venerdì 14 ottobre 2011

Un’ordinaria giornata di vento

Un fresco birichino entra nelle ossa stamattina per colpa di un venticello impertinente che si diverte a scompigliare tutto: i panni stesi che asciugano velocemente, i capelli delle persone che passano, scarti di rifiuti che trascina lungo la strada, carte e cartacce che svolazzano stancamente, infilandosi nei portoni, nei cortili, sui balconi, nelle finestre aperte a dare aria dopo la chiusura notturna. Dovunque. Sembrano tante farfalle colorate che, leggere, volteggiano in aria e poi si posano in ogni luogo.

Ecco là un assorbente sbrindellato che fa bella mostra di sé ai margini della strada e che attira la curiosità di un cane solitario. Un pezzo di carta oleata unta e stra-unta, dopo aver avvolto del prosciutto crudo di cui sento ancora l’aroma, mi svolazza davanti ai piedi per poi andare a fermarsi sotto una macchina. Ed ecco più avanti un pannolone profumato d’ammoniaca che giace schiacciato sulla strada dopo che macchine e macchine lo hanno appiattito sull’asfalto. Sarà quello di mio suocero che con tanta cura avevo prima sigillato in una busta della spesa e poi riposto nel sacchetto azzurro del secco? Mah! Chissà!

Più avanti ancora ecco delle bucce di melanzane spiaccicate per terra che rendono scivoloso il passo di chi inavvertitamente ci passa sopra. Chissà se la casalinga che le ha usate ne ha fatto una buona parmigiana o delle melanzane sott’olio che mi piacciono tanto! Comunque non è roba di questa mattina, ma di un paio di giorni fa; oggi si raccoglieva il secco.

Ad un tratto accade qualcosa di molto strano: tutte quelle carte che svolazzano per aria si trasformano, diventano banconote da 100, 50, 20, 10 e 5 euro. Migliaia e migliaia di banconote: i miei 800 euro di Tarsu, i 770 di mio fratello, i 950 di mia madre, i 1200 della mia vicina di casa e quelli di tanti, tanti altri cittadini. Al vento, come carta straccia. Soldi che sono costati sudore e lavoro e che non hanno prodotto alcun bene per la comunità, se non quello di essere volati via col vento, tra le scintille e il fumo intenso di Monte Pecoraro che brucia, brucia e brucia....

Che altro possiamo fare noi poveri cittadini per alleviare la fatica agli operatori ecologici e lo stress all’amministrazione?... Ecco, forse possiamo aiutarli con piccoli regalini.

Regalerei una ramazza e una paletta agli operatori ecologici, visto che non ce l’hanno, così non gli costerà fatica chinarsi a raccogliere l’immondizia da terra. Regalerei una tettarella alla camomilla all’assessore all’ecologia perché continui a dormire tranquillo. Regalerei invece una potente sveglia al quarzo al sindaco che non si è accorto che la primavera è passata da un pezzo e continua imperterrito il suo letargo. E cos’altro ancora potrei regalare ai nostri amministratori?….

Forse una corda….

Arrabbiatissima

 
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