sabato 5 settembre 2009

Stulti pauca...



 Sento parlare spesso in questi giorni di violazione della privacy, della sfera privata. Come se fosse una cosa che deve fare scandalo.
A me non fa scandalo. Ma capisco perchè c’è tutto questo rumore.
I protagonisti delle storie narrate in questi giorni a tutta pagina dai maggiori quotidiani italiani sono tutti, senza distinzione alcuna, appartenenti ad una generazione precedente a quella che oggi, a tutti gli effetti, si trova pronta nei mezzi e nello spirito per soppiantare i propri padri. Sono persone che in molti casi sono nate durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale o nell’immediato dopoguerra, ed oggi si trovano a vivere una rivoluzione che per certi versi è più dirompente della Guerra stessa: in quanto forza costruttrice e non distruttrice, e quindi destinata a durare nel tempo se lasciata sviluppare.
E’ la rivoluzione dell’informazione, con modalità e capacità di penetrazione finora sconosciute e, per certi versi, inaspettate.
Le persone di cui stiamo parlando, si trovano tutte in posti di potere. Eppure, sono persone sconfitte.  Sono sconfitte perchè vivono questo momento di svolta storico proprio quando hanno preso in mano le chiavi del potere, che sia esso politico, economico, sulla o nell’informazione.  Il potere in Italia è vecchio, si arriva a poter decidere davvero qualcosa solo da vecchi. Queste persone tuttavia non riescono a capire cosa succede perchè le loro coordinate, per quanti forzi essi possano fare, appartengono a un passato che ogni giorno si allontana in maniera esponenziale.
Sono nel panico perchè non sanno come mantenere quel potere.
Si fanno la guerra, loro. Scaramucce, stoccate e contromosse, mostrando la loro vera faccia da maschere da circo equestre. Si fanno la guerra, sperando di vincere non sul proprio avversario ma sul proprio pubblico...pubblico si, l'idea è proprio quella. 
Eppure,qualcosa non funziona.

La generazione precedente non li contesta in modo classico, come loro stessi avevano imparato a fare da giovani, con metodologie che a loro volta i loro padri avevano imparato, in contesti seppur diversi, per scopi molto simili. In quel caso sarebbe stato facile: due botte qua, due infiltrati li, ed è fatta.
Ma la generazione ormai pronta a prendere il potere ha un altro metodo di protesta, anzi, non la si potrebbe nemmeno chiamare protesta, in quanto si tratta più che altro di un atteggiamento frutto della passività e dalla disillusione.
Delegittimazione, scardinamento, lento sgretolamento dell’autorità: questi sono i mezzi utilizzati, spesso involontariamente e addirittura inconsapevolemente, dalla generazione ormai prossima al potere. Anarchici, senza volerlo.
Dove questo porterà, non se lo chiede nessuno. Ma c’è una cosa che deve essere ricordata, ossia: non sappiamo il limite che può raggiungere la disumanità dell’essere umano, finchè non lo si tocca con le proprie mani.  

Zufolo

 
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