giovedì 18 settembre 2008

Si o' mellone è sciutu bbianco cu chi ta vuò piglià

Tutti sanno che questo famoso modo di dire napoletano vuol dire praticamente che capita di comprare una anguria, sicuri che fosse rossa fuoco e invece una volta aperta scoprirla bianca e quindi immangiabile.
L’insegnamento che ci viene da questo detto antico è che molte volte aspetti con ansia che si realizzi qualcosa che ti sta a cuore, che immagini bellissima e una volta realizzata scopri bruttissima o non come te l’aspettavi. Il detto si è avverato con il campanile dell’orologio di Casanova. Dopo mesi di lavoro, anche con qualche traversia burocratica che ha allungato i tempi, finalmente sono sparite le impalcature e si è potuto osservare il lavoro quasi ultimato. Al primo sguardo esce spontanea una esclamazione positiva, subito frenata però dalle moltissime imperfezioni che si rilevano.
Prima di tutto il colore chiaro ed uniforme che appiattisce le forme, facendo scomparire le colonne, i cornicioni e le greche che il progettista aveva previsto proprio per movimentare la sua opera. Il marmo scuro usato (speriamo sia marmo), sembra sistemato così come comprato senza tagliarlo secondo il profilo della torre. La corona che campeggia lo stemma del comune nella parte che dà sulla piazza, è simile ad un cerchio ammaccato su un lato.
C’è un cavo elettrico pendente che alcuni iniziano a credere che sia un istallazione artistica postmodernista.
Questi sono solo alcuni rilievi grossolani all’esecuzione dell’opera, che dà l’impressione più di una buona tinteggiatura che di un restauro. Se doveva solo essere imbiancato si poteva fare pure a meno degli architetti che hanno seguito, o avrebbero dovuto seguire, i lavori. Anche se non è mancato un estimatore dell’opera, che l’ha definita: “una torre d’avorio ideale che punta al cielo, simbolo della trasparenza dell’amministrazione comunale”.
Bisogna precisare che i rilievi su esposti sono di gente ignorante che si affida al proprio gusto del bello e al proprio spirito critico. E’ possibile che non essendo tecnici, non comprendano il nuovo momento artistico che vivono. Così come nei secoli scorsi non fu compreso lo stile innovativo di Michelangelo, Caravaggio, di Picasso o di Van Gogh, qui non si comprende il nuovo stile imperante che è quello del
Moulin Blanche (Mulino Bianco) . Abbiamo notato che questo restauro è identico a quello della chiesa della Grangelsa, stile, che come disse un famosissimo critico al vedere il santuario: “ci riporta all’infanzia, con quel bianco che fa rinascere il candido della purezza del bambino". Qui sì che l’artista ha seguito le parole e gli insegnamenti del caro Wordsworth che diceva: "the child is the father of the man”. Adesso non lo comprendiamo ma nei secoli futuri sicuramente sarà apprezzato.

Nel frattempo però, con chi ce la dobbiamo prendere? Subito i critici si sono spaccati , come per tutto, in due partiti, quello del sindaco uscente e di quello attuale. I simpatizzanti di Mannillo subito si sono scatenati accusando Di Biasio di aver ingaggiato un architetto suo amico e quindi sarebbe lui il responsabile degli inconvenienti rilevati . A questi hanno risposto i supporters di Di Biasio asserendo che è compito dell’amministrazione in carica controllare la perfetta esecuzione dei lavori e pertanto, se non non fossero soddisfacenti, l’unico responsabile è Mannillo, inteso come amministrazione, che non deve pagarli. La discussione continua e non sembra che arrivi a conclusione, pertanto la domanda “cu chi ta vuò piglià?” resta senza risposta. Vuoi vedere che alla fine se la pigliano a quel posto i cittadini? Come sempre d’altronde.

Le Corbusier da Casanova

 
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