venerdì 30 ottobre 2009

Io odio mio padre


mano

Io odio mio padre. Questo è quello che dovrebbero dire tutti i figli del ventunesimo secolo, tutti i giovani che si ritrovano oggi a vivere in questo miserabile seppur incantevole paese. Io odio mio padre, mia madre e tutti quelli che hanno fatto si che oggi sia tutto come vediamo che è. La morale, l’etica, il rispetto, la vergogna, tutte cose che loro hanno calpestato e che ci hanno insegnato diretta o indirettamente a calpestare. I diritti te li guadagni, oggi come oggi, leccando il culo del tuo superiore, di un politico o di un classico ignorante signorotto, sperando in null’altro che un posto da fannullone, oggi i posti sicuri sono quelli, oggi il posto di uno che lavora non è detto che domani ci sarà.

L’ideale comune è diventato essere un ignorante, seduto su una bella poltrona imbottita e felpata dalla quale potrai costruirti il futuro e l’avvenire. I giovani lo percepiscono, anzi solo alcuni giovani lo percepiscono, quegli stessi che avrebbero qualcosa nella mente da insegnare, da mettere in atto, da far crescere e invigorire. Gli altri, sono figli di quelli che ci hanno portato a questo e non si rendono conto che di qui a dieci venti anni siccome burattini, non riusciranno a tener duro senza le menti che scappano e hanno reso l’Italia forte nel passato. Senza genio non ci sarà mai gloria ne passi in avanti; e il genio fugge il nostro paese ormai. Si cercano vie disperate e disparate e nella mente c’è solo l’illusione che diviene a volte certezza, di luoghi dove l’intelletto e la cultura non siano un suppellettile o un inutile optional. Ma la marcia dei marcificatori del mio amato paese è forte e le mie parole verranno messe sotto sopra da quei che sono gli artefici o da quegli altri che hanno appreso le arti del parlare senza cognizione di causa e che alla fine, tra le menti grette trovano un positivo riscontro. Come si ama Napoli ma a tratti si odiano i napoletani, lo stesso accade per l’Italia intera. Gente inetta a capo di persone dalle qualità infinite, gente inetta che occupa posizioni inutili e da quelle accresce la convinzione di essere persona rispettabile e potente, gente ignobile che con il solo dono della lingua pensa di esser nobile nell’ingannare gli altri. Odio mio padre, a simbolo di una generazione che ha strappato il futuro dei propri figli, che ha passato tutta la propria vita nell’intento di un infanticidio avvenuto nel momento in cui la propria prole è già adulta e seppur arrivata a tale età, deceduta nella realtà ancora prima dell’adolescenza. L’importante non è più neanche la moneta ma la soddisfazione dell’inganno, l’arrivismo sfrenato, gettare l’umiltà di Cristo giù in un pozzo ma lodarne le azioni e gli insegnamenti e avere la presunzione di poter fare qualsiasi cosa, ricoprire qualsiasi ruolo senza rispondere a terzi, senza interessarsi dei risvolti e delle conseguenze.

Siete voi cari mio padre al cubo che avete creato o avete forse inconsapevolmente aiutato a creare questo stato di cose. Siete voi quegli individui che continuano a portare avanti questa baracca chiamata nazione, che farebbe piangere chiunque ed a volte anche noi. Un luogo dove non esiste responsabilità perché chi ha mansioni che la pretenderebbero sanno di non essere in grado a far più di nulla e quindi: deresponsabilizzazione di tutto.

Vorrei poter dire che il mio obiettivo è far si che i miei figli non vorranno dire la stessa cosa di ciò che noi vogliamo dire dei nostri padri, ma un dubbio mi sovviene: ci saranno mai, i nostri figli?"


Izmirson

giovedì 29 ottobre 2009

Le donne di Nocelleto protestano

Cascata_Palata

A proposito di acqua…. questo preziosissimo elemento è stato sempre motivo di attenzione e interesse da parte di popoli, i quali si stabilivano nei pressi di fiumi e sorgenti per averlo sempre a portata di mano per le comuni incombenze. Ma l’acqua è stata anche motivo di dispotismo da parte dei più forti verso i più deboli i quali erano costretti a subire ogni sorta di prepotenza e soprusi, senza avere alcuna possibilità di difendersi se non quella di appellarsi a qualcuno in alto loco.
Una lezione ci viene dalle donne di Nocelleto che, rifiutandosi di subire le prepotenze del signorotto di turno, si rivolgono alla Regina Elena per avere un po’ di giustizia.
Credo valga la pena leggere questa bella pagina della nostra storia che ci dimostra che nulla è cambiato: è sempre il popolo a soffrire per lo strapotere dei più forti.
Buona lettura.

