martedì 3 febbraio 2009


Il 2008 è considerato dagli scaramantici un anno sfortunato, in quanto bisestile. Le loro previsioni negative si sono avverate per tutte le attività, tranne però che per quella enologica, che anzi non aveva mai visto un’annata migliore.
Quest’annata, eccezionale per tutti i vini, lo è stata ancora di più per il vino Falerno. Quando si parla di Falerno, i veri intenditori si riferiscono alla zona pedemontana a sud del monte Massico, nei tenimenti di Mondragone, Falciano e Casanova. La parte nord non viene esclusa per motivi campanilistici o altro, ma semplicemente proprio perché esposta a nord. L’uva, in quella zona, gode del calore dei raggi solari per molte meno ore dei terreni ubicati a sud, che sono più vocati anche perché non sono interessati dai venti freddi provenienti dal nord.
I vigneti di questa zona sono piccoli appezzamenti, quasi tutti per uso familiare, e il vino viene prodotto col metodo tradizionale . Il metodo è semplice: si pigia l’uva e si procede alla spremitura, dopo quattro o cinque giorni se primitivo, sette o otto giorni se Falerno rosso, senza fare nient’altro che aspettare qualche mese per il primitivo e un po’ di tempo in più per il Falerno rosso. Se si ha l’occasione di assaggiare qualche vino di quelli prodotti in casa seguendo regole non scritte tramandate dai tempi dei tempi, si saprà a cosa ci stiamo riferendo. Il risultato è sempre buono ma quest’anno sicuramente è ineguagliabile e chissà fra quanti anni si potrà godere della stessa meraviglia.
Se si assaggia il vino di Nicola sicuramente si sentiranno tutti profumi del castagneto unito a quello di violette , di prugne e di albicocco. Se si assaggia quello di Gennaro si sentirà il profumo delle querce unito a quello del mirto e delle ginestre. Se si beve quello di Gaetano ti manda in estasi e ti fa sognare. Quello di Pasquale, dopo il primo bicchiere senti l’impulso irrefrenabile di degustare il secondo. Sublime il vino di Concetto, non il Merlot, (una bestemmia per la zona del Falerno), ma quello dell’”arusto”. Assaggiandolo, per incanto ci si sente sdraiati accanto a Trimalcione nell’antica Roma davanti ad una tavola riccamente imbandita.
Un posto di rilievo per il vino di Franco: questo vino, col suo colore rubino e col suo effluvio di mille aromi ti trasporta in un’altra dimensione, ti fa sentire una piacevole sensazione di calore ed un impellente desiderio di amare. Tutti i Falerno prodotti col metodo tradizionale, assaggiandoli trasmettono un messaggio di gioia, di forza e amore, oltre ad un messaggio culturale che scaturisce dalle leggende che accompagnano da millenni questo vino celestiale se si ha la predisposizione per recepirlo.
Questo vino miracoloso, prodotto in questo modo, fra tanti pregi ha due grandi difetti: se ne produce poco e il suo impareggiabile bouquet dura solo pochi mesi. Il Falerno artigianale, infatti, con i primi caldi primaverili incomincia a cambiare, secondo gli esperti in meglio, ma comunque non è lo stesso nettare che si degusta di questo periodo.
Quindi bisogna affrettarsi a visitare coloro che, pur senza comprenderne a pieno il valore incommensurabile, posseggono tale tesoro. Bisogna affrettarsi per toccare con mano, anzi con il palato, questo miracolo del vino Falerno che ogni anno si ripete nelle nostre zone.
Sbrigatevi, la primavera è vicina.

Lucullo

 
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