Ancora incendi

giovedì 2 settembre 2010  alle 16:38

Pure se fosse diventata già una sorta di abitudine il veder bruciare quasi ogni giorno pezzi di verde, non si può non parlarne, fare finta che non si possa far nulla: già il solo discuterne può portare a qualche idea nuova, magari qualche iniziativa. Ma c’è bisogno di fare qualcosa, non solo per sentirci a posto con le coscienze (e fin da subito dico che queste righe non ne hanno nessuna pretesa), piuttosto per riappropriarci di qualcosa che da molti anni è come se non ci appartenesse più. Guardiamo allibiti le nostre colline bruciare da un mese a questa parte, mandiamo al cielo qualche spergiuro, quindi alziamo la cornetta, comunichiamo allarmati alla Guardia Forestale il luogo più o meno esatto, mentre con la coda dell’occhio proviamo a seguire le fiamme o il fumo sperando che si fermino. E basta. Non possiamo fare altro che attendere che i soccorsi arrivino con tanta acqua. Intanto sono le nove e mezzo di sera, e una corona di fiamme ha già da un pezzo scollinato sulla Cava di Vaglie, affacciandosi con tutta la voracità che acquista con il vento. Lingue di fuoco sulla montagna del Purgatorio, una scena che di sera, ricorda forme medievali, visioni selvagge.

Nessun sospetto in un mese di incendi? Nessun indizio? E’ possibile tutto ciò? Stop! fermiamoci un momento: qualche giorno fa, gli uomini delle Guardia Forestale di Reggio, insieme al Nucleo Investigativo Ambientale e Forestale del Comando provinciale hanno arrestato in flagranza di reato un uomo. Infatti, “Da molti giorni le pattuglie del Corpo Forestale sorvegliavano la zona a causa delle ripetute segnalazioni di incendi verificatisi nei giorni scorsi. Nella tarda serata di ieri, dopo un prolungato appostamento, l'arresto” (http://www.calabriaonline.com/articoli/reggio-calabria-sorpreso-mentre-appiccava-fuoco-arrestato-piromane_2023.htm). Ecco perché potrebbe servire a qualcosa segnalare in continuazione, ma a queste devono seguire pattuglie della Forestale, con il compito di porre fino a questo scempio, facendo appostamenti. Forse sarà un compito molto difficile, ma non impossibile per uomini determinati catturare i piromani di turno. Difatti, tutti quelli che avessero visto qualche cosa di sospetto, un numero di targa, devono affidarlo alle forze dell’ordine.

Infine, eccovi un terzo vademecum inutile: “Gli ecosistemi forestali proteggono dai dissesti idrogeologici, aumentano la fertilità dei suoli, salvaguardano la qualità delle acque, conservano la biodiversità animale e vegetale, concorrono alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e all’attenuazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici. Il Protocollo di Kyoto attribuisce una centralità ai boschi anche sul piano economico”. Peccato, davvero, tante belle cose ci danno i boschi. 

Pirro

Carinola non è un paese per vecchi

martedì 31 agosto 2010  alle 19:54
aridità compromessa, inserito originariamente da archifra.


Sono un tipo molto reattivo al mondo che mi circonda, ogni avvenimento che si verifica interagisce con la mia coscienza, con la mia sensibilità, con la mia cultura. E avviene allora che ti nascono idee in testa che devi necessariamente esprimere altrimenti ti tormentano quotidianamente. Alla domanda scherzosa: come si va da queste parti? La risposta è stata: peggio dello scorso anno. Così ho saputo che non abbiamo più un Sindaco, che la Giunta è caduta, ma nessuno mi ha saputo spiegare chiaramente il perché. Nè io ho insistito a saperne di più per il semplice motivo che io le cose del mondo le giudico in un modo tutto particolare. Resta il FATTO che la nostra comunità non ha un sindaco, pertanto è in qualche modo paralizzata. Mi chiedo a quale o quali statisti, (un Cavour,un Moro,un Berlinguer,un Craxi?) è dovuta questa operazione di alta ingegneria politica..Quando si fa un’azione, di nostra iniziativa o, come spesso accade in politica, piovuta dall’alto e subita pecorescamente, bisogna pensare quell’azione a quali conseguenze conduce.Quali vasti orizzonti amministrativi ha aperto questa crisi? Quali grandi prospettive per il futuro?Quali profonde idee rinnovatrici ha ispirato l’autore o gli autori di questa crisi? Noi cittadini vogliamo saperlo per ringraziare del grande interesse dimostrato nei nostri confronti. O dobbiamo credere, (per carità!) che lor signori sanno solo cincischiare tra loro e dei cittadini se ne infischiano altamente? Insomma, tirando le somme,quest’azione è un bene o un male per la comunità?

