martedì 31 agosto 2010

Carinola non è un paese per vecchi

aridità compromessa, inserito originariamente da archifra.


Sono un tipo molto reattivo al mondo che mi circonda, ogni avvenimento che si verifica interagisce con la mia coscienza, con la mia sensibilità, con la mia cultura. E avviene allora che ti nascono idee in testa che devi necessariamente esprimere altrimenti ti tormentano quotidianamente. Alla domanda scherzosa: come si va da queste parti? La risposta è stata: peggio dello scorso anno. Così ho saputo che non abbiamo più un Sindaco, che la Giunta è caduta, ma nessuno mi ha saputo spiegare chiaramente il perché. Nè io ho insistito a saperne di più per il semplice motivo che io le cose del mondo le giudico in un modo tutto particolare. Resta il FATTO che la nostra comunità non ha un sindaco, pertanto è in qualche modo paralizzata. Mi chiedo a quale o quali statisti, (un Cavour,un Moro,un Berlinguer,un Craxi?) è dovuta questa operazione di alta ingegneria politica..Quando si fa un’azione, di nostra iniziativa o, come spesso accade in politica, piovuta dall’alto e subita pecorescamente, bisogna pensare quell’azione a quali conseguenze conduce.Quali vasti orizzonti amministrativi ha aperto questa crisi? Quali grandi prospettive per il futuro?Quali profonde idee rinnovatrici ha ispirato l’autore o gli autori di questa crisi? Noi cittadini vogliamo saperlo per ringraziare del grande interesse dimostrato nei nostri confronti. O dobbiamo credere, (per carità!) che lor signori sanno solo cincischiare tra loro e dei cittadini se ne infischiano altamente? Insomma, tirando le somme,quest’azione è un bene o un male per la comunità?

Ringrazio l’autore di quest’operazione perché ha fatto nascere in me una interessante idea. Io non faccio altro che andare a caccia di idee. L’idea che gratuitamente mi è stata offerta (sarei disposta a pagarla se conoscessi l’autore) è quella di scrivere un saggio di psicologia sociale dal titolo: SAGGIO DI ISTRUZIONE PUBBLICA RIVOLUZIONARIA.

La parola RIVOLUZIONARIA sta ad indicare niente di violento, ma trasformazione, scombussolamento, rigenerazione delle coscienze; sta ad indicare il tentativo di distruggere un modo di pensare stantio e rovinoso per creare un pensiero nuovo verso la società, la politica, la vita; sta ad indicare la demolizione di linguaggi blableggianti, vecchi, retorici, inconcludenti, per creare linguaggi nuovi, più incisivi e carichi di significato. Per linguaggio non intendo solo quello della parola, ma anche quello delle azioni,degli atteggiamenti, del modo di porsi di fronte alla realtà.

Malgrado i miei molti anni ho ancora la fortuna di “incazzarmi” e questa filosofia dell’incazzamento mi spinge prepotentemente ad agire, per come so e posso fare, nella realtà.

Incazzarsi nel modo giusto fa bene alla salute, mantiene giovane, illumina la coscienza. Molti non si sanno incazzare. Il loro incazzamento è finto, falso, ipocrita, sbraitante e fa male alla salute e alla società.

Questa è la premessa per giustificare eventuali espressioni troppo forti che potranno scaturire dalla mia penna. E’ che dentro di me sono molto incazzato.A farmi incazzare è il “politicume” degenerativo e prima ancora l’atteggiamento del popolo che da questo “politicume” si lascia pisciare in testa nella più assoluta indifferenza.

Il Politico, dice la più luminosa mente che è comparsa su questa terra-Aristotele-è colui che fa il bene della sua città e sa creare uomini dabbene. Proprio come sta scritto sulla fronte e nelle coscienze di gran parte dei nostri amministratori!

Vorrei che la lunga partita fosse finita. Partita giocata con carte truccate e da giocatori disponibilissimi a barare.

Bisogna cambiare mazzo di carte, prenderne uno intonso, vergine e distribuire le carte per una nuova partita facendo molta attenzione a chi si siede al tavolo.


SAGGIO DI ISTRUZIONE PUBBLICA RIVOLUZIONARIO

Ho preso finora alcuni appunti, sei per l’esattezza, per scrivere questo provocatorio saggio. Sono solo degli appunti,a cui non so se in seguito darò ordine e sistematicità.