Clio
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Nocelleto di Carinola  25 Maggio 1913

Augusta Sovrana!
Noi donne firmatarie non siamo per chiedere alla Maestà Sua grazia pecuniaria e né favori. La grazia che le chiediamo è di raccomandarci al nostro Sovrano e suo augusto sposo che ci faccia fare giustizia. Tutte noi fimatarie siamo povere, viviamo con la giornata e siamo contente, però non vogliamo essere trattate come bestie feroci. Noi non vogliamo seccare la Maestà Sua , perché già contemporaneamente tutto è stato esposto nel piego a Sua Maestà il re della disgrazia che ci ha colpito nell’essere ammorbate dalle bufale in questo nostro ameno villaggio di Nocelleto di Carinola, provincia di Caserta. Noi qui donne accenneremo soltanto a sua maestà, che tra noi è raro che vi è chi tiene tre camice, cosicchè siamo costrette a lavare alla meglio due volte la settimana, e ciò succede di sera, perché il giorno dobbiamo andare a  lavorare le terre, in contrario non si mangia. Ebbene siamo private dell’acqua dal proprietario delle mozzarelle che è il cavalier Foglia,
la nostra disgrazia, come sopra abbiamo detto, e i nostri uomini hanno dimostrato contemporaneamente a Sua Maestà il Re. Ora dimo a Sua Maestà, che noi madri e sorelle, quando i nostri figli e fratelli sono chiamati sotto le armi per difendere la Patria e per onore della Nazione, non neghiamo, anzi incoraggiamo i nostri cari a partire per soldati col dire loro: fatevi onore, siate ubbidienti ai superiori. E perciò ripetiamo qui grazia e giustizia a Sua Maestà. Si tratta d’igiene per duemila abitanti che un proprietario, Cavalier Foglia, con l’aiuto del Prefetto ci sta considerando come bestie feroci. Niente di meno, oltre alla malaria, ne (ci) si toglie con prepotenza l’acqua potabile e ne si (la si) impesta  l’acqua col farne i bagni alle bufale, e dopo, è il nostro primo alimento.
Si prega Sua Maestà per la giustizia, a farci liberare dalle bufale e restituire l’acqua potabile, che da tanti secoli è stata proprietà del nostro paese ed il nostro primo alimento.
Ecco tutta la grazia che supplichiamo umilmente a Sua Maestà noi donne firmatarie.
Se poche siamo a firmare è perché siamo povere e non tutte le donne sanno leggere e scrivere. La maggior parte delle donne nel nostro villaggio sono analfabete.
Ossequiando le Maestà Loro ci firmiamo:


Carmela Di Fusco
Rosaria Miola
Maria di Fusco
Francesca Cunaro (? quasi illegibile)
Maria Alfieri
Emilia Gianna
Carolina Razzino
Maria Bertolino
Alessandra Russo
Chiara Marafina
Teresa Pallazo
Antonia Passeretti
Anna Lepore
Amelia Bertone
Clementina la Torre
Assunta Marcello
Margherita Razzino
Anna           ?

Scansione del documento originale pag. 1 - pag. 2 - pag. 3

venerdì 23 ottobre 2009

I Giochini di Biasox

pubblichiamo su segnalazione via web:

POLITICA

Consorzio Idrico, clamoroso dietrofront di Di Biasio sull'operazione di affidamento dei servizi ad Acquedotti scarl. Cenname gongola

Il sindaco di Camigliano, tra i primi a critcare con serie argomentazioni l'operazione sedicente bipartisan, ora dice: "Incredibile,il presidente rinnega tutto quello che ha detto pubblicamente". La chiosa di Casertace: "Forse c'entra Giliberti"

CASERTA - “Forse è stato soltanto un sogno. Forse la delibera numero 5 del 13 luglio scorso con la quale il consorzio idrico approvava l’acquisizione della partecipazione del 14% della società Acquedotti scpa e l’affidamento alla stessa dei servizi idrici interni è soltanto frutto della mia immaginazione e di qualche altro folle visionario”.

Vincenzo Cenname, sindaco di Camigliano, dal primissimo momento fortemente e fieramente critico su questa operazione dai contorni tutt'altro che chiari, usa toni ironici dinanzi al dietrofront del presidente Pasquale Di Biasio che in questi giorni ha scritto a tutti i sindaci consorziati smentendo il contenuto della delibera che tante polemiche ha suscitato negli ultimi mesi e anche le parole da lui stesso riportate in una missiva nella quale esprimeva lo scorso 16 luglio stupore per i “metodi allarmistici e poco rispettosi della democrazia assembleare”.

Nella stessa lettera sottolineava anche che “le decisioni prese dall’assemblea ( l’acquisizione delle quote) non possono essere sottoposte ad annullamento” sottolineando pertanto che la delibera ormai era fatto avvenuto. Affermazioni seguite alla battaglia intrapresa da Cenname che da subito aveva puntato il dito contro l’illegittimità dell’affidamento, avvenuto senza alcuna evidenza pubblica, e soprattutto contro la pesante ombra di una privatizzazione del bene acqua con conseguente aumento della tariffa idrica. Critiche documentate e ripresentate nell’assemblea del consorzio svoltasi appena due settimane fa, quando Cenname ancora una volta ha evidenziato la gravità del provvedimento del consorzio idrico chiedendone l’annullamento.

