lunedì 24 dicembre 2012

Lettera di fine anno ai cittadini pensanti e non carinolesi

Una sensazione strana  ha attraversato il mio corpo e ciò che comunemente chiamiamo anima. Un freddo, una malinconia, una voglia di girare la faccia e andare via, per sempre.
Parlando con amici vengo a sapere che durante una partita di calcio, precisamente tra Nocelleto e Teano un gruppo di sostenitori del Nocelleto, senza perdere tempo, aggrediscono un loro compaesano se non erro di S.Donato. Tutto nasce,  da un invito del signore di S. Donato verso i sostenitori del Nocelleto di evitare offese verso la panchina del Teano, un invito che è stato percepito come un atto di sfida e quindi giù con calci e pugni. 

Che vergogna. 

Carinolesi che picchiano carinolesi per una partita di calcio, che vergogna. Mentre ascoltavo questa brutta pagina di cronaca locale mi giravo intorno e tutto il mio paese era pieno di sacchetti di spazzatura appesi e per strada; mentre ascoltavo delle “mazzate” inferte al signore di S. Donato non vedevo intorno a me nemmeno una lucina piccolissima che indicasse l’arrivo del Natale. 
Ecco a questo punto mi attraversa il corpo e l’anima una terribile sensazione di lontananza rispetto a dove mi trovavo. Mi sono sentito come straniero in patria lontano da una terra caratterizzata da natura, solidarietà e vicinanza. Lontano dal Comune di Carinola pur stando a Carinola. 

Questa non è la mia terra, pensavo. 

Dinamiche, modi, ambienti propri di terra di Gomorra, ormai siamo un suo prolungamento dove per le strade c’è solo degrado, solitudine, inciviltà. 
I cittadini chiusi nelle proprie abitazioni adornate a festa con i giardini puliti e curati mentre fuori il male, la solitudine. 
Non voglio additare la colpa a questa amministrazione che sta semplicemente continuando un modo di amministrare iniziato da più di 15 anni. Cambiano i sindaci. ma la lontananza verso le vere priorità del popolo resta. Una voglia di girare la faccia e andare via, dimenticare Carinola, perché ciò che vediamo non è Carinola. 

Le colpe di questo degrado è si dei sempre soliti politiciucci che si dividono, si riuniscono, si odiano, si amano sempre con gli stessi modi. ma anche di tutti quei cittadini schiavi che curano il proprio giardino e fingono di non vedere lo schifo che c’è fuori. Tutti quei cittadini che vendono il proprio voto per amicizia, per soldi, per niente. che hanno favorito il disastro del nostro comune. 
Tutti quei cittadini che si nascondo dietro le tapparelle della propria casa della propria vita. Non c’è speranza se non c’è un popolo che ha speranza, non c’è lotta se non c’è un popolo che lotta. 

Natale passerà, forse raccoglieranno anche la spazzatura e forse non si farà più a “mazzate” nel campo comunale, ma ciò che resterà sarà sempre la clausura intellettuale di tutti se non si alzano le tapparelle della propria individualità, della propria moralità.   

straniero in patria

giovedì 20 dicembre 2012

Corsi e ricorsi storici


Sono anni che è in corso l'unificazione dell'Europa con passo lento ma inarrestabile. Presentata sotto una veste romantica questa futura unione di popoli è pur sempre una unificazione forzata come tante altre già verificate nei secoli scorsi. 
Un popolo dovrà giocoforza sottomettersi ad un altro rininciando a tutta o in parte della propria storia e della propria autonomia per confluire in un organismo pù grande. Una volta le unificazioni avvenivano tramite guerre sanguinose che duravano  tanti anni. Basti pensare alle guerre interne che portarono alla costituzione del regno di Francia o altrettanto sanguinose per quella del regno di Inghilterra. Oppure basti ricordare l'unificazione che ci ha interessato più vicino, cioè quella italiana. 
Accompagnata da un aureola romantica  tra versi poetici e con le musiche sublimi di Verdi in effetti è stata una annessione  forzata e sanguinosa allo Stato più forte da parte di quelli più deboli. 
Il prezzo dell'unificazione fu pagato dalle popolazioni meridionali con tante tasse e con l'emigrazione di massa per alcuni,  per altri che si ribellarono con la morte. Oggi l'unificazione  non si fà più a colpi di cannone ma a colpi di spred e di tassi monetari. Questi mezzi più sofisticati ma non meno efficaci permettono ai paesi forti di assoggettare quelli più deboli. L'orgogliosa  Grecia, a dispetto della sua storia, è costretta a chiedere l'elemosina alle altre nazioni. L'Italia che si vede dettare la linea economica e   addirittura il nome dei governanti. 
Anche questa è guerra, con le sue  vittime che sono sia i numerosi suicidi sia la condanna alla disoccupazione di milioni di persone. Tutti insieme obbligati a sventolare la bandierina dell'unione europea come i bambini della scuola all'arrivo del presidente della repubblica. 
Come ogni guerra non ci sono solo vittime ma anche chi si arricchisce come la grande finanza mondiale che specula sui debiti degli Stati, facendo utili a dismisura, o come tanti politici che sono riusciti a procurarsi un posticino nel governo europeo. 
L'Italia oltre ad essere un paese debole economicamene ha anche la disgrazia di avere una classe politica mediocre interessata solo agli interessi personali. Questi due gravi handicap comporteranno  che i cittadini italiani sono e saranno quelli che sopporteranno più di tutti il peso di questa Unione tanto  desiderata. Su di loro pende anche un'altra grande minaccia: quella di non raggiungere mai la parità con gli altri paesi europei. Se la storia si ripeterà,  anche quando l'unificazione sarà funzionante a pieno titolo,  ci sarà differenza tra italiani e tedeschi come oggi a distanza di un secolo e mezzo tra gli italiani del nord e quelli del sud.

Europeista scettico  


sabato 15 dicembre 2012

One man show

Carinola sembra sempre più desolata, più gelida e più abbandonata.  Al freddo pungente di quest’inverno, aggiungiamo la monnezza appesa ad ogni portone,  ammonticchiata in ogni angolo, svolazzante in ogni strada  e il quadro è completo: la desolazione più nera! Credo che Carinola non abbia mai raggiunto un livello così basso. A chi dare la colpa di questo collasso totale? Agli amministratori? Ai cittadini? Ai soldi che non ci sono?  Un po’ a tutte queste cose insieme. 
Ma la colpa principale la darei a chi questa situazione l’ha voluta ad ogni costo, al puparo regionale che pur di estromettere l’amministrazione precedente, ha messo insieme un’accozzaglia di persone demotivate ed incapaci. Quale era il suo vero scopo? Quello di favorire il territorio, di rilanciare Carinola? No, non credo. Forse era quello di sdebitarsi con i suoi amici, creando intorno a loro una situazione favorevole di immobilità in modo che potessero agire indisturbati. 

 A distanza di due anni e più, il Comune è precipitato nell’abisso dell’indifferenza e della desolazione. Non esiste una squadra amministrativa che si dia da fare per risolvere almeno qualche problema perché  non c’è mai stata una squadra. Ci sono sempre state solo delle persone che hanno restituito un favore al puparo candidandosi per farlo contento, ma in loro non era né la voglia né la capacità di amministrare.  
Sappiamo bene che non è possibile amministrare  senza la collaborazione di persone che abbiamo le stesse motivazioni e gli stessi scopi.  Oggi abbiamo un sindaco che chiamiamo incapace, e forse lo è,  ma io credo che sia soprattutto solo, uno che non ha l’appoggio dei suoi compagni di viaggio e nemmeno del suo puparo. 
A chi è giovata questa situazione? A noi carinolesi? Assolutamente no. E’ giovata solo agli amici degli amici e allo stesso puparo che si sente con la coscienza a posto perché ha ricambiato il favore, dimostrandosi, ai loro occhi, uomo di parola. 