Appunto 1

Qualche anno fa uscì un buon film tratto da un libro molto più bello del film, dal titolo NON E’ UN PAESE PER VECCHI.
Mi chiesi allora se il mio paese- il mio Comune- fosse o no un paese per vecchi. La risposta che mi diedi fu no. Mi chiesi poi se fosse un paese per bambini e mi dissi che non era nemmeno un paese per bambini fino ad accorgermi che non è nemmeno un paese per giovani e neppure per anziani.
Una comunità senza anima, senza carattere. Una comunità priva di ogni senso civico, senza nessuna energia spirituale, senza un barlume di educazione, senza nessuna apertura sanamente comunicativa.
Una comunità allo sbando, un paese che si è arreso, che si nutre solo di indifferenza ed egoismo. Un paese che non ha orgoglio se non quello, misero, strettamente legato alla propria persona. Niente, nemmeno una briciola per la comunità. Una comunità di miserabili piccinerie e particolarismi, dove la gioventù cattolica anziché generare energia spirituale aprendosi evangelicamente al prossimo fa casta a sé; dove giovani cattolici e non cattolici si abbandonano a mollezze quotidiane d’ogni genere senza sentire mai il bisogno di impegnare un briciolo della loro anima nel sociale. Intelligenze moralmente sprecate, coscienze vendute. Vite che non sanno cos’è la vita, il sapore pregnante della vita, quello che nutre di significato l’esistenza.Vite che non sanno provare un grammo di dolore o di indignazione per le cose che accadono nel mondo e pertanto non possono provare un grammo di vera felicità, quella che deriva proprio dalla soddisfazione spirituale per aver dato qualcosa di te al mondo.
Paese di “padreterni”, di presuntuosi, di gente che si crede e non è, dove tutti parlano parlano e non dicono niente:


“Quanta brava gente
parla e…non dice niente
quanta brava gente
te sta a sentì
e nun te sente”(M.Troisi).

Gente che dà sempre la colpa agli altri e mai a se stessa, che non è mai sfiorata da una crisi di coscienza, da un dubbio, ha solo certezze, ignorando che è il dubbio, da quando esiste il mondo, a creare Civiltà.Le certezze sono degli imbecilli, i dubbi sono di coloro che fanno la Storia, piccola o grande.

Gente che politicamente sa solo “sgarrupare” e mai costruire.

Mi auguro che ci sia qualcuno in grado di confutare ciò che con molta amarezza ho affermato. Naturalmente io so che c’è anche una percentuale che non entra in nessuna delle categorie che ho descritto. E a costoro indirizzo le mie parole, realisticamente consapevole, che non cadranno nel vuoto. Non cadranno nel vuoto perché in molti c’è la nostalgia di ascoltare un timbro di voce diverso, c’è la nostalgia di un vento nuovo, forte, che possa spazzare via ogni genere di sudiciume, fisico e mentale.
Mi rivolgo a costoro, giovani per lo più ed anche agli anziani che non hanno il cuore catramato di indifferentismo e di egoismo.Ce ne sono e molti di più di quanto si immagini.
Ecco.Questo primo appunto non è altro che un sasso gettato nello stagno.
Per il popolo di Internet e per tutti coloro disposti ad ascoltare.
Ho pronto un mazzo di carte nuovo.Ve lo offro. E’ giunta l’ora di iniziare una nuova partita.Seria. Al tavolo sono ammessi solo giocatori onesti e capaci di dare energia a questo territorio i cui abitanti mi pare siano ben definiti dalle parole di un mio amico artista, ospite di questa terra alcune estati fa: Da nessuna parte ho visto intelligenze vive come qui e da nessuna parte ho visto uno spreco di intelligenza come qui.
Sprecare o sfruttare male la propria intelligenza è peccato mortale!

Ma via tutto questo. Inizia una nuova partita.Chi comincia a dare le carte?


Amorevolmente


EL COYOTE

giovedì 26 agosto 2010

L’eterno riposo tra le erbacce

Il breve pezzo del  lettore che si è firmato  “emigrante per orgoglio” ha stuzzicato non poco la mia curiosità.  Emigrante lamentava lo stato di incuria del Cimitero Centrale di Carinola, affermando che non gli era stato possibile mettere un fiore sulla tomba di sua sorella morta anni fa, nel lontano 1969.
“Cavoli, che esagerazione!” - ho pensato tra me e me-  “per quanto ci possano essere delle erbacce come è possibile non poter mettere un fiore su una tomba?!”
E così, visto che anch’ io ho i miei nonni e i miei zii che riposano in quel luogo, ho preso la digitale e sono andato al Cimitero Centrale a salutare i miei cari.
Già sul cancello principale ho potuto  notare lo stato di trascuratezza  e degrado che regna in quel luogo: erba non tagliata da mesi, bottiglie e vasetti di plastica vuoti gettati qua e là tra le tombe e che nessuno ha mai raccolto, lumini consumati che il vento e la pioggia  hanno spazzato via.