Ma dopo le polemiche e l’attenzione diventata sempre più alta sulla questione, Di Biasio, probabilmente in difficoltà per l’errore commesso, che cosa ha fatto?

"Il presidente ha cancellato con un colpo di spugna quanto avvenuto negli ultimi mesi- risponde Cenname- scrivendo una lettera dove senza alcun pudore viene rinnegata l’azione incriminata”. Nella lettera inviata a tutti i sindaci Di Biasio sottolinea infatti che l’acquisizione delle quote della Acquedotti scpa (“che sia chiaro - sottolinea il sindaco di Camigliano - secondo il contratto stipulato, avrebbe facoltà di influenzare la tariffa idrica per garantire la remunerazione d’ impresa) è ancora non formalizzata”.

Insomma una vera e propria negazione di atti e dichiarazioni pubbliche. Di Biasio dice che l’acquisizione delle quote di una società dovrà avvenire attraverso tre fasi salienti: l’acquisto con procedura di evidenza pubblica, mantenimento della tariffa idrica e gestione dei servizi da parte della società. Da luglio ad oggi? Tutto azzerato.
p.t.

NOTA DEL DIRETTORE Non è improbabile che inquesta marcia indietro c'entrino anche le riserve contenute in una missiva riservata, scritta alcuni giorni fa dal prefetto Giliberti, commissario dell'Amministrazione provinciale, azionista di riferimento del Consorzio, lettera che Casertace ha pubblicato in esclusiva. Azione di "moral suaision" o qualcosa in più? Staremo a vedere.


Gianluigi Guarino


giovedì 15 ottobre 2009

tratto da Caserta C'è

lunedì 19 ottobre 2009

PD, ovvero Partito D'Alema



Il partito democratico è senza dubbio una delle novità più interessanti del panoramico politico italiano. Il programma progressista e aperto a una larghissima fetta dei cittadini favorisce la loro partecipazione attiva alla vita politica e alle sue decisioni. Peccato che, fin dalla sua nascita aleggi su questo partito qualcosa che lo tiene prigioniero e che gli impedisce di esprimere tutte le potenzialità positive e impedendogli di crescere come potrebbe. Anzi,sembrerebbe che deliberatamente lo si vuole piccolo per poterlo controllare meglio.
Sembra che i giochi per l’elezione del nuovo segretario del PD siano ormai fatti. Confermando le previsioni, sembra che sarà Bersani a prendere il posto di nuovo candidato a premier, lo si deduce anche dalle sue continue apparizioni nelle trasmissioni televisive. Ormai il suo sponsor, dopo aver sabotato col suo stile levantino la segreteria Veltroni, mira a impossessarsene con un suo prestanome.
Veltroni era riuscito a sedersi sulla sedia di segretario solo per un fatto giudiziario contingente: tutti ricordano che D’Alema era sotto tiro per una storia di banche e cooperative rosse. Approfittando di quel piccolo incidente giudiziario, Veltroni riuscì a farsi eleggere, ma siccome non aveva il permesso del padrone  si è visto dove è finito: in Africa. Il nostro eroe invece, dopo aver risolto la grana giudiziaria col quasi arresto del giudice, quella poverina della Forleo che aveva osato importunarlo, è tornato a curare la sua azienda. Come Berlusconi è padrone di Mediaset e De Benedetti di Repubblica, D’Alema è il padrone del PD. Quale proprietario, gli spetta scegliere l’amministratore delegato e la sua scelta è caduta su Bersani come anni fa era caduta su Fassino. Per gli altri due candidati non servirà a nulla affannarsi in comizi e convenzioni varie o addirittura spendere un patrimonio in manifesti come ha fatto Franceschini: si devono convincere che concorrono per il quarantanove per cento, il quanto il cinquantuno è già assegnato. Per convincersene basta analizzare le regioni che sono interamente di D’Alema, ossia tutte le regioni meridionali più la Lombardia, oltre logicamente alla fetta di voti che gli spettano nelle altre regioni.
Tra qualche mese tutto ritornerà sotto il controllo del legittimo proprietario, Baffino.
Purtroppo non si può fare niente contro questo potere occulto che domina lo stato italiano tramite l’apparato del vecchio partito comunista, che condiziona e danneggia la vita della nazione. Tramite la sottile propaganda e l’azione giudiziaria continua riesce a far credere che il  pericolo per la democrazia sia Berlusconi. Niente di più falso: all’indomani della sconfitta elettorale o del suo ritiro dalla politica, che prima o poi arriverà, non  si avrà alcun problema. Invece chiunque deve fare i conti con Baffino. Ha piazzato i suoi uomini-partito in ogni dove, ministeri, banche, università, sindacati, oltre a gran parte di settori della magistratura palesemente comunisti.
Questo sistema di cui Baffino è il padrone e custode permette a chi ne fa parte di aver tutto facilitato: lavoro, carriera, incarichi prestigiosi o finanziamenti, senza alcun problema dalle banche amiche. Gli altri invece devono arrancare, sudare e sacrificarsi nel campo del lavoro e dello studio senza mai riuscire a raggiungere i componenti degli apparati. Inutile tesserarsi e votarli, sono cellule che si alimentano una con l’altra e respingono i corpi estranei.
L’esempio più eclatante è proprio il PD. Per esigenze elettorali si è fatta la fusione della margherita con gli ex comunisti, che tanto ex non sono se sono sempre gli stessi come Baffino. Hanno fagocitato gran parte dei votanti margheritini ma adesso è in atto la pulizia etnica degli uomini di apparato della Margherita. Fuori Prodi, Rutelli, Parisi, Castagnetti: man mano saranno espulsi tutti. Resterà solo qualche Iervolino finché servirà alla causa, dopo fuori anche lei.
Il grande delinquente imbroglione che è Berlusconi, visto da diversa angolazione, era un’ opportunità da  sfruttare per liberarsi da questa dittatura, ma ormai anche lui è stato sconfitto. Questa subdola organizzazione, ramificata in tutti i gangli della società, ormai è riuscita a far passare il messaggio che lui è un moderno dittatore che vuole impossessarsi del paese. Come si fa a impossessarsi di una nazione senza la polizia, l’esercito,  i grand commis di stato e tutti i funzionari pubblici? impossibile.
Sono riusciti a far credere che riuscirà nell’intento con l’appoggio di Emilio Fede e Bruna Vespa, che barzelletta.  Baffino sa chi sono i poteri forti, li conosce, li controlla e li rifocilla continuamente. Berlusconi deve pagare i giudici, Baffino, per ricompensarli  per i loro servigi, o li  promuove  o fa avere qualche consulenza milionaria, basta una telefonata a Bassolino. Quando è il momento, sono  pronti a ricambiare il favore ricevuto, a quello scopo Baffino li ha piazzati  nei posti strategici con largo anticipo riguardo al bisogno. Qualcuno dirà che Bersani non è una marionetta nelle mani di Baffino, e probabilmente anche lui lo pensa. Ma nel momento il cui non seguirà le indicazioni del padrone, si troverà contro tutti i cacicchi di Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Bari e anche Milano, e non potrà fare altro che abbassare la testa e dire obbedisco. Gli italiani nel frattempo resteranno con i propri problemi insoluti a osservare come si spartiscono lo stato e a nulla servirà votarli   e dichiararsi loro sostenitori,  non li farà mai entrare  nell’apparato del partito.