A noi ha dato solo una spinta in più verso lo sfascio.

snowman

venerdì 7 dicembre 2012

Questioni di responsabilità

Non voglio alzare una discussione sulla prevenzione relativa ai disastri naturali e nemmeno individuare le responsabilità di coloro che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il nostro territorio da tali improvvisi e devastanti avvenimenti. 
Voglio, invece, evidenziare come i nostri rappresentanti, i quali sono stati votati per gestire, superare le difficoltà che possono accadere nei nostri confini, si limitano a ordinare ai vigili urbani di porre semplicemente le transenne di plastica gialla nel luogo del disastro. Voglio parlare dello stato di abbandono e di  disinteresse in cui è stata lasciata la nostra “Fontana Vecchia”. Un simbolo della comunità casanovese e non solo che, ad oggi, è ancora invasa dal fango sceso giù dalla collina durante l’ultima notte di ottobre. Fango, detriti e scoli a cielo aperto questo è oggi la fontana vecchia. 
Messe le transenne sparito il Comune. La cosa più triste di questa situazione, a mio avviso, è la sordità dei nostri rappresentanti ed in particolare dell’assessore casanovese, nei confronti delle richieste dei residenti in merito ai tempi di recupero dell’area. Nessuno offre il minimo che dovrebbe offrire, ovvero: trasparenza. 
I disastri naturali capitano; ciò che non deve capitare è la lontananza verso quei cittadini che, credo, meritano almeno una presenza, una vicinanza, una risposta da chi ha una carica pubblica grazie ai voti del popolo. E’ triste vedere il degrado in un luogo simbolo della comunità casanovese, è deprimente vedere la strafottenza dei nostri rappresentanti. 
Il giovane assessore Di Spirito deve capire il significato del concetto di responsabilità morale che ha nei confronti del suo popolo e  particolarmente verso la frazione di Casanova,  in quanto è l’unico dell’apparato amministrativo che rappresenta il nostro paese. 
Di Spirito non ha abbandonato la sua natura infantile, nel senso negativo dell’accezione, e continua a giocare a fare l’assessore, dimettendosi quando non ha le competenze e le soluzioni ( vedi delega all’ecologia) e limitandosi a favorucci personalistici e di facciata trascurando le cose serie. L’assessore Di Spirito deve crescere e deve caricarsi dell’obbligo morale che i cittadini gli hanno regalato con il loro voto e non può limitarsi a fare il bullo con la sua macchina nera, scimmiottando modi e atteggiamenti di qui politici che oggi stanno distruggendo l’Italia tutta. 
Ritornando alla fontana vecchia, credo che sia un po’ pochino poggiare semplicemente delle transenne gialle e aspettare dal cielo un ripristino della zona ancora impraticabile, quasi come una palude. A questo punto,  chi di dovere dovrebbe almeno far finta di dare risposte sulle tempistiche o sulle metodologie da intraprendere per risolvere il degrado sotto gli occhi di tutti. Chi di dovere dovrebbe avere almeno l’educazione, nel momento in cui proprio non si comprende il concetto di responsabilità morale e di far finta di essere vicino a coloro che, vedendo tale situazione, si deprimono e si rattristano di tale abbandono. 
In attesa di una risposta posso solo augurare che qualcuno finisca di giocare all’assessore e , invece, provi a lavorare da assessore. 

inkiavikato  

giovedì 22 novembre 2012

Carinola munnezza story

Circa sessant’anni fa, subito dopo la guerra, Carinola non produceva monnezza. C’era una fame ancora talmente diffusa che si mangiavano persino le ossa, a discapito dei poveri cani che neanche quelle potevano avere. Questo per chi poteva permettersi un pollastrello nostrano, altrimenti erano i soliti fagioli o ceci cotti accanto al fuoco. Gli scarti delle verdure o qualsiasi altra cosa commestibile venivano gettati nell’orto, anticipando il moderno compostaggio. 
Della famigerata plastica non c’era neanche l’ombra. Gli alimenti si conservavano nella madia, in piatti di coccio, ma duravano ben poco perché quello che non si era finito a pranzo si finiva a cena e non c’era necessità di conservare a lungo gli alimenti deperibili. 
I recipienti di legno per lavare i panni erano già stati sostituiti da quelli di zinco pesante che potevano anche essere riparati in caso di rottura. D’altra parte, c’erano ancora i lavatoi pubblici e i ruscelli che servivano allo scopo.   
La carta era molto preziosa. L’unica carta che si vedeva in giro nelle case comuni erano i grossi fogli rossicci, in cui zi’ Filumena la bottegaia avvolgeva i lunghi ziti da spezzare e di cui si salvavano gli scarti per mischiarli poi con i fagioli, e  le buste di carta dello stesso colore, ri “cuoppi”. In essi veniva messo zucchero, sale, farina e pasta corta perché niente era imbustato, ma tutto si vendeva al minuto, “sfuso”.  Questa carta la si conservava con la massima cura per accendere il fuoco sotto le fornacelle  o sul focolare. 
I quaderni dei bambini erano piccoli e sottili, con una brutta copertina nera fascistoide. Quando mio padre mi portò due quaderni, uno a righi e l’altro a quadretti, mi disse di non strappare pagine perché i quaderni non si trovavano facilmente. Li guardai, li girai tra le mani e chiesi a mio padre: “anche loro sono a lutto?”, perché tutte le donne del paese vestivano di nero per la morte di qualche familiare, e quel lutto se lo portavano avanti tutta la vita.
Paradossalmente, quando Carinola non produceva monnezza, ogni frazione aveva il suo “scopapiazza” personale  che girava per il paese col suo carrettino spinto a mano e le ramazze. E che cosa ramazzava? Può sembrare strano, ma ramazzava gli escrementi di tutta la popolazione animale che abitava in ogni paese: pecore, capre, cavalli, asini, maiali. Il nostro zi’ Pasqualino ru scopapiazza ramazzava gli escrementi e li andava a depositare per la strada di San Francesco, dove ne faceva un bel mucchio. Poi li vendeva a secchi a chi aveva bisogno di concimare l’orto. Ma i furbi ci sono sempre stati e non volevano pagare quel prezioso concime organico: allora si alzavano presto la mattina, prima che arrivasse zi Pasqualino,  e ramazzavano tutti gli escrementi lungo la strada. Se li ammonticchiava sotto il portone, così non aveva bisogno di andarseli a comprare. In questa gara di velocità tra zi’ Pasqualino lo scopapiazza e i furbi, le strade erano sempre pulite.
Il boom economico italiano degli anni sessanta fu l’inizio del disastro ecologico. La plastica cominciò ad invadere le case e sempre più le invase perché tutto divenne di plastica.  Anche i tradizionali, poetici vasi da notte di metallo smaltato di bianco divennero di plastica.  
Cominciò a vedersi qualche televisione in più, qualche frigorifero e qualche lavatrice che alleggeriva i lavori delle donne, ma si cominciarono anche a vedere i primi contenitore di sapone che però erano di cartone pressato e potevano essere bruciati nel forno. Ma l’industria della plastica andava forte e dava lavoro… 
Per raccogliere i nuovo rifiuti non bastava più lo scopapiazza  e ci si organizzò con una raccolta più efficace. 
Negli anni 70/80 tutta la monnezza carinolese veniva smaltita a Carabottoli e coperta di terra. Se si scava in quel terreno, si troveranno molti reperti archeologici della monnezza carinolese di quegli anni. 
Con la trasformazione  della società da agricola a capitalistica, la monnezza aumentò in maniera esponenziale e fece la gioia delle organizzazioni criminali che videro in essa il nuovo oro. Nacquero le varie aziende di raccolta rifiuti gestite dalla camorra che cercavano appalti nei vari comuni. C’era sempre il politico compiacente che, in cambio di favori, dava l’appalto e la camorra si appropriò dell’affare monnezza. 
E così negli anni 90/2000 ci siamo trovati in mano alla ECO4 che smaltiva i nostri rifiuti. Ma smaltire i rifiuti non significava RICICLO, RECUPERO E RIUTILIZZO. Significava solo depositarli in qualche buco, perché così fa la camorra: prende soldi ma non li spende per offrire buoni servizi. 
A furia di depositarli di qua e di là, senza una politica di recupero, ci siamo trovati, in Campania, con tutti i buchi intasati. Solo la bocca del Vesuvio era ancora libera! 
E nel 2007 scoppiò il caso monnezza che non si sapeva più dove mettere. I vari commissari straordinari, Pansa e Catenacci, avrebbero voluto che la mettessimo sotto il letto pur di uscirsene da quelle botte ma, chiaramente, ci siamo rifiutati di farlo!
Bene o male la crisi passò e siamo arrivati, infine, alla raccolta differenziata, sempre in mano alla ECO4 che tutto faceva tranne che differenziare sul serio. In cambio mungeva molto bene la vacca grassa carinolese che, poco alla volta, si rinsecchì. E non era la sola. Anche molti impiegati comunali la mungono, tramite il grado di capo-settore dato dalla convenienza politica e non per necessità o per merito. E i nostri soldi, invece di essere usati per offrire servizi ai cittadini, vanno ad impinguare le loro tasche!
Infine siamo riusciti a estromettere l’ ECO4 e a fare la raccolta porta a porta con la ESOGEST, che non sarebbe male, ma ogni tanto si ferma per sciopero. Perché si ferma? Perché ormai la vacca grassa carinolese, a furia di allattare voracissime bocche, è diventata talmente magra che non ci stanno più neanche le ossa. E i poveri operatori ecologici, che non ricevono uno straccio di stipendio da mesi, incrociano le braccia e aspettano che il sindaco faccia loro l’elemosina di ciò che gli spetta di diritto. E così siamo alle solite! Paesi sporchi e pieni di monnezza! A chi va a protestare, la canzone è sempre la stessa: NON CI STANNO SOLDI!
Questa è la storia della nostra monnezza per quel che io riesco a ricordare. Se qualcuno ricorda meglio o sa ciò che io non so, può intervenire nei commenti e avremo un quadro più completo della nostra monnezza story.