Ringrazio l’autore di quest’operazione perché ha fatto nascere in me una interessante idea. Io non faccio altro che andare a caccia di idee. L’idea che gratuitamente mi è stata offerta (sarei disposta a pagarla se conoscessi l’autore) è quella di scrivere un saggio di psicologia sociale dal titolo: SAGGIO DI ISTRUZIONE PUBBLICA RIVOLUZIONARIA.

La parola RIVOLUZIONARIA sta ad indicare niente di violento, ma trasformazione, scombussolamento, rigenerazione delle coscienze; sta ad indicare il tentativo di distruggere un modo di pensare stantio e rovinoso per creare un pensiero nuovo verso la società, la politica, la vita; sta ad indicare la demolizione di linguaggi blableggianti, vecchi, retorici, inconcludenti, per creare linguaggi nuovi, più incisivi e carichi di significato. Per linguaggio non intendo solo quello della parola, ma anche quello delle azioni,degli atteggiamenti, del modo di porsi di fronte alla realtà.

Malgrado i miei molti anni ho ancora la fortuna di “incazzarmi” e questa filosofia dell’incazzamento mi spinge prepotentemente ad agire, per come so e posso fare, nella realtà.

Incazzarsi nel modo giusto fa bene alla salute, mantiene giovane, illumina la coscienza. Molti non si sanno incazzare. Il loro incazzamento è finto, falso, ipocrita, sbraitante e fa male alla salute e alla società.

Questa è la premessa per giustificare eventuali espressioni troppo forti che potranno scaturire dalla mia penna. E’ che dentro di me sono molto incazzato.A farmi incazzare è il “politicume” degenerativo e prima ancora l’atteggiamento del popolo che da questo “politicume” si lascia pisciare in testa nella più assoluta indifferenza.

Il Politico, dice la più luminosa mente che è comparsa su questa terra-Aristotele-è colui che fa il bene della sua città e sa creare uomini dabbene. Proprio come sta scritto sulla fronte e nelle coscienze di gran parte dei nostri amministratori!

Vorrei che la lunga partita fosse finita. Partita giocata con carte truccate e da giocatori disponibilissimi a barare.

Bisogna cambiare mazzo di carte, prenderne uno intonso, vergine e distribuire le carte per una nuova partita facendo molta attenzione a chi si siede al tavolo.


SAGGIO DI ISTRUZIONE PUBBLICA RIVOLUZIONARIO

Ho preso finora alcuni appunti, sei per l’esattezza, per scrivere questo provocatorio saggio. Sono solo degli appunti,a cui non so se in seguito darò ordine e sistematicità.

