martedì 7 ottobre 2008

La vergogna dell’appartenenza

Un mio amico mi ha appena mandato via mail due stupende foto della città del centro-nord in cui vive. Un sogno: strade pulitissime, angoli curatissimi; idea di benessere e di civiltà.
Le guardavo con gli occhi, ma la mente vedeva ciò che i tg nazionali  stanno mostrando al mondo intero in questi giorni: le strade del Casertano e in particolare quelle di Castelvolturno. Idea di degrado e inciviltà. Soprattutto degrado morale.
Ho vergogna quando vedo queste immagini per televisione e capisco esattamente i sentimenti del mio amico articolista che ha quasi timore a dire che è della provincia di Caserta per non creare nell’altro una reazione allarmistica. Sono anche i miei sentimenti, e forse quelli di tutti noi. Personalmente non credo sia giusto dare solo un’immagine simile della nostra Provincia, perché finiamo per essere tutti affastellati nello stesso fascio e l’opinione che il mondo si fa di noi è quella di accomunarci tutti con l’immondizia e la camorra. Ma così vanno le cose oggi: è importante solo quello che fa notizia. E la notizia del momento è che siamo nella merda!
E’ vero che gli altri sono reticenti a stabilire contatti con noi. Un recentissimo episodio personale me lo ha confermato. Ero in contatto con una studentessa del centro nord per la battitura di una tesi di laurea e tutto era a buon punto, doveva solo mandarmi il materiale. Quando le ho dato l’indirizzo dove figurava la provincia di Caserta, non si è fatta sentire più!
Questo fatto mi ha rattristato non poco.
Appartenere a questa Provincia, nella mente degli altri significa necessariamente avere  a che fare con la camorra o col degrado e, per alcuni, neppure i contatti mediatici sono graditi.
Ma non voglio lasciarmi prendere dallo sconforto. Non sono una di quelle che desiderano fuggire da questa realtà: le mie radici sono qui, in questa terra dove sono nata, dove hanno vissuto e vivono i miei, dove riposano i miei morti. Non voglio vergognarmi di essere ciò che sono. Non voglio neanche stare a pensare a tutti i processi storici e politici che ci hanno portato a questo; non sarebbe di grande aiuto, perché come dice un detto popolare: è inutile stare a piangere sul latte versato.
E allora? E allora c’è una sola cosa da fare: fare di questa vergogna dell’appartenenza uno sprono  a lottare per un cambiamento. Un vero cambiamento, non di quelli fasulli che si sentono dai balconi in certi periodi elettorali e poi finiscono nel dimenticatoio.
I modi per aiutare il cambiamento sono tanti, primo tra tutti: controllare che l’ Amministrazione comunale in carica faccia il proprio dovere nei confronti della salvaguardia del territorio e dei cittadini. In secondo luogo è necessario collaborare affinché ci si cammini nel verso giusto. Collaborare, se necessario, alla formazione del cittadino, al rispetto delle leggi, alla convivenza civile, denunciando abusi e soprusi, non fermandosi solo a criticare senza muovere un dito e mettendo a disposizione degli altri le proprie competenze e le proprie conoscenze.
E’ necessario che si stabilisca perciò un rapporto di fiducia tra l’Amministrazione comunale e i cittadini ed insieme collaborino a che questo territorio emerga dall’immobilismo e dall’arretratezza  a cui è stato condannato da tanti anni. Se non c’è questo rapporto di fiducia e collaborazione, il processo di crescita non potrà incamminarsi e ogni passo in avanti verrà ostacolato da pregiudizi, interessi privati e politici. E’ questa la realtà dei fatti, che piaccia o no!
Collaborazione però non significa accettare passivamente le decisioni che vengono dall’alto, o non significa essere schiavi dei cittadini, significa invece tenere aperto sempre un canale comunicativo di confronto tra le due parti e che possa rivelarsi uno scambio continuo di idee, aiuti e sostegni per la crescita a 360 gradi del territorio.
Aspettare che arrivi il deus ex machina dal cielo a risolverci problemi  è quanto mai puerile e vittimistico. Arriva il momento in cui ci si deve accorciare le maniche e cominciare a costruire seriamente.
Credo che questo momento sia arrivato. Per il bene di tutti noi.
Lady Oscar

 
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