Più mi addentravo tra i vialetti e più potevo constatare il grande senso di abbandono che impera nel luogo dove riposano persone care di tutte le famiglie del Comune. Ma il non plus ultra l’ ho trovato tra le sepolture  inumate nel terreno. Sepolture?...se cosi si possono chiamare! In una foresta vergine di erbacce alte due metri, e dico due metri,   a malapena si intravedevano decine e decine di lapidi. Allora, come un lampo, mi sono venute in mente le parole di De Andrè “dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi”.
Ironia della sorte! Anche i nostri defunti dormono ben all’ombra, ma non dei papaveri rossi che almeno sono bellissimi a vedersi, bensì di erbacce infestanti che denotano solo l’inciviltà e la negligenza di chi è tenuto alla cura e al decoro del cimitero. Forse era questo lo spazio a cui si riferiva Emigrante.
Qualche privato cercava di ripulire alla meglio davanti alle tombe dei propri cari, ma era un’impresa molto difficoltosa e che comunque non spetta a loro.

Sono andato via  da quel luogo molto amareggiato. Ho avuto vergogna, si, vergogna,  perché era come se  i nostri cari fossero stati gettati in una discarica e dimenticati. 
Ma la vergogna non può essere la mia, né di Emigrante o di qualsiasi altro cittadino; la vergogna deve essere di chi è delegato alla cura dei luoghi santi, ma non rispetta la dignità dei defunti,  permettendo che riposino in simili penose condizioni!
Se il Comune si trova in ristrettezze tali da non potersi permettere di far ripulire i cimiteri, lo dica chiaramente. Una squadra di cittadini di buona volontà si trova sempre. E gratis.

Caron Dimonio


























martedì 17 agosto 2010

Lunarte - Quarta Edizione


Anche quest’anno sta per fare ritorno Lunarte, il festival multiartistico che accenderà, la notte del 20 agosto, le luci dei vicoli del borgo Carani di Casanova di Carinola. La manifestazione è stata fondata nel 2007 ad opera dell’associazione culturale carinolese Cantina Cultura Calena ed è patrocinata dal comune di Carinola. Il festival, che a partire dal 2008 ha potuto giovare anche della collaborazione dell’associazione culturale Etèrnit di Mondragone,  ha assunto negli anni sempre maggiore importanza, portando in giro un’idea di arte propositiva e corale, capace di celebrare le energie di giovani artisti provenienti da tutta Italia.

Dal 2007 Lunarte mette in scena un teatro unico, un circo senza tendoni e senza palcoscenico, che ha per tetto le stelle e per palco gli angoli più affascinanti del paese. Casanova di Carinola rappresenta, infatti, il fulcro del festival, il luogo dove vengono fatte confluire e possono manifestarsi le diverse performance. Come ogni anno vicoli, borghi, piccole e grandi piazze saranno messe a disposizione dai cittadini di Carinola per questo magico evento, permettendo così di far riscoprire, in modo originale, il vasto patrimonio culturale, artistico e architettonico del proprio paese. Quest’anno Lunarte si concederà un unico appuntamento durante il quale teatranti, musicisti, artisti di strada si esibiranno simultaneamente, creando una sorta di percorso itinerante ricco di cultura e di fascino.

Protagonista assoluto di questa edizione è il teatro. Gli spettacoli in programma sono sei: “La dolce metà di Barbablù” di Pino Carbone, con Francesca De Nicolais e Luca Mancini; “La ricetta della verità” con Chiara D’Ostuni e regia di Manuela Rossetti; “Il marciapiede n°2” di e con Francesco Maiorca; “Bigmazziata” scritto ed interpretato da Loredana Simioli, ed infine, “Il vuoto e la maschera di Pulcinella” scritto ed interpretato da Eduardo Ricciardelli.
A completare la sezione del teatro ci sarà anche lo spettacolo “Le bugie di Mangiafuoco”, che rappresenta la tappa conclusiva del percorso didattico e laboratoriale “Lunarte ragazzi” diretto dagli artisti Luigi Morra e Pasquale Passaretti, che ha coinvolto, nei mesi di luglio ed agosto, i bambini del comune di Carinola.

Protagoniste di questa edizione saranno anche le mostre e le esposizioni: “Esterno notte – Cortile”, la collettiva curata da Pasquale Aversario, che ospiterà le opere di Massimiliano Bertolino, Mena Rota, Nicola Piscopo e Antonio Conte. Sara Zollino esporrà le sue fantastiche foto della serie “Strade”. Il festival dedicherà uno spazio anche ai maestri dell’artigianato: la mostra, organizzata in collaborazione con MarteLive Campania, coinvolgerà i lavori di diversi artisti, tra i quali Ilaria Ciancio e Nasty Box. Ma ci saranno anche artigiani locali. Lo spettacolo globale del 20 agosto, si concluderà con il concerto spettacolo dai ritmi brasiliani dell’orchestra Pega Onda.

Il progetto Lunarte risulta essere affascinante e al tempo stesso carico di socialità, in quanto mette insieme e fa incontrare molteplici culture artistiche, rendendo l’evento una grande festa del teatro e delle arti in generale, in un’atmosfera trascinante e coinvolgente, in uno dei borghi più belli d’Italia.