Appunto 1

Qualche anno fa uscì un buon film tratto da un libro molto più bello del film, dal titolo NON E’ UN PAESE PER VECCHI.
Mi chiesi allora se il mio paese- il mio Comune- fosse o no un paese per vecchi. La risposta che mi diedi fu no. Mi chiesi poi se fosse un paese per bambini e mi dissi che non era nemmeno un paese per bambini fino ad accorgermi che non è nemmeno un paese per giovani e neppure per anziani.
Una comunità senza anima, senza carattere. Una comunità priva di ogni senso civico, senza nessuna energia spirituale, senza un barlume di educazione, senza nessuna apertura sanamente comunicativa.
Una comunità allo sbando, un paese che si è arreso, che si nutre solo di indifferenza ed egoismo. Un paese che non ha orgoglio se non quello, misero, strettamente legato alla propria persona. Niente, nemmeno una briciola per la comunità. Una comunità di miserabili piccinerie e particolarismi, dove la gioventù cattolica anziché generare energia spirituale aprendosi evangelicamente al prossimo fa casta a sé; dove giovani cattolici e non cattolici si abbandonano a mollezze quotidiane d’ogni genere senza sentire mai il bisogno di impegnare un briciolo della loro anima nel sociale. Intelligenze moralmente sprecate, coscienze vendute. Vite che non sanno cos’è la vita, il sapore pregnante della vita, quello che nutre di significato l’esistenza.Vite che non sanno provare un grammo di dolore o di indignazione per le cose che accadono nel mondo e pertanto non possono provare un grammo di vera felicità, quella che deriva proprio dalla soddisfazione spirituale per aver dato qualcosa di te al mondo.
Paese di “padreterni”, di presuntuosi, di gente che si crede e non è, dove tutti parlano parlano e non dicono niente:


“Quanta brava gente
parla e…non dice niente
quanta brava gente
te sta a sentì
e nun te sente”(M.Troisi).

Gente che dà sempre la colpa agli altri e mai a se stessa, che non è mai sfiorata da una crisi di coscienza, da un dubbio, ha solo certezze, ignorando che è il dubbio, da quando esiste il mondo, a creare Civiltà.Le certezze sono degli imbecilli, i dubbi sono di coloro che fanno la Storia, piccola o grande.

Gente che politicamente sa solo “sgarrupare” e mai costruire.

Mi auguro che ci sia qualcuno in grado di confutare ciò che con molta amarezza ho affermato. Naturalmente io so che c’è anche una percentuale che non entra in nessuna delle categorie che ho descritto. E a costoro indirizzo le mie parole, realisticamente consapevole, che non cadranno nel vuoto. Non cadranno nel vuoto perché in molti c’è la nostalgia di ascoltare un timbro di voce diverso, c’è la nostalgia di un vento nuovo, forte, che possa spazzare via ogni genere di sudiciume, fisico e mentale.
Mi rivolgo a costoro, giovani per lo più ed anche agli anziani che non hanno il cuore catramato di indifferentismo e di egoismo.Ce ne sono e molti di più di quanto si immagini.
Ecco.Questo primo appunto non è altro che un sasso gettato nello stagno.
Per il popolo di Internet e per tutti coloro disposti ad ascoltare.
Ho pronto un mazzo di carte nuovo.Ve lo offro. E’ giunta l’ora di iniziare una nuova partita.Seria. Al tavolo sono ammessi solo giocatori onesti e capaci di dare energia a questo territorio i cui abitanti mi pare siano ben definiti dalle parole di un mio amico artista, ospite di questa terra alcune estati fa: Da nessuna parte ho visto intelligenze vive come qui e da nessuna parte ho visto uno spreco di intelligenza come qui.
Sprecare o sfruttare male la propria intelligenza è peccato mortale!

Ma via tutto questo. Inizia una nuova partita.Chi comincia a dare le carte?


Amorevolmente


EL COYOTE

L’eterno riposo tra le erbacce

giovedì 26 agosto 2010  alle 10:09
Il breve pezzo del  lettore che si è firmato  “emigrante per orgoglio” ha stuzzicato non poco la mia curiosità.  Emigrante lamentava lo stato di incuria del Cimitero Centrale di Carinola, affermando che non gli era stato possibile mettere un fiore sulla tomba di sua sorella morta anni fa, nel lontano 1969.
“Cavoli, che esagerazione!” - ho pensato tra me e me-  “per quanto ci possano essere delle erbacce come è possibile non poter mettere un fiore su una tomba?!”
E così, visto che anch’ io ho i miei nonni e i miei zii che riposano in quel luogo, ho preso la digitale e sono andato al Cimitero Centrale a salutare i miei cari.
Già sul cancello principale ho potuto  notare lo stato di trascuratezza  e degrado che regna in quel luogo: erba non tagliata da mesi, bottiglie e vasetti di plastica vuoti gettati qua e là tra le tombe e che nessuno ha mai raccolto, lumini consumati che il vento e la pioggia  hanno spazzato via.