Azeglio

sabato 17 ottobre 2009

La non vita di questo Comune


E’ già inverno in questo Comune. E’ inverno soprattutto nel cuore della gente. Le strade sono vuote a tutte le ore, a cominciare dalla mattina. Tranne qualche donna che entra e esce da qualche bottega e i soliti quattro sfaccendati davanti ai bar, non c’è aria di movimento per le strade. Non credo sia solo questione di crisi economica. Si potrebbe stare fuori anche senza comprare, si potrebbe relazionare anche senza spendere, invece la gente si chiude in casa e vive la sua vita e i suoi problemi tra le pareti domestiche senza lasciar trapelare nulla all’esterno. Tutto questo non è un bene.
Cosa si potrebbe fare per infondere un po’ di vita a questo Comune? Dove sono le iniziative delle politiche sociali? Perché non si cerca di coinvolgere i giovani in attività stimolanti che possano ravvivare un po’ l’ambiente? Perchè non si approntano iniziative per i bambini che crescono sempre più chiusi e problematici?
Bisogna fare assolutamente qualcosa e spero che arrivino tante proposte da parte dei lettori che aiutino a sollevare la desolazione che c’è in giro. Altrimenti moriremo di noia e d’angoscia.

Anonimo Carinolese

lunedì 12 ottobre 2009

La sicurezza al primo posto





Non bastava l’usciere, né la segreteria, né i nuovi vigili per fermare l’orda di cittadini che quotidianamente cercano un colloquio con l’amministrazione, quindi da oggi i nostri cari rappresentanti hanno deciso di fornirsi di una guardia giurata per meglio proteggere la loro incolumità. L’amministrazione, non sentendosi protetta come si deve, si è rivolta a una società napoletana di sicurezza privata che da oggi, con un suo dipendente , assicura tranquillità ai nostri affaccendati amministratori che, evidentemente, si vedono circondati ogni giorno da male intenzionati.  I contribuenti, felici ell’ennesima spesa pubblica, sono sicuramente lieti e rasserenati nel sapere che i loro rappresentanti sono ben protetti. 

