mercoledì 29 aprile 2009

Cavalca l'Honda

Oggi è il giorno fortunato
per chi molto ha già sperato,
ma non sa, povero allocco,
che non caverà un baiocco.
Se ha già preso il patentino
per l’innocuo motorino,
non ha fatto un buon affare
pur se ben lo sa guidare,
tutto ciò non lo confonda:
deve cavalcare l’Honda!
Quella anomala, diversa
un po’stronza, un po’ perversa
che travolge, e mai ha rimorso,
chi gli ostacola il percorso,
che si intrufola spietata
dove trova l’abbuffata,
perché quella che controlla
è una pancia mai satolla;
chi non ha niente da offrire
può mollare e scomparire.
I giochetti son già fatti:
pochi qui saran gli eletti
che con fulgido sorriso
entreranno in paradiso
dove i santi sono tanti
ma chi conta è un soltanto.
Oggi il più miracoloso,
con potere prodigioso,
non è certo San Gennaro
ma San Mario, il carbonaro.

Pasquino






domenica 26 aprile 2009

sciacallaggio e…. SCIACALLAGGIO

Tra la variegata fauna che si aggira tra le macerie del terremoto in Abruzzo, la specie peggiore è sicuramente quella degli sciacalli. Ce ne sono essenzialmente di due tipi.
C’è un primo tipo: gli sciacalli, sono facilmente riconoscibili: sono quelli che di notte si aggirano tra i cumuli di calcinacci, tra i solai crollati delle abitazioni sventrate, fra le travi in bilico, tra le mura che stanno ancora in piedi per scommessa e su cui si accettano scommesse, visto che lo “sciame sismico” (ohibò!) non è ancora finito.
Certo, la turpitudine dell’animale “homo” non conosce confini! Però questa prima specie di sciacalli a volte rischia la vita, girando, rovistando, grufolando tra quelle macerie, fra quelle mura in bilico che possono crollare inopinatamente sulla testa mentre sottraggono denaro, gioielli o quant’altro, ai morti ed ai vivi che non hanno il coraggio di tornare fra quello che resta delle loro abitazioni.
Potrebbe essere che una percentuale di questi sciacalli, 1 o 0,50% , lo faccia per FAME? Possibile, anche se poco probabile:
C’e poi un secondo tipo: gli SCIACALLI. Sono i più pericolosi.
Perché?
Perché sono una specie mutante e opportunista, che si traveste e si camuffa sotto i veli impenetrabili e compiacenti di certa informazione.
Difficile riconoscerli subito, perché loro non rovistano, non grufolano ma si aggirano tra le macerie in blazer blu scuro e maglioncino nero, in giacca e cravatta, in maglioncino blu e bianco , a volte in sottana nera e papalina viola. Spesso sfoggiano sorrisi a sessantaquattro denti; non fidatevi, perché dietro la prima è celata una seconda fila, ma non sono denti, sono zanne affilate fatte per divorare, anche i morti.
Loro non rischiano la pelle, tutt’al più qualche applauso. A differenza del primo tipo, i loro atti di sciacallaggio sono dettati, in toto, dalla fame: FAME DI POTERE.
Esiste un metodo per riconoscerli?
Purtroppo no, sono come i terremoti, si riconoscono solo dopo gli eventi.
Però li troverete tutti in prima fila, soprattutto ai funerali. A volte qualcuno sembra che pianga.
Hanno al loro servizio una torma di animali spazzini i quali hanno il compito di fare pulizia degli avanzi di carogna che si lasciano alle spalle.
Chi sono questi spazzini?
Sono i giornalisti di certi quotidiani, settimanali, rotocalchi, mensili, di certi telegiornali. Sono i direttori di alcuni telegiornali pubblici e privati, i conduttori di alcune trasmissioni televisive, i buonisti, i falsi moralisti, arcivescovi che “cristianamente” non perdonano a vignettisti blasfemi. Tutti quelli che per loro deontologia dovrebbero fare “Pubblica Informazione”.
A loro gli SCIACALLI offrono il premio di spartirsi la carogna della VERITA’, perché questa non generi puzza quando comincia ad imputridirsi.
Dal primo tipo: gli sciacalli, non dobbiamo difenderci, ci pensano le Forze dell’ Ordine.
Dal secondo tipo invece dobbiamo difenderci, eccome, per non esserne divorati.
Come?
Ascoltando tutto e tutti, ma non con le orecchie. Leggendo, osservando, di tutto e di tutti ma non con gli occhi. Usando una unica parte del corpo che fortunatamente qualcuno sembra ancora possedere: la testa.
Alla fine denunciando, quando c’è da denunciare. Parlando quando c’è da parlare.
Così come fa il popolo dell’Aquila.
Peccato che quando lo fa non trova spazio sui media ufficiali, sui quali non ha voce se non per applaudire e ringraziare.
Questa gente solo sulla rete può urlare la propria verità e riappropriarsi della propria dignità.
Seguitela!!!
Abbiamo assistito, prima, ad un autocelebrarsi ed in seguito ad un ignobile quanto ridicolo rimpallarsi di responsabilità tra Enti Locali, Centrali, Istituzioni e gli stessi vertici (e ribadisco vertici) della Protezione Civile, alla fine qualcuno ha incominciato a scuotersi dal torpore.
Qualcuno ha incominciato a parlare, sia pure per pararsi il culo.
Incominciano a spuntare telegrammi, si incomincia a parlare di verifiche non fatte o fatte non si sa da chi, di disastro annunciato e sottovalutato.
In tutto questo merdaio, il mio sconfinato “amore cristiano” và ai ragazzi della Casa dello Studente, che hanno visto estrarre i loro compagni “sfrittellati” (come ha detto con rabbia una di loro), da sotto le macerie e che oggi si sono costituiti Parte Civile.
Và a quei genitori che hanno mandato i loro figli a studiare ed hanno dovuto andare a riconoscerli da morti, anche questi genitori si sono costituiti Parte Civile, a tutta la gente d’Abruzzo che si è costituita Parte Civile in un processo ancora contro “Ignoti”.
A tutti loro “cristianamente” mi sento di dire: NON PERDONATE!!!
Non fate sconti, a nessuno, perché nessuno merita il vostro dolore di giovani vite troncate, di padri sopravvissuti ai figli. In quel processo, oggi ancora contro “Ignoti”, chissà che un PM con gli attributi giusti al posto giusto e libero da corruzione e pastoie politiche non riesca ad imputare facce molto note. Alla fine dovrà pur esserci un barlume di verità e di giustizia, e chissà che tra le maglie di una giustizia giusta non resti intrappolato, oltre agli sciacalli, anche qualche SCIACALLO.




