domenica 24 novembre 2013

FACILE DIRE PARCO


     Quando si discute di parco regionale in molti si evocano sogni di un ambiente sano non toccato dalla mano dell'uomo dove gli animali vivono felici ed indisturbati. Uno di questi sognatori certamente è l'attuale sindaco di Carinola, gingerino per gli amici. Lui vede le colline di Carinola popolate da volatili che si accoppiano e riproducono felici mentre nel sottobosco grufolano i cinghiali insieme agli istrici e ai caprioli mentre farfalle variopinte si librano sui fiorellini dei prati. 
  
    Li vede attraversati da sentieri ben puliti in cui lui corre vestito della sua tuta rossa. Sogna le scolaresche che passeggiano nei boschi con le maestre che illustrano loro le varietà di fauna e di flora rigogliosa ed intatta. Forse sogna anche la reintroduzione del lupo ed anche qualche orso marsicano che diventerebbe massicano. La realtà è altro in quanto i parchi regionali in questa regione sono realtà ben diversa. I parchi campani furono istitui con la L.R.n. 33 del 1 settembre del 1993 pertanto proprio in questi giorni ricorre il ventesimo anniversario. Un ente che ha venti anni dovrebbe essere super efficiente e vitale invece serve solo a dare lo stipendio a qualche politico sfigato e a dar fastidio a chi ha la sfortuna di abitarvi. Oltretutto basta leggere la legge per rendersi conto che quasi tutta riguarda gli organi direttivi del parco. 

     Se il sindaco invece di sognare facesse una corsetta a Roccamonfina o al lago di Falciano capirebbe cosa vuol dire parco regionale in Campania. A parte i vantaggi per i politici, per i residenti solo impedimenti. Non si può costruire un chiosco con un bagno, non si può costruire nè riattare un' abitazione, non si può tagliare un albero e nemmeno lavorare il terreno profondamente. Qualunque attività deve essere autorizzata e con la burocrazia che è irresponsabile vuol dire non avere risposta e restare fermi per mesi. Se proprio volesse fare qualcosa di positivo e di pratico si leggerebbe la L.R.n. 4 del 30 settembre 2008 che riguarda le comunità montane. Leggendo le finalità delle comunità montane si ha la possibilità di accedere ai finanziamenti per curare i boschi, gli stradelli che li attraversano ed anche fonti di acqua per la fauna. 

    Oltre a tutti i vantaggi sarebbe molto più semplice chiedere di essere inseriti nel territorio della C.M. Santa Croce almeno per la parte collinare. Amministrativamente sarebbe un atto meno complicato bastrebbe avere l'ok della comunità e la presa d'atto da parte della regione Campania. Questa seconda ipotesi forse è troppo semplice e troppo reale per un sindaco sognatore ed una giunta ignava e pertanto continueranno a progettare sogni e discutere del nulla.

Non sognatore

 
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