Patatemittecelemanitu!


mercoledì 14 novembre 2012

Carinola Partito Democratico o Partito Dibiasio?


Sono mesi che in tutta Italia ci si accapiglia per definire il leader del partito democratico alle prossime elezioni poitiche. Cinque i concorrenti sulla carta ma in pratica due, Renzi e Bersani, quasi sicuramente uno di questi due capeggerà le liste del partito. Ovunque si discute di rottamazione o di usato sicuro, intendendo con questi termini se si vuole un forte rinnovamento dei quadri dirigenti o confermare quelli attuali. Anche in provincia di Caserta la discussione e la lotta fra le diverse posizioni è aperta. In quasi tutti i comuni sono nati comitati elettorali per qualcuno dei concorrenti, Falciano del M., Cancello Arnone, Mondragone ecc. solo a Carinola è tutto fermo. Qui una volta la politica raggiungeva il suo apogèo, qui si anticipavano le mosse che poi venivano riprese a livello nazionale,  adesso tutto è fermo. 

Il partito democratico dovrebbe essere anche a Carinola un contenitore di tutte le anime della politica dal centro alla sinistra come lo è a livello nazionale. dovrebbe tornare come era qualche anno fa, centristi insieme ad esponenti della sinistra ed una innaffiata di socialisti legati insieme a Pasquale Di Biasio.

Quella associazione di diverse anime durò per oltre un decennio ed assicurò al comune di Carinola una buona stabilità amministrativa. Sulla bontà dell'azione amministrativa si lascia libertà di giudizio a tutti. Adesso  tutto è bloccato c'è solo il fantasma di Di Biasio che aleggia nel comune mentre tutti gli altri sono apparentemente disinteressati. Non si comprende il motivo di questo silenzio quando invece sarebbe il momento di ricompattare il partito intorno allo stesso capo o tentare un forte rinnovamento. Forse sono tutti impegnati a fingersi sostenitori del Nuovo Psi o meglio del suo importante rapresentante carinolese. 

L'unico che ha tentato di tornare insieme al vecchio condottiero è stato il giovane leader di Coraggio e Libertà prontamente stoppato dai componenti del suo gruppo. Se tutti resteranno fermi Di Biasio avrà il cento per cento del partito a sua disposizione e non se ne servirà per gli interessi di  Carinola  ma solo per avere qualche altro incarico ben remunerato. 

Tessera n. 1        

sabato 10 novembre 2012

Caccia al tesoro comunale: chi l’ha visto?


A chi ha partecipato all’ultima seduta del Consiglio Comunale si sono rizzati i capelli in testa per le cose che sono state dette. 
Iniziamo con il dire che costerà tutto di più, dalla mensa scolastica al trasporto per gli alunni delle medie, alla munnezza sino ad avere un tetto sulla testa.  L’amministrazione ha aumentato tutto, l’unica cosa che è stata abbassata è la tosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico. 
E’ scattato l’innalzamento dell’aliquota IMU per le cosiddette “seconde case” dalla quota base dello 0,76 per mille allo 0,96 per mille, mentre per i terreni edificabili si è passati, applicando l’aumento massimo che la Legge consentiva,  dallo 0,76 per mille addirittura all’ 1,06 per mille. Ah… dimenticavo la SACOM non se ne va per il momento. E’ inadempiente lo ha detto lo stesso Giggino, ma per ora rimane lì. 

La notizia più spaventosa deve ancora arrivare, il Comune paga oltre 500.000 euro di interessi annui per soldi che non si sa che fine abbiano fatto. Potrebbero essere soldi ritornati alla regione perché non sono stati presentati i progetti nei termini di legge; esistono infatti dei progetti (riqualificazione piazza parcheggio di Casale, Serbatoio Croce, Palazzetto dello Sport di Nocelleto, Circumvallazione di Casanova, Campetti di Casale) di opere pubbliche su cui abbiamo chiesto ed ottenuto mutui dalla Cassa Depositi e Prestiti ed ora paghiamo le rate per la quota capitale e per gli interessi che ammontano a 500.000 mila euro annui.

 Tali mutui, tra l’altro, assistiti da finanziamenti Regionali ottenuti dalle amministrazioni comunali precedenti (in pratica la Regione ci rimborserebbe le rate man mano che le paghiamo alla Cassa Depositi e Prestiti) potrebbero essere revocati come già è accaduto per la piazza parcheggio di Casale, poichè le opere non vengono realizzate.
 E intanto, siccome i soldi sono stati stanziati e arrivati a destinazione, gli interessi bisogna pagarli! E noi cittadini carinolesi ci troviamo ad avere sul groppone una somma enorme da restituire per dei servizi che non sono mai stati fatti!

Ecco come si amministra in questo Comune!

Che fine hanno fatto questi soldi? Dove sono andati a finire?
Chicca delle chicche dell’ultimo consiglio è la relazione del bilancio nella quale si legge “Il livello di istruzione popolare non è del tutto soddisfacente a causa del modesto numero di giovani che scelgono di continuare gli studi universitari”.

