giovedì 25 agosto 2011

Come prima, peggio di prima

Non credo che il bel Massimo possa essere molto contento dei risultati ottenuti finora dalla vittoria della sua coalizione. Ok, ha vinto il suo candidato sindaco; ok, ha messo come consiglieri i suoi pupilli; ok, ha dato i migliori assessorati a chi voleva lui. Puo’ ritenersi soddisfatto per tutto questo?
Data la cruenta battaglia elettorale a suon di colpi bassi, ci si sarebbe aspettato almeno un’amministrazione attiva e funzionale; invece, nisba! La sua è stata una vittoria di Pirro e lo sa.
Cosa ci ha regalato il suo essere consigliere regionale e il suo energico impegno per la vittoria amministrativa? A noi nulla, a lui forse una soddisfazione personale.
Be’ se questo significa amministrare un Comune, allora siamo ben lontani dalla concezione di “res pubblica” . In realtà lo siamo sempre stati, ma tant’è! Una piccola speranza c’era! Vista la posizione politica del nostro, visto il suo forte volere individuale, ci si aspettava una rivoluzione amministrativa. Invece abbiamo ottenuto un sonno catartico.
E’ vero che ora fa troppo caldo e non si ha voglia di fare nulla, ma l’estate è anche uno dei periodi migliori per sperimentare le idee dei vari assessori, soprattutto quelli alla cultura e all’ecologia.
E non mi si venga a dire che non ci sono soldi: per realizzare certe idee, non occorrono soldi. Solo idee.
Be’, sono quelle che, purtroppo, non ci sono.
Mi piacerebbe proprio conoscere quali veri progetti vorrà portare avanti quest’amministrazione; come affronterà i problemi sociali, come quelli ambientali.
Credo che almeno gli elettori che li hanno votati, abbiano il diritto di saperlo. O no?
Per ora si vivacchia alla meno peggio, tra il “vedremo” e il “faremo”, mettendo una “pezza” qua e una là.
Che sfizio! A furia di attaccare “pezze” siamo diventati un popolo di straccioni!
Mi spiace dirtelo, bel Massimo, ma la tua tanto desiderata amministrazione è una grossa delusione per il popolo carinolese. Speriamo che non si trasformi in un incubo.

Invinoveritas

martedì 23 agosto 2011

Il Feudo de' Li Lorenzi

Nell' antico palazzo dove l’associazione onlus Circuito Socio-Culturale Caleno ha preso sede è passata la Storia con la S maiuscola, perché strettamente legata alle vicende del Regno di Napoli del periodo aragonese prima e del vicereame poi, ma anche la piccola storia del carinolese e del sessano.
Con grande piacere viene proposta, a tutti coloro che non hanno partecipato al Lunarte o non sono riusciti ad avere il depliant storico, questa pagina con la speranza che essa possa stuzzicare la curiosità pubblica per una conoscenza e un rispetto sempre maggiori del territorio.
I lettori che la leggeranno, si renderanno conto che ci sono molti “forse” e molti “probabilmente”: ciò è perchè le ricerche storiche di questo antico borgo dei Lorenzi di Casanova sono tuttora in corso. La pagina proposta vuole essere solo un’anticipazione che, in futuro, oltre ad ampliamento, potrebbe anche essere soggetta a cambiamenti qualora si ritroveranno ulteriori documenti storici.

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Per circa tre secoli, per tutto il periodo angioino, aragonese e oltre, Carinola fu congiunta a Sessa da legami di vassallaggio. La Contea di Carinola era parte attiva del Ducato di Sessa e a molti patrizi sessani veniva assegnata, per particolari meriti soprattutto militari, la gestione di feudi anche nel nostro territorio in cambio del giuramento vassallatico che assicurava al signore feudale non solo obbedienza e fedeltà, ma anche il versamento di quote in natura e prestazioni militari in caso di bisogno.
La congiura dei baroni era già avvenuta e stroncata e Marino Marzano era morto da un pezzo quando, intorno alla seconda metà del XVI secolo (1500), Bernardo Di Lorenzo, nobile uomo d’armi sessano di stirpe normanna, accettò il viceducato di un feudo nella contea di Carinola e divenne il capostipite della famiglia Di Lorenzo carinolese. Il feudo, che era stato in tempi più remoti dei Toraldo, dei del Gaudio e dei Ratta (ora Razza), lo ottenne per via ereditaria dalla famiglia del Transo con cui era imparentato (forse la madre era una del Transo; la moglie era invece una Guevara) e che si era stabilita da Gaeta a Sessa con Bonomolo del Transo nel 1495, per parentela contratta con i Marzano

