martedì 13 gennaio 2009

dreams in the rain...

alone in the rain
Foto di Andrea Gasparro

Dreams in the rain...


tutto questo sara' dimenticato,


come lacrime nella pioggia..


e' tempo... di fuggire



La pioggia non smetterà più di cadere. O forse per tanto tempo ancora credette di sentirla venir giù. Aveva appena terminato di leggere La fanciulla dagli occhi d’oro di Balzac, messo su un disco di Franz Liszt, quando qualcuno bussò alla sua porta. Bussò una seconda volta. Allora si alzò dal letto e si diresse verso l’ingresso notando un colpetto di tosse. Chi mai poteva essere alle cinque di pomeriggio? Buonasera signore- lo salutò subito un uomo sui cinquant’anni, scarno in viso ma vestito all’inglese in maniera impeccabile e strano a credersi non aveva addosso un segno della pioggia..

Che cosa desidera?-gli chiese Daniel senza troppa convinzione.

-Mi servirebbe una cosa..sono venuto apposto da molto lontano e..

Mi scusi – lo interruppe senza paura quel giovane dal crine fulvo- ma io non la conosco e non so proprio chi lei sia. Ma proprio mentre stava per chiudere la porta in faccia allo sconosciuto, una lacrima cominciò a rigare il viso di quell’uomo misterioso.

I due rimasero qualche attimo uno di fronte all’altro senza parlare. Poi lo sconosciuto prese a parlare di nuovo, stavolta però arretrando di un passo agitò dei guanti neri, assai consumati. E disse placidamente: - Se mi permetterete di entrare un minuto vi spiegherò in poche parole quello di cui ho bisogno.

-Prego entrate pure.

Il vecchio poté notare quanto quel giovane aveva in quel periodo in odio la cura della casa. Tutto era in un disordine quasi insano. Il divano somigliava ad un grosso pezzo di formaggio mangiucchiato. Un odore di muschio e di tana copriva tutti gli altri odori mentre pile di libri circondavano come un’ alcova il suo letto. Quadri e disegni davano un qualche segno di distrazione e poesia a quelle tre stanzette umide, mentre il resto era coperto o da sporco o da polvere che sarebbe poi diventata altro.

I due intanto si erano seduti in cucina al piccolo tavolo e Daniel preparava una tisana all’arancio.

Dopo che ebbe fatto il primo sorso il vecchio disse di chiamarsi Osvaldo, raccontò che veniva da un paesino della Germania e che era cieco da alcuni giorni.

-Ah- fece Daniel- così lei è tedesco e parla così bene l’italiano.

-Mia madre era italiana di origine siciliana precisamente. Ora a me servirebbero i suoi occhi. Il motivo non posso rivelarglielo ma può immaginare perché mi son permesso di chiederli proprio a lei..

-A dir la verità non l’ho compreso. Ma comunque i miei occhi mi occorrono, devo finire di leggere tutti quei libri che vede laggiù.

-Ah, ma se è per questo li potrà leggere con tutta tranquillità. A me servono per qualche ora giusto il tempo che smetta di piovere e poi glieli riporterò.

-Non le credo e comunque no.

A questo punto i due si alzarono e Daniel andò verso la porta, la aprì e fece cenno al vecchio di uscire.

-Bene, mi dispiace- fece il vecchio, ma lei con quegli occhi non amerà mai nessuno. La sua anima è cieca e vede io pur essendo cieco vedo meglio di lei. Volevo solo provare i suoi occhi e far carezzare le labbra di una fanciulla, dai capelli neri come gli occhi. La sua pelle..

-Davvero?ecco li prenda.. la prego io aspetterò qui..Il vecchio scappò con una risata mefistofelica quando Daniel di colpo si svegliò e capì che s’era di nuovo addormentato di pomeriggio. Si tocco il volto e vide le sue mani. Dopo essere passato sotto la doccia si vestì con cura, prese l’ombrello e uscì di casa, dopo due settimane di pioggia, in cerca di quella fanciulla. La notte lo rapì come un sogno alato.



continua.....


Lo Sceicco bianco.
summer rain

 
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