lunedì 20 settembre 2010

Riflessioni di un tamarro

Più marcio e pericoloso del degrado gestionale amministrativo con cui ci confrontiamo quotidianamente, c’è  un degrado ancora più  letale, ovvero quello intellettuale che in questi anni, sempre più forte, sta imperando nei nostri confini. Mi dispiace molto dirlo, ma questo non è più il mio paese. Casanova, così come tutte le frazioni del Comune, stagione dopo stagione,  sembra  diventare un prolungamento di Gomorra. Esatto, proprio la città biblica che in Saviano è diventata una sorta di regno criminale che abbraccia il napoletano fino all’estrema periferia di Caserta.
Credevo che, sfortuna per sfortuna, almeno Casanova, grazie alle sue radici contadine, seguisse alcuni ideali basati sul rispetto reciproco e sulla salvaguardia delle proprie terre, allontanandosi così da quelle dinamiche di vita proprie dell’ impero Gomorra. Oggi, invece, vedo un forte degrado intellettuale che spalanca le porte a mentalità criminali e a modi di vita di una periferia cittadina che, ovviamente, non hanno nulla a che fare con la nostra terra.
Purtroppo, giorno dopo giorno, all’ignoranza genuina di paese  sembra sostituirsi l’ignoranza  della provincia puzzolente di rifiuti. Facendo un giro per tutto il Comune, noto che ci stiamo mutando in una frazione di Casal di Principe piena di giovani cafonamente cattivi.
Essere tamarri non è di per se una cosa negativa se si è legati ad un fare tamarro nostrano, ma vedere giovanissimi con atteggiamenti da ultras è decisamente deprimente. 
Qualche anno fa, ricordo perfettamente che se qualche male intenzionato proveniente da Gomorra voleva fare il bulletto a Casanova, alcuni genuini, ruspanti cafoni nostrani subito lo rispedivano in malo modo al paese d’origine al fine di preservare una sorta di identità casanovesi.  Oggi, invece, avviene il contrario. Infatti se hai il fare da delinquente vieni accolto a braccia aperte con aria di sottomissione.
La mia è solo una riflessione nata dall’osservazione di alcuni atteggiamenti che palesemente si vedono nelle piazze e nei bar del nostro territorio. Tutte cose che mi allontanano sempre di più dal mio paese. Una cosa è certa: che io, all’occasione, sarò sempre un vero e autentico cafone di paese che non perderà tempo a difendere questo mio status rispetto agli abitanti di Gomorra o aspiranti.  

Tamarro di paese

 
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