Avete capito bene “ il livello di istruzione popolare non è del tutto soddisfacente…” questo è quanto sostiene il fior fiore della cultura carinolese: Luigi De Risi, Rosa Di Maio, Antonio Nardelli, Antonio Russo, Luigi Verrengia, Antimo Marrese, Maria D’Angelo, Giuseppe Del Prete e Francesco Di Spirito. 
Cari amministratori invece di giocare a chi indossa la fascia compratevi un zappa e andate a zappare che state sottraendo braccia all’agricoltura.

Frank Stein

domenica 4 novembre 2012

Bugiardi come sempre

Foto "rubata" alla pagina fb di Marian Pricopie
“In alcuni casi, infatti, il recapito finale di alcuni alvei naturali coincide e/o si interseca direttamente con la sede viaria, divenendo di fatto veri e propri alvei strada. 
L’UTC fa rilevare e sottolinea che tale situazione si è consolidata negli ultimi cinquecento anni e non dipende da questa Amministrazione né dalle ultime”
. (clicca qui per leggere il documento )

Queste sono alcune delle frasi che si possono leggere nel documento sottoscritto dai geologi della protezione civile regionale, dall’arch. Claudio Fiorillo, responsabile UTC del Comune di Carinola, settore Lavori Pubblici, dal luogotenente dei vigili urbani Nicola Di Biasio e dal  maresciallo Flavio Fiorillo (tutti titolati questi nostri vigili, mica fessi qualsiasi!). Quello che mi fa veramente ridere in una perizia tecnica che dovrebbe essere molto seria, soprattutto dopo un caso di emergenza come quello che abbiamo avuto, è quella seconda frase: L’UTC fa rilevare e sottolinea che tale situazione si è consolidata negli ultimi cinquecento anni e non dipende da questa Amministrazione né dalle ultime. Traduco: non abbiamo colpa noi se è successo quel che è successo; prendetevela con qualcun altro!
E siccome non possiamo andare a prendercela con chi non c’è più da qualche secolo, la cosa finisce qui.

Pensano loro!

Questa giustificazione puerile, infantile, di chi ha paura di essere sorpreso con le mani nel barattolo delle caramelle, fa ancora più rabbia. E’ una delle bugie più eclatanti che siano mai state dette!
Lo scempio ambientale e idrogeologico più disastroso è stato compiuto dagli anni 70 inoltrati in avanti e di questo ne sono più che sicuro.  Spiego subito il perché. 

Quando sono partito per lavoro nel 1974 per altre destinazioni, tutto era ancora in sintonia con la natura. Il ponte della Grangelsa era intatto nella sua immensa arcata, il ruscello scorreva tranquillo nel suo alveo e,  attraversando un sentiero sterrato che ora è diventato Via del Popolo,  si immetteva sotto l’altro ponte, passando accanto all’edicola di S. Lucia. Il lavatoio era ancora là e usato dalle donne e il canale che scendeva dalla Grangelsa era ancora abbastanza ampio e non intubato. Quando dopo qualche anno (pochi) sono ritornato, tutto era stato stravolto: il lavatoio era scomparso (sigh!), il ruscello non scorreva più all’aperto, ma in un alveo sotterraneo, il ponte era stato sigillato come una tomba, il canale declassato a fosso. Fontana vecchia, con il suo terreno battuto pieno di felci bellissime, di rane gracidanti, di sassi levigati era sparita per sempre. Al suo posto un masso di cemento grigio e orrido. A chi chiedevo perché avessero fatti quei lavori così orrendi, rispondeva “per risanare il luogo”. Da che cosa?.... Non ho mai capito questa concezione di “risanamento”, quel distruggere tutto ciò che è naturalmente bello per dare il posto al bruttissimo e informe cemento. C’era sicuramente un modo migliore di risanare, rispettando l’ambiente naturale, valorizzandolo, ma evidentemente c’era qualcuno da accontentare, un appalto da dare. 

Le amministrazioni successive non sono state da meno: nessuna ha riparato i mali delle precedenti amministrazioni, dimostrando così un’attenzione particolare per l’ambiente e la natura, ma tutte hanno peggiorato la situazione, risolvendo qualsiasi cosa con il cemento. Restringendo, rimpicciolendo, ricoprendo, facendo sparire. Forse qualche amministrazione ci ha provato a fare qualcosa di buono, ma voracissimi oppositori non gli hanno lasciato fare un bel niente.
E ora come si permettono di asserire queste cose in un documento ufficiale? Ancora una volta lo dico io il perché: perché sono tutti colpevoli, tutti filo-governativi, tutti hanno preso o ottenuto qualcosa dalle amministrazioni e difendere il malfatto è il minimo che possono fare. 
Ma a chi la danno da bere?

pensionato deluso

clicca qui per leggere il documento 

Foto di Marian Pricopie

Foto di Marian Pricopie

giovedì 1 novembre 2012

Halloween colpisce duro



Dire il solito “l’avevamo detto!” è un modo molto riduttivo di esprimersi. Non solo l’avevamo detto, ma avevamo anche spiegato abbondantemente il perchè! Una volta, due volte, tre volte, quattro volte…Infinite volte!
Abbiamo continuamente denunciato il pericolo dei disboscamenti selvaggi, dei ripetuti incendi estivi, della mancata pulizia periodica delle fognature e dei fossi di scolo, della cementificazione selvaggia con relativa chiusura dei canali naturali che convogliano le acque montane verso la pianura, dell'ostruzione dei fossi di maltempo.
Abbiamo solo ottenuto insulti da parte degli amici degli amici, battutine di poco spirito, la solita solfa fritta e rifritta sull’anonimato, ma attenzione seria verso questi problemi, che riguardano la sicurezza di tutta la comunità carinolese, zero!

C'è voluta la perturbazione, cosiddetta Halloween, di ieri sera, mercoledì 31 ottobre, per concretizzare le nostre paure e i nostri avvertimenti.
In poco tempo si è scatenato l’inferno sulla nostra area: smottamenti di terra ed allagamenti di case, strade ed intere aree, le quali sono finite sotto la forza feroce di acqua e fango, dopo una giornata di pioggia insistente. Verso le nove di sera la pioggia ha cominciato ad ingrossarsi e, per tante persone, sono iniziate le due ore più terribili.
La tragedia sfiorata si è consumata intorno alle nove e mezza, quando tutte le frazioni del Comune hanno assistito ad una vera e propria alluvione di acque meteoriche, scese giù violentemente, e che hanno trasformato le strade in veri fiumi furiosi.

Casanova, per la sua ubicazione pedemontana ha subito danni incredibili  a causa delle acque che si sono riversate giù dalla montagna. Via Grangelsa, Fontana Vecchia, Santa Lucia, Via nazionale, Via San Cristoforo, sono state letteralmente inondate da acqua e terra, fino a quando, fortunatamente, la pioggia si è arrestata e ha fatto respirare la popolazione.
Stamattina, lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi era a dir poco spaventoso: Fontana Vecchia non esiste più! L’area è interamente sommersa dal fango! Il muro costruito, anni fa, sotto l’arco del ponte è saltato come un tappo ed ha riversato nello slargo sottostante quintali di fango. Idem per il muro costruito a chiusura della fognatura principale che convogliava le acque nel sottostante e ricoperto ruscello: saltato anche quello! L’acqua proveniente dalla montagna ha raggiunto un metro di altezza ed ha lasciato i suoi allarmati segni vicino ai muri delle case prima di superare la spalletta del ponte e riversarsi giù!
Gli abitanti della zona, dopo una notte di paura passata in bianco, pulivano le loro case e i loro garage, inondati dalle acque e dal fango, con pale e carriole e con la LORO acqua corrente, quella che andranno a pagare profumatamente, per pulire un disastro causato dall’ incuria e dalla strafottenza delle amministrazioni!
Cosa assolutamente riprovevole è che non era presente nessun assessore, nessun consigliere, se non il dott. Michele Zannini che è venuto ad accertarsi di persona com’era la situazione e se qualcuno si era fatto male! Il sindaco poi bisogna andarlo a cercare a "Chi l'ha visto" per vedere la sua faccia!
Questa è un’ altra dolente nota: il comportamento dell’ istituzione Comune e di chi è tenuto alla sicurezza in una situazione di emergenza come questa.
Avvertito l’ufficio tecnico, la risposta è stata la solita spiritosaggine, in poche parole: arrangiatevi!
Un altro assessore ha detto che non sapeva nulla; nessuno lo aveva avvertito!