Jack lo Squartatore

giovedì 23 aprile 2009

Diplomazia vuol dire ipocrisia



L’altro giorno a Ginevra, in modo frettoloso e inusuale, è stato approvato il documento conclusivo della Conferenza Mondiale sul razzismo. Come tutti hanno potuto sentire dai telegiornali, la conferenza è stata segnata dall’intervento del presidente dell’Iran, definito detestabile per gli occidentali, ma eroico per i musulmani. Questi ha tra le altre cose definito Israele uno stato razzista e criminale per il genocidio dei palestinesi e per la continua negazione dei loro diritti più elementari. (per il testo completo clicca qui)
 Alle sue affermazioni, i rappresentanti di alcuni paesi occidentali si sono allontanati dall’aula in segno di protesta.  L’Italia non ha proprio partecipato in quanto ormai con questo governo e’ di fatto uno stato satellite di Israele. Il capo del governo, con il suo lacchè il ministro degli esteri, si affannano a giustificare il loro atteggiamento con nobili motivazioni, ma tutti gli addetti ai lavori sanno che è dovuto ai voti della lobby ebraica romana e dagli ingenti affari che li tiene legati soprattutto nel campo dell’editoria. 
In verità il presidente iraniano non fa niente per rendere più presentabili le sue idee, ed anche il suo laido aspetto fisico e il suo vocabolario certamente non aiutano . Il suo modo di comunicare è sempre rivolto ai suoi sostenitori invece che agli ascoltatori del momento, come se stesse sempre nella piazza di Teheran. Questo tuttavia non può bastare per emarginare una grande nazione, solo perché i suoi dirigenti non condividono la politica espansionistica di una piccola entità creata con la forza. Se gli atteggiamenti delle grandi potenze mondiali non fossero dettate dall’ipocrisia, si potrebbe proporre una commissione di inchiesta internazionale per verificare la veridicità delle dichiarazioni fatte. Si andrebbe a verificare se è vero che gli israeliani hanno massacrato migliaia di donne e bambini nei bombardamenti di Gaza. Se, nel rispetto delle leggi internazionali, tutti gli abitanti dello stato di Israele godono degli stessi diritti civili e politici, indipendentemente dalla razza e dalla religione. Si potrebbe verificare se nel governo sono presenti ministri razzisti come quello che predica l’esilio di tutti quelli che non sono ebrei e che minaccia di distruggere gli stati confinanti con le atomiche. Si potrebbe verificare se è vero che oltre a centinaia di ordigni nucleari Israele possieda ed usi armi non riconosciute dalle convenzioni internazionali; verificare se rispetta le risoluzioni delle Nazioni Unite….. Se,  dopo tutte queste verifiche, si riscontrasse che nessuna di queste affermazioni o gran parte di esse risultassero false, allora e solo allora si dovrebbe aggredire chi le ha fatte. Non solo condannare lui ma applicare al suo paese le sanzioni più gravi senza escludere l’opzione militare. Nel caso in cui però le accuse risultassero fondate, bisognerebbe indurre Israele ad adeguarsi ai dettami e ai principi legali e morali della comunità internazionale.
Non si comprende perché si considera questo stato come appartente all’ ordine degli stati democratici,  per legge imposta, e chi non la rispetta rischia l’isolamento o di essere paragonato a Hitler. Come si fa a non comprendere che il permanere di tale situazione è una minaccia seria e costante per la pace mondiale?
Ma forse lo sanno benissimo e rotolandosi nella loro meschina ipocrisia vogliono che ci siano conflitti perenni. Come al solito hanno ragione questi mercanti di morte, ed infatti l’unica voce in attivo della finanza mondiale in questo periodo di crisi nera è il commercio delle armi, che ha avuto anche nell’ultimo anno un fortissimo incremento.
Eforo

martedì 21 aprile 2009

Processi mediatici


Gira voce … che il maxi processo Cassiopea contro politici e imprenditori che hanno avvelenato la Campania e chissà che altro.., stia per andare in prescrizione perché non si riesce a fare neanche l’udienza preliminare. Chissà perché?....

Nonostante i vari Gomorra, Biutiful Cauntri ecc., che hanno denunciato al mondo intero, quello che le ecomafie hanno combinato in Campania, adesso tutti i riflettori sembrano spegnersi (ammesso che si siano mai accesi) intorno al problema.

I mezzi mediatici italiani sono giustamente più interessati a lasciare spazio alla cronaca quotidiana dei vari processi Chiara Poggi, Meredith Kercher, o caso Englaro… cose che si ci riguardano un po’ ma che sicuramente non coinvolgono un intera regione come il caso del processo Cassiopea.

E non è possibile, con tutto il rispetto per i morti, che quasi tutti i giorni si è costretti a sentire se Amanda ha fatto l’occhiolino a Raffaele, oppure se la bici di Stasi aveva la ruota sgonfia o che Silvio è si è fatto un lifting, o che le vignette ledono la morale… Le vignette??!! Ma la satira è nata proprio per questo e ci scusino se loro non sono capaci di usarla ..ma la satira è la risultante diretta di una cultura un pochino più alta del 1.65 m di certe persone…

Dicevo non è possibile che non c’è un cazzo di tg nazionale che parli di un processo cosi importante.

E non è possibile che noi come Campani non ci indigniamo per questo e per quello che è stato.

Non è possibile che continuiamo a farci prendere per il culo da queste rispettabili persone.

Se il processo va in prescrizione è come se il reato non fosse mai esistito.. e come dire non ci sarà bisogno neanche per una eventuale bonifica… Sveglia gente.