Ma protetti da chi o da che? Forse sono troppi i cittadini delusi che quotidianamente cercano risposte dal sindaco? Oppure dobbiamo credere che veramente le stanze della casa comunale sono frequentate ogni giorno da delinquenti? O magari il sindaco si sente così minacciato politicamente che, caduto in piena paranoia, non ha più fiducia di nessuno al punto da assoldare un guardia spalle? M’immagino il sindaco nervoso e sudato, con lo sguardo continuamente rivolto dietro di sé, indispettito da proposte politiche non convenienti, spaventato dai fantasmi dibiasiani che si aggirano nei corridoi, isolato in una casa delle libertà diventata ormai una prigione e quindi, inevitabilmente,  scatta la paranoia e per non sentirsi più  nudo di fronte agli attacchi esterni ha piantato una guardia  giù le scale del comune, proprio di faccia al gabbiotto dell’usciere. Sicuramente non sembra più tranquilla l’amministrazione, quindi si presume che nei prossimi giorni sarà installato un metaldetector tra l’usciere e la guardia giurata nonché due pastori tedeschi sulla soglia dell’ufficio del primo cittadino. 


Scherzi a parte, credo che la presenza del nucleo della polizia urbana all’entrata della casa municipale (maggiorata con nuove unità) e la presenza dell’uscire renda ovviamente inutile e superflua l’assunzione di una guardia giurata, la quale logicamente dovrà essere pagata mensilmente. Non conosciamo i costi, e quindi possiamo solo immaginare che tra stipendio, tasse, contributi ecc. la guardia possa costare ai contribuenti circa un tremila euro al mese, che sicuramente potrebbero essere impiegati su altri fronti come ad esempio la manutenzione degli istituti scolastici e impianti pubblici come campetti di calcio, giardini, monumenti e così via. Oppure si poteva magari creare un mini nucleo part-time di guardie ecologiche che censiscono le aree bruciate in questi giorni, monitorano i boschi e denunciano i boscaioli abusivi (e di boscaioli abusivi ne abbiamo!) in modo da far fare bella figura a De Risi, in modo che nessuno possa dire che l’assessore all’ecologia è un lavativo. Insomma l’amministrazione ha paura: tanta paura che ha bisogno di maggiore protezione, e quando si ha paura tutto il resto non conta. Aspettando spiegazioni per tale scelta,  un consiglio ai male intenzionati: statev’ a casa che Gennaro non scherza.    



Jaculazione Feroce

venerdì 9 ottobre 2009

Casanova come Messina?



Assistendo alle terribili scene dell’ultimo disastro, in ordine di tempo, che ha colpito la nostra nazione trasmesse in  video sentiamo anche la discussione sulla responsabilità di quanto accaduto e sulle proposte per evitare disgrazie simili in futuro. Inutile dire che è stata subito avviata, come sempre DOPO ogni disgrazia, una indagine giudiziaria  di cui conosciamo già le conclusioni. Tutti colpevoli, nessun colpevole. Quello che fa sorridere è la disinvoltura dei vari esperti di regime che si avvicendano sullo schermo a ripetere, uno dopo l’altro, che bisogna mettere le montagna in sicurezza. Seguendo le loro istruzioni tutte le montagne e le colline italiane dovrebbero essere ricoperte di cemento armato per costruire migliaia di chilometri di muri di contenimento. Questi esperti di regime non conoscono una famosa canzone che diceva”nessuno può fermare il fiume che va verso il mare…”. Loro non sono abituati a cantare ma a contare i soldi che possono ricavare da progetti faraonici, molte volte inutili, tipo i muri di contenimento. Questi servono solo a rallentare le acque che corrono verso il mare non a fermarle o a neutralizzarne gli effetti distruttivi.

Per impedire i disastri serve semplicemente che l’acqua abbia possa scorrere lasciando liberi gli alvei dei torrenti. I torrenti, a differenza dei fiumi, possono essere a secco per anni e poi servire al loro scopo naturale in caso di un forte temporale o piogge continue. Se nei periodi di siccità, che possono durare anche anni, si costruisce sulle sponde dei torrenti o addirittura nel loro alveo, quando arrivano i periodi di pioggia si può avere il disastro. Semplice, si deve costruire dove non è pericoloso, non dove si può speculare di più. Semplice a dirsi ma impossibile a farsi, così come è impossibile fermare l’avidità umana.