Più mi addentravo tra i vialetti e più potevo constatare il grande senso di abbandono che impera nel luogo dove riposano persone care di tutte le famiglie del Comune. Ma il non plus ultra l’ ho trovato tra le sepolture  inumate nel terreno. Sepolture?...se cosi si possono chiamare! In una foresta vergine di erbacce alte due metri, e dico due metri,   a malapena si intravedevano decine e decine di lapidi. Allora, come un lampo, mi sono venute in mente le parole di De Andrè “dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi”.
Ironia della sorte! Anche i nostri defunti dormono ben all’ombra, ma non dei papaveri rossi che almeno sono bellissimi a vedersi, bensì di erbacce infestanti che denotano solo l’inciviltà e la negligenza di chi è tenuto alla cura e al decoro del cimitero. Forse era questo lo spazio a cui si riferiva Emigrante.
Qualche privato cercava di ripulire alla meglio davanti alle tombe dei propri cari, ma era un’impresa molto difficoltosa e che comunque non spetta a loro.

Sono andato via  da quel luogo molto amareggiato. Ho avuto vergogna, si, vergogna,  perché era come se  i nostri cari fossero stati gettati in una discarica e dimenticati. 
Ma la vergogna non può essere la mia, né di Emigrante o di qualsiasi altro cittadino; la vergogna deve essere di chi è delegato alla cura dei luoghi santi, ma non rispetta la dignità dei defunti,  permettendo che riposino in simili penose condizioni!
Se il Comune si trova in ristrettezze tali da non potersi permettere di far ripulire i cimiteri, lo dica chiaramente. Una squadra di cittadini di buona volontà si trova sempre. E gratis.

Caron Dimonio


























Lunarte - Quarta Edizione

martedì 17 agosto 2010  alle 18:10

Anche quest’anno sta per fare ritorno Lunarte, il festival multiartistico che accenderà, la notte del 20 agosto, le luci dei vicoli del borgo Carani di Casanova di Carinola. La manifestazione è stata fondata nel 2007 ad opera dell’associazione culturale carinolese Cantina Cultura Calena ed è patrocinata dal comune di Carinola. Il festival, che a partire dal 2008 ha potuto giovare anche della collaborazione dell’associazione culturale Etèrnit di Mondragone,  ha assunto negli anni sempre maggiore importanza, portando in giro un’idea di arte propositiva e corale, capace di celebrare le energie di giovani artisti provenienti da tutta Italia.

Dal 2007 Lunarte mette in scena un teatro unico, un circo senza tendoni e senza palcoscenico, che ha per tetto le stelle e per palco gli angoli più affascinanti del paese. Casanova di Carinola rappresenta, infatti, il fulcro del festival, il luogo dove vengono fatte confluire e possono manifestarsi le diverse performance. Come ogni anno vicoli, borghi, piccole e grandi piazze saranno messe a disposizione dai cittadini di Carinola per questo magico evento, permettendo così di far riscoprire, in modo originale, il vasto patrimonio culturale, artistico e architettonico del proprio paese. Quest’anno Lunarte si concederà un unico appuntamento durante il quale teatranti, musicisti, artisti di strada si esibiranno simultaneamente, creando una sorta di percorso itinerante ricco di cultura e di fascino.