TrIpp

domenica 19 aprile 2009

I luoghi della memoria: Sprecamugliera

 
Una delle frasi che più spesso sentivo dire a mio nonno quando faceva storie con mia nonna era:
“j te portu a sprecamugliera”.
Non avevo idea di cosa stesse dicendo: non conoscendo il luogo, non mi rendevo conto del significato della frase. Ci sono voluti molti anni prima di capirlo.
Il termine “sprecamugliera” ha una radice spagnola: ‘mugliera’ non sta per ‘moglie’ ma per ‘donna’, dal termine spagnolo ‘mujer’ a sua volta proveniente dal termine latino ‘mulier’.
Questa strano nome deriva dal fatto che, in tempi passati, sul luogo esisteva una fittissima ed estesa selva di castagni, solcata da un’ intricata rete di sentieri campestri in cui molte donne che lavoravano in zona, non sapendo ritrovare la strada, si perdevano.
Era una zona bellissima e vergine, piena di verde. E ancora lo è.
La miriade di sentieri e di strade sterrate che si snodano in quel luogo vanno verso terreni privati e verso Carinola e, prima che fosse fatta l’attuale strada asfaltata che unisce Falciano a Carinola, erano quelle le strade che i falcianesi percorrevano per recarsi nel capoluogo, al comune o al mercato.
Prendendo una deviazione, si poteva passare sull’arco naturale di tufo che univa i due lati del burrone sotto cui scorreva un ruscello, o si poteva passare per la fontana della Musica, una sorgente che scaturiva dalle pareti tufacee. Là, presso la sorgente, i passanti si fermavano a fare colazione e ristorarsi dalla fatica del cammino…
Molti anni sono passati e tante cose sono cambiate, ma il luogo conserva ancora quel fascino di mistero che è peculiarità di certi luoghi naturali, i quali potrebbero essere sfruttati in ben altro modo. Sprecamugliera potrebbe essere un secondo sentiero turistico naturale da offrire a eventuali ospiti, oltre a quello degli Spinaruccoli.
Anche questo stupendo luogo però non fa eccezione e, come tanti altri luoghi del comune, è invaso da una marea di immondizia che lo deturpa e lo abbruttisce.

sprecamugliera sprecamuglierasprecamugliera sprecamugliera


Se è vero che i centri abitati del carinolese sono oggi abbastanza puliti, questo non è però vero per le aree naturali circostanti. Il nostro territorio presenta, in maniera spiacevolmente vistosa, l’azione aggressiva dell’uomo che lo ha sfigurato per anni, gettandovi ogni tipo di immondizia, sia perché non è stato mai offerto ai cittadini uno spazio di smaltimento rifiuti, soprattutto ingombranti, sia perché non è mai esistita un’azione di vigilanza e di controllo, né tanto meno è stata mai organizzata una campagna formativa volta ad educare il cittadino al senso civico e all’abbandono di certe cattive abitudini.
Quello che oggi ci ritroviamo è un territorio tartassato da pattume di ogni genere dove risalta che i cittadini carinolesi non hanno saputo tutelare il loro ambiente naturale. E questo non ci fa certo onore.
Chi si ostina a dire che tutto il territorio è pulitissimo, negando l’evidenza, continua a dire bugie e continua ad ingannare i cittadini.
Forse le loro macchinette fotografiche sono speciali e  non  riprendono immondizia. O forse lo sono le nostre, che invece riprendono soprattutto quella. Mah! Potere della tecnica! 
G.
per la galleria completa clicca qui

mercoledì 15 aprile 2009

Terra di conquista



Da secoli e secoli, dagli albori della storia fino ai nostri giorni, l’Italia è terra di conquista. Nessun popolo straniero o nostrano è sfuggito al fascino di impadronirsi di tutta penisola, neanche i Romani che pure erano di casa.
Il periodo più buio sicuramente l’Italia lo attraversò proprio dopo la caduta dell’impero romano. Non c’erano più le forti ed agguerrite legioni romane a difendere i suoi confini e così essa divenne preda di feroci popoli invasori il cui unico intento era quello di impadronirsi della penisola per appropriarsi  delle sue ricchezze.
Popoli colti e popoli barbari; popoli nordici e popoli orientali. Tutti con lo stesso intento.
Questa abitudine alla spoliazione delle italiche ricchezze e virtù non è ancora finita. Oggi c’è un nuovo popolo che ha invaso l’Italia: il Popolo della Libertà.
Come un’orda di voracissimi barbari, il Popolo della Libertà procede nella marcia all’occupazione dell’intera Italia al seguito di un abile condottiero il quale, dopo aver stazionato per diversi anni in una loggia massonica per imparare bene il mestiere, si è lanciato senza paura alla conquista della penisola.
E’ riuscito a sottomettere, a suon di promesse e doni, varie tribù: la piccola tribù guidata da Alessandra Mussolini, quella più grande guidata da Gianfranco Fini il quale, da quel gran sacerdote che è, ha sacrificato proprio tutto al nuovo condottiero: il nome, i propri usi e costumi, le proprie tradizioni, i propri valori, e si è lasciato acculturare dal nuovo Popolo invasore.
La piccola tribù di Casini ancora tentenna, ma non nasconde la sua propensione per il nuovo condottiero e prima o poi abboccherà all’amo che questi, da grande stratega, gli lancerà.
L’altra grande tribù, quella padana, è più ferrigna e pur alleandosi col nuovo Popolo, ha invece preferito mantenere una propria autonomia ed ha tracciato dei netti confini auto difensivi intorno al proprio territorio, non volendo partecipare alla kermesse in cui il nostro, più come Napoleone Bonaparte che come Carlo Magno, si è incoronato imperatore dell’intero regno italico.
Pronto all’invasione, ha messo a punto una strategia unica nel suo genere: la conquista delle italiche menti.
La campagna invasiva è iniziata lentamente, con l’asservimento del servizio d’informazione. Nome dell’operazione: l’uomo giusto al posto giusto. E così vi frego  il servizio pubblico.
Ormai è tutto nelle sue mani: Rai uno è un suo possesso; Rai due lo è all’80%; Rai tre ancora resiste, fino a quando non si sa. Finché ci saranno cacasotto come Fabio Fazio che si sente in dovere di chiedere scusa per ogni piccolo intervento fuori dagli schemi, Rai tre ha delle buonissime possibilità di cadere in mano nemica.
La fortuna aiuta gli audaci, recita un proverbio e così sembra. Conquistata l’Italia, ora il nostro mira all’Europa e persino un catastrofico evento naturale come il terremoto d’Abruzzo può essere piattaforma di lancio verso la conquista del continente europeo.
Il nostro condottiero-imperatore va e viene continuamente dalle zone terremotate, monopolizzando i riflettori che sono tutti puntati su di lui. I microfoni captano le sue belle parole di incoraggiamento, di solidarietà, ma anche le sue promesse di ricostruzione facile. E sicuramente sarà Impregilo ad occuparsene, come si è occupata di tanti edifici che ora sono crollati, come si occuperà del ponte sullo stretto di Messina….
Consensi, consensi, consensi. La dentiera della signora abruzzese persa nel disastro e subito fatta rifare gli avranno procurato almeno altri cinquanta voti.
Meno felice il povero Santoro che, per non essersi allineato alla volontà dominante di osannare il nuovo messia e tutto il suo establishment, rischia l’allontanamento.
La Lucia Annunziata, quella si, è stata più furba e, dopo aver attaccato Santoro in trasmissione, ora scrive su La Stampa che di sinistra sicuramente non è. Lei si che ci ha saputo fare, vedendosi prima di tutto  i fatti suoi!
Ma tant’è! Michele è abituato a queste rotte di collo: una più una meno non lo scalfiranno più di tanto. Lo eclisseranno sicuramente per qualche anno, ma tornerà, tornerà perché ogni meteora storica che si rispetti fa il suo scorso e poi svanisce nel buio dell’universo.
Anche il Popolo della Libertà farà sicuramente il suo corso, lungo o breve che sia. Chissà. Ma come tutti i popoli invasori, sarà sconfitto e distrutto da quell’unica, grande forza che è l’intelligenza.
Alce Rosso