Allucinante!!! E chi doveva avvertirlo? Dov'era lui, ieri sera, quando le cataratte del cielo si sono aperte sul Comune?

Il minimo che un assessore dovrebbe fare in situazioni simili, è farsi un giro per il territorio per verificare cosa sia successo al suo Comune; farsi sicuro che nessuno si sia fatto male; preoccuparsi di chiamare i vigili del fuoco se ce n’è bisogno (bisogna pagarli? allora meglio non chiamarli!)  verificare se ci siano stati danni tali da poter chiedere lo stato di calamità. E invece cosa dice il nostro assessore: non lo sapevo, nessuno mi ha chiamato!!! Ma che tipo di gente abbiamo tra i piedi come nostri amministratori?....

E il nostro sindaco lo sapeva?

Qualcuno dice che noi casanovesi siamo in punizione e perciò non avremo alcun tipo di attenzione da parte di questa amministrazione. Sarà vero, non so, vista la sua latitanza! E se ci scappava un morto o un ferito? Il che era molto probabile, davvero molto probabile….
Si scherza troppo con la vita della gente e questo non è assolutamente accettabile!

E ora ci si preoccuperà di far fare una perizia ai nostri numerosi ponti per verificare se abbiano subito danni e se la loro staticità non sia stata compromessa dall'urto dell'acqua? Solo Casanova ha quattro ponti fondamentali (tre lungo l'asse principale e uno sui Laurienzi) di cui due sono stati inconscientemente ristretti nell'arco di portata tramite selvaggi interventi di qualche intelligentone dell' ingegneristica.
Urgono tante cose in questo nostro disastrato Comune per la sicurezza delle persone e del territorio, ma urge soprattutto una classe politica seria, attenta, vigile e pulita. E questo non ci stancheremo mai di ribadirlo!

Testimone oculare



Via San Cristoforo



Fontana Vecchia


Fontana Vecchia

  Fontana Vecchia


The day after


Muro di chiusura della Cloaca Maxima crollato 


Cloaca Maxima dopo il crollo del muro

martedì 30 ottobre 2012

Il vino delle nostre terre



L’Associazione Circuito socio-Culturale Caleno  anche quest’anno presenta Terre di Vino, che è giunta alla sua terza edizione. Non bisogna assolutamente sottovalutare questa iniziativa che ha lo scopo di celebrare il vino delle nostre terre, intorno al quale  girava tutta l’economia del territorio. Ager Falernus  era infatti sinonimo di vino, ma non uno qualsiasi, bensì un vino celebrato e apprezzato in tutto il mondo romano. Il Falerno si  versava sulle tavole dei più illustri personaggi, si proponeva ai migliori ospiti e poteva avere un’ invecchiamento anche di 50 anni. In quel caso, un bicchiere di Falerno d’annata era una raffinatezza che solo pochi intenditori potevano gustare.

Gli studi e i pochi scavi archeologici della zona, hanno evidenziato la presenza di numerose ville romane sul territorio e di altrettante fornaci che si occupavano della cottura delle anfore, le dressel 2-4, che servivano per la commercializzazione  del vino su larga scala. Le ville non erano solo “case di campagna” di antichi patrizi romani, ma erano vere e proprie aziende vinicole, su base schiavistica, che si occupavano della fornitura del vino in tutto il mondo romano. C’era tutta una filiera produttiva che girava intorno al Falerno che,  attraverso il Savone e il porto di Sinuessa, veniva avviato verso Roma.
Per saperne di più, è bene partecipare a questa splendida iniziativa che valorizza il nostro vino e in cui sicuramente non mancherà un saporito assaggio di questo nostro magnifico prodotto.
 
Bibens



domenica 28 ottobre 2012

Cambiare conviene...

Non c'è cambiamento che riesca a coinvolgere il popolo carinolese. Fermi, immobili, rallentati, dopati, dal nulla. Dall'immobilismo, dalla fiacca, dalla depressione. Tutto ciò che a fare con la cultura termina con il periodo scolastico. Dopodichè l’unica attività praticata è il pettegolezzo, l’inciucio, mescolati con goliardia ambiuità e sfessataggine cronica. 
Poi ci lamentiamo che i nostri figli nascono ruspanti paesani sempre più spesso con bicchieri in mano che con le braccia a lavorare. Che l’unica lingua parlata sia rigorosamente il dialetto. Ma ci siamo mai chiesti quali esempi positivi siamo riusciti a mettergli a disposizione? Purtroppo al mondo d’oggi, per stimolare un giovane occorrono l’insieme di tante situazioni, che non possono essere solo affidate all’onesta lavorativa della famiglia. 
Quando si sente che in giro che un giovane fà uso di sostanze stupefacienti ci si meraviglia quando proviene da proprio da una buona famiglia. Questa è la prova che non c’è da lavorare sul contesto interno della famiglia, ma su quello esterno. Un’amministrazione di sessantenni e cinquantenni potrà mai avere una buona applicazione di politiche giovanili? A voi la risposta.
C’è una pubblicità famosa che recita cosi: “cambiare conviene”! Carinola quando cambierà???

Per ora mai!

Perché ci dobbiamo tenere Gigino che si deve mettere la fascia altrimenti piange! Perché a Grimaldi serve un uomo che sorbo-licamente non rompa i coglioni agli Orsi, come il famoso detto aversano! E tutto gira intorno al cimitero, all’illuminazione pubblica, alla munnezz, alle donne mute, a quelle sempre assenti, a marcantanio a antimucc. I giovane bevono e sorridono; Pasquale si compra un altro fay; le ruote della macchine si consumano per fare le sgommate la domenica con il capello tutto brillantinato!

Nessuno ha il coraggio di cambiare, tanto alla bottega il pacco di pasta costa sempre 70 centesimi. Le pummarole si fanno la stagione, il vino ad ottobre, e con la pensione di mammà si può tirare avanti.

Che schifezz!

Amaro Averna

venerdì 26 ottobre 2012

Considerazioni sulla fauna politica comunale

 Il Trota, figlio di Umberto, cosi ribattezzato dal Senatur in persona, non solo non si scompone di fronte a chi lo chiama con tale esilarante nome d’ arte, ma perfino si diverte, compiaciuto, calandosi nella parte di un personaggio un po’ somaro, anzi un bel po’, ma pur sempre ingenuo e franco e, per ciò stesso, meritevole di consenso e simpatia. Una categoria di gente invece, attestata sulla via di mezzo tra il bigotto e il grottesco, apostrofa l’ ormai ex leader del Pirellone, Formigoni Roberto, con l’ aggettivo “Celeste”. Ironizzando sulla mai troppo nascosta tendenza dell’ ex Governatore per la castità, concepita come servigio solennemente reso a chi ci guarda da lassù. 