Valeria Zecchini
Ufficio stampa Associazione Culturale Etèrnit

lunedì 16 agosto 2010

Cambia il Maestro, ma la musica è sempre la stessa

Come tutti gli anni  a cavallo del mese di luglioed agosto vengo  nel mio paese natale , non solo per respirare un pò di aria nativa  ma anche per rivivere la mia passata giovinezza , rivedendo i miei amici di scuola ,grazie a Dio ancora in buona salute, ma anche per andare ad onorare i miei defunti al cimitero di Nocelleto. In genere questo luogo è il biglietto da visita del proprio paese , certamente  i politici precedenti al Commissario   non hanno fatto gran chè , durante la gestione  Di Biasio e anche durante la gestione Mannillo,d'estate è praticamente  una foresta di erbacce che sono più alte delle croci messe sulle tombe, mi è stato praticamente impossibile poter depositare  un fiore sulla tomba della mia sorellina morta nel lontano 1969. E' stata fatta una strada  una strada che collega  via Stefano ceca con quella che porta sul savone , l'anno scorso era tenuta abbastanza bene , ma quest'anno in alcuni tratti è quasi ostruita dalla vegetazione . La Festa in onore di San Sisto si è conclusa  e anch'io devo tornare al mio lavoro  a Milano, ma ritornerò anc'ora e spero di poter depositare qualche fiore sulla tomba di mia sorella.

Emigrante per orgoglio.  

venerdì 13 agosto 2010

Il maschio in crisi d’identità

Sembra impossibile che in questo XXI secolo, caciarone e libertino, le donne vengano ancora stuprate e  uccise in gran quantità, eppure è così. In questo vecchio e corrotto occidente, troppe donne giornalmente subiscono gli assalti di maschi famelici e vendicativi che trovano più facile stuprarle che sedurle; più facile ammazzarle che conquistarle. 
Cosa sta succedendo al maschio occidentale? 
E’ evidente che una bella fetta dell’universo maschile occidentale (e non solo) è in chiara crisi di identità, soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione,  perché il suo ruolo di padrone delle sorti femminili, radicatosi saldamente nel suo dna, ha subìto uno stravolgimento che lo ha scombussolato. Ora vive in uno stato di confusione sociale che lo rende insicuro e, come tutti gli insicuri,  le sue azioni e reazioni possono essere imprevedibilmente pericolose.
Certamente la liberazione femminile dal giogo maschile è stata troppo rapida ed ha raggiunto livelli di conquista inaspettati. Le donne hanno dato prova, in pochi anni, di essere capaci, abili, autosufficienti, responsabili,  non solo nell’antico ruolo di moglie e madre finalmente liberata, ma anche in quello più competitivo di lavoratrice o dirigente, dimostrando che la sottomissione all’uomo era arbitraria e ingiustificata.
Dal canto suo, un certo tipo d’uomo guarda oggi alla donna, non più come una preda da conquistare ad ogni costo, ma come un’astuta predatrice che sta minacciando la sua posizione e il suo territorio. Tutto ciò ha fatto saltare i vecchi meccanismi sociali che non sono stati ancora sufficientemente riequilibrati.  Questo tipo d’ uomo fa fatica ad accettare la parità; fa fatica ad avvicinarsi alla donna “nuova” perché ha paura di non essere all’altezza. 
Forse la dilagante omosessualità tra gli uomini  trova le sue giustificazioni in tale paura.
Gli stupri e gli assalti assassini alle donne rientrano nella reazione e nel tentativo inconscio di ripristinare il vecchio ruolo di dominatore abituato a prendersi ciò che vuole e che non accetta la sconfitta da parte di una donna o lo lotta con essa. Una buona parte di responsabilità l’ha anche la televisione che continua a proporre la donna oggetto, alla portata di tutti i desideri maschili, pronta per essere usata ed abusata.
Queste potrebbero essere le motivazioni sociologiche e psicologiche di certi comportamenti, ma ne esiste ancora una, più vicina alle scienze naturali e perciò più accettabile: la ricomparsa dell’animalità.
Di fronte ai sollecitanti stimoli della società moderna e di fronte a certi scontri sociali che non lo vedono più signore indiscusso, questo tipo d’uomo ricade nella condizione, mai del tutto scomparsa, che ha abbandonato millenni fa e riprende a comportarsi come quella  bestia che era.

