civili e meno dannosi di tagliare e commerciare legna ed è quella della via legale, con concessioni provinciali e coi dovuti accorgimenti delle zone soggette al taglio.
Esistono, per chi non lo sapesse, delle Leggi nazionali (D.Lgs n. 42/2004, art.130,142, 149; D.Lgs n. 227/2001, art.6) e delle norme regionali che regolano il taglio colturale e tutelano il patrimonio forestale: sono quelle le vie da seguire. Le vie più facili e più convenienti (per i pochi) non sempre sono le migliori.
  Le ragioni della legalità non sono difficili da capire: a parte il dovere civico, se un taglio viene fatto con precisi criteri tecnici, che mirano a mantenere sano il bosco e a permettere la nascita e la crescita di nuove piante, l’ambiente naturale non ne risentirà e la fiamma che d’inverno rallegra i nostri camini non ci sarà costata la distruzione del nostro patrimonio boschivo!
  Non sarebbe ora che si cominciasse a percorrere la via della legalità e della protezione ambientale anche in questo? E non sarebbe ora che chi è tenuto a controllare lo facesse? Sicuramente ne saremmo beneficiati tutti e il nostro ambiente sarebbe salvaguardato.
Galatea

 
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