mercoledì 23 febbraio 2011

Le ipocrite piroette della politica

Lasciando da parte il puttanaio nazionale vorrei parlare delle questioni politiche locali che pur prive di storie  sessuali (forse) è comunque lo stesso bordello. Dai bunga bunga di Silvio alle orge politiche dei  “nostri rappresentanti” il passo, eticamente parlando, è decisamente breve. Sembra certo che a maggio i carinolesi dovranno esprimersi sulla “nuova” faida che dovrà gestire l’amministrazione comunale e al di là delle compagini in via di definizione, che si scontreranno per l’ambito traguardo, è chiaro che non avremo nessuna novità. Le stesse facce, le stesse parole, le stesse promesse, la stessa ipocrisia e quindi la stessa puzza di vecchio. Gli amici diventati nemici ritornano amici, quelli che, invece, erano prima nemici per poi essere amici sono nuovamente nemici. Dividersi per poi unirsi odiarsi per poi amarsi tutto all’insegna dell’offesa della nostra lucidità intellettuale.
La forza di questi magnaccioni della politicuccia da 4 soldi è proprio il radicamento di essi nei terreni paludosi della nostra piccola società locale, nella quale non c’è chiaramente la partecipazione, la voglia di riscatto, l’indipendenza mentale di noi cittadini nei confronti di questi individui. I soliti noti, sono sempre forti grazie e questa melma di cui sono gelosissimi e golosissimi e che grazie alla quale, applicheranno nuovamente la regola della sudditanza, ovvero: io ti faccio un piacere in quanto posso farlo e tu e tutta la tua famiglia mi voti.
Poi, quando le elezioni saranno all’archivio, chi si è visto si è visto. Oddio, qualche posticino lo si trova sempre ai tifosi che hanno lavorato meglio, ma più di questo niente.
Lo so che tu lettore stai pensando : “ma perché non ti candidi tu” ma la soluzione non è semplicemente costruire una nuova classe politica ma costruire una cittadinanza, un nuovo modo di approcciarsi al vivere socio-politico. Non può esistere una nuova classe politica che miri ad una agognata e improbabile svolta se prima non c’è una popolazione che unita senta:  la partecipazione, la voglia di riscatto, l’indipendenza mentale come beni primari. Condizioni fondamentali per rompere la iattura della sudditanza ingiustificata tra politico e cittadino. Un triste incantesimo che i nostri politiciucci continuano (con successo) a tramandare da padre in figlio dal primo dopo guerra. I cittadine sono migliori dei loro rappresentanti, i cittadini sono più potenti dei loro rappresentanti.
Finche i carinolesi continueranno a rintanarsi pensando che alla fine di tutto, ciò che conta è il frigo mediamente pieno, il giardino fiorito e la casa ordinata non ci sarà via d’uscita. Il nostro comune è il nostro frigo,il nostro giardino, la nostra casa. Chiunque amministri deve temere i suoi concittadini e questi devono pretendere senza dire mai grazie. Il diritto non è una concessione personale.

Screwed Over Lou


 
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