Lady B

lunedì 9 agosto 2010

Il silenzio delle nuove generazioni


Caro Quiquirì,
avrei voluto iniziare scrivendo: ebbene si, mi sbagliavo, non è vero che le nuove generazioni sono mute, assenti e disinteressate. Avrei voluto poter proseguire, scrivendo: SONO QUI, parlano, scrivono, e hanno una gran voglia di cambiare le cose, di fare, di sbagliare!
E invece no, caro Quì. Invece, accidenti a loro, sono qui a darmi ragione. Sono qui a ripetermi  ancora una volta che i giovani non esistono più, e che se è vero che Li condizionano, Li reprimono, Li deludono, è altrettanto vero che essi SI FANNO condizionare, SI FANNO reprimere, SI FANNO deludere.  Parlo alla terza plurale perchè non sono giovane, non rientro nè voglio rientrare in questa categoria sociologica che non ha più maitres à penser cui riferirsi.
Quel che è peggio è che tali elugubrazioni mi fanno sentire un adulto inacidito che non ha nessun rispetto per la nuova generazione, che non prova  niente di niente per una generazione  che non ha nemmeno avuto l'onore di una sconfitta e che invece è innamorato della generazione precedente, quella di chi ha osato, ha provato, ha avuto il coraggio di sbagliare.
E allora?  Allora che fare, se non ci sono più giovani?
Se "ci troviamo  di fronte a una sedicente giovane  generazione che in tutti i suoi  moti e impulsi è intollerabilmente assente, che ha rinunciato prima di qualunque conflitto" ... che  fare?

Adulto deluso

venerdì 6 agosto 2010

Il Peggiore

fini


Tra le tre cariche della Repubblica, la Presidenza della Camera dei Deputati anche se considerata la terza sicuramente è stata sempre prestigiosa come le altre due, cioè la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Senato. I vari presidenti sono stati sempre personaggi politici di spessore che si sono sempre contraddistinti per il rispetto del ruolo istituzionale ricoperto e di quella carica. Ricodiamo nell'era repubblicana Gronchi, Leone, Ingrao, Pertini, Iotti, Napolitano, Violante, Casini, Bertinotti. Se si scorre la biografia di questi politici si comprenderà come quasi tutti erano di forte apparteneza al proprio partito, alcuni in modo viscerale come Ingrao, Bertinotti e lo stesso Pertini. Una volta eletti presidenti però si sono spogliati della loro fede, ovviamente senza abiurarla, e hanno adeguato il loro comportamento alla carica ponendosi in egual modo nei confronti di tutti i deputati di qualunque colore fossero. Alcuni di loro, eletti presidenti della repubblica come l'attuale presidente Napolitano, hanno continuato ad operare al di sopra delle parti come se non fossero stati iscritti mai ad alcun partito. Da ricordare anche la Pivetti, un personaggio del tutto diverso da quelli su citati in quanto proveniente dalla società civile, digiuna del concetto di istituzione oltre che giovanissima. Questa ragazza si immedesimò nella carica cercando di imitare i predecessori più autorevoli e forse riuscì anche a superarli. Sono memorabili i suoi tailleur che per lei che era una mezza soubrettina abituata a vestirsi in altro modo dovevano essere una tortura. Dall'abbigliamento al comportamento si sforzò, riuscendovi, ad adeguarsi al ruolo istituzionale ricoperto ricevendo le congratulazioni di tutti.

Come tutto anche le istituzioni si degradano o per essere buoni, si modernizzano, giustificando con questo termine lo scadimento etico di molte istituzioni e perfino della magistratura, perfino della magistratura. Dopo tanti nobili presidenti della camera abbiamo questo attuale che è l'unico che non ha congelato la propria storia e la propria provenienza. Si ha il sospetto che abbia chiesto lui di essere eletto a quella carica col progetto di sabotare da quel posto privilegiato l'azione del governo. Quotidianamente ha disturbato e rallentato i lavori della camera, facendo pendere le proprie decisioni quasi sempre da una parte. Se è vergognoso da presidente favorire una fazione politica lo è ancora di più se si favorisce quella avversa al proprio schieramento di appartenenza. La giusta reazione della parte danneggiata, anche se tardiva, è arrivata con tanto di sfiducia per l'operato del presidente ma senza effetto. Ormai il comportamento che dovrebbe essere la sua vergona è diventato il suo vanto anche perchè fortemente sostenuto dalla parte politica che lui ha sempre favorito nel suo mandato. Altra vergona nella vergogna, una parte politica che giustifica ed incoraggia un presidente che oltraggia una importante istituzione, anche questo fa parte del decadimento di cui si trattava prima. Non si confondano queste riflessioni come un attacco verso Fini ed a favore di Berlusconi ma semplicemente in difesa delle istituzioni che devono essere sempre rispettate da tutti, principalmente da chi le rappresenta. Non si può combattere le proprie battaglie, anche se giuste, avvalendosi della propria carica istituzionale perchè la si svilisce. Non si può da presidente della camera fare tutti i giorni comizi, collaborare alla destabilizzazione del quadro politico o addirittura sovvertire i regolamenti parlamentari per favorire la confusione. Partecipare a conventicole segrete o lavorare per creare bande di disturbatori col solo scopo di mettere in difficoltà i propri avversari con i quuali oltretutto ci si è alleati. Queste azioni sono legittime per qualunque politico ma non per il presidente di un organo istituzionale e l'esempio più fulgido è l'attuale presidente della repubblica che bacchetta chi sbaglia senza guadare la parte di appartenenza. Se si legge la cronistoria della presidenza della camera dei deputati mai si è assistito a comportamenti tanto riprovevoli e pertanto senza ombra di dubbio si può assegnare a Fini il titolo di Il Peggiore.

