sabato 27 febbraio 2010

Feltri, l’arma letale

(dedicato al precedente post)


Le bugie dei berluscones sono come gli esami di Eduardo: non finiscono mai. Il Banana mente sui suoi affari e i suoi bilanci degli anni Ottanta. Poi arriva la Guardia di finanza e, per nascondere le bugie, la Fininvest corrompe i finanzieri. Ma poi questi confessano le tangenti Fininvest e lui racconta altre balle. Ma viene chiamato a testimoniare Mills, che potrebbe smentire le sue balle. Allora viene corrotto anche Mills perché racconti balle pure lui. Ma poi Mills dice la verità al suo commercialista e il Banana deve raccontare altre balle. Ma la Cassazione non gli crede e dichiara colpevole Mills, ma prescritto. Il Banana invece è colpevole ma non prescritto, perché il lodo Alfano ha congelato il suo processo per un anno e mezzo, ergo la sua prescrizione scatterà solo nella primavera 2011. E, siccome la sentenza definitiva Mills “fa stato” anche nel processo al Banana, il processo al Banana potrebbe durare molto poco. Se i giudici si sbrigano a fare il primo grado e l’appello entro Natale, la Cassazione dovrà esaminare il caso prima che si prescriva. In ogni caso c’è tempo per arrivare almeno alla sentenza di primo grado. Insomma il verdetto di Cassazione è una pessima notizia per il Banana. Infatti lui tace. I suoi invece, per forza d’inerzia, continuano a raccontare balle. “Vittoria di Berlusconi. Schiaffo della Cassazione ai pm”, titola il Geniale in prima pagina, riservando però il meglio a  pag. 3  : “Silvio perseguitato, ma nessuno paga. Il processo che ha danneggiato l’immagine di Berlusconi e influito sulla vittoria di Prodi nel 2006 non si doveva fare. Il Cav e gli italiani   dovrebbero essere risarciti”. Per il momento sarà Mills a risarcire gli italiani con 250 mila euro per essersi fatto corrompere da Mr.B. “Silvio assolto”, titola Libero anzi Occupato, poi sotto scrive il contrario: “Saranno prescritte le accuse al presidente”. Ma neanche questo è vero: il reato di Mills è prescritto, quello di Berlusconi no. Littorio Feltri, noto giureconsulto, sostiene che “molti avversari di Berlusconi saranno stizziti dopo la sentenza di Cassazione”: pover’uomo, se l’avesse capita sarebbe stizzito lui, almeno quanto il suo padrone. Ma per fortuna non l’ha capita, infatti scrive: “Pertanto il Cavaliere, lodo Alfano o non lodo Alfano, non dovrà presentarsi in tribunale per discolparsi”. Splendido: ecco, speriamo che non si presenti, così intanto lo processano in contumacia. Speriamo che dia retta a Feltri: “Se non c’è più il corrotto non ci può più essere il corruttore” (il corrotto deve sborsare 250 mila euro di risarcimento, ma è innocente). Dunque il premier “può cantare vittoria e affrontare serenamente il futuro” perché “quella della Cassazione coincide con la linea difensiva di Ghedini”.   Secondo il mèchato di Libero, siccome il reato si è prescritto tre mesi fa per Mills e si prescriverà fra un anno e messo per Mr.B, “il processo non doveva neanche iniziare”. Curiosamente però, nonostante gli incitamenti di Littorio e di Mister Mèches, il Banana si guarda bene dal cantare vittoria. E Ghedini men che meno: anzi, dice di “non essere soddisfatto”, avrebbe preferito “la declaratoria di innocenza ‘perché il fatto non sussiste’, non la prescrizione”. A questo punto, non resta che aspettare. Se le cose stanno come scrivono i giuristi per caso di casa Banana e come ripete la loro pròtesi televisiva Scodinzolini, la legge sul processo breve evaporerà alla Camera. Il legittimo impedimento svanirà in Senato. L’èra delle leggi ad personam miracolosamente finirà. E il Banana potrà “affrontare serenamente il futuro”. Noi, per il suo bene, ci permettiamo di suggerirgli di diffidare dei suoi signorini grandi firme e di procedere a piè fermo a un’altra vagonata di leggi ad personam. Non vorremmo che fra un anno si ritrovasse condannato per corruzione giudiziaria e se la prendesse con Feltri. Il quale ha già dato molto alla causa dell’opposizione, inimicandogli mezzo Vaticano col caso Boffo. Se facesse pure condannare il Banana, Littorio non se lo prenderebbe più nessuno. Nemmeno il Pd.

 Marco Travaglio 



 
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