venerdì 5 luglio 2013

Il PUC non convince i “forensi”.

Gli aderenti al FORUM del PUC non sembrano davvero molto contenti di come si vanno a mettere le cose. L'amministrazione De Risi sembra intenzionata  a proseguire nelle proprie linee di indirizzo senza tener conto delle concrete proposte dei partecipanti. Si ha davvero l'impressione che tutte le linee d'indirizzo del documento siano inconsistenti e girino intorno ad un unico, grande progetto:  la realizzazione di un sito di compostaggio per la  sola Carinola in luogo da destinarsi.

Durante la riunione del 1 luglio, in cui erano presenti rappresentanti della maggioranza, il sindaco ha reagito con veemenza alla definizione di “discarica”, specificando che “sito di compostaggio” e “discarica” non è la stessa cosa. Quando gli animi sono stati ridotti a ragionevolezza, De Risi ha spiegato il perché della presenza di quella voce progettuale nell'ambito del piano energetico del PUC,  i cui punti  forza  sarebbero un risparmio economico di circa 300.000 euro annui e cinque posti di lavoro (pochini!) Ha anche sottolineato che se una sola persona non è d'accordo,  il progetto non si realizzerà.
In un primo tempo i presenti sono sembrati rassicurati dalle parole del sindaco e siccome nessuno era d'accordo con la realizzazione dell'impianto hanno invitato il primo cittadino a stralciare quella voce dal PUC. Le perplessità sono arrivate subito dopo:  non solo il sindaco non ha voluto eliminare quella voce, ma  ha  ribadito che il progetto sulla carta va fatto perché solo se si ha in mano un progetto si può dire che non piace e si può stralciare.

Ora le riflessioni da fare  sono tante:
1) perché si vuole per forza far progettare un sito di compostaggio che non si vuole realizzare, spendendo migliaia di euro per il progetto stesso?
2) Non pensiamo che un sito di compostaggio posso servire la sola Carinola. Siccome per far funzionare un impianto energetico ci vogliono molte migliaia di tonnellate di umido che Carinola non produce, il sito sarà sicuramente aperto ad accogliere l'umido del litorale domizio di cui Carinola fa parte.
3) Siamo in Campania e non in Svezia o Svizzera e sappiamo benissimo come possono evolversi le cose. Ciò che nasce per uno scopo, può facilmente trasformarsi in tutt' altro perché, in caso di emergenza, può essere requisito dalla Regione o dallo Stato. Per non parlare di altri interessi che potrebbero subentrare.
Secondo gli aderenti al FORUM, sotto questo questo sito di compostaggio si nasconde un vero disegno criminale: a Sparanise si sta costruendo un impianto di biogas che dovrà essere alimentato da materiale organico. Da dove proverrà questo materiale? Dal sito di compostaggio di Carinola. Sappiamo che l'impianto di biogas funziona con il mais. Succederà che tutto il territorio carinolese sarà coltivato a mais e che il mais, per giungere a maturazione, subirà trattamenti con anticrittogamici molto forti, tanto la pianta servirà per essere bruciata e non per essere mangiata.  Tutto il territorio sarà avvelenato dall'aggressione di potenti anticrittogamici con conseguenze infauste per l'agricoltura e per la salute dei cittadini.  

Pensiamo che quest'amministrazione abbia tenuto presente ogni possibilità negativa; se non lo avesse fatto sarebbe un'amministrazione molto ingenua o molto incurante del benessere pubblico. E allora perché vuole rischiare sul futuro di Carinola?
Altra considerazione è che l'amministrazione sa bene che il sito di compostaggio non si farà, però non può esimersi dal presentare almeno il progetto. Perché? Chi bisogna accontentare? Il tecnico che farà il progetto o la parte politica  che si è compromessa nell'intero disegno energetico regionale?
Gli interrogativi sono tanti e le risposte che possono derivarne non soddisfano i forensi che si stanno realmente dando da fare per presentare delle ottime proposte concrete le quali, probabilmente non saranno prese in considerazione.
E mentre tutta l'Italia riscopre l'agricoltura e l'imprenditoria agricola giovanile, l'amministrazione carinolese va controcorrente e si da all'impiantistica per avvelenare definitivamente quello che ancora ci rimane di buono e per trasformare in peggio l'identità agricola del territorio.
Non credo che si possa permettere uno scempio simile: nemmeno a pensarlo per gioco.

Greenpeace


 
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