mercoledì 4 agosto 2010

Requiem per una Ciaramella

Due funerali, due brutte figure : una più clamorosa dell’ altra. Un duro colpo alla credibilità delle istituzioni, all’ immagine della  Prefettura in quanto ufficio fungibile e a quella di Caserta in quanto sede d’appartenenza  dell’ autrice delle due grossolane e maldestre uscite andate in scena entrambe in quel di Casanova di Carinola.
Come dire, ”Ciaramella” stonata, quantomeno. 
Inizi di luglio: da Roma arriva la notizia che il Prefetto Zannini Quirini Giuseppe, già Superpoliziotto di prima linea, carinolese doc, è passato a miglior vita dopo una breve ma straziante malattia. Il Paese è sgomento, triste, addolorato. Lo è anche la Nazione, senza esagerare.
La Magistratura, La POLIZIA di Stato, il Ministero dell’ Interno. Forse un po’ meno mafiosi efferati e “casalesi”, quelli del clan omonimo, di ogni ordine e grado! Si, perché  il Prefetto Zannini Quirini è stato un poliziotto tosto. Capace di assicurare alle patrie galere delinquenti ultrapericolosi.  
E’ stato lui a pescare con una spettacolare operazione Sandokan e Bidognetti. E’ stato lui a coordinare la storica operazione Spartakus. E’ stato lui a decapitare i clan Mariano e Misso di Napoli. E’ stato lui a  mettere in scacco i Sarno di Ponticelli. E’ stato lui ad aver inventato tecniche innovative nella lotta al crimine, come il riscontro dei  tabulati telefonici; diritti d’ autore anche  per il primigenio utilizzo delle intercettazioni telefoniche. 
Non è fantasia, ma  verità purissima. Valgano a maggiore conferma le parole del Vice capo vicario della Polizia di Stato, Francesco Crillo, presente al funerale alla stregua dei vertici nazionali del Corpo e del Ministero dell’ Interno: ”Peppino è stato un grande, un grandissimo investigatore. Ha fatto compiere all’ intera polizia di Stato dei passi giganteschi nella lotta alle mafie. L’ ho avuto come mio Capo alla Squadramobile di Napoli, era bravissimo, un vero e proprio patrimonio. Gli Stati Uniti d’ America ce lo hanno invidiato e richiesto per 20 anni!". 
Già, perché il Prefetto Zannini Quirini è stato  impegnato anche sul fronte del  narcotraffico con brillanti missioni svolte in Perù, in Colombia, ad Hong Kong, in Cile e in Bolivia! Meritava, a dir poco, un manifesto e una corona da parte del Comune di Carinola, la sua terra,il luogo che gli ha dato i natali. E invece così non è stato. 
La Ciaramella, Vice Prefetto presso l’ Ufficio territoriale di governo di Caserta, ha  toppato, stonato, emesso un distratto suono attestante una presenza financo disturbata. Insomma, quasi un fastidio, per il Commissario in gonnella indossare con quel caldo la fascia tricolore e aggregarsi. dopo una passerella da Kermesse di alta moda, al corteo funebre. Due anni addietro un altro grande concittadino ci ha lasciati:  Padre Michele Piccirillo. Le esequie si sono svolte a Roma, nella Chiesa di San Giovanni. 
L’ illustre archeologo, di immensa fama, era morto a Livorno dove era ricoverato. I carinolesi, il Sindaco Mannillo, gli Assessori  Di Lorenzo e  Russo, arrivarono a Roma in una Chiesa gremita fino all’ inverosimile. Erano presenti esponenti della famiglia Reale di Giordania, oltreché personalità di primissimo piano, italiane e straniere. La prima cosa che balzò agli occhi fu la presenza di due Vigili urbani del Comune di Roma, in alta uniforme, che reggevano una meravigliosa corona di fiori recante la dicitura : ”Il Sindaco di Roma”. E pensare che Padre Michele romano non era…..! Il messaggio però era chiaro: l’ istituzione, di fronte ad un  grande cittadino che ci abbandona, C’E'! E non dimentica! Lezione di stile! E invece la Ciaramella ha pensato che la sua suadente presenza potesse bastare. Niente manifesti, niente fiori, niente corona per il Prefetto! Piaccia o no, tant’è. 
Qualcuno pensa: gli errori esistono, fanno parte della giostra della vita, può capitare. Ma quando la Ciaramella ha fatto bis, beh… allora è sovvenuto alla mente l’ infallibile aforisma latino: ”Errare umanum est… PERSAVERARE E’ DIABOLICO! ”.  E così , ahimè, è stato!

