venerdì 23 gennaio 2009

Dalla parte dell’uomo

Ho visto dei bambini piangere atterriti. Non mi sono affatto chiesta se erano palestinesi o israeliani.
gaza
Erano bambini.

Ho visto delle mamme disperarsi e urlare. Non mi sono affatto chiesta se erano palestinesi o israeliane. Erano mamme.


Ho visto soldati che lanciavano missili, guidavano carri armati, sparavano, combattevano. Non mi sono affatto chiesta se erano palestinesi o israeliani. Erano uomini.

Fino a quando si può assistere impotenti a simili massacri? Fin dove la mente umana può arrivare a concepire piani e mezzi di distruzione e a desiderare lo stermino dei suoi simili? Fin dove la mente può tollerare tutto questo?....

Non posso fare a meno di ricordare la semplice e stupenda risposta del nostro caro padre Michele ad un giornalista che gli chiedeva lui da che parte stesse. “Dalla parte dell’uomo”, rispose padre Michele senza esitazioni.

Dalla parte dell’uomo.

Dalla parte dell’uomo che non ha colore e non ha fede politica; non ha nazionalità e non ha religione ma è solo e semplicemente ‘uomo’. Dalla parte dell’uomo che ha il diritto di esistere e popolare la terra al di là dei confini territoriali e politici che noi vi mettiamo; al di là delle barriere sociali che noi vi erigiamo; al di là del colore della pelle e della fede religiosa per cui combattiamo, al di là di qualsiasi schifosissimo interesse economico che ci porta a sentirci padreterni e a schiacciare col piede chi pensiamo ci dia fastidio. Dalla parte dell’uomo che ha il diritto di utilizzare le risorse naturali della Terra, senza elemosinarle, perché la Terra appartiene a tutti e le sue risorse non possono diventare mezzi di potere nelle mani dei pochi.

Dalla parte dell’uomo che ha diritto ad una striscia di patria, un pezzo di terreno, un morso di pane, un sorso d’acqua, un minimo d’istruzione, una casa. Che ha diritto ad una vita.


Non si può semplicemente dire ‘io sono filo israeliano o sono filo palestinese’ legittimando le azioni dell’una o dell’altra parte: bisogna fare in modo che si arrivi ad un accordo, che si arrivi alla Pace a cui entrambi hanno diritto.

gaza
Certo, in chi osserva da lontano questa tragedia, la ragione elabora e percepisce le piccole o grandi differenze che si celano in questo interminabile conflitto: qualcuno gioca più sporco dell’altro perché ha più mezzi per farlo e perché ha il sostegno di una potenza mondiale il cui presidente ha forse dato l’ultimo colpo di coda prima di ritirarsi a vita privata, ma non si può e non si deve giustificare la guerra. Mai.

gazaIl cammino dell’Umanità è passato attraverso brutture inaudite che però, ora, non sono più tollerabili. Nell’attuale mondo globale, il raggiungimento di un grado di civiltà accettabile andrebbe usato per aiutare ad evolversi chi non è ancora riuscito a farlo, per combattere la povertà che noi stessi contribuiamo a spargere, per raddrizzare le distorsioni di sistemi ingiusti. Usare la nostra miglior civiltà e i nostri più sofisticati mezzi per reprimere i più deboli è solo stoltezza.

Abbiamo il dovere morale di costruire la Pace, ma la Pace si costruisce solo se si assicura a tutti i popoli la possibilità di un’esistenza a cui vanno garantiti rispetto e dignità.

Galatea

 
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