lunedì 22 novembre 2010

Fatti, non parole

Forse mi sbaglio, ma ho sempre creduto che Roberto Saviano, nella sua incosciente ambizione giovanile, avesse sottovalutato l’effetto boomerang del suo Gomorra e quindi non fosse preparato a subirne le conseguenze. Si è ritrovato ad essere, suo malgrado, l’eroe della lotta alla camorra, lo studioso del fenomeno, il portavoce della legalità senza esserne davvero pronto né abbastanza agguerrito. Nonostante questo, devo riconoscere che Roberto non si è scoraggiato ed ha affrontato la cosa con responsabilità.
E che altro poteva fare uno che probabilmente avrà una scorta per tutta la vita o fino a quando non riusciranno ad ammazzarlo?
L’ abito che gli è stato cucito addosso dai media non so quanto gli vada stretto, ma lo indossa dignitosamente e recita la parte che gli è stata affidata con grande nonchalance, come il più rotto degli attori. Si è calato nel personaggio che gli è stato approntato e cerca di non deludere.
La sua conoscenza della malavita organizzata e del fenomeno camorra in particolare è profonda, non solo perché ne studia gli atti giudiziari, ma perché avendo vissuto a lungo  a San Cipriano d’Aversa, da bambino,  viveva una situazione di full immersion  nella cultura camorristica e ne conosce tutti gli aspetti e i principi dinamici, anche quelli più insignificanti.
Quando nel programma Vieni via con me ha asserito che  la ‘ndrangheta è radicata soprattutto al Nord e che la Lega non ne è esente, non ha detto una bugia; ha detto una sacrosanta verità. Ai signori della Lega e a Maroni l’affermazione non è piaciuta; loro vogliono a tutti i costi apparire puliti agli occhi degli italiani, ma i loro comportamenti sono ben noti a tutti. E non sono certo comportamenti esemplari. Anche tra loro, partito di “onesti”, come dice Maroni, c’è chi non ha scrupoli a immischiarsi con la malavita organizzata e lo provano le inchieste dei magistrati Ilde Boccassini e Giuseppe Pignatone di cui Maroni vuole ignorare gli atti giudiziari.
In fondo, di che cosa ci si meraviglia? La malavita organizzata mette radice là dove c’è un profitto consistente, e quale terreno migliore del ricco nord-est della penisola si presta a questo trapianto? Ai tempi di oggi, pensiamo davvero che la camorra, la ‘ndrangheta e altri fenomeni locali di organizzazioni criminali, si accontenterebbero solo degli spiccioli che riescono a strappare ai nostri tartassati territori? La malavita segue il flusso dei soldi, e i soldi sono soprattutto al Nord.
Il Ministro degli Interni non faccia tanto il santarellino, perché anche tra i leghisti ci sono molte, ma molte mele marce… Per me lo sono quasi tutti, ma questo è un altro discorso.
A parte le simpatie o le antipatie personali verso il personaggio Saviano, ben venga uno come lui che finalmente riesce a scoperchiare il pentolone e ad informare il grande pubblico su un fenomeno a lungo tenuto nascosto e di cui appena si sussurrava sottovoce.
Forse ora, con gli occhi più aperti, potremo difenderci meglio da questo mostro che divora il Paese.

Invinoveritas

 
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