giovedì 30 ottobre 2008

La stupenda eredità di Padre Michele

Ho preferito dare l’ultimo saluto a Padre Michele martedì pomeriggio, lontano dal clamore della folla. Mentre il treno mi portava a Roma in un pomeriggio piovoso, non potevo fare a meno di pensare a lui, parlare di lui con gli amici che mi accompagnavano, ricordarlo così come io l’ho conosciuto. Ben poco per la verità, e di questo me ne rammarico, ma quelle rare volte che ho parlato con lui mi sono sempre sentita molto a mio agio. Avevo di fronte l’amico ed il compaesano con cui era possibile fare battute e ridere, sentendosi liberi dai canoni dell’ufficialità, anche se, devo sottolineare, Padre Michele non perdeva mai, neppure nell’ufficialità più rigida, il suo modo di essere affabile e cordiale.

Quando sono arrivata a Roma, alla Delegazione di Terra Santa, mi ha fatto un certo effetto vedere la bara messa lì per terra e accanto, su un capitello, i suoi attrezzi di lavoro: la piccozza e la cazzuola che usava per i suoi scavi e che ora sono diventati cimeli da tenere in un teca di vetro. Le preghiere e i canti dei frati francescani presenti in sala penetravano nel più profondo degli animi e creavano un’emozione rara. Profondamente mistica. Era questo il mondo a cui Padre Michele apparteneva; non certo quello mondano che pur sapeva frequentare con il dovuto distacco.

Ho trovato là tanti compaesani che vivono a Roma e, come accoglienza, ho avuto il sincero e accorato pianto della sorella Maria.

Carinola perde una persona eccezionale che poteva dare ancora tanto al mondo intero e al suo territorio a cui è rimasto sempre molto legato. Da studioso qual era, conosceva benissimo l’importanza delle radici e ne andava fiero. Come non ricordare le belle partite a pallone che quasi ogni 25 Aprile faceva con i compaesani sulla piana di San Martino! Amico tra gli amici…

Non voglio celebrarne i meriti professionali, peraltro abbondantemente celebrati su tutti i mezzi d’informazione, preferisco ricordarne le doti umane che lo hanno portato ad essere quello che era diventato.

Persona schietta, coltissima e umile, Padre Michele ha portato nel mondo il vero modo di essere della sua terra: la semplicità di cui è fatta la vera grandezza. Quella grandezza l’aveva però raggiunta solo con i propri mezzi: la passione per il proprio lavoro, il sacrificio, l’impegno continuo, lo studio e la ricerca, ma soprattutto la fede che lo aveva spinto ad una scelta di vita fin da giovanissimo. Quella fede non è mai rimasta chiusa ed inattiva dentro di lui ma, sempre fruttuosa come i talenti della ben nota parabola evangelica, ha fatto di lui un uomo di pace, rispettato ed amato sia dagli ebrei che dai palestinesi, persone normali o grandi della terra, tra cui si muoveva con la massima libertà e sicurezza. E proprio come San Francesco, di cui aveva abbracciato il carisma, è riuscito a essere veicolo di pace là dove la pace sembra impossibile. Per quella fede che lo sosteneva, aveva cercato le verità in cui credeva attraverso uno studio meticoloso e continuo della Bibbia e che lo ha portato a fare numerose e sorprendenti scoperte archeologiche.

Personalmente, ho in comune con lui l’amore per la storia. Lui per la nobile storia della cristianità, io per la piccola storia del nostro Comune. Ancora di più, ci accomuna la certezza che il passato non può e non deve andare perduto, ma ricercato e riscoperto. Senza il passato in cui affondano le proprie radici non può esserci futuro per l’uomo.

Dopo sofferta decisione dei familiari, Padre Michele lascia definitivamente l’Italia per essere sepolto sul Monte Nebo, in Giordania, là dove ha operato per quarant’anni. Così lui desiderava, così forse è giusto che sia.

A noi carinolesi, insieme ai suoi familiari, lascia una stupenda quanto impegnativa eredità: quella di essere i custodi della sua memoria.