Non sappiamo ancora se il feudo avesse un nome specifico (San Marciano? San Lorenzo?), ma di sicuro la famiglia Di Lorenzo legò il suo nome alla zona edificando, con Bernardo, il piccolo borgo che fu da allora chiamato LI LORENZI, dialettizzato in Laurienzi dal latino De Laurentio, come il cognome veniva registrato nei documenti ufficiali (con diverse varianti, devo dire).

Il borgo, anche se isolato da Casanova e a cui si accedeva per mezzo di un ponte levatoio, era perfettamente autonomo, perché Bernardo vi fece costruire stallaggi per le bestie, alloggi per i soldati e per i coloni contadini, un frantoio per l’olio e torchi per il vino. Non mancavano pozzi e acqua corrente incanalata da una sorgente per i quotidiani usi degli abitanti e per l’irrigazione dei campi. L’edificio principale, ad uso più che altro militare ed amministrativo, fu terminato nel 1592 e sullo stemma compare un unico albero illuminato dal sole a simboleggiare il capostipite di una gloriosa casata. Nell'albero, probabilmente un ulivo, sono messe ben in evidenza le robuste e profonde radici che stanno a significare da quale stirpe antica e solida Bernardo proveniva.

Lo stemma è chiaramente ripreso da quello della famiglia del Transo (ramo di Tropea) che consiste a sua volta in un albero di ulivo su tre colli, il cui motto era: sicut oliva in domo Domini (come ulivi nella casa del Signore), ma anche frangor et non flector (mi spezzo, ma non mi piego).
Il motto che Bernardo adottò per la sua casata fu degno del personaggio: fulgura timeo, volendo significare che non temeva nessuno, solo le folgori (divine?). Il palazzo aveva ed ha, al confine con la strada, una piccola cappella gentilizia dedicata alla beata Vergine del Carmelo.

Bernardo poteva fregiarsi dell’appellativo di Duca essendo il feudo un viceducato e poteva amministrare la giustizia sul territorio di sua competenza nei limiti che gli erano consentiti. E lo fece con pugno di ferro. Nel suo palazzo non mancavano, infatti, le segrete sotterranee per l’incarcerazione dei colpevoli. Oltre a fornire il suo feudo di tutti i comfort dell’epoca, Bernardo forni anche le sue residenze di vie di fuga, che non potevano mancare in caso di attacchi nemici. Una di queste vie di fuga aveva l’uscita nel vicino dirupo e, purtroppo, è stata coperta recentemente dai lavori eseguiti alla Fontana Vecchia.

L’altro palazzo ad esso adiacente, era la residenza vera e propria. Lo stemma (anche questo ripreso dalla famiglia del Transo, ramo di Sessa e Napoli in cui compare un leone rampante azzurro in campo dorato) è più completo e offre una lettura abbastanza chiara. Su uno scudo sormontato da un elmo, che rappresenta la natura militare della famiglia, è sempre un albero a cui si appoggiano due leoni rampanti, i due eredi maschi di Bernardo: Pietro e Carlo Di Lorenzo.
I due fratelli, non sempre in pace tra loro, ebbero nel 1647 una controversia con la Diocesi di Carinola che finì a Roma.
La causa riguardava una cappella sopraelevata, adiacente il loro palazzo, a cui si accedeva tramite una scala esterna. Essi ebbero dal vescovo di Carinola, Mons. Girolamo Vincenzo Cavaselice, il permesso di costruire la cappella pubblica, ma non rispettarono l’accordo di lasciare l’entrata libera a tutti, mettendo dei cancelli sul ballatoio e aprendovi un balcone in modo da accedere direttamente dalla loro stanza alla cappella. Furono perciò accusati di aver trasformato la cappella pubblica in un oratorio privato e la Diocesi di Carinola ne minacciava la chiusura. In loro difesa, i fratelli Di Lorenzo sostenevano che i cancelli erano stati messi per proteggere la cappella dall’ingresso di animali.

