venerdì 27 maggio 2011

Il morso del serpente

Le cose cominciarono a complicarsi quando i Progenitori si abbandonarono al morso seduttore del Serpente. Dopo, non si accontentarono più della conoscenza: vollero l’onniscienza. Non si accontentarono più dell’autorità: vollero l’onnipotenza. E il Serpente, soddisfatto della sua opera, cominciò ad essere il padrone indiscusso degli animi trasformando la semplicità in scaltrezza, la fame in ingordigia, la condivisione in sopraffazione, la verità in menzogna. Il Giardino lussureggiante divenne deserto arido e pietroso; non più luogo di felicità, ma luogo di espiazione: la Terra era infine nata.

In questa enorme landa deserta, un pezzo del Giardino primigenio, chiamato Carinola, resistette fino a quando il Serpente non lo scoprì e volle impadronirsene. Vi disseminò le famiglie più pericolose e velenose dei suoi figli e, con pazienza, aspettò...

Tra le spire di questi rettili, il territorio calinensis cominciò la sua lenta, ma inesorabile trasformazione. Una volta distrutte le lussureggianti foreste montane, rinsecchiti e infettati i ruscelli limpidi e chiacchierini, sostituiti i fiori silvestri con cumuli di sudiciume maleodorante, dispersi e allontanati gli animi dissidenti, Carinola fu preda dei voraci serpenti che continuarono senza sosta l’opera di distruzione.

Il territorio era comunque troppo piccolo per l’enorme voracità dei rettili ed essi cominciarono a mordersi tra di loro in una feroce lotta per la sopraffazione. Annientato il python biasionis, zittiti gli elapidi juniores, schiacciati gli aspis viperidae, l’anaconda regia si nascose soddisfatto sull’Albero del Libero Arbitrio per dettare la sua volontà, facendosi aiutare dal fedelissimo serpente corallo, senz'altro minuscolo rispetto a lui, ma capace di stregare con i suoi sgargianti colori ottenuti con innumerevoli mutazioni.
Gli aspis viperidae erano tosti, molto tosti ad arrendersi. Sebbene schiacciati al suolo dal peso dell’ enorme anaconda regia, le teste di tutto il parentado schizzavano fuori come saette e continuavano a mordere, a mordere,  scagliando il loro veleno contro chiunque si trovasse a tiro, anche contro chi non c’entrava proprio nulla ed era solo di passaggio. Non sapendo accettare la definitiva disfatta, gli aspidi cominciarono ad accusare gli altri della loro sconfitta, incapaci di valutare il peso della loro forza che, in confronto a quella dell’anaconda regia, era ben misera.

Quando finalmente se ne resero conto, si dileguarono in silenzio lasciando al suolo un’enorme pozza di viscido, rivoltante veleno.

La lotta era stata infine debellata, ma quale impavido combattente riuscirà a debellare l’anaconda e a ristabilire l'ordine primigenio?... Mah!

Dubius Dubiosis



 
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