Di questa eredità dobbiamo esserne degni e saper tramandare alle generazioni future la figura e l’opera di questo nostro beneamato concittadino.

Clio

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Da http://lioneljourney.blogspot.com/2008/11/tribute.html (traduzione) (26.11.08)

Un Tributo


Per segnare la fine dei 30 giorni di lutto per Padre Michele Piccirillo e’ stata celebrata una messa ieri al monastero di San Salvatore. 
La chiesa era gremita. Oltre ai numerosi religiosi, i preti e il Nunzio Apostolico, c’erano anche amici musulmani ed ebrei che hanno voluto unirsi a questo memoriale. Il Custode ha presieduto la messa ma e’ stato il Decano ad avere l’onore di pronunciare l’omelia. E’ stato un momento molto toccante – credo che nessun occhio sia rimasto asciutto tra la platea. Fra' Claudio Bottini ha ripercorso la vita di padre Michele Piccirillo, la sua infanzia, gli anni della sua formazione e del suo lavoro, la sua passione per l’arte, la letteratura e l’archeologia; i suoi successi e insuccessi; e la fede e la dignita’ durante gli ultimi giorni della sua vita.


 Il Decano ha anche parlato della tempra di padre Michele Piccirillo e della sua apparente caparbietà, che a volte poteva fare male. Ma ha anche ricordato qualcosa che io penso sia da considerare un segno distintivo dei grandi personaggi: tale caparbietà, dopo tempo e di solito dopo la morte, viene riconosciuta come convinzione, passione, perseveranza e tenacita’ nel difendere cio’ che i grandi personaggi sanno essere la verita’. Cio’ e’ espressione della volonta’ di Dio. Tali personaggi sono cosi convinti e appassionati nei confronti del proprio lavoro/missione/sogno, che vi si attaccano con tenacia, combattendo ogni opposizione, perche’ sanno che Dio portera’ dei frutti ai loro sforzi. E il tempo da loro ragione, sempre. 


Questo fa parte del formarsi di un eroe: ma la gente intorno vedra’ sempre il peggio, chiamandola ostinazione, mancanza di cooperazione, egoismo, caparbieta’.  Tutto cio’ e’ dovuto al fatto che questi critici sono pieni di paura: paura dei fallimenti, paura di fare un passo nell’ignoto, paura di lasciare le cose comode e, soprattutto, paura di credere nella provvidenza di Dio, paura di avere delle convinzioni, paura di avere un ideale. Queste sono le persone tristi, che fanno della mediocrita’ una virtu’. Quanto spesso ho visto accadere lo stesso per Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Padre Allegra, San Giovanni Bosco… ognuno di loro in un momento o un altro sono stati accusati per la loro “testardaggine” da gente senza colore e senza faccia. Solo piu’ tardi fiorirono alla santita’, attaverso la loro tenacia e perseveranza.


Dopo la messa siamo scesi tutti giu’ nella Sala dell’Immacolata, dove e’ stata proiettata l’anteprima di un documentario dove e’  presente Padre Michele Piccirillo. Il filmato e' stato girato dalla RAI e non e' ancora stato pubblicato.  La Sala era piena fino alla massima capacita’. E’ stato strano guardare padre Michele parlare nel film: riconoscevamo la sua voce, il suo gesticolare, le sue battute… ma non e’ piu’ qui tra noi. Nell’oscurita’ della sala, potevi sentire la gente singhiozzare e asciugarsi gli occhi, mentre guardavano questo grande uomo che ha dato la sua vita alla causa della pace attraverso l’archeologia, mentre con passione spiegava le scoperte e il lavoro continuo sui mosaici ritrovati in Israele, Giordania, Siria ed Egitto. Oggi i suoi discepoli continuano a lavorare qui.


Ed io penso che il piu’ grande tributo che possiamo fargli e’ continuare a lavorare. Lavorare con tenacia e passione, con fiducia totale in Dio, con una tenacia che attirera’ le critiche di chi ha niente altro che la mediocrita’ come virtu’, la mediocrita’ come sogno e la comodita’ come ideale.
Lionel Goh

 
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