Di Carlo per ora non abbiamo notizie, ma Pietro, come descrive il De Masi, fu uno dei più valorosi soldati al servizio del Re Ferdinando il Cattolico nelle rivoluzioni del 1648. Fu dal viceré creato Capitano della Sacchetta, ossia Capitano della Milizia a Cavallo del Regno. In zona, la sua fama era enorme per la lotta che quotidianamente faceva contro briganti e malfattori.
A Casanova, con una squadra d’armati di 200 uomini, affrontò ed uccise un certo Giovanni Prata, malvivente, che gli devastava i beni, e ne portò, in trionfo, la testa mozzata a Sessa. Inoltre, più volte neutralizzò le azioni del brigante Papone, alias Domenico Colessa, che tiranneggiava il sessano e il carinolese. Pietro ricevette diverse lettere di ringraziamento dal re in persona che è possibile leggere nel libro del De Masi.

Il Duca Bernardo, nel suo testamento, aveva espressamente stabilito che fosse seguita la legge ereditaria normanna del maggiorascato, ossia che il grosso dell’ eredità e i titoli nobiliari spettavano al primogenito, mentre tutti gli altri figli venivano equiparati a secondogeniti. Agli eredi di sesso femminile toccava la sorte di mediatrici, sposando rampolli di famiglie con cui era opportuno allearsi, o il convento. Ritroviamo diverse donne Di Lorenzo nel monastero di San Germano di Sessa o di Santa Caterina in Aversa.
La legge del maggiorascato fu seguita da tutti i discendenti di Bernardo, anche se non sempre con tranquillità.

Il viceducato dei Lorenzi rimase in vita fino alla metà del 1700 quando, con l’istituzione del catasto onciario voluto da Carlo III di Borbone, tutte le proprietà furono pesantemente tassate e molte proprietà furono, di conseguenza, vendute. I Di Lorenzo persero, tra i tanti terreni, le Saucelle, ora Salicelle, e L’Incogna (o Ancogna), vastissima tenuta agricola al confine con il territorio di Cancello ed Arnone, che andò a far parte delle proprietà personali del re e divenne “pagliara reale” per la produzione della mozzarella.
La residenza ufficiale dei Lorenzi, i cui ultimi proprietari furono gli eredi dei marchesi di Cirigliano, ossia Lucrezia Di Lorenzo e il marito Nicola Gaetani d’Aragona, fu venduta ai coniugi Pietro Paolo Budetti e Felicia Spani. L’altra fu comprata dai Di Tora e poi dagli Sciaudone.

Di stirpe normanna, i Di Lorenzo, erano uomini d’armi venuti in Italia al seguito degli Altavilla, Ruggero e Roberto il Guiscardo. Stanziatisi inizialmente in Sicilia, raggiunsero il sessano seguendo le sorti militari sopratutto di Ruggero d’Altavilla. A Sessa erano presenti con Giovanni Angelo De Laurenzio già nel 1110 e con Guglielmo De Laurenzio nella metà del 1200.
Giovanni Angelo fu cavaliere di San Giovanni gerosolimitano (= di Gerusalemme), morto a Brindisi nella cui cattedrale è sepolto. La sua medaglia d’appartenenza all’ordine, con le sue armi ed il suo nome, era custodita dalla famiglia di Pietro Di Lorenzo.
Guglielmo De Laurenzio venne invece scelto, per prodezza e valore guerriero, quale Provveditore alle fortezze di Terra di Lavoro e dei tre principati di Capua, Salerno (Principato Citra) ed Avellino (Principato Ultra), dall’Imperatore Federico II.

Molto ancora c’è da scrivere, ma questo lo rimandiamo ad un prossimo futuro.