Pesante come un macigno arriva questa volta dalla Sardegna la notizia tramortente dell’ improvvisa e prematura scomparsa di Nicola Laurenza, stroncato da un infarto nella sua casa al mare di Porto San Paolo. Nicola era l’ amico di tutti. Un  assiduo frequentatore della piazza. Conosceva bene i suoi i concittadini i quali a loro volta ne conoscevano l’ indiscutibile valore umano e l’ elevato spessore morale. Era stato per molti anni Segretario comunale del Comune di Carinola, prima di diventare Segretario Generale  per approdare dapprima a Sessa Aurunca e successivamente a Cisterna di Latina. 
Era bravo, cortese, preparato, impeccabile e onesto. Trasparente come un cristallo. Lo sapevano tutti coloro che vi hanno avuto a che fare. I funerali hanno fatto registrare il pienone. Anche qui personalità  illustri e uomini delle istituzioni si sono sprecati. Il Comune di Sessa Aurunca ha fatto affiggere dei manifesti, in segno di onoranza funebre. Idem il Comune di Falciano del Massico. A colpire però è stato l’ ex Sindaco del Comune di Cisterna. Mauro Carturan, questo il suo nome, ha voluto salutare Nicola con una stupenda corona di fiori, uno struggente manifesto e la sua personale presenza. Esattamente come ha fatto Elio Meschinelli, già Sindaco di Sessa Aurunca.
Il Comune di Carinola, impiegati a parte, si è dato alla macchia. Nè la Vice Prefetto Ciaramella, né i suoi vice Nero e Cupello  hanno avuto il tempo per presenziare né, tantomeno, quello per gettare di pugno due righe due per  un manifesto o ordinare una corona floreale. Nicola era umile e anche molto sfiduciato delle istituzioni. Chi lo conosceva sa bene che  da lassù perdonerà. Però se un giorno la Ciaramella sarà Prefetto… qualcuno ci faccia sapere chi sottoscriverà l’ atto di promozione. Gli invieremo delle ortiche nostrane!

Vincenzo L’ Amatriciano

martedì 3 agosto 2010

Tre giorni d' arte

Tre giorni dedicati all’arte (e non solo): parliamo del Festival “Free mind” organizzato dall’Arci Peppino Impastato di Falciano del Massico.
Si parte il 3 agosto con lo spettacolo teatrale “Sangue dal naso" (Scuola Diaz Genova 2001), di e con Andrea Maurizi, prodotto dal Teatro delle Condizioni Avverse di Poggio Mirteto (RI). 
“ Sangue dal naso” è un viaggio dettagliato, una narrazione serrata e documentata dei fatti del G8 svoltosi a Genova nel luglio 2001. Andrea Maurizi veste i panni di numerosi personaggi che sono stati protagonisti di quelle giornate.I  personaggi scelti sono soprattutto figure legate al potere, al mantenimento dell'ordine e alle perizie. Senza giudicarli mostra le loro idee e le loro convinzioni, mettendole a confronto e svelandone le contraddizioni e i misteri trovando sempre una giustificazione plausibile a tutto, fino al punto di essere comico agli occhi degli spettatori.
Le musiche usate sono di De Andrè, di Capossela e di De Gregori. Vengono utilizzate anche registrazioni di Radio GAP, Radio AUT, Radio Alice e Radio Popolare.

A seguire, sempre martedì 3 agosto, la proiezione del trailer del cortometraggio “Ho sentito”, prodotto da Peter Panoa e diretto da Giovanna Maddalena e del videoclip della band musicale Midean. Per concludere, DANCE HALL fino a fine serata.
Il 4 e il 5 agosto spazio alla musica popolare invece, con lo spettacolo di Emilio Verrillo e Amato De Ruosi (mercoledì 4) e del gruppo “A tamburo battente” di Napoli, con la partecipazione di Tommaso Vingione (giovedì 5).

Sud Express in concerto

 “SUD EXPRESS” in concerto, l’ 8 Agosto 2010 alle ore 21,30 Piazza della Pace - Sant’ Andrea del Pizzone (Ce), organizzato dall’ Agenzia Comunale per lo sviluppo socio-culturale  di Francolise in collaborazione con il Forum Giovanile e il patrocinio del Comune di Francolise  – Assessorato Sport-Turismo e Spettacolo-.