Protagonista assoluto di questa edizione è il teatro. Gli spettacoli in programma sono sei: “La dolce metà di Barbablù” di Pino Carbone, con Francesca De Nicolais e Luca Mancini; “La ricetta della verità” con Chiara D’Ostuni e regia di Manuela Rossetti; “Il marciapiede n°2” di e con Francesco Maiorca; “Bigmazziata” scritto ed interpretato da Loredana Simioli, ed infine, “Il vuoto e la maschera di Pulcinella” scritto ed interpretato da Eduardo Ricciardelli.
A completare la sezione del teatro ci sarà anche lo spettacolo “Le bugie di Mangiafuoco”, che rappresenta la tappa conclusiva del percorso didattico e laboratoriale “Lunarte ragazzi” diretto dagli artisti Luigi Morra e Pasquale Passaretti, che ha coinvolto, nei mesi di luglio ed agosto, i bambini del comune di Carinola.

Protagoniste di questa edizione saranno anche le mostre e le esposizioni: “Esterno notte – Cortile”, la collettiva curata da Pasquale Aversario, che ospiterà le opere di Massimiliano Bertolino, Mena Rota, Nicola Piscopo e Antonio Conte. Sara Zollino esporrà le sue fantastiche foto della serie “Strade”. Il festival dedicherà uno spazio anche ai maestri dell’artigianato: la mostra, organizzata in collaborazione con MarteLive Campania, coinvolgerà i lavori di diversi artisti, tra i quali Ilaria Ciancio e Nasty Box. Ma ci saranno anche artigiani locali. Lo spettacolo globale del 20 agosto, si concluderà con il concerto spettacolo dai ritmi brasiliani dell’orchestra Pega Onda.

Il progetto Lunarte risulta essere affascinante e al tempo stesso carico di socialità, in quanto mette insieme e fa incontrare molteplici culture artistiche, rendendo l’evento una grande festa del teatro e delle arti in generale, in un’atmosfera trascinante e coinvolgente, in uno dei borghi più belli d’Italia.

Valeria Zecchini
Ufficio stampa Associazione Culturale Etèrnit

Cambia il Maestro, ma la musica è sempre la stessa

lunedì 16 agosto 2010  alle 20:46
Come tutti gli anni  a cavallo del mese di luglioed agosto vengo  nel mio paese natale , non solo per respirare un pò di aria nativa  ma anche per rivivere la mia passata giovinezza , rivedendo i miei amici di scuola ,grazie a Dio ancora in buona salute, ma anche per andare ad onorare i miei defunti al cimitero di Nocelleto. In genere questo luogo è il biglietto da visita del proprio paese , certamente  i politici precedenti al Commissario   non hanno fatto gran chè , durante la gestione  Di Biasio e anche durante la gestione Mannillo,d'estate è praticamente  una foresta di erbacce che sono più alte delle croci messe sulle tombe, mi è stato praticamente impossibile poter depositare  un fiore sulla tomba della mia sorellina morta nel lontano 1969. E' stata fatta una strada  una strada che collega  via Stefano ceca con quella che porta sul savone , l'anno scorso era tenuta abbastanza bene , ma quest'anno in alcuni tratti è quasi ostruita dalla vegetazione . La Festa in onore di San Sisto si è conclusa  e anch'io devo tornare al mio lavoro  a Milano, ma ritornerò anc'ora e spero di poter depositare qualche fiore sulla tomba di mia sorella.

Emigrante per orgoglio.  