Concetta Di Lorenzo


Fonti:
Aldimari Biagio – Memorie istoriche di diverse famiglie nobili – Napoli 1691
Alfano Giuseppe Maria – Istorica descrizione del Regno di Napoli diviso in 12 province – Napoli, 1798
Archivio di Stato di Caserta – Tribunale di Ia Istanza - Documenti patrimonio famiglia Di Lorenzo
Archivio di Stato di Napoli – Documenti del Catasto Onciario
Brodella don Amato – Storia della Cattedrale di Carinola – Minturno, 2005
Brodella don Amato – Storia della Sagrestia della Cattedrale di Carinola – Minturno, 1996
Carrafa G. Battista e Muzio – Dell’historie del regno di Napoli – Napoli, 1572
De Fortis Muratori – Vite e famiglie degli uomini illustri – Napoli, 1755
De Masi Tommaso - Memorie Istoriche degli Aurunci – Napoli, 1761
Mugnos Filadelfo – Nobiltà del Mondo – Palermo, 1645
Paciaudi Paolo Maria – Memorie de’ Gran Maestri del Sacro Militar Ordine gerosolimitano – Parma, 1780
Porzio Camillo – La congiura de’ baroni del regno di Napoli – Milano, 1821
Tommasino Attilia – Sessa Aurunca nel periodo aragonese – Ferrara-Roma, 1997
Francesco Maria Villabianca – Sicilia Nobile – Palermo 1776





venerdì 19 agosto 2011

La mossa anticrisi è legge!!!

La manovra sarà di 49,8miliardi in due anni.
Si inizierà dal “Contributo di solidarietà” per dipendenti autonomi e dal prelievo triennale del 5 e 10 % che colpisce i redditi sopra i 90mila euro.
Per esempio si va da un’ imposta di 500euro per chi ha un imponibile di 100mila euro , fino a 8000euro per chi ha un reddito di 200mila. Ma siccome la tasse è detraibile l’anno successivo, in realtà a conti fatti il prelievo è un po’ più basso. La novità è che si potrà scegliere tra due strade : la prima è pagare la tassa; la seconda è scegliere un’ aliquota Irpef del 48% a seconda di come conviene.
La lotta all’evasione fiscale s’inasprisce ulteriormente con provvedimenti ad hoc e poi ci sono i tagli alle SPESE INUTILI : 12miliardi in un anno tra Ministeri ed Enti locali; eliminate una trentina di Province e i comuni sotto i 1000 abitanti; stop al doppio incarico per i parlamentari e restringimento sui voli e sulle auto blu!
I dipendenti pubblici si vedranno pagare però il TFR con 2anni di ritardo con rischio di vedersi trattenuta la 13cesima se sgarrano gli obiettivi di spesa. Sulle pensioni alzato in anticipo l’ingresso per le donne dell’impiego privato a 65anni.

Da sottolineare che la manovra ha ottenuto il plauso dell’Europa e l’apprezzamento dei leader di Francia e Germania. Mentre a sorpresa , Di Pietro, testualmente dà atto al Governo di “Essere uscito dalle secche e dal pantano…” il PD, come sempre, in barba all’appello di responsabilità fatto anche dalla Marcegaglia e da Napolitano, minaccia battaglia al Senato e presenta un pacchetto di misure alternative.
Insomma pare che dopo che L'Euro, grazie a quella brutta mortadella rancida di un Romano Prodi, è risultato a molti indigesto; dopo che la crisi economica mondiale ha fatto fare brutta figura pure ad Obama (il presidente tanto esaltato e osannato dalla sinistra italiana e in particolare da Waterloo Veltroni), Tremonti ed il suo Governo di centro dx hanno deciso di colpire non più i lavoratori dipendenti con reddito medio basso che non ce la facevano più ad arrivare a fine mese….bensì tutta quella schiera di evasori privilegiati, specialisti, dentisti, avvocati ecc. ecc. (quanti di voi hanno ricevuto una fattura dal proprio dentista per l'intero importo pagato? E dall'avvocato? E la visita specialistica del primario che di nascosto riceve privatamente?)

