lunedì 17 maggio 2010

La palude

Gli ultimi avvenimenti politico amministrativi del nostro comune ci spingono ad alcune riflessioni piuttosto scoraggianti.
È naturalmente possibile che un'amministrazione perda la maggioranza e si sfaldi, anche se è deprimente che questo abbia avuto come sbocco il commissariamento.

Ma c'è qualcosa che suona strano nell'atmosfera politica del nostro comune, sembra di stare in un teatro dove gira e rigira assistiamo sempre alla stessa rappresentazione, dove ci sono personaggi che entrano ed escono dalla stessa scena recitando monotonamente frasi stantie, intavolando dialoghi ora con l'uno e ora con l'altro senza costrutto apparente, che come Penelope infaticabilmente tessono e disfano la stessa logora tela.

E' questa stanca monotonia che spaventa.  L'immutabilità degli schemi, personaggi che sono sulla scena, primattori o comprimari, da tempo immemore, e da tempo immemore non sembra abbiano dato a questo comune forti segnali di cambiamento o comunque stimoli di miglioramento, anzi talvolta hanno bloccato questi segnali quando provenivano dall'esterno della scena . Qui negli ultimi cinquantanni gli avvenimenti, le istanze e i movimenti sociali che hanno segnato in bene o in male la storia del nostro Paese sono  passati invano, senza lasciare traccia, senza essere stati di stimolo a nessun cambiamento, sono sempre gli stessi che gestiscono nello stesso modo le stesse cose, i nuovi o hanno dovuto rinunciare o si sono adattati alla stessa sinfonia, ancor adesso il nuovo stenta a vedersi, spesso soffocato o cooptato dal vecchio, dalle stratificazioni di un passato politico che stenta a passare.   

Ma forse siamo noi a sbagliare, siamo noi ad essere quelli fuori dai tempi.  Gli ultimi avvenimenti nazionali forse dimostrano che non sbagliano, la corrente va in quel senso, la politica è oggi più che mai una libera prateria aperta alle scorrerie dei più lesti e spregiudicati avventurieri, dove l'amministrazione della cosa pubblica non è altro che il pretesto per curare e ampliare gli affari personali, il governo del Paese il mercato globale del malaffare.
Possibile che la politica si sia ridotta a questo?  Dove sono i De Gasperi, i Moro, i Berlinguer e gli altri grandi politici che hanno fatto grande questo Paese?  Sono rimasti solo ometti, guitti, ballerine e furbetti a guidare l'Italia?  Una volta c'erano le ideologie, che grande perversione, diranno gli ometti, c'erano i comunisti, i socialisti, che grandi malfattori ripeteranno gli ometti, adesso non c'è più niente, che bello, diranno gli ometti, ora tutti possono allearsi con tutti per fare affari ai danni di tutti; la vera democrazia, tutti equivalenti e interscambiabili, libero affare in libero stato, chi vuol esser lieto sia, chi ha avuto ha avuto ha avuto.... ecc ecc.   Le caste si autoperpetuano e autolegittimano, non occorre più che chi comanda dimostri di esserne in grado, o che renda conto di quello che fa, i potenti si autoreferenziano e non riconoscerne l'autorità è un attentato alla democrazia.

Un quadretto idilliaco.  C'è un problema però, tutto puzza ormai di marcio, una putredine che toglie il respiro, che soffoca ogni possibilità di sviluppo, ogni energia di progresso, ogni possibilità di espressione, una palude stagnante ed immobile che non promette niente di buono per il futuro nostro e delle generazioni future.


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