giovedì 10 dicembre 2009

Il gatto e la volpe


Non so se arrabbiarmi o meno, ma sicuramente sono rimasto molto perplesso o quanto meno infastidito nel leggere il post di Roberto sul randagismo sul sito Carinola.net.
Perché perplesso e infastidito? chiederete voi. In fin dei conti si tratta di una buona proposta, da non prendere sottogamba. Infatti, nulla da eccepire sulla proposta. Solo che la stessa, identica proposta è stata fatta dal sottoscritto dalle pagine del Quiquiri, un blog che reputo dinamico, propositivo e anche  abbastanza impegnato.
E’ vero che non mi sono neanche firmato scrivendo quel post, ma l’articolo è là, leggibile, riscontrabile, verificabile e porta la data del 12 novembre scorso. 
Cosa succede sui blog di Carinola? Si gioca al gatto e alla volpe?
Non è la prima volta che delle proposte provenienti dal Quiquiri  se ne appropriano altri personaggi per dar lustro a se stessi o anche al proprio partito politico, fingendosi candidi come agnelli. E’ successo con la proposta della borsa di studio intitolata al ten. Giovanni Pezzulo di cui si appropriò il candidato della Margherita alle ultime elezioni; oppure con quella di consorziare l’agricoltura il cui post porta la data del 24 luglio 2009 e con tante altre proposte che ora neppure ricordo.
Anche se questo mi fa enormemente piacere perché vuol dire che le idee sono valide, devo ammettere che non è corretto ignorare o fingere di ignorare che esse provengono da altre fonti.
Il Quiquiri è un blog che predilige l’anonimato, è vero, ma questo non vuole dire che dietro ci siano i fantasmi; basterebbe solo dire “proposta dei ragazzi del Quiquiri” o come dir si voglia e la coscienza sarebbe a posto. Tutti felici e contenti.
Con questo, non voglio neppure accusare Roberto di essersi impadronito di un’idea pensata da altri perché magari davvero non l’ha letto il post (ma perché ci ha tenuto tanto a precisare che l’ha sentito a Canale 5, forse per avere un alibi?). Anche questo però è un punto a suo sfavore. Vuol dire che non sta attento a ciò che succede intorno a lui. Non ascolta, non sa ascoltare o non vuole ascoltare le poche voci critiche o meno che pur cercano di smuovere un po’ le coscienze in questo territorio. Anche lui è pieno di prevenzioni verso certe realtà perché si attacca all’apparenza e non ai contenuti preferendo la sicurezza di un nome scritto sulla carta, ignorando o fingendo di ignorare chi questo nome non lo scrive.
Ma se io mi firmassi Antonio, Francesco, Giuseppe o Giovanni, farebbe differenza?
Caro Roberto, non sapresti mai se il mio nome è quello giusto o che faccia io abbia. Perciò impara ad ascoltare chiunque, impara ad ascoltare  l’ “altro”, anche se non ha nome e non ha volto.

FN

 
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