Non succede spesso di ascoltare qualche cosa le cui parole e frasi c’inchiodano,la cui melodia diviene parte della nostra memoria anche se è la prima volta che la ascoltiamo. Non accade spesso di provare una immediata commozione,di sentirsi colpiti,travolti,dai sentimenti,dai pensieri,dai ricordi,dal senso di perdita,in un istante d’ illuminazione.
Sud Express il nuovo progetto musicale di Franco Del Prete, figura centrale nella storia della musica napoletana che con gli Showmen, prima, e i Napoli Centrale insieme a James Senese, poi, ha fatto da battistrada al cosiddetto Neapolitan Power. Autore di brani cantati, tra gli altri, da Lucio Dalla e Gino Paoli, batterista dal drumming potente ed espressivo gia' al fianco di Pino Daniele, con rinnovata energia ed ispirazione Franco Del Prete ha messo in piedi una band che ne asseconda alla perfezione il suo talento di artigiano di periferia.
Hanno cantato le sue canzoni personaggi come Lucio Dalla, Pino Daniele, Raiz (Almamegretta), Zulù (99 Posse), Enzo Gragnaniello ecc. Hanno usufruito della sua collaborazione come strumentista, arrangiatore e produttore di Gino Paoli ed altri artisti italiani.
Tredici canzoni per tredici storie di vita vissuta raccontate con la sensibilità di chi ama vedere le cose dal basso, lasciando spazio all’anima ancor prima che alla mente.
C’è il treno “Sud Express”, pieno zeppo di gente onesta che da cento anni non arriva alla meta; c’è “L’ultimo apache”, indiano metropolitano che sfida addirittura S. Gennaro per un po’ di giustizia; c’è “Maria Maddalena”, con la sua scelta radicale di cambiare la propria esistenza per amore; c’è il contadino “Zi’ Nicola” che vuole essere ballerino spagnolo anziché emigrante; c’è “Veleno” che scorre nelle vene di chi ti vuole piu' bene.
Il gruppo: Franco Del Prete-batteria, Paola De Mass-voce, Piero Gallo-mandole e chitarra, Corrdado Ponessa-chitarre, Francesco Iadicicco-Basso, Gabriele Statuti- tromba- flicorno, Francesco Del Prete- Percussioni, Salvatore Lampitelli - chitarra ritmica.

http://www.youtube.com/watch?v=z6L9Xbz5suU

domenica 1 agosto 2010

Viva la modernità

Il parlamento regionale della Catalogna con sede a Barcellona ha votato per la soppressione delle corride sul proprio territorio a partire da 2012. Tutti i media  hanno trattato l'argomento riportando i commenti dei sostenitori del provvedimento e dei contrari. Tra i sostenitori i soliti gruppuscoli organizzati  che per essere presentabili si definiscono verdi o animalisti. La matrice è sempre quella comunista, se non la provenienza sicuramente la scuola. Si comprende dal fatto che sono minoranze che facendo leva sulla forza della  propria organizzazione riescono ad imporre il loro volere alla maggioranza come in questo caso.  

Stanno provando ad eliminare uno dei simboli storici della Spagna la corrida con tutto lo spettacolo focloristico connesso e l'indotto economico che in questi tempi di crisi fa molto comodo per arginare la forte disoccupazopne che attanaglia gli spagnoli. In ogni libro di scuola si è sempre affiancato il nome Spagna con questo bellissimo e nobilissimo spettacolo, anche per questo da eliminare ed anche perchè secolare quindi secondo loro vecchio.  Per loro non si può essere rappresentati da cavalieri, dame in gramaglie e toreri agghindati tutti insieme uniti in una festa grandiosa. A loro dà fastidio che la Spagna sia rappresentata dal toro che in varie forme campeggia in ogni dove mettendo in risalto gli attributi che lo distinguono dalla mucca. Loro non vogliono quei simboli preferiscono Almodovar con le sue rappresentazioni lascive della società spagnola o la rivoluzione gay che da qualche anno sta interessando tutto il paese. Questa è la modernità per loro: eliminare ogni ricordo e simbolo del passato e del machismo e con essi anche le persone che in essi si identificano o minimo metterle in secondo piano. Innalzare agli onori questi loro feticci della modernità secondo la loro interpretezione quali il vizio, la droga e la degenerazione cercando di imporli a tutti. Se poi, come in questo caso, i loro progetti si intrecciano con politici spregiudicati come i separatisti, il gioco è facilitato. In questa occasione i separatisti della Catalogna hanno appoggiato la richiesta dei verdi proprio per cancellare un simbolo dell'unità nazionale quale è il toro e la corrida. Cancellando i simboli storici che li accomunano e creandone di propri ed esclusivi, si sforzano di raggiugere il loro obiettivo che è quello della separazione. Quando la politica vuole raggiungere degli scopi cerca sempre di nobilitare i mezzi ed allora si parla di spettacolo cruento, di laghi di sangue , di torture e sofferenze per l'animale molte volte raccontate da persone che non hanno mai assistito ad una corrida. Quello è uno spettacolo in cui ci si cala nella storia nell'arte delle movenze leggere del toreador e nella poesia dell'atmosfera che si vive in quei momenti. Non a caso grandi scrittori e grandi poeti hanno tramandato attraverso le loro opere le loro  nobili sensazioni che adesso devono cadere nell'oblio. La modernità  vuole nuovi simboli e nuovi miti per cui quelli devono essere cancellati e dimenticati ed oltretutto demonizzati come il male assoluto.

DOMINGUIN

 
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