Il maschio in crisi d’identità

venerdì 13 agosto 2010  alle 11:02
Sembra impossibile che in questo XXI secolo, caciarone e libertino, le donne vengano ancora stuprate e  uccise in gran quantità, eppure è così. In questo vecchio e corrotto occidente, troppe donne giornalmente subiscono gli assalti di maschi famelici e vendicativi che trovano più facile stuprarle che sedurle; più facile ammazzarle che conquistarle. 
Cosa sta succedendo al maschio occidentale? 
E’ evidente che una bella fetta dell’universo maschile occidentale (e non solo) è in chiara crisi di identità, soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione,  perché il suo ruolo di padrone delle sorti femminili, radicatosi saldamente nel suo dna, ha subìto uno stravolgimento che lo ha scombussolato. Ora vive in uno stato di confusione sociale che lo rende insicuro e, come tutti gli insicuri,  le sue azioni e reazioni possono essere imprevedibilmente pericolose.
Certamente la liberazione femminile dal giogo maschile è stata troppo rapida ed ha raggiunto livelli di conquista inaspettati. Le donne hanno dato prova, in pochi anni, di essere capaci, abili, autosufficienti, responsabili,  non solo nell’antico ruolo di moglie e madre finalmente liberata, ma anche in quello più competitivo di lavoratrice o dirigente, dimostrando che la sottomissione all’uomo era arbitraria e ingiustificata.
Dal canto suo, un certo tipo d’uomo guarda oggi alla donna, non più come una preda da conquistare ad ogni costo, ma come un’astuta predatrice che sta minacciando la sua posizione e il suo territorio. Tutto ciò ha fatto saltare i vecchi meccanismi sociali che non sono stati ancora sufficientemente riequilibrati.  Questo tipo d’ uomo fa fatica ad accettare la parità; fa fatica ad avvicinarsi alla donna “nuova” perché ha paura di non essere all’altezza. 
Forse la dilagante omosessualità tra gli uomini  trova le sue giustificazioni in tale paura.
Gli stupri e gli assalti assassini alle donne rientrano nella reazione e nel tentativo inconscio di ripristinare il vecchio ruolo di dominatore abituato a prendersi ciò che vuole e che non accetta la sconfitta da parte di una donna o lo lotta con essa. Una buona parte di responsabilità l’ha anche la televisione che continua a proporre la donna oggetto, alla portata di tutti i desideri maschili, pronta per essere usata ed abusata.
Queste potrebbero essere le motivazioni sociologiche e psicologiche di certi comportamenti, ma ne esiste ancora una, più vicina alle scienze naturali e perciò più accettabile: la ricomparsa dell’animalità.
Di fronte ai sollecitanti stimoli della società moderna e di fronte a certi scontri sociali che non lo vedono più signore indiscusso, questo tipo d’uomo ricade nella condizione, mai del tutto scomparsa, che ha abbandonato millenni fa e riprende a comportarsi come quella  bestia che era.

Lady B

Il silenzio delle nuove generazioni

lunedì 9 agosto 2010  alle 12:38

Caro Quiquirì,
avrei voluto iniziare scrivendo: ebbene si, mi sbagliavo, non è vero che le nuove generazioni sono mute, assenti e disinteressate. Avrei voluto poter proseguire, scrivendo: SONO QUI, parlano, scrivono, e hanno una gran voglia di cambiare le cose, di fare, di sbagliare!
E invece no, caro Quì. Invece, accidenti a loro, sono qui a darmi ragione. Sono qui a ripetermi  ancora una volta che i giovani non esistono più, e che se è vero che Li condizionano, Li reprimono, Li deludono, è altrettanto vero che essi SI FANNO condizionare, SI FANNO reprimere, SI FANNO deludere.  Parlo alla terza plurale perchè non sono giovane, non rientro nè voglio rientrare in questa categoria sociologica che non ha più maitres à penser cui riferirsi.
Quel che è peggio è che tali elugubrazioni mi fanno sentire un adulto inacidito che non ha nessun rispetto per la nuova generazione, che non prova  niente di niente per una generazione  che non ha nemmeno avuto l'onore di una sconfitta e che invece è innamorato della generazione precedente, quella di chi ha osato, ha provato, ha avuto il coraggio di sbagliare.
E allora?  Allora che fare, se non ci sono più giovani?
Se "ci troviamo  di fronte a una sedicente giovane  generazione che in tutti i suoi  moti e impulsi è intollerabilmente assente, che ha rinunciato prima di qualunque conflitto" ... che  fare?

Adulto deluso

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