E nemmeno in questo caso, il diretto interessato, si attarda a menar fendenti all’ indirizzo di certa stampa pervasiva e indiscreta, sempre alla ricerca dello scoop e del nomignolo che faccia al caso! Financo il “Piacione” Rutelli non sembra destarsi più di tanto verso chi gli addebita un faccione da Pupone sempiterno. Sono solo alcuni degli esempi che si possono fare quando si prende in esame la casistica di personaggi importanti, di richiamo e di impatto mediatico, altrimenti definiti con l’ utilizzo di nomignoli ad hoc. Ne discende che, per analogia, il nostro Assessore giovanissimo, non dovrà prendersela con chi gli affibbia il nomignoletto   di chiaro stampo ornitologico. 
La satira è il sale della politica. Chi si getta nell’ agone, proprio come ha fatto il Nostro Assessore casanovese, lo deve sapere e deve accettarne gli effetti. Deve essere consapevole di poter andare incontro a sferzanti giudizi, ad esortazioni confezionate con dose notevole di vetriolo, a neo denominazioni coniate sulla base di attenti, studiati, approfonditi esami della personalità, non sempre edificanti. Il Pinto, dunque, non deve dolersene. Mai. Non so se possa essere paragonato al mitico Forrest come qualcuno azzardava in un precedente e fortunatissimo post,  ma di certo ha dalla sua una serie di carte che, indubbiamente, qualche primato glielo guadagnano, eccome. 

Assessore più giovane, primatista del tiro a piattello, infermiere altamente professionale, candidato vincente fin dalla prima volta. Scusate se è poco. Il suo pezzo forte, la sua referenza più qualificante,  è tuttavia un’ altra, non facilmente coglibile al primo menar dell’ occhio, ma emergente da un’ analisi obiettiva e certosina della sua fulminea (e fulminante) carriera: l’aver battuto, annichilito, declassato al rango di uno qualsiasi, forse addirittura di uno inutile (politicamente s’ intende), l’ attuale Presidente del Consiglio comunale di Carinola, già Assessore alle politiche sociali, Dott. Giuseppe Del Prete.
Già, è proprio cosi. Il Pinto, senza nemmeno faticare più di tanto, ha prevalso in una singolar tenzone sul malcapitato medico carinolse che, suo malgrado, ha dovuto segnare il passo, soccombente e tramortito, proprio mentre si spalancavano le porte della Giunta per il Francesco casanovese,  con grande orgoglio per l' intera casata dei Pinti. De Risi sembra aver fatto capire attraverso il lancio di un messaggio inequivoco: che me ne faccio di Del Prete e del suo spigolosissimo consigliere Caputo alla mia corte? Niente, solo rogne potrebbero portarmi costoro. Meglio puntare sul giovane Pinto, uno che mi sarà fedele e sostenitore per l’ intera durata del mio mandato. Inoltre, avrà ragionato Gigi, Francesco ha sponsor autorevoli e capaci di assicurare buona protezione. Di questi tempi con Marcantonio e Antimus e forse anche Rosetta sempre pronti a uccellarmi perché fortemente critici del mio operato, esaurita la scia profetica del superAssessore Pagano, avere un approdo sicuro sotto l' ala di Grimaldellus fa bene, rassicura, risolleva. 

Francescone ha dunque trionfato autorizzando gli osservatori a porsi una domanda, per molti versi addirittura inquietante. Come mai De Risi ha preferito il Pinto a Del Prete?? Mah, chissà. Certo è che Del Prete oggi è un anonimo Presidente del Consiglio, mentre il Pinto, pur tale con tutto ciò che questo significa, quantomeno nel gergo casanovese, passa per colui che l’ ha spuntata sul  Medico. Anzi, a volerla dire tutta senza scadere nel prosaico, viene percepito dall’ opinione pubblica come colui che ha trombato il Medico. Come dire, Pinto si, Del Prete no. Cosi sia scritto, cosi sia fatto. Parola di Gigi!! Rendiamo grazie a Massimo.

Anonimo

domenica 21 ottobre 2012

LO SKIATTAMUORTO

Il casanovese quando deve parlare non parla. Proprio così, dopo uno delicato studio antropologico posso affermare che il popolo casanovese si contraddistingue proprio per una particolare attitudine, ovvero stare zitto quando dovrebbe parlale e viceversa. Esempio emblematico è il silenzio verso l’apertura dello skiattamuorto sessano in piazza. Ok, ora tutti diranno che al di la di tutto lo skiattamuorto è un lavoro come tanti e che è un servizio necessario che, in un certo senso, riguarda tutti ( mi gratto in questo momento) ma per me non è così. 

Lo skiattamuorto è un lavoro normale magari nei territori anglosassoni ma non qui, in terra di sud, dove morti e spazzatura sono purtroppo (quasi) spesso sinonimi di ideologia camorrista (parliamo di ideologia intesa come modalità, approccio e non di azione camorrista intesa come atto criminale). Nei bar già si vocifera che lo skiattamuorto si è insediato grazie ad accordi territoriali e grazie al beneplacito di qualche rappresentante politico ma la cosa che noto e che il casanovese, appunto, parla dopo il fatto compiuto, parla quando dovrebbe stare zitto, sta zitto quando dovrebbe parlare. L’insediamento di questo “negozio” non ha trovato il vocione del popolo a cui ovviamente, senza mezze misure non piace proprio, l’insediamento dello skiattamuorto evidenzia proprio il torpore di questo popolo che nel caso dell’agruturismo in Grangelsa non ha perso tempo per meschine spie che hanno affossato letteralmente un progetto che avrebbe potuto dare una scossa anche se minima all’economia di un paese. Un paese che ha preferito stare zitto di fronte all’apertura di un confezionatore di casse da morto che padroneggia in piazza. 

Un esempio che evidenzia come il popolo casanovese è un popolo di quaquqraqua e non di quiquirì che almeno ha cercato di aprire una discussione in merito. I molti diranno che alla fine dei conti le insegne nere che possiamo condividere mentre ci grattiamo tutti insieme appassionatamente sono migliori delle gigantografie mortuarie dell’idea originale ma per quanto mi riguarda non è questione di insegna ma una questione di carattere, di stile e di come si sente il territorio. I casanovesi hanno preferito far bloccare i lavori dell’agriturismo in Grangelsa e hanno tremato di fronte alla morte vestita da skiattamuorto. Mi piacerebbe molto dire allo skiattamurto che a Casanova non si muore e quindi non può fare affari da noi ma, invece, si muore e soprattutto si muore dentro, ogni qual vota si sta zitti quando si deve parlare e si parla quando bisogna stare zitti. Buona grattata a tutti e a tutte.  

Sigò

domenica 14 ottobre 2012

De Risi sarà dimissionato?




Sui quotidiani di oggi si legge che l'amministrazione di Carinola è a rischio scioglimento in quanto non ha raggiunto il cinquanta per cento di differenziata nella raccolta rifiuti. Siccome la legge prevede tassativamente di raggiungere almeno il cinquanta per cento la fine di De Risi sembra segnata. Sicuramente, visti i potenti protettori di cui gode, si troverà una scappatoia per farlo restare in sella. 

Quello che colpisce maggiormente è la giustificazione che il sindaco dà all'ipotesi di scioglimento. Lui asserisce che la raccolta dei rifiuti viene eseguita da una ditta esterna e se quella non ha raggiunto la percentuale prefissata per legge non è colpa del sindaco. Seguendo la moda di questi giorni afferma che la cattiva gestione dei rifiuti è fatta a sua insaputa. Lui non lo sa ma i cittadini sì in quanto subiscono gli effetti di un servizio precario e tanti soffrono nel vivere in mezzo alla sporcizia nonostante le somme che sborsano. Come simbolo del degrado basta percorrere la tangenziale di Casale per ritrovarsi nella peggiore periferia di Napoli. Qualcuno spieghi a questo sindaco che  nel momento che è stato eletto è diventato il responsabile di tutti gli atti dell'amministrazione, raccolta rifiuti compresa. I vigili ed i funzionari del comune che vengono pagati con le tasse dei cittadini, alcuni con doppio stipendio, hanno l'obbligo di controllare l'operato della ditta appaltante ed in caso di inadiempienze di sanzionarla. Il sindaco a sua volta ha l'obbligo di controllare i dipendenti e costringerli a quel lavoro. Troppo comodo dire io non sapevo o non mi compete, il sindaco deve sapere tutto e deve avere competenza su tutto. 