Jaromil, l'insostenibilmente leggero essere



C'è ancora da immaginarseli, i suoi occhi. Avvolti da lunghi capelli, d'un castano chiaro, a scendere su chiara pelle. Non era più che un bambino, in fondo. E soleva correre. Ma correre, in quei prati, non era il correr nostro. Correre, sotto quei raggi, avanzare a quel modo attorniati e colpiti da quei maledetti raggi di sole, non era un giro, neppure nei giardini di città. Maledetti raggi, poi, non lo erano affatto. Come tutto su di lui, erano nobilitanti. Erano il perfetto necessario lodevole emblema della sua virtù, della sua nobiltà, della sua giustificazione. Ecco, correva in mezzo alla sua giustificazione con le braccia aperte, anche nudo, e con sul viso un sorriso di labbra rosse, rosse e sensuali, ricami di vino orgiastico. Superò delle colline, e iniziò a seguire il fluire d'un fiume, osservando e inarcando con simpatia le labbra al riscontrarsi con quelle immagini, con quello scorrere, in quell! 'immobile, con quel semplice congiungersi, stracantato, stralodato, strasparlato. Come l'Amore. E come questo, lui sapeva di sentirlo. Come questo, che sapeva di avere con sè, intrinseco, nelle vene iniettato e lasciato scorrere come dono d'un padre ormai stanco. Ma stanco, stanco lo era lui, il figlio. Ecco perché aveva rubato, perché se n'era infuso, e ne era diventato parte e portatore: tale si sentiva. L'aveva fottuto, e già che c'era, s'era fottuto il vino, ma poco,e aveva adocchiato l'arte del sesso, - sapeste la curiosità che aveva-, ma ne aveva inteso non troppo. Ma, che quel poco di tutto, insieme al resto, che l'avevan reso superbo l'aveva capito. Lo comprendeva, come ora, con le braccia tese, le mani, le sue mani aperte.

Dal fiume si spostò, per percorrere una stradina. Non molto grande, un po' scura. Attraente, indubitabile: e lui, sembrava colorarla. Giunto nei pressi d'un ponte, si fermò. Una bambina, vestita solo di sè, appoggiata al muretto, guardava il cielo. Le si avvicinò, con forza ingenua le si avvicinò, e le prese la testa, tenendole i capelli, le morse le labbra, le si appoggiò al seno, la cinse,fece incontrare le lingue, incrociare, giocare, e lo diresse, lei, lo diresse per terra. Capriole, scherzose capriole, e poi baci. Rotolarono fino a sotto il il ponte, per una strada in discesa, si esiliarono sotto il ponte, tra i grandi spazi di pietra, lasciando quell'acqua bassa l'impregnasse, per poi realizzare quei giochi più intimi che lui aveva un po' intuito. Poi chiusero gli occhi e si riposarono. Uno sull'altro, così che non si capisse chi si appoggiava su chi.
All'aprire degli occhi, lei disse "Un ditale per cucire".
All'aprire degli occhi, lui disse "E' il cielo, scrive Eluard".

La bambina si alzò, ponendosi su di lui. Lo guardò dritto, s'impresse sull'altro la follia dei suoi occhi, per sempre. E con le due dita, sembrava volesse accarezzarlo, sembrava volesse sussurrare anch'io ho imparato il tuo nome, anch'io ho imparato il tuo corpo, anch'io t'ho compreso, sembrava volesse farsi amare ancora una volta, sembrava volesse ritrarsi, sembrava ritornare in forza, sembrava sicura, lo accecò.
Lo accecò
Il tramonto era un'alba e non aveva più il nesso.

Lui pose lei una rana sulla testa, lei gli riempì il cuore di miele e d'api, e divenne il suo bastone. Così resto. Anche ora.

