martedì 7 settembre 2010

I gamberi: il piatto preferito dei carinolesi

Molti politici carinolesi non amano il pesce azzurro che, nel mare, sfreccia in avanti come saetta. E neppure  amano i vari saporitissimi uccellini che volano alto. Amano invece i gamberi, quei piccoli crostacei che sgambettano silenziosi sui fondali marini, a volte in acque scure e un po’ torbide. Buonissimi i gamberi, certo; hanno solo la caratteristica di camminare all’indietro.
Ecco, molti politici carinolesi sono così: amano camminare all’indietro. Quando si fa qualche passo in avanti preferiscono fermarsi e ritornare indietro.
Non sono mai riuscito a capire pienamente il motivo di questo comportamento. A parte l’interesse personale che forse non ha trovato  piena soddisfazione, io penso ci sia gelosia e invidia di fondo verso chi cerca di fare qualche passo in avanti.
E’ un po’ la caratteristica dell’ italiano quella di mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole procedere in avanti, invece di spianargli la strada;  perché non sopporta che qualcuno possa essergli in qualche modo superiore. Credo che questo atteggiamento sia  il frutto  di una mediocrità individuale che non si riesce a superare.  L’unica cosa che il mediocre può fare, è nascondersi dietro un alto concetto di se stesso e bloccare chi mediocre non è.
Con questo non intendo spezzare una lancia in favore di chicchessia, ma ho occhi per vedere e un cervello per pensare.
Chi ha messo il Comune tra le mani dei commissari prefettizi, sperando di apportare chissà quale forma di giustizia e  quale miglioramento, si è rivelato un vero gambero, ottuso e  stolto.
La situazione non è affatto migliorata tra le mani dei commissari, ma vecchi e mai risolti problemi sono venuti di nuovo a galla. Ci ritroviamo di nuovo pieni di immondizia perché gli operai della Esogest  hanno incrociato le braccia, visto che non vengono pagati da due mesi. A niente è valsa la riunione di qualche giorno fa che ha visto protagonisti la dott.ssa Ciaramella, i responsabili della Esogest e due sindacalisti che rappresentano gli operai, alcuni dei quali lamentano le cattive condizioni in cui sono costretti a lavorare sul territorio dove non è presente neanche l’ombra di un’isola ecologica..
La litania che si sente anche dai commissari è sempre la stessa: non ci sono soldi. Ma che fine fanno i soldi delle nostre carissime bollette per la TARSU? E’ mai possibile che questi soldi non bastano mai, nemmeno per risolvere UNA situazione, una sola?
Ora, tra cartacce che svolazzano in ogni luogo e  mucchi di sacchetti colmi depositati davanti alle case e nelle piazze, a cui aggiungo l’inciviltà dei giovani nottambuli che lasciano le tracce della loro presenza dovunque, siamo tutti molto felici, per la gioia dei bambini (pochi per fortuna) che, in villa, possono agguantare di tutto, soprattutto bottiglie di birra e lattine taglienti.  
Non si riesce neppure a far spegnere due maledetti riflettori del campetto che da mesi rimangono accesi tutta la notte! Chi lo paga quello spreco di  energia elettrica se non noi con le nostre tasse?
E non è finita qui. La lapide ricordo messa in onore del nostro amico e concittadino Giovanni Pezzulo, caduto in Afghanistan nel 2008, fino a pochi giorni fa era (per ora devo usare il passato) vergognosamente circondata da bidoni dell’immondizia. Quell’aiuola in particolare dovrebbe essere la più curata, un angolo di pace con erbetta e bellissimi fiori messi li ad onorare la memoria di un nostro giovane morto così lontano da casa. E noi, invece di fiori, lo onoriamo con il pattume! E’ veramente vergognoso!
Siamo scesi proprio in basso se i nostri cari caduti li circondiamo di tutto fuorché di fiori! La situazione, chiaramente, non era sfuggita ai familiari che di tutto questo se ne dolgono e lamentano. Il fratello Guido ha pubblicamente fatto sentire la sua voce scrivendo queste accorate parole:

“Mi chiamo Guido Pezzulo e sono il fratello del sottotenente Giovanni Pezzulo, caduto in terra afgana il 13 febbraio 2008. Sono terribilmente amareggiato per una situazione che si è venuta a    creare negli ultimi mesi.
Lo scorso aprile, sotto l’amministrazione Mannillo, è stata posta una targa in onore di Giovanni nella villa comunale di Casanova di Carinola. Ebbene, quella targa che dovrebbe essere circondata da aiuole di fiori è praticamente ricoperta da spazzatura. E visto che questa spazzatura viene tolta una volta a settimana, il nome di mio fratello è praticamente sprofondato nell’immondizia.
Per me e per i miei familiari è davvero doloroso assistere ad una tale scempio. Per mio padre e mia madre è un colpo al cuore passare di lì. Non bastano le lacrime versate per la perdita così tragica di un figlio, devono piangere ancora per la raccolta differenziata. E pensare che quei bidoni, spostati di due-trecento metri, non darebbero alcun fastidio.
Non voglio puntare il dito contro qualcuno, ma faccio appello a chiunque abbia un po’ di senso civico. Ma quei bidoni vanno tolti subito. Altrimenti faremo provvedere affinché la targa venga spostata in un posto lontano dall’immondizia. Perdonate il mio sfogo, ma spero che questa incresciosa situazione venga risolta al più presto. Vi saluto cordialmente”.

Questa è la vergognosa situazione che ci perseguita: incuria, negligenza, inciviltà e regresso. Passi in avanti non se ne vedono nemmeno a cercarli col lanternino. Ora, dopo  un articolo apparso su un giornale locale con la lettera di Guido Pezzulo, almeno l’immondizia intorno alla lapide-memoria è stata tolta.  Ma quanto durerà questa delimitatissima pseudo-pulizia?
Cari politici, sapete cosa vi dico? Cambiate piatto: troppi gamberi possono far male. Ve lo dice chi di cucina se ne intende. E comunque, con voi, ci rivedremo a Filippi!

Gambero Rosso

 
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