Si spera che in un prossimo futuro si approvi una legge che sancisca anche la sua responsabilità materiale non solo politica su tutte le eventuali inadiepienze del'amministrazione... Questo in futuro, per adesso si aspetta l' espletamento della gara per assegnare l'appalto rifiuti ad una nuova ditta per i prossimi anni.  Ascoltando qualche amico molto informato sembra che le speranze di un miglioramento del servizio siano poche in quanto sembra che la nuova gara d'appalto sia stata cucita addosso a qualche ditta amica degli amici.

Informato sui fatti

mercoledì 3 ottobre 2012

Forrest Gump di Carinola


Tutti conoscono il film Forrest Gump interpretato magistralmente da Tom Hanks.

Nel film  si narra la storia di un giovanotto un pò imbranato che diventa il protagonista di tanti avvenimenti storici degli Stati Uniti. Tutte le sue imprese vengono compiute e vissute nella più completa normalità senza rendersi conto della grandezza delle stesse. Milioni di persone si sono appassionate a quella storia ed a quel personaggio che rappresenta il mito della persona normale che può compiere imprese all'apparenza impossibili. 

Anche Carinola ha il suo Forrest Gump del quale per la privacy non si rivela il nome. E' un giovane che poco più che ventenne ha tagliato già tanti traguardi prestigiosi nella più grande semplicità e normalità proprio come il suo omonimo famoso. Poco più che quattordicenne vide un amico di famiglia che tirava ai piattelli e decise di diventare campione di tiro al piattello. Nel giro di qualche mese superò le selezioni provinciali e regionali guadagnando l'accesso alla finale nazionale. Senza sforzo batté tutti e si classificò primo diventando campione italiano di piattello junior.

Poi lui che non sapeva se Parigi si trovasse in Italia o in Svizzera decise di mettersi a studiare. Si iscrisse alla scuola superiore e nello stretto tempo necessario si diplomò. Decise poi di diventare infermiere e dopo aver superato agevolmente i test di ingresso si laureò nel tempo strettamente necessario. Un giorno vide dei vecchietti giocare a carte si fece spiegare le regole principali del gioco ed incominciò a giocare a carte. Nel giro di qualche mese diventò imbattibile ed al primo torneo a cui partecipò arrivò primo. Un giorno decise di darsi alla politica, anche se non sapeva di che si trattasse, si candidò e risultò il primo eletto diventando l'assessore più giovane di Carinola. Siccome è torturato da un mal di testa continuo che lui attribuisce all'invidia sembra stia pensando di diventare medico per auto-curarsi  Se  deciderà  di iscriversi a medicina sicuramente fra qualche anno Carinola avrà un nuovo medico. 

Zemekis

giovedì 27 settembre 2012

La morte in centro


Quello delle onoranze funebri è un rito vecchio, antico. Fin dagli egizi, passando per etruschi e romani, sorvolando sui riferimenti mitologici che in quanto tali erano pur sempre partoriti da umani pensieri di popoli sviluppati, le attenzioni dedicate all’ ultimo viaggio, al distacco dalla vita terrena, sono state intense, trasversali, caratterizzanti, nazionalpopolari e regali. Lo scorrere del tempo, scandito dal susseguirsi di civiltà, epoche auree e buie, ha piuttosto che affievolito l’ espletamento del rito,  con a corredo tutti i suo inserti, destato ulteriore concentrazione e, quando ci si è accorti che il percorso d’ addio di un corpo passato a miglior vita,  potesse addirittura rappresentare,  per chi aveva l’ incombenza di sopperire, per manifesta impossibilità del beneficiario, allo svolgimento di tale percorso stesso, un momento di facile guadagno, all’ insegna del sempre attuale “mors tua vitae mea”, ci si è accapigliati, profusi, spesi e spasi, perché la moltitudine umana diventasse, all’ atto della fine, l’ inizio di aurifera risorsa. Fin qui, pur con eccessi  di gusto, di stile, di pacchetti completi  o integrati che dir si voglia, offerti al limite del digeribile e della decenza, poco male. Le risse per l’ accaparramento del servizio, talvolta con piglio troppo buonista, venivano rubricate quali scontate conseguenze di una competizione senza quartiere. Con buona pace della scaramanzia e degli scongiuranti di tutte le logge. Poi, manco a dirsi, il mai distratto sguardo della malavita, di chi delinque o di chi ne fa le veci, ha notato che da li, dai morti, dalla pratica dell’ ultimo accompagnamento, potesse derivarne un affare praticamente senza fondo. Una sorta di vincita perenne ad una lotteria che non avesse mai fine. Anzi una lotteria senza costi di start up che esaltasse la fine della testimonianza terrena di un’ anima, offrendo una panoramica coglibile ad occhio nudo,  sull’ essenzialità dell’ uomo….. da principio…..a fine. Un vitalizio. Come a dire,siamo buoni anche da morti, forse addirittura migliori! Come dei porci non si butta nulla, cosi anche di noi si può chiedere e ottenere il massimo, sempre. Vacche da mungere. Una volta morti possiamo trasformarci e diventare quello che non siamo stati da vivi. L’ occhio però, si sa, ama farsi attirare dal bello, storce e appare svogliato alla vista del così così, e addirittura aziona lo stomaco,  che risponde immediato,  con conati di vomito a stento trattenibili, quando è invece il brutto, il grottesco, lo schifoso a mettersi davanti. Quand’è cosi, l’ occhio non transige. Il troppo, come suol dirsi, disturba. Ogni limite, ha una pazienza, ammoniva il Principe della risata. Plastico esempio, ne è   ciò che si è verificato nella piazza Maggiore De Rosa della frazione Casanova del Comune di Carinola. Una ditta di “schiattamorti”, munita di permesso o forse di compiacenti omissioni di controllo,  garantite a mezzo di un assordante silenzio da parte dell’ Amministrazione retta dall’ “Uomo Libero”(si fa per dire) De Risi, ha ritenuto di dover adibire un locale privato,  con affaccio fronte strada,  a sede del proprio esercizio erogante servizio per la miglior pratica funeraria. E lo ha fatto nel modo più stomachevole possibile, triturando come una zolla incappata tra i denti di una zappatrice, le esigenze di pubblico decoro. Lo ha fatto offendendo. Oltraggiando. Calpestando il glorioso passato di una piazza di un piccolo centro, i cui marciapiedi sono stati calcati da uomini che poi hanno onorato la loro terra d’ origine nel mondo. L’ occhio, ne ha risentito, contrariato. E ha suscitato reazioni  a catena, energiche. Ora basta, gridano i Casanovesi. Non ne possiamo più. Dopo le panchine “trampolino”, praticamente un attentato ai più piccoli, rimosse solo dopo vibrate proteste di cittadini ancor provvisti di materia grigia, dopo l’ acqua mancante tanto di sera quanto di giorno, dopo le strade e i marciapiedi che non esistono, dopo la munnezza ovunque, le erbacce lungo i cigli della strada, il depauperamento di qualsivoglia politica culturale, ora anche un mausoleo mastodontico, un autentico pugno nell’ occhio, nel cuore della cellula pulsante di una comunità già alle prese con un vuoto amministrativo senza precedenti e su cui, del resto lo stesso obbrobrio mortifero lo annuncia greve e  profetico, sembra essere calato l’ odore mefitico della morte, della fine appunto. Dove altro, se non  in quei luoghi, come è divenuto per l’ appunto Casanova, sprovvisti di guide, di fari amministrativi,  poteva trovare diritto di domicilio una indecenza di tal fatta? A furia di gufare, i soliti soloni nei cui confronti la vita è stata matrigna, hanno ottenuto, assicurando al timone del Comune la guida di De Risi, cioè di uno che spara solo cazzate, forte con i deboli e debole con i forti, che non è mai intervenuto e che mai interverrà  a tutela del pubblico decoro, ciò che volevano:fare del paese una terra di nessuno. Aggredibile con incontrastate scorribande dal primo energumeno. Una terra da conquistare, perché Terra arida di idee. Perchè terra violentata, ormai priva di un’anima..Quella insegna, non ce ne voglia il proprietario di casa, che  pur legittimamente intende trarre vantaggio dalla percezione del canone di fitto mensile del locale, sa da levare! Fa schifo, genera imbarazzo, autorizza scongiuri al limite del protopornografico, ancorchè efficaci. De Risi, se ha a  cuore la comunità, deve e può intervenire con la messa a fuoco di quegli strumenti che afferiscono alle competenze di un Sindaco. Lo faccia presto. La faccia rimuovere. Ora basta. De Risi faccia in mondo che la repressione e rimozione dello sconcio della “promozione della fine” possa, soprattutto per lui, coincidere con l’ avvento di un principio di buona politica , anche dell’ immagine.