Se si vuole un esempio dei concetti semplici innanzi espressi basta recarsi verso i “Laurienzi”a Casanova all’inizio della strada che porta al santuario della Grangelsa. Si potrà osservare che il grande caone di una volta che passava sotto un ponte molto ampio, nei pressi di casa Piccolino, è stato ridotto ad un orifizio di meno di un metro quadrato. Attraverso quell’orifizio defluiscono le acque meteoriche di migliaia di ettari di collina, per intenderci dalle Vaglie a Santa Venere incluso logicamente la Grangelsa, Corbellino e monte Pecoraro. Tutta l’acqua piovana che cade su questi immense superfici, abbastanza ripide finisce in quel piccolo buco. Sono tanti anni che non  piove in modo violento, stiamo assistendo ad annate come il 2008 in cui abbiamo avuto tante giornate di pioggia  ma pochissimi temporali e di breve durata. Il temporale differisce dalla pioggia perché in poche ore può scaricare milioni di metri cubi di acqua, come è avvenuto a Messina: il terreno non può assorbire quella grande massa  che si  scaraventa con veemenza a  valle. Se trova il passaggio libero bene, altrimenti travolge e ingoia tutto quello ostacola il suo passaggio. L’acqua frammista a terra diventa fanghiglia che, aumentando di peso, ne raddoppia l’azione distruttrice .


Tornando a Casanova non è detto che non possa arrivare anche qua un forte temporale come accadeva frequentemente tanti anni fa, al contrario più passa il tempo più aumentano le probabilità che l’inondazione avvenuta anni fa , come tanti ricordano, possa ripetersi.  Una piccola anteprima si è avuta pochi anni fa e ne fu testimone e vittima l’attuale sindaco di Carinola, che è vivo per miracolo. Questa è solo una riflessione, che non vuole accusare nessuno né vuole dare soluzioni né tantomeno creare allarmismi. Vuole solo far riflettere e comprendere che in ogni posto d’Italia, anche i più vicini, c’è una tragedia preparata come quella di Messina. Che fare? Sperare che non piova in quel modo e se accadesse fare attenzione e sgomberare per tempo. L’errore più grande sarebbe quello di fidarsi delle previsioni meteo dell’aeronautica: non sanno prevedere la pioggia, figuriamoci se sanno prevedere un forte temporale!


Bernacca



mercoledì 7 ottobre 2009

Dieci Domande al Sindaco

Sotto un articolo apparso su Carinolapuntonet, sito che vi invitiamo a visitare regolarmente dopo aver visto il TG1, così che il vostro spirito ottimista ne tragga giovamento eterno, è apparso un commento di nientepopodimeno che del Sindaco. Dopo la consueta sfilza di nomi maiuscolati e altisonanti come nello stile del redattore del suddetto sito web, vedo infatti il seguente:


“L'informazione corretta può dare un contributo ad una ipotesi di sviluppo, la visita del Prof. Rosi era stata annunciata alla stampa locale che ha zittitto, preferendo sputare veleni sulle persone, diffondendo volantini senza firma, inserendosi sul blog di qualche sito locale(QUIQUIR^)i cui contenuti sono stati giudicati diffamatori dalla Procura di Santa Maria C.V.(CE)
Sono quindi dei potenziali delinquenti che danneggiano l'immagine della comunità.
Vi invito ad ignorarli per il bene di Carinola.
Mi scuso per i toni.
Il Sindaco”


Il suo riferimento all’ “informazione corretta” mi ha fatto venire in mente un sito internet nel quale mi sono sventuratamente imbattuto qualche settimana fa, che si chiama appunto Informazione Corretta, gestito da degli “italiani” (metto tra virgolette perchè in realtà giurano fedeltà ad Israele e non all’Italia) che monitora gli articoli che appaiono sulla stampa italiana e sugli altri siti web attraverso una chiave esclusivamente pro-israeliana, ostracizzando e massacrando chi non si allinea al loro pensiero. Ovviamente lo fanno da una postazione sicura, dal loro sito, evitando accuratamente di intervenire nei dibattiti che all’interno di tali blogs o siti internet, che non hanno le loro stesse opinioni. La minaccia giudiziaria e l’accusa di “delinquenza” sono molto di moda su quel sito, tanto che ci è venuto quasi da pensare che il nostro sindaco, a forza di farsela con i seguaci di kippà-Fini, si sia allineato a quel pensiero.


Allora abbiamo pensato di prendere al volo questa occasione e, visto che il Sindaco ci sta attenzionando addirittura attraverso la Procura della Repubblica (a proposito, sindaco, vedi bene tra i tuoi “amici” prima di accusare altri di diffondere quei volantini), siamo curiosi di sapere se imiterà il suo nuovo idolo Berlusconi querelando il Quiquirì, o se invece avrà la voglia e il tempo di rispondere alle nostre


DIECI DOMANDE


1 Signor Sindaco, quando ha deciso di vendersi a Grimaldi? Ha mai frequentato, oltre a Grimaldi, altri intrallazzieri nullafacenti?


2 Qual'è la ragione che l'ha costretta a non dire la verità per quanto riguarda le ecoballe a Casanova fornendo quattro versioni diverse a seconda dei suoi interlocutori, ovvero Di Biasio e il popolo?


3 Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze e i ragazzi che la chiamano camerata?


4 Lei si è intrattenuto con Pasquale di Biasio e decine di mangia pane a tradimento per quanto riguarda la decisione del cimitero. Sapeva che fossero ricottari?