E ancora, come dopo i giochi sotto il ponte, i loro corpi erano appoggiati così che non si capisse chi tenesse l'altro.

sabato 11 aprile 2009

Piccola storia del Convento di S. Francesco – parte III

 

La Chiesa italiana e in particolare quella carinolese, non aveva certo l’animo di festeggiare la tanto desiderata e attesa Unità d’Italia.
L’Unità costò alla Chiesa la perdita di un ingente patrimonio immobiliare e terriero che fu espropriato dal nuovo Stato Unificato e messo in vendita, mediante aste pubbliche, per risanare le casse dello Stato prosciugate dalle Guerre d’Indipendenza.
Neppure il nostro Convento aveva granché da festeggiare. L’ulteriore soppressione di molti ordini religiosi, in seguito alle due leggi di Eversione e Liquidazione dell’Asse Ecclesiastico, determinarono, nel 1866, il definitivo abbandono del Convento da parte dei frati.
Il destino che sembrava delinearsi all’orizzonte per l’antico monumento francescano era quanto mai incerto e cupo, se qualcuno non prendeva a cuore la sua sorte.
Fu il Comune di Carinola, nelle persone degli allora sindaci, sig. Telemaco Trabucco prima e sig. Leopoldo Zampi poi, a prendere a cuore la sorte del Convento.
L’11 Settembre 1873, per effetto dell’art. 20 della Legge del 1866 che permetteva ai comuni di comprare edifici monastici per pubblica utilità, il Comune comprò il Convento per la somma di 4.200  lire.
Il Comune di Carinola fece anche di più: per metterlo al sicuro dagli effetti dell’art. 33 della stessa Legge, ossia per evitarne la chiusura e l’acquisizione al Demanio, fece sì che il Convento fosse riconosciuto come “Monumento” con un decreto speciale del Ministero della Pubblica Istruzione.
Da allora il Convento si pregia del titolo di “monumentale”.
Un passo falso fu comunque fatto: invece di essere risistemato e restaurato dopo anni di incuria, il Convento fu destinato a stazione di monta equina!
L’antico Refettorio fu adibito alla funzione molto poco edificante di ‘camera nuziale’ per la fecondazione equina e un custode ne curava l’ attività.
Fu probabilmente in questo periodo che  davanti al bellissimo affresco “Salita al Calvario” fu eretto un muro di protezione.
L’affresco è rimasto nascosto e dimenticato per circa un secolo; scomparse le generazioni di allora, la sua esistenza cadde nell’oblìo e solo gli studi e le ricerche di p. Cristofaro Bovenzi hanno permesso di recuperarlo negli anni ’70.
Tuttavia, anche la funzione di stazione di monta equina  si esaurì e il Convento rimase inutilizzato per tanti anni, di nuovo abbandonato a se stesso.
Il Comune non sapeva cosa farsene della casa monastica: le spese superavano le entrate e il Convento si trasformò in un peso economico di cui era meglio disfarsi. Restaurarlo o intervenire per  adibirlo ad altro uso, quello di carcere, sarebbe stato troppo oneroso per le casse comunali: le condizioni statiche del Convento non erano affatto buone e richiedevano spese enormi.
In un tristissimo Consiglio Comunale del 9 ottobre 1900 si decise di liberarsi del Convento “come di cosa inutile e dannosa” perché ormai era un peso troppo gravoso, sia per il contributo fondiario da pagarsi, sia per lo stipendio di 120 lire annue da corrispondere al custode. Si decise così per la vendita dell’immobile a privati e il 31 ottobre 1900 fu firmata la delibera per l’alienazione dell’ex Convento di S. Francesco dal sindaco, cav. Ferdinando Budetti, e 14 consiglieri presenti su 20.
Ma quella vendita non trovò acquirenti…. Tristemente, il Convento fu lasciato morire.
Rimanendo di nuovo chiuso e abbandonato a se stesso per lunghissimi anni, continuò a rovinarsi diventando un rudere penoso. I bellissimi affreschi del chiostro continuavano inesorabilmente a deteriorarsi e quello che non fece il passar del tempo e gli agenti atmosferici, lo fece il secondo conflitto mondiale.
Parte del chiostro fu distrutto dalle bombe e molte colonne quattrocentesche andarono irrimediabilmente perdute.
Dopo il conflitto bellico, il provvidenziale interessamento di padre Michele Manica, frate conventuale di Falciano, insieme a quello di altri cittadini del Comune, fece sì che il Convento fosse infine riaperto nel 1948 come casa filiale di Roccamonfina.
Dal 1948 vari frati si sono avvicendati alla custodia e alla cura del Convento e ognuno di loro ha cercato di contribuire alla rinascita spirituale e materiale del Monumento, con molto impegno e pochissimi mezzi, ma solo con la venuta di p. Cristofaro Bovenzi, nel 1966, il Convento ha avuto l’input verso la definitiva salvezza.
Da mane a sera, l’instancabile frate girava tutta la regione con la sua vecchia Renault: presso Enti, privati, Sovraintendenza; per cercare fondi, trovare consensi, risvegliare interesse e coscienze che potessero aiutarlo nella sua difficilissima opera di ricostruzione.
Da valente pittore qual era, mise la sua arte al servizio della salvezza del Monumento. Ogni quadro che riusciva a vendere era un piccolo capitale che gli permetteva di continuare l’opera di recupero iniziata, andando avanti così finché le forze glielo hanno permesso. Quando poi sono arrivati p. Antonio Siciliano nel 1984 e p. Giovanni Siciliano nel 1987, il cammino di  recupero era già inoltrato ed essi hanno ereditato non un ammasso di macerie, ma un Convento degno di quel nome.
La meritoria opera di p. Cristofaro  non è stata solo quella di ricostruire delle mura fatiscenti, ma quella di ricostruire il carisma francescano che sembrava inesorabilmente spento.
Sulla scia di questo risveglio spirituale ed artistico in tutto il popolo carinolese, sono intervenute l’Amministrazione Di Biasio, che ha provveduto, infine, al restauro del Monumento, e l’Amministrazione Mannillo, che continua con impegno l’opera intrapresa dal suo predecessore.
Se oggi possiamo essere orgogliosi dello splendido Convento che Carinola vanta, lo dobbiamo all’amore e all’interessamento di tante persone che per esso si sono impegnate e si impegnano, ma lo dobbiamo soprattutto alla forza d’animo di un umile frate che ha effuso, senza risparmio, tutte le sue energie per il recupero e la valorizzazione di questo straordinario Monumento.

