martedì 19 maggio 2009

Acquaruò l' acqua è fresca? E' comm' na rosa






Tanti anni fa, quando l’intera popolazione era impegnata nei lavori dei campi, tra le varie figure lavorative, c’era l’acquaiuolo. Questi aveva il compito di procurare l’acqua alla fonte, rivolo o sorgente più vicina e dissetare gli operai intenti nell’attività agricola. Questo compito di solito era affidato alla persona più gracile del gruppo che a volte era anche la più sfaticata. Invece di andare continuamente a rifornirsi di acqua a volte dava la stessa, pertanto gli operai per auto tutelarsi chiedevano “acquaruò l’acqua è fresca?” Alla domanda quegli logicamente rispondeva sempre di sì, anche quando era caldissima. Questa espressione pertanto è rimasta a significare che chiedere giustificazioni o informazioni alle persone interessate è inutile in quanto si conosce già la risposta a loro favore. La conferma del detto su esposto si è avuta con le conclusioni delle inchieste sulla guerra ultima di Gaza. Il 22 Aprile scorso l’esercito israeliano ha comunicato i risultati di ben cinque commissioni d’inchiesta sull’operazione “piombo fuso” formate da personale dell’esercito.

Ogni commissione doveva verificare un’ accusa: bombardamenti di uffici delle nazioni unite, colpi di armi leggere e di cannoni contro personale medico e paramedico, uccisione di civili non combattenti,impiego di armi al fosforo bianco,distruzione indiscriminata di edifici da parte delle truppe di terra. Le conclusioni sono state che "l’esercito israeliano ha agito secondo i valori morali e le leggi internazionali di guerra ed hanno messo in campo un enorme sforzo per colpire solo terroristi, facendo tutto il possibile per evitare vittime civili. Si è ribadito che la colpa è di Hamas che non ha accettato di combattere in campo aperto ma nascondendosi tra la popolazione civile. I risultati degli sforzi si sono visti più di due terzi delle vittime sono state donne e bambini. Meno male che si sono sforzati.

Anche l’Onu indaga tramite proprie commissioni di indagini sulle stesse accuse, ma i lavori sono ancora in alto mare. Meglio indagare sui respingimenti dei clandestini che attua il governo italiano, è meno rischioso.

il nipote di Arafat

 
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