5 E' capitato che senza la sua presenza Gigino e gli altri siano andati a delle festicciole?


6 Può rassicurare il comune che nessun cammorrista abbia in mano armi di ricatto?


7 Lei oggi potrebbe ancora partecipare alle cene con Pasquale di Biasio o di Nichi Vendola se poi se la fa con Gigino de Risi e Mattia di Lorenzo?


8 Lei potrebbe criticare De Risi come assessore all'ecologia se lei stesso ha portato la spazzatura sulla NATO e ha praticamente autorizzato fuori legge lo sversamento di acque impure a cielo aperto, come ad esempio a palazzo NOVIT?


9 Può garantire di non aver usato nè di di voler usare le forze dell’ordine locali contro persone che lei reputa esserle contro, come quelli che lei crede essere i quiquirini eccetera?


10 Alla luce delle sue ultime dichiarazioni, potremmo dire che dopo il Socialismo, il Menefreghismo, il Progressismo e il Berlusconismo, lei abbia oggi aderito alla corrente del Sionismo?





martedì 6 ottobre 2009

Scuola a Carinola: io speriamo che me la cavo.




La Scuola Pubblica carinolese sta passando un brutto momento. La mancanza di bambini ha decretato la chiusura di diversi plessi, ultimo Carinola, e Casanova quest’anno sembra si sia salvato per il rotto della cuffia. Chiaramente, tutto questo giova agli istituti privati presenti sul territorio che si trovano a diventare protagonisti dell’istruzione pubblica.
Le ragioni di questo stato di cose vanno  ricercate non solo nella mancanza di bambini, ma anche nell’inefficienza del servizio  che la scuola pubblica ha finora offerto e, soprattutto, nelle condizioni di squallore e abbandono in cui versano i nostri plessi scolastici pubblici, inaccettabili per un paese moderno. Devo perciò dire che la scuola carinolese ha le sue colpe; nell’immediato passato, non si è preoccupata di offrire ai cittadini un servizio al passo con i tempi. Il tempo pieno, diventato ormai fondamentale per la società di oggi che lavora, è stato preso in considerazione solo quest’anno, e forse troppo tardi, mentre negli anni passati le mamme  che lavoravano o quelle che volevano solo tenere in un luogo sicuro i propri figli fino alla quattro, si dovevano  orientare verso l’Istituto delle suore di Carinola. 
Quello che però fa rabbrividire ed ha decretato l’abbandono dei plessi scolastici pubblici da parte di molti alunni, è la condizione di incuria e fatiscenza in cui versano gli edifici scolastici pubblici, soprattutto quello delle medie di Carinola. In tanti anni, non un’amministrazione comunale si è preoccupata di mettere seriamente in moto la macchina organizzativa per rendere i plessi scolastici sicuri e vivibili, basti pensare che nella palestra della scuola media sono anni che non si fa ginnastica. Una lavata di faccia qua e là, qualche bagno che si aggiusta, qualche tegola che si cambia, ma niente di più che microscopici interventi. Come si puo’ allora pretendere di attirare l’attenzione e l’interesse delle famiglie di oggi che lavorano e che per i loro figli vorrebbero sempre il meglio, almeno in termini di sicurezza?
Ho letto che c’è in programma la creazione di un Polo Scolastico; ben venga finalmente questo interessamento verso la scuola pubblica carinolese che potrebbe risorgere solo con l’attenzione e l’intervento di un’amministrazione comunale motivata. Speriamo solo che non sia troppo tardi.