In conclusione, una volta tanto, confido NELLE PAROLE di DI PIETRO, augurandomi che quando ammette che il governo “è riuscito ad uscire dalle secche” non si sbagli…. Sperando inoltre che Berlusconi e Tremonti, PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA, facciano pagare le tasse anche ai lestofanti!!!

Bucefalo

mercoledì 17 agosto 2011

La siccità della Contea

E’ arrivata l’estate nella Contea di Calenum; tutti si rilassano godendosi il sole cocente e sperperando le ricchezze. Il conte de Grimaldellis con il suo vascello ancorato nella baia dei proci, prepara le sue future mosse giocando una partita a scacchi contro la Sorte, sua amica e ormai compagna di ventura.
Leggenda narra che è stata proprio lei a regalargli il posto la prima volta nel Gran Consiglio di Campania felix. Il conte è abituato a giocare pesante nelle sue partite di scacchi e forse, il sole forte preso a testa vuota, gli ha fatto addirittura esclamare: Un giorno sostituirò Silvio il magnate da Arcore. Intanto, per non perderlo di vista, il conte Biasiox ha piazzato 4 sue vedette, armate di potenti cannocchiali, nella parte superiore del castello di sua proprietà nella baia dei proci, sul litorale pontino, per scrutare tutte le mosse del suo avversario. Calenum orfana dei due, anche per le vacanze non si da tregua.
Il popolo impegnato nel lavoro dei campi, immagina un futuro migliore e aspetta qualcosa dal Nuovo Consiglio di Calenum, ma l’abilità del Gran Priorato dell’Angelus mette a nudo tutte le carenze e trama per non perdere terreno. Si, perché il conte Grimaldellis ha allestito la squadra per la battaglia, ma ha già perso molti pezzi per strada. Antonio il Rosso, lo ha disconosciuto come suo signore e padrone, mentre Antimus Mutus è pronto a tradirlo se non lo rende graduato. Giorgius pare allontanarsi in silenzio.
Intanto torna di moda Mattia il gerarca che, pur di portar via lo scettro al conte de Grimaldellis, tenta in tutti i modi alleanze assurde. Destroide di nascità, nel suo curriculum personale troviamo svariati tentativi di lotta per il potere di Calenum , cosa che solo una volta gli è riusciita e solo per 2 lustri. Ma la cosa che fa notizia sono i suoi accordi segreti con gli estremi e sinistri personaggi di Calenum, da Giano Trifronte allo stesso Biasiox, dal quale ebbe un grande aiuto quando si candidò al controllo di Caserta. Tentativo miseramente fallito.
Ma la cosa che fa piu scalpore è il suo avvicinamento ad Antonio il Rosso, che contribuì fortemente a destituirlo del potere.
Tutti pronti insomma per settembre, per iniziare la vera battaglia. Chissà che questa volta sia quella buona.

Continua.....

CAIO GRACCO

domenica 14 agosto 2011

Riflessioni sul Lunarte 2011

Una delle più belle ed affascinanti manifestazioni del nostro comune si è appena conclusa.
Chi non ha avuto il piacere di prendere parte, come spettatore, al Lunarte non riesce nemmeno ad immaginare quale interessante occasione culturale e formativa si sia lasciato sfuggire.
Per la prima volta, il popolo carinolese ha avuto la possibilità di visitare parte dell’antico palazzo dei Di Lorenzo, oggi degli Sciaudone, in cui l’Associazione onlus Circuito Socio-Culturale Caleno ha la sua sede, e di leggere la storia e le storie di questo affascinante borgo del carinolese.
Nel palazzo, le mostre fotografiche del territorio a cura della Compagnia Teatrale ‘A Scarpasciota e dei ragazzi che hanno partecipato al seminario fotografico, hanno reso l’ambiente particolarmente suggestivo.
Sulla piazzetta dei Laurienzi, i bambini del laboratorio Lunarte ragazzi hanno terminato la loro preparazione con un simpaticissima rappresentazione. L’amico Alfredo Iannelli ha dato un saggio delle sue ricerche musicali e i Dans la Rue hanno animato la prima serata.