P.s. Premesso e ribadito che la location in cui si è inteso ubicare un cosi particolare esercizio commerciale è assolutamente fuori luogo, il materiale usato per l’ insegna è oggettivamente disgustoso, reso ancora più orribile dalle scritte contenenti messaggi promozionali per una pratica che non si sa quanti abbiano in animo di prendere in esame o  accelerare. Avessero usato un po’ di  marmo, giusto un po’, con poche, pochissime, anzi una sola scritta  discreta , sempre altrove ovviamente e non in piazza, lo avremmo forse, con sommesso disappunto, fatto pure passare. Avremmo chiuso gli occhi e pensato che quel marmo fosse come quello della vetrina della premiata pasticceria “Pintauro” di via Toledo a Napoli. Ci saremmo illusi di inalare l’ inebriante profumo delle mitiche sfogliatelle. Se le cose resteranno cosi, invece, penseremo sempre che l’ insegna sia identificativa di un’ epoca. Un vero e proprio luttuoso, funereo, funesto affresco, figlio ovviamente del suo tempo e di esso stesso espressione. Un affresco “di…Pinto” a mano. Praticamente doc! Una prece.


AntiBecchini

nota della redazione: non siamo riusciti ad ottenere una foto dell'orribile quanto macabra insegna in quanto nel frattempo è stata rimossa... si spera per sempre

sabato 15 settembre 2012

L’indifferenza uccide



L’indifferenza uccide. 

Una scritta su un muro, un batter di mani, un passo di un romanzo, un film di Monicelli, una canzone dei Beatles, fare l’amore sotto la pioggia, il Natale, la febbre, un viaggio in India, il mare al tramonto, le prime ciliegie, la vendemmia, la mamma di domenica. 

Quante emozioni raccolte e sprigionate tutti i giorni. Ma quante per il nostro paese, la comunità di cui facciamo parte? Quanto amiamo davvero la città invisibile in cui viviamo? Tanto certamente, ma non sappiamo o piuttosto non vogliamo mostrarglielo.
Cosi’ a partire dal giorno dopo il voto comunale, provinciale, nazionale ed europeo che sia, sprofondiamo nel sonno dell’indifferenza, cominciando dalle cose che si deliberano in Comune tutti i giorni; seppellendo i problemi e le bellezze del nostro ambiente naturale, umiliato, violentato, sottrattoci giorno dopo giorno. 

Lasciamo correre per i servizi per cui paghiamo e che per tutta risposta si tramutano in mezzi favori, fumo negli occhi, quando va bene. Indigniamoci, come consiglia Stephen Hessel. Scuotiamoci dal sonno che ci imprigiona in questa fumosa cortina di indifferenza. Mentre certa politica si trasforma in divisione settaria (Pd e Pdl soprattutto), le iniziative apertamente popolari si possono contare sulla dita di una mano negli ultimi anni. Troppo poche. Leggevamo su questo sito di portare davanti al comune (quindi davanti la Nostra Cas(s)a Pubblica) sacchetti di rifiuti per protestare contro il sindaco. 

Sicuramente la stampa avrebbe acceso i riflettori, qualcosa sarebbe accaduto, il popolo avrebbe mostrato che sa tirare fuori i denti, i politici avrebbero avuto un buon motivo per nutrire maggiore riguardo verso la comunità. Non sappiamo cosa sarebbe cambiato ma un’azione, spontanea, improvvisa e feroce del popolo mette paura. Diverso quando un’iniziativa viene portata avanti da un professionista della politica. L’ex assessore alle finanze sta facendo rumore con una raccolta firme per l’Imu. Molti vi vedono ambiguità, altri la sostengono non trovandovi nulla di male. Ma non è di questo che stavamo parlando, ma della nostra genetica indifferenza verso cio’ che di bello e di brutto ci circonda. 

L’indifferenza partorisce la facilità a delegare qualcun’ altro (a volte sempre lo stesso ) di occuparsi degli affari comunali. Come invertire la rotta? Nelle scuole. Gli insegnanti, durante le ore di educazione civica, dovrebbero parlare agli alunni sempre piu’ dei problemi e delle risorse del territorio, di ambiente, di partecipazione attiva alla vita amministrativa, di sentirsi parte di una comunità, di associazionismo. Ecco, noi abbiamo anche un consiglio comunale dei ragazzi: bene rompete il muro di indifferenza che ci imprigiona. Rompiamolo anche noi. Tutti. Oraaaaaaaaaa!

Masase

domenica 2 settembre 2012

Che fine fanno i nostri soldi?



E’ la domanda che tutti si pongono in questi giorni e che merita una veloce e chiara risposta. Non solo è vergognoso, ma e’ soprattutto immorale che si paghino tanti soldi per la Tarsu e si debba avere cumuli di sacchetti di immondizia sparsi per il paese, vicino le case, attaccati alle ringhiere perché la raccolta si è di nuovo fermata. “Il Comune non paga il servizio” è la frase ricorrente. E allora che fine fanno i nostri soldi? In quale tasca vanno a finire? In quella dei tanti capi-settore di cui il Comune inutilmente si fregia? Quali buchi tappano? 
Personalmente pago circa 800 euro annuali di Tarsu e c’è chi arriva  e supera abbondantemente i 1000 euro. Il minimo che l’amministrazione deve fare è garantire un servizio, non dico ottimale, ma almeno discreto. Invece si continua a peggiorare in fatto di raccolta rifiuti. La realtà è che l’amministrazione ci tira fuori dalle tasche, tramite quei ladri legalizzati di Equitalia, fior di quattrini per un servizio pessimo. E allora come cittadino esprimo tutto il mio malcontento e chiedo spiegazioni a questa amministrazione che si professa  limpida come acqua cristallina e invece è più torbida del fango. 
Esigo di sapere perché la raccolta non viene effettuata e soprattutto che fine fanno i soldi dei cittadini carinolesi. 
Un servizio pagato caro come il nostro deve essere assolutamente garantito, altrimenti invito i cittadini a denunciare il Comune.

Disgustato



 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Lady Gaga, Salman Khan