venerdì 2 ottobre 2009

Segnalazione e raccomandazione

Oggi giorno, ogni qual volta che usa la parola “segnalazione”, si cerca in realtà di dare una parvenza di nobiltà alla “raccomandazione”. La segnalazione, infatti, è qualcosa di molto positivo anche nelle piccole attività di tutti i giorni. Si può ad esempio segnalare agli amici un artigiano particolarmente bravo di cui ci si è serviti. Si può segnalare un impiegato particolarmente cortese o un medico particolarmente esperto, o anche un ristorante in cui si è stati trattati bene. Possono essere infiniti gli esempi che si possono portare per descrivere la positività ed anche la necessità della parola “segnalazione”. Se si vuole andare un po’ più lontano nella storia, si può ricordare come Mozart, Michelangelo ed altri grandi mostri sacri  dell’arte ebbero modo di manifestare tutto il loro meraviglioso estro grazie ad una segnalazione. Oggi però, questa grandiosa parola serve solo per coprire la sua faccia negativa e deleteria.
La parola raccomandazione è quella con la quale si impone di servirsi di una persona, indipendentemente dai suoi meriti e delle sue capacità. Questa pratica deleteria sta portando questa nostra bella nazione verso il disastro in ogni campo. Assistiamo al disastro compiuto della sanità in Sicilia, dove ormai i medici hanno acquisita la laurea per raccomandazione, l’incarico in ospedale per raccomandazione e perfino la nomina a primario per raccomandazione. Risultato: si muore per un raffreddore o un mal di pancia: non tutti ovviamente, ma solo il popolino, perché chi può permetterselo va a curarsi a Milano. Anche le altre regioni, compresa la nostra, sono su quella strada.
Questo è solo un piccolo esempio che può continuare per tutti i settori dell’attività dello Stato, basta osservare con occhio libero da condizionamenti politici, cosa non facile in Italia. Il pericolo è che questo problema sta contaminando anche le compagnie private, che fino a qualche tempo fa erano meno affette da questa malattia. Quando anche il privato sarà completamente assoggettato al sistema raccomandazione, questa nazione fallirà.
Se dallo Stato si passa ad analizzare il problema negli enti locali, la situazione non solo non cambia, ma peggiora enormemente. Basti guardare la regione Campania, dove il despota di turno si circonda di consulenti inetti col solo merito della tessera giusta col risultato che è diventata ultima in tutto.
Arrivando nella piccola realtà carinolese la situazione non cambia, gli esempi d’incompetenza raccomandata sono tanti e sotto gli occhi di tutti. Si può fare e si fa: visto che non esiste una norma né alcun controllo sull’operato di un sindaco è normale che questi sistemi  parenti ed amici. Se non hanno alcuna capacità non è un limite ma un vantaggio,  in quanto questi non si opporrà mai agli ordini che riceverà, eseguendoli senza mugugni.
L’esempio più recente di quanto sopra è la nomina del difensore civico di Carinola. Con tanti avvocati sul territorio, da bravi a bravissimi, alcuni con decenni di esperienza, si sceglie uno che, a quanto sembra, non è nemmeno abilitato. Si prende uno che si è diplomato alla ragioneria di Sessa  A., famosa in tutta la provincia per l’alquanto limitato progetto formativo che offre col modulo “un giorno sì e tre giorni no” (di lezione, s’intende). Si laurea a quasi trenta anni e si abilita, se, quasi a quaranta.  Insegna materie turistiche in un fantomatico istituto di materie turistiche e lavora in quel campo: nulla a vedere con la pubblica amministrazione e i problemi dei cittadini. Il sindaco furbone che l’ha nominato scegliendolo in mezzo a molti aspiranti, ha cercato proprio questo: il meno competente ed il più impegnato col proprio lavoro. Così facendo ha guadagnato qualche piccolo consenso nella sua famiglia ed ha accontentato qualche grande elettore, ma principalmente ha nominato uno che sicuramente non gli darà fastidi in futuro. Questa è una raccomandazione utile per il raccomandato e per il raccomandatario: il popolo come al solito pagherà le conseguenze della mancanza di serietà in un settore tanto importante quanto dimenticato: la difesa dei diritti dei cittadini in quanto tali.

Marone

giovedì 1 ottobre 2009

Controllo sulla distribuzione dell’informazione



Sono giorni che cerco di comprare inutilmente in zona Il Fatto Quotidiano, il nuovo giornale d’informazione creato da Padellaro, Travaglio, Correas, Gomez e altri. Non arriva in nessuna edicola del circondario e sembra che la distribuzione non lo preveda. Almeno per il momento.
Caserta, una delle province peggiori d’Italia secondo le varie indagini ISTAT, si rivela la peggiore anche in fatto di distribuzione dell’informazione. Non ci avevo mai fatto caso prima d’oggi, ma ora mi rendo conto che anche la catena della distribuzione  dell’informazione è nelle mani sbagliate. Nei nostri paesi di provincia si distribuiscono solo  giornali  come La Gazzetta di Caserta, Il Corriere di Caserta, Il Mattino e qualche testata più famosa che comunque non crea grossi problemi all’informazione dominante.
Ora io mi chiedo: cosa c’è sotto? E’ una questione di controllo di monopolio dell’informazione che riguarda solo l’aspetto economico o la provincia di Caserta deve essere volutamente mantenuta a un livello informativo molto allineato? Spero che non sia questa seconda ipotesi quella che si nasconde sotto un gesto così allarmante, altrimenti dobbiamo preoccuparci sul serio. Si può essere d’accordo o meno con quello che dicono i giornalisti in genere, ma la pluralità dell’informazione è di fondamentale importanza in un paese democratico e va garantita a tutti; spetta poi al cittadino che legge farsi una propria idea, secondo la propria sensibilità e cultura, sulle notizie che gli vengono propinate in un modo o nell’altro. Quando la catena della distribuzione informativa non garantisce più questa pluralità di informazione a cui tutti i cittadini hanno diritto, beh allora non si può parlare più di democrazia, ma di vero e proprio regime mascherato sotto una parola meno allarmistica  come può essere appunto la parola ‘democrazia’. Che rimane purtroppo solo una parola.







FreeMan


 
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