Clio



 
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mercoledì 8 aprile 2009

Carinola, svolta continua


Continuando incessantemente nell’attuazione del programma elettorale l’amministrazione di Carinola ha pubblicato il concorso per vigili urbani a termine.
Questo bando era un impegno prioritario preso con la popolazione di Carinola, non solo quale occasione di collocamento lavorativo ma soprattutto per dare soluzione a molte problematiche della vita quotidiana del comune. Il numero esiguo di vigili in servizio, peraltro alquanti anzianotti, non permette di svolgere al top le numerosissime incombenze di cui sono caricati quotidianamente. Nonostante il loro impegno assiduo non riescono a tenere sotto controllo le discariche abusive di varia entità che sorgono giornalmente per mano di qualche maleducato contro il quale sarebbe necessario usare il pugno di ferro. Oltre al controllo dell’attività edilizia sono tenuti a quello dell’attività commerciale, compresa quella un po’ sregolata degli ambulanti.
L’impegno più proibitivo è poi quello del controllo del traffico e della sosta selvaggia in punti strategici delle varie frazioni che impedisce il normale deflusso del traffico. Il loro numero non è sufficiente nemmeno per scrivere la scaletta delle cose da fare, per questo passano quasi tutto il tempo del turno di servizio in ufficio invece che per strada.  Per questi compiti e per tutti gli altri impegni istituzionali è indispensabile il rafforzamento del numero di vigili. 

Oltre ai complimenti per il bando bisogna dare atto della trovata geniale dell’assunzione a tempo parziale, che permette con la stessa somma di impegnare più persone e per più mesi. Inoltre quest’assunzione di massa permetterà anche di giustificare il grado di colonnello del comandante. Quelli che continuamente pronunciavano frasi ironiche su un colonnello senza reggimento, tra poco non potranno più farlo, poiché se non avrà un reggimento  avrà  almeno un plotone.

Novità importante prevista dal bando è quella di chiedere agli aspiranti vigili il possesso della patente per guidare moto di grossa cilindrata.   E’ evidente l’intenzione dell’amministrazione di dotarli di potenti motociclette, tipo Harley Davidson, a cavallo delle quali catturare  gli eventuali  male intenzionati che si accingessero a ideare  qualche reato nel comune. Aggiungendo tre o quattro motociclette potenti  al parco  auto veicoli, il comune di Carinola  diventerà  il più fornito della regione. Con i nuovi assunti i mezzi potranno anche uscire senza restare per settimane inutilizzati per mancanza di autisti. Anche se qualcuno già dice che si tratta di un meccanismo per “preselezionare” solo coloro che già posseggono tale patente o, ancora peggio, ai quali e’ stato detto in anticipo di procurarsela. In effetti non e’ molto semplice, per una persona che dovesse leggere il bando oggi, procurarsi tale patente in tempo per la scadenza del bando.

Un unico dubbio ci assilla tra tante certezze: se riusciranno gli eventuali aspiranti a rispondere alle domande che saranno preparate dalla commissione. Ci si augura che questa volta si presentino candidati più preparati che riescano rispondere al minimo di 21 su 30 dei  facilissimi quesiti a cui saranno sottoposti. Nel caso si verificasse la strage di concorrenti  del concorso  precedente,  ci si augura una seria indagine per capire se non sia solo colpa degli aspiranti vigili, e quindi  prendere in considerazione anche la rimozione e sostituzione della commissione. Nel caso in cui si ripetesse lo stesso risultato del concorso precedente, vorrà dire infatti che la commissione è di una levatura culturale troppo alta rispetto alla media e quindi bisogna sostituirla con un'altra più vicina al comune senso del sapere.

Belfagor

martedì 7 aprile 2009

Previsione possibile, ma…

 
Oggi la parola d’ordine è senz’altro solidarietà. La grande tragedia che si è abbattuta sui nostri connazionali d’Abruzzo rende inutile qualsiasi altra parola. Si assiste a una gara di generosità di cui solo il popolo italiano è capace nelle grandi prove. E questa è una grande prova.
Non bisogna, però, fare l’errore di non pensare in momenti come questi. Anzi, sono proprio tragedie come queste che portano a pensare.
Che cosa si poteva fare?... Nulla, dice Bertolaso. Certi eventi non sono prevedibili.
Ne siamo proprio così sicuri?
Il povero Giuliani, tecnico-ricercatore dei laboratori nazionali del Gran Sasso e inventore di un sistema per prevedere i terremoti, si è preso dell’imbecille e un  avviso di garanzia per “procurato allarme” per aver affermato il contrario.
Il risultato delle “allarmistiche” dichiarazioni di Giuliani è sotto gli occhi di tutti. Ora ci sarebbe da stabilire chi è l’imbecille, se l’umile tecnico Giuliani o il grande capoccione Bertolaso.
Ma anche questo è sotto gli occhi di tutti.
Il grande capoccione ha liquidato la cosa con un semplice “non si possono prevedere i terremoti”, diffuso a gran voce sulle reti nazionali e berlusconiane, nell’ennesima campagna mediatica a favore di un servo del padrone e a discapito di un povero cristo.
Il popolo della Rete invece è tutto dalla parte di Giuliani che, probabilmente, o sicuramente, è meno imbecille di chi così lo ha chiamato, visto che, purtroppo,  ha colpito nel segno.
Il “caso Giuliani” provoca quanto meno grande imbarazzo ai servi ed ai padroni, e lo dimostrano le reiterate affermazioni sulla non prevedibilità dell’evento, con cui ci bombardano dai media, nell’intento, questo sì smaccatamente prevedibile, di pararsi il culo e la faccia, che poi sono la medesima cosa.
E’ chiaro che ancora  molto c’è da ricercare, ma il progresso scientifico e tecnologico, da che il mondo è mondo, è andato sempre avanti; non è mai tornato indietro. Solo che, una classe politica  italiana come quella che ci ritroviamo, certe cose non le sa e non le vuol sapere. 
Continua a frenare le capacità migliori, a respingere le menti migliori e fare in modo che se ne vadano all’estero, dove riescono a portare a termine le loro ricerche per la grande soddisfazione della nazione che li ospita e per la più grande fregatura dell’Italia che li ha mandati via.
E’ successo a Carlo Rubbia, che nel 2004 fu scacciato dalla presidenza dell’ENEA, e continua a succedere.  Rubbia se ne andò in Spagna, dove ha realizzato il solare termodinamico, e noi siamo rimasti con un palmo di naso!
Il problema vero è l’ignoranza della classe politica italiana che non sa nemmeno trovare un punto d’incontro con il mondo della scienza. A loro interessa che non vengano intralciati i loro piani elettorali e i loro giochi di potere, e  non altro.
Zittire i ricercatori e metterli in condizione di non operare è la caratteristica della politica italiana, a cui non importa quanto sei bravo, ma solo l’etichetta  che hai appiccicata addosso.

