giovedì 25 dicembre 2008

Il vecchio gigante abbandonato

Mentre gli anni passano, i tempi cambiano, le generazioni nascono e muoiono, lui se ne sta lì muto e silenzioso. Inerme. Come uno spettatore attento che assiste ad uno spettacolo dal suo umile e nascosto angolino.
Quasi dimenticato da tutti.
Così dimenticato che può subire violenze senza che nessuno se ne accorga.
I secoli lo hanno travolto, lo hanno scalfito, invecchiato, deturpato, ma non lo hanno abbattuto.
E lui è sempre lì, superbo ed austero nella sua bellezza che forse non meritiamo, e sembra dire a se stesso: ma quando si ricorderanno veramente di me?
Parlo di quello stupendo monumento che è la Basilica di Foro Claudio a Ventaroli. Un gigante. Non tanto per dimensioni, quanto per grandezza culturale ed architettonica. Una perla dei nostri Beni Culturali ed Ambientali.
La storia, passata con intensità anche nelle nostre contrade, ci ha regalato questa straordinaria opera che risale ai primi secoli della cristianità, a quando la fede semplice e decisa degli uomini era impulso alla costruzione di cattedrali, basiliche, chiese.
Era servita come Episcopio ai primi vescovi carinolesi ed era lì quando arrivò, nel 1087 ca. il vescovo Bernardo che anche lui usò come sua prima sede vescovile. E forse non si chiamava Santa Maria in Foro Claudio né Santa Maria in Valle d’Oro. Non ne abbiamo alcuna certezza.
Se la zona in cui sorge l’Episcopio usufruisce oggi del vincolo archeologico, ciò vuole dire che nell’area esisteva un antico centro abitato abbastanza importante e che l’Episcopio era in una posizione favorevole. La presenza, inoltre, della vasca battesimale posta davanti all’edificio ci rivela anche che questa era la Cattedrale. Una strada, allora molto battuta, la univa all’Appia che portava verso Roma e verso Napoli.
Cosa sia successo nel corso dei secoli e perché l’Episcopio si sia poi ritrovato in quella posizione territoriale così poco felice è strettamente legato alla storia di questo territorio e alla crisi delle configurazioni territoriali precedenti, che sono andate man mano scomparendo.
Non sono però un archeologo né uno storico dell’arte e non voglio addentrarmi in un argomento di cui sono incompetente; quello che invece voglio sottolineare è la condizione di totale marginalità in cui si trova oggi tale importantissimo monumento.
Molto poco viene fatto per la sua valorizzazione, sia da parte dell’Amministrazione Comunale che da parte degli altri Enti educativi presenti sul territorio, ossia la Scuola.
Credo che Amministrazione e Dirigente Scolastico dovrebbero sedersi ad un tavolo ed organizzare una serie di iniziative per la diffusione conoscitiva di questo monumento così importante, non solo per l’arte, ma anche per la lingua italiana.
Quanti studenti carinolesi lo conoscono? Quante classi vanno a visitarlo? Perché non si cerca anche di coinvolgere il vicino Istituto d’Arte di Cascano? Perché non si approntano, come stabilito già da molto tempo, le infrastrutture per agevolare l’accesso all’area?
E’ indispensabile che non solo l’Amministrazione debba essere presente e disponibile, ma anche la Scuola debba assumersi la sua bella parte di responsabilità mettendo gli alunni in condizione di conoscere il loro patrimonio artistico, studiarlo, ricercarlo.
Finché tutti gli Enti formativi non ci si mettono veramente d’impegno per formare e responsabilizzare le nuove generazioni alla conoscenza e all’amore per il territorio, non ci sarà nessun decollo per Carinola.
Continueremo a volare sempre rasoterra.
Babbo Natale


 
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