Nella seconda serata, ai Carani, ancora una volta i giovani artisti che partecipano alla manifestazione sono riusciti ad attirare l’attenzione di un pubblico molto numeroso ed era difficile perciò entrare nei portoni dove si esibivano. Non sono riuscita a vederli tutti, ma quelli che ho visto mi hanno regalato emozioni molto belle, da ricordare. Tutti veramente bravi: Manuela Schiano col suo simpaticissimo Pinocchio, Gaetano Battista, Eduardo Ricciardelli, Zampanò Forti con le sue canzoni, ma un’emozione particolare me l’hanno regalata le tre ragazze dell’Ars Musae, forse perché la loro esibizione è più vicina al mio sentire personale.
Mi è particolarmente piaciuto il loro modo di raccontare i ‘cunti’, nostra espressione popolare, raccolti da Giovanbattista Basile nel XVII secolo. Le loro voci e i loro corpi, fluidi come acqua e leggeri come aria, sono diventati mezzi per trasportare gli spettatori in un mondo magico, senza tempo, dove continuano a vivere i personaggi della nostra cultura popolare i quali, ogni tanto, tramite questi giovani e stupendi attori, ritornano tra noi per portarci oltre i confini della realtà, nell’immaginario popolare.
Sempre magico è camminare tra i vicoletti dei Carani, fermarsi ad ammirare le opere di giovani artisti, assaporare l’atmosfera, sentirsi abbracciati dagli altri….
La serata, come sempre, si è chiusa con un concerto musicale e la bella voce di Marcello Colasurdo si è diffusa piacevolmente per il paese, trascinado tutti nel ballo fino a quando la luna ha spento la sua incantevole ed onirica luce.

Trilly


venerdì 5 agosto 2011

In attesa del Lunarte

Tra qualche giorno, il 12 e 13 agosto, ai Lorenzi e ai Carani, borghi di Casanova, ci sarà la quinta edizione del Lunarte Festival e molti già si chiedono: che cosa ci proporranno quest’anno i ragazzi?
Per ora li vediamo tutti impegnati a ripulire la sede dell’associazione CCC onlus in quel magnifico borgo cinquecentesco che sono Li Lorenzi, per poter accogliere le manifestazioni del 12 sera.
Intanto, a partire da quest’anno, il festival è stato istituzionalizzato dal Comune che l’ha inserito nel bilancio; questa è senz’altro una bella notizia che denota l’interesse che il Lunarte suscita nei cittadini carinolesi, e non solo, e quindi anche nell’Amministrazione Comunale.

Come ogni anno, il festival è accompagnato da momenti formativi: il laboratorio teatrale “Lunarte ragazzi” curato da Pasquale Passaretti e Luigi Morra, già in corso, ed il seminario di fotografia diretto da Camilla Barni, chiamato specificamente “Stanze delle Meraviglie” perchè vuole approfondire il concetto di meraviglia inteso come desiderio di concentrare in un piccolo spazio tutto il sapere circostante.
Quest’anno, oltre alle vecchie collaborazioni, la manifestazione ospiterà gli artisti campani che hanno partecipato al concorso nazionale MArteLive.

Le donne dei Carani sono già pronte per ospitare nei loro portoni artisti di strada, artigiani e musicisti che si esibiranno in loco, regalando agli spettatori la magia di questa manifestazione capace di trasportare gli animi oltre i confini del reale; come dice Pasquale Passaretti, presidente del CCC onlus: “La perdita dei confini è l’anima della V edizione di Lunarte. La sua struttura oltrepassa gli spazi abituali, entra nelle case, nei ricordi privati, prelevando e lasciando segni, innescando giochi per la comunità così che il pubblico diventa attore, parte fondante dell’ opera”.

Auguri a tutti questi ragazzi che portano la loro passione e la loro preparazione artistica tra la gente, dimostrando ancora una volta che la cultura non vive necessariamente in stanze chiuse, ma cammina per le strade insieme alla gente, lasciandosi avvicinare, assaggiare, gustare e, perché no?, amare.

pipin’ tom

 
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