Nuvola Rossa

lunedì 6 aprile 2009

Esperti di regime



Come ogni mattina stamane ho acceso il televisore preparandomi alla solita sfilza di notizie copiate da qualche agenzia che la faccia, molte volte ebete, del giornalista di turno, mi propina. Di solito dopo avermi elencato le prodezze di Berlusconi e del suo scudiero Franceschini continuano con stupri , uccisioni investimenti automobilistici e leggerezze simili per fare affrontare la giornata con positività. Stamane invece la notizia era purtroppo più catastrofica del solito in quanto nella notte l’Abruzzo è stato investito da un forte terremoto con numerose vittime e ingenti danni. Queste sono le impressioni riportate dai primi soccorritori, che di cuore ci auguriamo siano errate o almeno sovradimensionate.

Subito è entrato in scena il super tecnico di regime, questo Bertolaso che capisce di tutto e di qualunque calamità, sia essa naturale o artificiale tipo la monnezza di Napoli. Sono rimasto doppiamente colpito dalla notizia in quanto giorni fa avevo seguito la polemica tra questo esperto di regime e un umile studioso, ricercatore dei laboratori del Gran Sasso, il prof. Gioacchino Giampaolo Giuliani. Questo esperto, vero, aveva previsto il disastroso terremoto di stanotte già alcuni giorni fa, riportato dal Corriere della Sera il 02 aprile scorso. La sua previsione, lo aveva precisato, si basava su ricerche scientifiche di studi approfonditi eseguiti sul Radon, un gas che si sprigiona dal terreno, di cui forse Bertolaso non conosce nemmeno l’esistenza . Invece di far verificare ad altri scienziati veri le teorie di questo tecnico, Bertolaso, apostrofandolo come imbecille, ha contribuito a farlo indagare per procurato allarme sociale (mi auguro che non debba difendersi da questa accusa per una decina di anni). Il nostro super super esperto per legge, si rivolge ad un altro super scienziato di regime, un certo Franco Barberi. Il suo nome per molti è una garanzia, è un altro unto dai signori della casta. Questi, tra i suoi più grandi meriti ha quello di essere uno dei consulenti di Bassolino a 500.000 (cinquecentomila) euro di stipendio, escluso vitto alloggio in albergo a cinque stelle e trasporto in elicottero.

Quest’altro scienziato di regime ha confermato che il professor Giuliani è un imbecille asserendo che non c’era alcun pericolo con il risultato che è sotto gli occhi di tutti. I morti di stanotte in un paese normale, sarebbero sulle loro coscienze e dovrebbero essere scritte anche sulla loro fedina penale. Ma qui, sicuramente forti dell’impunità conferita loro dal regime della casta, non subiranno conseguenze. Continueranno con la loro sfrontatezza a presentarsi come salvatori della patria davanti a telecamere e conferenze, dove nessun velinaro si permetterà di fare domande scomode. Sicuramente il presidente della repubblica alla fine dell’emergenza provvederà anche a conferire loro una bella onorificenza. Per chi appartiene alla casta o è suo diretto dipendente esistono solo promozioni ed onorificenze, mai una punizione o una rimozione, nemmeno quando la loro ignoranza procura vittime. Nessuno in questo paese, prova a rimuovere questo scandalo degli incompetenti messi al vertice di organismi così importanti, compresa l’organizzazione sanitaria, occupata interamente dalla politica. Questa politica abbietta ci costringe a vedere sempre le stesse facce di c… onferenzieri che si spacciano per scienziati mentre quelli veri sono a lavorare malpagati e bistrattati. Sforziamoci di costituire una forza giovane che provi a smuovere questa situazione disastrosa di questa bella nazione in mano a politici finti, che si avvalgono di esperti finti in tutti i campi. Cerchiamo di farli vergognare, se non ci riusciamo quando rubano, almeno davanti ai morti per causa della loro ignoranza ed arroganza.


SisMico

giovedì 2 aprile 2009

Il formicaio e il formichiere

 
Sarete d’accordo che tracciare un quadro abbastanza attendibile e aggiornato della politica locale, fare distinzioni fra membri dei vari partiti, capire le perniciose sottoalleanze che stabiliscono fra di loro, sia qualcosa di molto, molto, difficile. Perché? Per vari motivi, perché la politica parla poco con la gente e perché la gente alla fine non gli interessa poi tanto. Comunque, ne più ne meno è una di quelle operazioni da affidare meglio a consulenti specialisti in geopolitica italiana dei comuni con abitanti inferiori ai diecimila, disposti ad infiltrarsi nei partiti, per prospettare dopo mesi di investigazioni e cenette, un quadro come quello che di seguito proporremo, redatto dal prof. Greco. Ecco a voi il Rapporto-Giano. “Ebbene cominciamo dall’alto, ovvero dal sindaco Gennaro Mannillo, tesserato nel Pse, nella sezione dei socialisti di Carinola (opposta a quella di Casale) uomo di Gennaro Oliviero, pronto a seguirlo anche in Russia. Almeno per ora. E quasi ufficiale - ma le scadenze della consegna me lo hanno imposto- che alle prossime europee a sinistra si avrà una confederazione regionale fatta di socialisti, Vendola e Verdi, pronti a conquistare terreno al Pd e al Pdl. Insomma, Mannillo, Rotunno e Razzino dovrebbero correre insieme. Ma andiamo avanti. Andiamo a destra. Ora è in formazione il glorioso popolo delle libertà, (appena finito il congresso sono già apparse con tempestività napoleonica le nuove insegne azzurre sulle sezioni), che determinerà finalmente lo svelamento ufficiale della natura politica della maggioranza, sempre di più di centro destra visto che i giornali stamattina portavano la Pia Zampi verso l’Udc di Pasquale Galdieri, segretario cittadino( ricorderete candidato con Pasquale di Biasio, ehm.. scusate con Antimo Marrese nella lista Carinola democratica). E Giovanni Micillo di chi sarà?In molti lo portano già nel Pdl…E quindi passiamo al Pd. Un partito che non ha ritenuto di cambiare nulla dopo la sonante sconfitta amministrativa e politica, credendo che i più forti, restano sempre forti, e che non vedrà nemmeno nuove adesioni. Forse con appena due anime. Pasquale Di Biasio delegato regionale, impera a Nocelleto, mentre Giovanni Di Gennaro coordinatore cittadino e Antimo Marrese capogruppo di minoranza, restano coalizzati, rischiano aperture con Mannillo, a tratti, ma poi delusi tornano dal vecchio lupo  argentato. Infine eccovi  i nuovi dipietristi Tonino Corribolo e Salvatore Di Stasio, increduli degli inaspettati risultati di aprile scorso si sono buttati bendati con l’ex Pm. ” Ma cosa c’è di nuovo, caro prof. Greco? “Forse nemmeno queste conclusioni….”
Conclusioni: “Spesso chi ha fa politica ignora e deride la Storia, ma questa, come spero saprete, è una cosa serissima. La politica è l’arte del governo, si è consumata con il teatro, ha assistito a pugnali fendere organi vitali, si è spesso lavata con quello stesso sangue, ha costruito imperi e repubbliche. Ha affondato gli stessi imperi e le stesse repubbliche. Perché nessuno sfugge alla storia. Se qualcuno pensa e spera di continuare a fare l’amministratore per fare politica, dimentica che la storia è fatta da uomini e non da pagine di libri.”

lettera da una cittadina : (in)giustizia italiana



carissima redazione
Voglio segnalare l'ennesimo episodio di mala giustizia italiana sia perché, dopo aver inutilmente cercato di tutelare le mie ragioni per via legale, non mi resta che rendere pubblica la mia vicenda.
Tutto è cominciato nel maggio 2004, quando dovendo abitare a Roma per lavoro, prendevo in affitto una stanza di un appartamento sito in via delle Celidonie n 24 di proprietà di L A
Nonostante pagassi la somma di euro 400 + spese e le mie numerose richieste la locataria si rifiutò di sottoscrivere regolare contratto e rilasciarmi regolare ricevuta (forse perché essendo impiegata statale non poteva fare l'affitta camera perché non aveva regolare licenza)
Ha sottoscritto un contratto transitorio della durata di 6 mesi dal primo gennaio 2005 fino al 30 giugno senza specificare la transitorietà del contratto.
Nonostante le continue vessazioni che ero costretta a subire (durante la ma assenza Ho potuto constatare il verificarsi di  danni ai miei ben mobili di mia proprietà oltre alla ancor più grave sparizione delle posta e dei documenti personali.
Nonostante la gravità della situazione e le continue vessazioni che ero costretta a subire evitai di denunciare i fatti all'autorità giudiziaria perché temevo d restare senza casa considerate anche le note difficoltà di reperire altra abitazione a Roma.
La situazione è definitivamente precipitata il 30 giugno quando la locataria appellandosi alla scadenza del contratto ma senza alcun minimo preavviso mi impediva di accedere all'abitazione, lasciando tutti i miei ben ed effetti personali all'interno della stessa. La Locataria mi comunico 10 giorni dopo di aver depositato tutti i miei beni presso il deposito della Visart d Roma
In realtà non solo gran parte dei beni di mia proprietà non sono mai stati restituiti ma fra quelli rinvenuti presso la ViSART molti sono risultati gravemente danneggiati per la maniera in cui erano stati riposti dalla locataria all'interno degli scatoloni
A questo punto prima di tornare in Sardegna per essere ospitata presso i miei familiari, procedevo a formalizzare distinte querele contro la L A la prima in data 07.07.2005 presso i cc d Roma - ponte Milvio e la 2 presso cc di Roma Centocelle
Dopo circa un anno e mezzo dai fatti narrati non avendo più alcuna notizia in merito alle proposte querele inoltravo presso La Procura della Repubblica un’apposita istanza per conoscere lo stato del procedimento e risultava che vi era stata una richiesta di archiviazione da parte del P.M. in data 25.11.2005 ma che sulla stessa il GIP,dopo ben 14 mesi non si era ancora pronunciata!!
Tale comunicazione mi lasciava a dir poco sconcertata perché non solo trovavo incomprensibile la richiesta di archiviazione del PM: vista la gravità dei fatti denunciati (senza dar conto del fatto che tutte le persone da me indicate come testimoni non erano state mai state sentite) ma francamente mi risultava inspiegabile perché, a distanza di tanto tempo, il GIP non si era ancora pronunciato in merito alla richiesta di archiviazione (ciò mi avrebbe consentito eventualmente fare opposizione)
In questo modo dopo aver perduto la casa, il lavoro, documenti e preziosi beni mobili ed effetti personal di vario genere , mi ritrovo ad essere "derubata" anche nell'impossibilità di ottenere giustizia
Visti i tempi della giustizia in Italia, sono consapevole che il mio non sarà ne il primo e ultimo di tali episodi ma è anche vero che, sopportare simili ingiustizie in silenzio senza che almeno una parte dell'opinione pubblica ne venga a conoscenza, gioverebbe esclusivamente alle persone che agiscono in maniera illecita calpestando i diritti dei cittadini e a quei magistrati che omettono irresponsabilmente di fare il proprio dovere
Per le ragioni esposte, confido nella Vostra disponibilità a pubblicare questa lettera denuncia, ringraziando fin d'ora della collaborazione e l'aiuto che potrete offrirmi
Una Cittadina



 
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